SONO POCHI I DETENUTI CONTAGIATI DAL COVID-19. E ALLORA CI SPIEGATE PER QUALE MOTIVO HANNO FATTO TUTTO QUEL CASINO?

La domanda ha ovviamente valore retorico. Perchè sappiamo bene che questi dannati criminali hanno dato sfogo al proprio turpe istinto con un alibi: quello della pandemia di coronavirus. I numeri ci confortano. Ad esempio, fra i 3.473 detenuti nelle carceri della Toscana, zero contagi. Per questo, al fine di rafforzare la prevenzione di possibili infezioni, tutto il personale amministrativo e quello di Polizia Penitenziaria in servizio negli istituti penitenziari della regione sarà sottoposto a test sierologico. Proprio l’altro ieri, per fare il punto sull’emergenza sanitaria in relazione al sistema penitenziario, si era svolto in tal senso un incontro fra l’assessore al diritto alla salute Stefania Saccardi, il capo di Gabinetto della Regione Ledo Gori, il provveditore De Gesu e il direttore dell’Ufficio detenuti e Trattamento del PRAP toscano Angela Venezia.

Nel corso dell’incontro è stata fatta inoltre una valutazione anche in ordine alle linee guida emerse dalla task force sul carcere e, anche in relazione ai numeri attuali, ne è stata riconfermata la validità e la sufficienza. Il gruppo di lavoro ha infine concordato di tenersi costantemente aggiornato, per adottare ogni misura che si rendesse eventualmente necessaria.

COVID-19, PARLA IL COMANDANTE GENERALE DELL’ARMA DEI CARABINIERI

Il Comandante Generale dei Carabinieri Giovanni Nistri si rivolge ai propri uomini con un toccante video. Appunto, un grande e autentico Comandante, non uno che l’uniforme non l’ha mai portata, come un certo signore a capo – purtroppo – della polizia penitenziaria. E invece, in questo caso, piangiamo in silenzio, dove il “carcere” del nostro cuore soffoca i singhiozzi, nella consapevolezza che ad oggi il Corpo di Polizia Penitenziaria meritava e merita un COMANDANTE GENERALE del CORPO di POLIZIA PENITENZIARIA proprio per un senso appropriato di competenze, sinergie, moralità e appartenenza allo Stato, certamente, ma agli Uomini dello stesso Stato soprattutto. E non nascondiamo che proprio questo era ed è il periodo, il momento giusto e necessario per avere vicino un Capo degno d’esser definito tale, un Capo che CI faccia sentire alla pari, CI stimoli, CI infonda fiducia ed accorci le distanze.

IL PENITENZIARIO V IN QUARANTENA…..TRA INCIUCI E LASSEZ FAIRE VERSO I DETENUTI….I RACCONTI DEI COLLEGHI CHE VI LAVORANO

Siamo alle solite, anzi nel solito penitenziario V, che si trova nella regione L, che resta sempre lo stesso, una sorta di mondo al contrario. Aprile: Ufficio servizi e inciuci di qualche sindacalista (favori nei turni e nei posti di servizio, ovviamente i più comodi), chi si fa 50 ore di straordinario al mese e chi arriva a neanche 20 ore, a chi hanno levato le ferie e a chi no. Insomma, figli e figliastri. Capiposto che ti dicono: fagli fare quello che vuoi ai detenuti tanto nessuno ti dice niente (fino a quando non succede qualcosa e la “guardia” resta inculata). La sorveglianza generale: “in questo periodo lasciamoli stare un po’ più liberi, cercate di essere più elastici”, sempre a discapito dell’agente di sezione. In molte carceri ci sono state rivolte appunto perché ci sono le celle aperte tutto il giorno, e qui dove non esiste la vigilanza dinamica c’è qualche genio che ti dice di lasciarli un po’ più liberi. Il male del corpo non viene solo dalla truppa di civili che ci comanda, ma anche da qualcuno (non tutti) che porta la tua stessa divisa. Poi la storia delle mascherine: anche qui si minacciavano rapporti disciplinari per chi indossava le mascherine proprie.. ora il carcere è in quarantena e ci sono diversi detenuti e colleghi contagiati… che ministero di m….

Avete capito di quale penitenziario stiamo parlando?

FLASH MOB DEI COLLEGHI DI NAPOLI DAVANTI ALL’OSPEDALE COTUGNO

Per dire grazie all’Esercito bianco, che si sta battendo ogni giorno in corsia per fronteggiare l’emergenza coronavirus e per salvare vite. A sirene spiegate, le vetture, e i nostri colleghi “sugli attenti”, ieri mattina nell’istituto per le malattie infettive di Napoli, diventato uno dei simboli del contrasto all’infezione da Covid-19, con il comandante del nucleo provinciale traduzioni e piantonamento di Napoli, il dirigente Pasquale Colucci, che ha donato ai sanitari il crest (stemma) del Corpo con una dedica: “Al personale dell’ospedale Cotugno con stima e riconoscenza dal Notp Secondigliano”. I colleghi di Napoli hanno anche avviato una raccolta fondi da destinare all’ospedale partenopeo.

E POI OGNI TANTO CASCANO DALL’ALBERO LE MELE MARCE…..

Uno che di sicuro non aveva granchè spirito di corpo. Anzi, era passato all’altra sponda, dall’altra parte della barricata, mettendosi a disposizione del nemico, interno penitenziario di Aversa. Una mela marcia anche piuttosto giovane, 29 anni, che non ha fatto in tempo a fare carriera, che subito si è messo a disposizione di alcuni detenuti consentendo loro di avere accesso a telefoni cellulari e dosi di droga. E, per i suoi servigi, avrebbe intascato del denaro. Ora l’infedele è finito agli arresti domiciliari per corruzione, traffico di influenze illecite, rivelazione di segreto d’ufficio. È accusato anche di avere preso delle tangenti promettendo, in cambio, l’accesso al concorso per la Polizia Penitenziaria. Davvero un bravo ragazzo.

TUTTI PER UNO…..UNO PER TUTTI? LA DERIVA DELLA POLIZIA PENITENZIARIA

Amor di patria, coesione, senso di appartenenza e spirito di corpo sono valori che debbono essere giustamente evocati a modello e guida del perseguimento del bene comune della Nazione. Fondanti la nostra Costituzione. Lo spirito di corpo è quello di aiutare il “collega” in difficoltà nei confronti “degli altri”, di fare gruppo, famiglia, dare solidarietà a tutti gli appartenenti, nella sfiducia per la reale possibilità che lo Stato possa effettivamente risolvere i tuoi e loro problemi in ambiti diversi quali possono essere le reali e difficilissime condizioni nel quale quotidianamente si è costretti a svolgere il proprio prezioso lavoro. Insomma nella amara presa d’atto della mancanza di riconoscenza da parte dello Stato per ciò che fai. Tutto questo dovrebbe generare solidarietà fra colleghi: tra di noi, polizia penitenziaria, c’è ancora? Si, ma i confini si sono assai ristretti. C’è, ad esempio chi, da un penitenziario, viene inviato ad una scuola di formazione a fare docenza, sulla carta solo qualche mese, poi sparisce nei flutti e non torna più. È un fuggi fuggi generale..

Che dire di un istituto che fino a 2/3 anni fa aveva 4 commissari? Li chiamavano le 4 statuine perché tutti messi insieme non ne facevano mezzo. Poi X ha ottenuto il trasferimento vicino casa in Sicilia, allora prende il comando Y che a gennaio va via perché incinta, quindi il comando è passato a Z, che 2/3 giorni dopo le rivolte famose sparisce in parentale, quindi a scalare prende il comando un ispettore che trasloca su in direzione. Poi ci sono quelli sempre pronti a criticare gli altri ma poi, nel momento del bisogno, sono i primi a nascondersi. Durante le rivolte molti di noi hanno respirato fumo acre, hanno lavorato per 12/14/16 e più ore consecutive… Eravamo tutti compatti, colleghi del servizio a turno, cariche fisse e nucleo traduzioni. Mancavano solo gli smidollati… Durante e dopo le rivolte, in pieno allarme COVID 19.

Altro caso, a Sollicciano sulla carta 3 comandanti… In pratica uno. Gli altri 2 vennero a prendere la sede e sono spariti… Tra cui un pezzo da novanta di un sindacatone…… Ma potremmo andare avanti all’infinito. Sia tra i funzionari, che tra gli ispettori (molti dei quali anche tesseratori di professione), e la truppa.

GLI USA COME L’ITALIA, AL VIA SCARCERAZIONI PER ALLEGGERIRE IL PESO DEL CONTAGIO NELLE PRIGIONI

Con la sostanziale differenza che negli negli Stati Uniti vi è abbondanza di braccialetti elettronici, di cui si fa uso da quel dì, senza contare gli strumenti di controllo sui detenuti che sono stati ammessi ai domiciliari. Controlli stretti, efficienza massima, operatori in gran numero, tra i quali anche la temuta United States Marshals Service, l’agenzia federale di polizia penitenziaria operante negli Stati Uniti d’America. I Marshals hanno il compito di provvedere al trasferimento di detenuti ed inseguire fuggitivi in caso di evasione. Hanno anche il compito di presidiare tribunali e proteggere i componenti di una corte, oltre a quello di assicurarsi che le operazioni giudiziarie – come quelle in tempo di coronavirus – siano svolte regolarmente.

Intanto via alle scarcerazioni. New York City sta rilasciando prigionieri “vulnerabili”, ha detto il sindaco mercoledì, giorni dopo che Los Angeles e Cleveland hanno liberato centinaia di detenuti. I sostenitori della riforma carceraria sostengono che coloro che sono in prigione hanno un rischio maggiore di catturare e trasmettere Covid-19. Finora ci sono stati più di 9.400 casi di covid-19 e 152 morti negli Stati Uniti, secondo le stime. A livello globale ci sono circa 220.000 casi confermati e oltre 8.800 decessi. Che cosa è successo a New York City?

Il sindaco di New York, Bill de Blasio, ha dichiarato mercoledì che questa settimana i funzionari della città identificheranno le persone da rilasciare, comprese le persone che sono state arrestate per reati minori e le persone più vulnerabili alle infezioni a causa di problemi di salute. Il suo annuncio è arrivato poche ore dopo che un agente e un prigioniero sono risultati positivi per il coronavirus nella prigione di Rikers Island, prigione governata dal dipartimento municipale delle carceri della Grande Mela. Altre prigioni di New York, come Sing Sing, hanno fatto testare i detenuti positivi per il coronavirus ed è deceduto un dipendente del dipartimento carceri dello stato.

Che cosa hanno fatto le altre giurisdizioni statunitensi? Il dipartimento dello sceriffo della contea di Los Angeles ha ridotto la sua popolazione detenuta di 600 unità nelle ultime due settimane, hanno detto alcuni funzionari. “La nostra popolazione nelle nostre carceri è una popolazione vulnerabile proprio per chi sono, dove si trovano, quindi stiamo proteggendo quella popolazione da potenziali esposizioni”, ha detto ai giornalisti lo sceriffo di Los Angeles Alex Villanueva all’inizio di questa settimana. Il sistema carcerario della contea di Los Angeles è il più grande sistema carcerario al mondo con una popolazione media di circa 22.000 prigionieri. Villaneuva ha rivelato che anche gli arresti nella contea sono in calo, da una media di 300 al fine settimana a solo 60 a metà marzo.

Alex Villanueva

POLONIA, IL CORONAVIRUS ENTRA NELLE PRIGIONI. MA I COLLEGHI POLACCHI HANNO BEN ALTRE TUTELE E STRUMENTI PER COMBATTERLO

Già, la Polonia mica è l’Italia. Il ministro della giustizia polacco Zbigniew Ziobro è altra persona rispetto al DJ Alfonsetto Malafede…..tanto che dispose l’immediato invio di strumenti di tutela agli agenti che lavorano nelle carceri del paese. Mascherine a norma e non stracci per la pulizia di pavimenti e suppellettili, strumenti per il controllo rapido delle temperature corporee, presidi medico-chirurgici in ogni reparto, e costante verifica da parte del personale sanitario su agenti e detenuti. Appunto, la Polonia…..

PIANO URGENTE PER LE CARCERI, ALTRIMENTI SARÀ COME IN COLOMBIA, DISSE CATELLO MARESCA

Fonte ANSA

“Serve un piano urgente per le carceri” altrimenti “faremo la fine della Colombia”. A dirlo, all’Ansa, è Catello Maresca, sostituto procuratore della Corte di Appello di Napoli ed magistrato antimafia a cui si devono importanti inchieste sul clan dei Casalesi. Di recente gli istituti penitenziari di mezza Italia sono stati investiti da rivolte innescate dalle misure di contenimento varate dal Governo per fronteggiare l’emergenza coronavirus. Maresca rimarca la necessità di un piano organizzativo-sanitario strutturale: “tamponi ‘a tappeto’ su detenuti e agenti, anche grazie a laboratori privati; una distribuzione della popolazione carceraria sul territorio nazionale considerando la riapertura di strutture dismesse come l’Asinara e Pianosa, o l’utilizzo di strutture meno affollate come quelle di Chiavari, Avezzano e Grosseto”. “Le carceri sono la cartina al tornasole del disagio sociale – conclude Maresca – proprio per questo è improcrastinabile neutralizzarne immediatamente i sinistri segnali”.

AVVISO AI NAVIGANTI

CONGEDO PARENTALE STRAORDINARIO

Si tratta di un’opportunità data ai genitori-lavoratori di ottenere 15 giorni di congedo anche al 50% dello stipendio, per badare ai figli con meno di 12 anni. Ma vi sono anche altre casistiche, e altri paletti, per usufruire del servizio messo a disposizione dall’Inps con la circolare 45/2020. Il congedo parentale straordinario è concesso anche agli affidatari e ai genitori di figli disabili di qualsiasi età, è fruibile in modo unico o spezzettato ed è fruibile sia da dipendenti pubblici sia privati e autonomi (cambierà, però, in questo caso, la modalità della domanda). Ricordiamo come il congedo non possa venire richiesto se una famiglia ha uno dei due genitori disoccupati, se uno dei due prende la disoccupazione o il reddito di cittadinanza, e se è già stata avanzata richiesta per il bonus baby sitter.

BONUS BABY SITTER

Dicevamo appunto del bonus baby sitter. Bene, l’agevolazione previsto dal decreto Cura Italia è stata recepita dall’Inps con la circolare 44/2020. Si tratta, in soldoni, di un voucher da 600 a vantaggio delle famiglie, che possono così utilizzarlo per richiedere il servizio di baby sitting. E da oggi, così come l’indennità di 600 euro per gli autonomi, è possibile richiederlo all’Inps. Il buono è destinato solo alle famiglie per l’assistenza e la sorveglianza dei figli di età non superiore ai 12 anni e, come scritto dall’Inps stesso, “viene riconosciuto, per un importo fino a 1.000 euro, anche ai lavoratori dipendenti del settore sanitario, pubblico e privato accreditato, appartenenti alla categoria dei medici, degli infermieri, dei tecnici di laboratorio biomedico, dei tecnici di radiologia medica e degli operatori sociosanitari, nonché al personale del comparto sicurezza, difesa e soccorso pubblico impiegato per le esigenze connesse all’emergenza sanitaria causa pandemia di coronavirus”.