SEMILIBERO, NOSTRO “UTENTE” A REBIBBIA, FREDDATO DA DIVERSI COLPI D’ARMA DA FUOCO

Questo soggetto, un albanese di 43 anni, attualmente domiciliato a Rebibbia ma in regime di semilibertà, stava rientrando in istituto. Roma, Nuovo Salario. E’ qui che l’albanese aveva la residenza. Durante il giorno libero e giocondo, la notte faceva rientro nell’ostello di Rebibbia. La semilibertà però gli è costata la vita. Lo hanno sistemato a colpi di pistola. Davanti al portone di casa, quello al Nuovo Salario. Colpito in diverse parti del corpo il soggetto è stramazzato al suolo. Fatale fu il colpo ricevuto in testa. Un personaggio dal curriculum penale piuttosto lungo. Per questo la Squadra Mobile capitolina ritiene che si possa trattare di un regolamento di conti.

MINIMA MORALIA. VITTORIO SGARBI A PROPOSITO DI UN CERTO SORRIDENTE…

“Il ministro dell’Ingiustizia Alfonso Bonafede (al secolo “Fofò Dj”) non sa che in Italia ogni anno centinaia di persone, ingiustamente accusate, finiscono in carcere e per questo vengono poi risarcite dallo Stato. Mi dite perché l’Italia, che ha sempre avuto una lunga e prestigiosa tradizione di giuristi e uomini di legge, si ritrova come ministro l’inconsapevole “Fofò?” Bravo Sgarbi.

Poche righe, ma sufficienti a descrivere l’inutile guardasigilli, insieme al suo predecessore Orlando, il peggiore della storia repubblicana. Stiamo freschi.

TORNIAMO ALL’INCHIESTA SUL CONCORSO TRUCCATO PER I POSTI NELLA POLIZIA PENITENZIARIA. IL LAVORO INVESTIGATIVO DEL NIC

Nell’ambito delle indagini i colleghi del NIC hanno tratto in arresto una decina di persone, accusate di essere in possesso delle risposte ai quiz e di averle vendute per decine di migliaia di euro. Gli sviluppi successivi hanno portato alla scoperta di un’associazione a delinquere costituita da una decina di persone operante nell’hinterland napoletano. I componenti della banda sono stati tutti arrestati e nel corso delle operazioni di perquisizione, il NIC ha sequestrato un fuoristrada Hummer oltre a denaro e altri oggetti. Come ricorderete alcuni concorrenti furono esclusi dal concorso già sul momento, perché scoperti durante lo svolgimento della prova scritta con auricolari o cellulari, ma anche cover di telefonini, braccialetti e t-shirt dove erano scritte le risposte esatte con lettere e numeri che, grazie alle indagini del NIC, si è riusciti a codificare, rintracciandone i collegamenti.

L’iniziale procedimento, in carico alla Procura di Roma, è poi passato a Napoli nella fase finale.

PER LA SERIE “NESSUN INNOCENTE ANDRÀ IN CARCERE”…INTENDEVANO ED INTENDONO QUESTO?

5 ragazzi erano accusati di aver sputato contro un poliziotto. Questo però non era l’unico capo d’accusa. Tuttavia il 22 novembre il Tribunale di Milano li assolve. Non siamo stupiti, perché conosciamo bene i magistrati, quelli che invocano la particolare tenuità del fatto, anche se coinvolge un tutore dell’ordine. Da oggi quindi si può sputare ad ogni divisa. Tanto per i magistrati non ha alcun peso. Ma che messaggio lanciano costoro ai giovani e non solamente a loro?

Come si fa a mostrare tanto disprezzo verso chi con grande onore veste uno dei simboli più puri, più prestigiosi, più sani e più veri del nostro Stato: la Divisa. Si, proprio quella Divisa, che quotidianamente è vestita con grande orgoglio e con la quale combattiamo in prima linea contro la criminalità, il malaffare, i soprusi e le angherie. Ecco cosa ci ha scritto in privato un lettore: “Questi Eroi, questi Angeli in divisa ci fanno da scudo e ci proteggono. Difendono i deboli e gli onesti a costo di mettere a repentaglio anche la loro vita. Ci permettono di poter vivere da uomini liberi. A loro dobbiamo tanto! A loro dobbiamo un quotidiano ringraziamento! A tutti gli uomini e le donne delle Forze dell’Ordine dobbiamo essere grati tutti i giorni. Dobbiamo quando li incrociamo abbracciarli e dimostragli tutto il nostro affetto e la nostra stima. Dobbiamo difenderli da chi si permette di umiliarli, deriderli, offenderli, pugnalarli alle spalle e aggredirli. Non dobbiamo lasciarli mai soli per nessun motivo. Perché loro quando abbiamo bisogno, quando non abbiamo più nessuno su cui contare, quando siamo in difficoltà, ci sono sempre. Loro rispondono sempre, loro arrivano in nostro soccorso sempre. Per questo è indispensabile e doveroso volergli bene, dimostragli tutto il nostro affetto e combattere al loro fianco senza paura, senza timore ma con l’orgoglio che loro ci dimostrano tutti i giorni svolgendo il proprio lavoro. Non ci deve essere un solo giorno durante l’anno, o una specifica ricorrenza per farci ricordare quanto questi eroi siano importanti per noi e quanto rappresentino un orgoglio per il nostro Paese. Ogni giorno deve essere buono per ricordarci quanto questi Angeli in divisa siano indispensabili per il nostro Paese e debbano essere rispettati per tutto ciò che hanno fatto e fanno per noi cittadini. Meritano di essere onorati e ringraziati per essere da sempre al nostro fianco, al fianco di chi ha bisogno. Degli ultimi, degli emarginati e di chi purtroppo dalla vita è stato meno fortunato di noi. Per loro non fa differenza se sei ricco o povero, se sei sano a malato, se sei giovane o anziano: per le Forze Dell’Ordine se sei in difficoltà loro sono sempre a disposizione per darti una mano, per aiutarti e per difendere la legalità”.

MA SCUSATE, COSA CI VOLEVA AD ALLACCIARE IL GIACCONE? NUOVI COLLEGHI, SOLITO SBRAGO? E POI QUELLA SIGARETTA……

Ecco l’ennesimo collega “smart”, ovvero a la page, alla moda, con l’autoscatto o comunque con la foto da postare subito, con urgenza, sui social. Eppure a guardar bene questa forma di egocentrismo non viene solo superata dallo smartphone; viene anche generata da esso. Infatti, affinché si instauri la connessione, la comunicazione con l’altro, è necessario che questo altro venga di fatto negato nella sua semplice presenza, nella sua sconcertante fisicità, nella sua ruvida, odorosa, limitante e persino scostante corporeità. E ciò unicamente perché presupposto fondamentale di un tale apparecchio è che l’altro certamente sia, ma a patto che se ne stia sempre lontano, a debita distanza, si mantenga nella sua asettica lontananza, nella sua assenza neutra. E un minimo di forma in più non guasterebbe. Giaccone allacciato, via la sigaretta dalla mano. Sei pur sempre un servitore dello Stato, caro collega.

LE GRANDI MASSE SINDACALI, PIÙ UNA SCAMPAGNATA CHE UN’AZIONE DECISA

O cambiano registro, o il fallimento sarà totale. Il giochino dei presidi o sit-in qualsivoglia, è stantio, puzza di vecchio. Come una vecchia scarpa, passateci la metafora. Invece il sindacato dovrebbe studiare azioni più decise, insomma indossare nuovi abiti e scarpe nuove. Guardate la foto: bandiere e una ventina di colleghi davanti alla ASL di Oristano, a cui hanno chiesto l’istituzione di un reparto protetto per i ricoveri in sicurezza dei detenuti in degenza ospedaliera.

E l’ASL? Niente. Nada. Niet. Ora andranno a Cagliari, sede del Consiglio Regionale. Bene, lo occuperanno? Invaderanno la sala del Consiglio bloccando ogni iniziativa? Monteranno striscioni e bandiere all’interno della sala consiliare? Occupazione “militare” del Consiglio? Macchè, solite cose: sit-in davanti all’ingresso, fuori, all’esterno. E sarà un altro buco nell’acqua. Intanto le aggressioni non si fermano, il degrado avanza. Ma loro fanno i sit-in. Che non servono a un cazzo. La storia ce lo ha ampiamente dimostrato.

AGGREDISCONO UN COLLEGA A FORLÌ, MA SANNO SOLTANTO ESPRIMERE SOLIDARIETÀ

Un collega è stato aggredito nel vecchio carcere di Forlì. Ovviamente non è la prima volta, non sarà neanche l’ultima. Nel frattempo un certo sindacato, quello “rosso” della CGIL, non sa dire altro che la problematica va affrontata con urgenza. Ma dai, davvero? Poi, la solita chiosa: il sindacato “esprime solidarietà al poliziotto aggredito e la massima vicinanza ed attenzione a tutto il personale operante all’interno degli Istituti detentivi”. E noi invece vi diciamo che della vostra vicinanza ce ne sbattiamo i coglioni. Siamo volgari? Eh, ragazzi, quando leggiamo certe cose le palle roteano a velocità spaziale. I sindacati esprimono vicinanza ma, a parte la solita noticina, che altro fanno, oltre a pensare come aumentare il plafond delle tessere? Poi sentite questa: “riteniamo che il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria debba urgentemente affrontare la problematica della sicurezza degli operatori”. Quante volte l’avranno scritto, e non solo la CGIL? E il DAP? Beh, il DAP, la cricca dei civili, non affronta un cazzo, anzi, si gira dall’altra parte. E i possenti sindacati? Vanno giù in braghe di tela. Ci sarebbero azioni più decisive, che ad esempio noi abbiamo intrapreso, e di cui vi diremo non appena avremo raccolto i primi risultati. E le “potenti” macchine sindacali invece che fanno?

…E QUESTI INVECE SONO I NOSTRI SELFIES….

Il motto “Essere e non Apparire, ci invita a ritrovare uno sguardo diverso. Occorre però “accenderlo” con la luce dell’intimo e in quel credo di ogni VERO e AUTENTICO poliziotto penitenziario, esso ci dona la capacità di vedere e riconoscere ciò che ci è stato rivelato nelle pieghe delle parole e oltre il velo dei simboli, perché chi si accontenta di vedere solo in modo superficiale, lo sguardo resterà inaccessibile ed oscuro. Il primo passo da compiere è ritrovare la sapienza dell’ascolto e la capacità del discernimento del cuore.

LE SPARATE DI UN TALE ALFONSIN, PANE E VIN, MALGRÉ LUI, MINISTRO DELLA GIUSTIZIA E DEI PROCLAMI

“Gli innocenti non vanno in carcere…”. L’uscita di Alfonso Bonafede, ministro della Giustizia per il Movimento 5 Stelle in questo governo giallorosso (ma lo era anche in quello gialloverde) ha fatto storcere il naso a molti. Visto i tanti-troppi, casi di ingiusta detenzione di cui si è macchiata e continua a macchiarsi la giustizia italiana. La cannonata, quanto mai inopportuna e da ignorante, è stata poi ridimensionata da successive dichiarazioni che qualcuno più in gamba di lui gli avrà detto di chiarire, salvo coprirsi di merda a vita. Eh, Alfonsino, Alfonsino, sei proprio un bambino discolo. Vuoi giocare a fare il ministro e non sai né come, né dove, né quando. Ovvero quando è il caso di tenere la bocca chiusa finché il cervello non si è avviato. Quando però il bimbo-ministrello lo attiva è troppo tardi. Perchè ormai la frittata è cotta a puntino. Lui chiarisce. E ci fa sapere che nell’intervista dove ha lanciato la bomba (dell’ignoranza e stupidità) avrebbe specificato “che gli innocenti non vanno in carcere riferendomi ovviamente a coloro che vengono assolti”. Cazzo significa, scusate? Che c’entra? Alfonsin pane e vin, ministrino della giustizietta malgrado lui, dice di essere l’unico ministro ad aver attivato gli ispettori del ministero per monitorare le “ingiuste detenzioni”. Ma con quali risultati non ce lo dice. Perchè non lo hai mai fatto. E noi che lavoriamo in prima linea non abbiamo mai visto alcun presunto ispettore del ministero venuto in carcere per questo genere di verifiche. Nostre fonti al ministero hanno smentito le parole del ministro. Quindi Alfonsino, finché non tirerà fuori cifre e risultati concreti, resta solo un bugiardo.

Non vi è dubbio che un ministro così ignorante l’Italia non l’ha mai avuto, questa sciocchezza il signor Bonafede la vada a raccontare ai famigliari delle migliaia di cittadini ingiustamente incarcerati. E questa è solo una delle tante. Dimissioni subito, magari insieme ai vertici del DAP.