QUANDO “LA MANO DE DIOS” SCACCIA OGNI MALE – EDITORIALE

E si, in questi giorni abbiamo assistito ad uno dei “miracoli”, di estrazione pagana, che supera di gran lunga quella religiosa della liquefazione del sangue di San Gennaro. Eppure è da Febbraio 2020 che ormai l’intera popolazione Europea, come quella Italiana, vive e sta vivendo la propria vita quotidiana con tempi scanditi da oligarchi DPCM che impongono e stravolgono stili di vita che, per una giusta causa, tutti abbiamo ossequiato per la salvaguardia della nostra salute, dei nostri congiunti che, colpiti dal maledetto covid-19 hanno lasciato questa terra dipartendo da soli, senza un minimo conforto affettivo/familiare, senza un ultimo saluto prima del trapasso. Detenuti che mettono a soqquadro una nazione in piena pandemia causando morti e devastazioni. Operatori sanitari che perdono la vita per garantire il diritto alla vita stessa. Inermi cittadini rincorsi dalle FFOO su isolate spiagge della riviera romagnola , con le dirette della D’Urso, Barbarella a noi tanto cara. E però, in una baluarda Regione, quella campana, ormai contea Deluchiana per ergersi a sceriffo anticovid, il virus è debellato. Per mano “divina”, nel regno del “dio pallone”, il miracolo è avvenuto per “mano di dios”. Prova ne è delle centinaia di migliaia di adoratori “maradoniani” che sono scesi tra le vie del centro, in mezzo le piazze, per osannare, in tempo di covid-19, l’avvenuto miracolo del ” #noncenecoviddi”.

Riflessione: come mai lo Stato, l’amministrazione regionale (De Luca lo sceriffo), l’amministrazione provinciale come quella comunale (del De Magistris), non hanno mandato tra la gente le FFOO (come fatto per i singoli sulle deserte spiagge), con le dirette di Barbarella (D’Urso), per far rispettare le misura di lockdown che impone il DPCM e che il resto della popolazione italiana sta osservando da nove mesi? Forse perché hanno avuto paura che gli stessi che osannano al “miracolo” potevano ritorcersi contro rischiando tumulti sociali? Eppure, il Personale di Polizia Penitenziaria, ha fatto osservare i DPCM all’interno delle Carceri, ai detenuti ed ai suoi familiari, pur fronteggiando gravi criticità dovute alle reazioni scaturite che hanno portato a devastazioni, sommosse, aggressioni, morti. Noi, nella “società” del mondo parallelo, quali sono le carceri, operiamo per come le leggi dello stato impongono, consapevoli che miracoli “de dios” non ne riceviamo… anzi, noi riceviamo le scomuniche “de palmas”, il leader dei delinquenti (Mauro Palma). E ci fa un emerito baffo. Come mai, invece fuori, non si è fatto lo stesso? Per paura, per conveniente linea politica di parte, per opportuna necessità? Perché se così fosse, allora, tutta Italia è autorizzata a scendere in piazza per rendere grazie al miracolo “de dios”.

IN CARCERE LE “PIPPE” SONO CONSENTITE, TRAMITE LETTURA DI GIORNALI PORNO

La sessualità è un diritto soggettivo assoluto. Si legge nella motivazione di un’ordinanza con la quale il tribunale di sorveglianza di Roma ha accolto il reclamo di un detenuto al 41 bis teso ad ottenere il diritto ad acquistare riviste pornografiche. Diritto all’informazione? No. Ricezione della corrispondenza e conseguenti regole? No. Ma, secondo il tribunale di sorveglianza di Roma, è un problema di dignità del detenuto, della sessualità e del rispetto della propria vita privata e familiare di cui all’art. 8 della Commissione europea diritti dell’uomo. Insomma, sarebbe per il magistrato uno degli essenziali modi di espressione della persona umana. La magistratura di sorveglianza dunque elegge la pornografia mezzo stampa elemento ineludibile della quotidianità del soggetto carcerato. Cari detenuti, fatevi tranquillamente le seghe con vista su pornografia cartacea. Pensate, secondo il magistrato il porno in cella e quindi l’attività sessuale derivante (appunto, le seghe) “va ricompreso tra le posizioni soggettive direttamente tutelate dalla Costituzione e inquadrato «tra i diritti inviolabili della persona che l’art. 2 Cost. impone di garantire”.

Nessun limite è previsto rispetto alle riviste pornografiche e allora non c’è ragione per negarle tanto più che qualunque scritto pervenga a un ristretto in regime di rigore viene sottoposto a censura prima di essere consegnato. Ma nel provvedimento di favore – che peraltro è stato impugnato dall’autorità amministrativa in attesa del vaglio della Cassazione – si legge nell’ordinanza che la tutela di quel diritto fa sì che debba essere concesso al reclamante di acquistare le riviste a luci rosse perché possa vivere la sessualità sia pur astratta (le pippe sono astratte?); la possibilità di visionare fotografie erotiche consentirebbe, secondo il tribunale, di migliorare la vita privata del “detenuto sottoposto al regime differenziato per il quale l’orizzonte espressivo della sfera sessuale si riduce ad una dimensione effimera e sublimata”.

A questo seguiranno, vedrete, le aperture delle camere sessuali, all’interno delle quali tra un amplesso e l’altro con congiunti o conviventi, la polizia penitenziaria rischia di aggiungere una nuova mansione d’uffico: manutengoli o maitresse in uniforme e mostreggiature con l’acronimo RI.

I REATI DEI MINORI VANNO COMUNQUE PUNITI, SPECIE SE ESECRABILI. IN RUSSIA I MINORI NON HANNO TRATTAMENTI DI FAVORE, SE NON DISCIPLINA E REGOLE, RISPETTO PER IL PAESE IN CUI VIVI

L’Italia: a Lucca studente intima al professore di mettersi in ginocchio, a Velletri un docente viene minacciato di essere sciolto nell’acido. In Russia per molto meno finisci 2 anni in riformatorio. E’ il messaggio diffuso da un singolare spot che sui social è diventato virale, anche in Italia proprio a seguito delle aggressioni di alcuni studenti nei confronti dei loro insegnanti italiani. Il messaggio è chiaro: in Russia se fai il “bullo” le autorità ti prelevano da casa e ti spediscono in riformatorio obbligandoti ad ubbidire alle dure regole paramilitari. Un paese serio la Russia, un paese di sepolcri imbiancati e radical chic il nostro.

CARCERE MINORILE DI TORINO, TRA PIZZA, TEATRO E FEROCI AGGRESSIONI NEI CONFRONTI DEL PERSONALE DI POLIZIA PENITENZIARIA. IL MODELLO INGLESE

Queste sono le notizie che più ci fanno incazzare. Il Ferrante Aporti è un istituto per gentaglia di minore età, salvo i famigerati “giovani adulti”, che comunque vengono alloggiati in questi riformatori del nostro tempo. E, come si dice nel titolo, invece di riportare la legge all’interno di un penitenziario in cui essa da tempo, insieme all’ordine, è andata a farsi benedire, al Ferrante Aporti i criminali costruiranno un bel teatro in un salone dell’istituto penitenziario, ampio 150 metri quadrati, con ingresso dedicato, che sarà ristrutturato e riadattato. E saranno loro a gestirlo, quando tutto – palco, quinte, muri insonorizzati – sarà pronto. Oltre a ciò arriverà anche una pizzeria, stesse modalità di gestione, mentre la prima linea viene costantemente umiliata da aggressioni e intemperanze dei “piccoli” criminali. Dunque i reati dei minori. Ci viene in aiuto un interessante modello di giustizia minorile: in particolare, il sistema penale minorile in vigore in Inghilterra e Galles, omogeneo per quanto riguarda amministrazione e normative, è molto diverso da quello italiano. Dall’inizio degli anni Novanta si verifica in Gran Bretagna una trasformazione nel modo in cui il crimine minorile viene percepito dall’opinione pubblica. Sotto la crescente preoccupazione per il fenomeno delle bande giovanili urbane e l’uso di armi da taglio da parte di minori, e l’effetto dirompente di alcuni episodi di cronaca (tra cui l’omicidio di un bambino di due anni, James Bulger, avvenuto a Liverpool nel 1993, rapito in un centro commerciale e poi torturato fino alla morte da due bambini di dieci anni), vengono varate una serie di riforme del sistema giudiziario minorile. Il Crime and Disorder Act del 1998 abbassa la soglia di responsabilità penale per un minore da 13 anni, com’era fino a quel momento, a 10 anni in Inghilterra e Galles, e ad 8 anni in Scozia (tenuto conto che l’età per la responsabilità penale nei Paesi Europei è in media 16 anni).

Il crimine è tale ovunque e non ha età. Un minore che uccide è uguale all’adulto che uccide. Lasciamo agli altri le seghe mentali sui minori.

IL GOVERNO FRANCESE DIFENDE CON UNA LEGGE LE FORZE DI POLIZIA, GRUPPETTARI, SINISTRA ESTREMA, BLACK BLOC E IDIOTI DI OGNI GENERE SCENDONO IN PIAZZA DEVASTANDO LE CITTÀ. A PARIGI I DISORDINI PIÙ GRAVI

A Parigi, gruppi di giovani hanno dato vita a tafferugli con la polizia bloccando di tanto in tanto il corteo. Danneggiati alcuni negozi, in fiamme cassonetti, sassi e bottiglie contro i poliziotti che hanno risposto con un fitto lancio di lacrimogeni. Negli scontri scoppiati durante la manifestazione contro la legge per la sicurezza globale sono state danneggiate e date alle fiamme anche alcune auto. Lo riporta il sito de Le Parisien pubblicando le foto che, sui social media, mostrano almeno due auto date alle fiamme ed una Mercedes attaccata da dimostranti vestiti di nero, dal volto coperto, che hanno distrutto i finestrini e sono saltati sul parabrezza frantumandolo. Sono rimasti feriti negli scontri registrati in diverse città francesi 37 agenti di polizia, ha reso noto il ministro degli Interni, Gerard Darmarin sottolineando che il bilancio delle vittime è ancora provvisorio. Manifestazioni si sono svolte in 70 città in tutto. Cosa sta succedendo in Francia? Decine di cortei si sono organizzati oggi in tutto il Paese, non solo a Parigi ma a anche a Strasburgo, Marsiglia, Lione, Bordeaux e Rennes. I manifestanti stanno protestando contro la legge in discussione in Parlamento sulla “sicurezza globale” che gli organizzatori della guerriglia giudicano liberticida. Al centro della protesta c’è l’articolo 24 della legge che vieta foto e video a poliziotti in azione.

A esarcerbare gli animi anche gli episodi di violenza di questi giorni, lo sgombero di migranti da place de la Republique con l’uso di manganelli e, sabato scorso, il pestaggio di Michel Zecler, un produttore musicale nero, ad opera di 4 agenti, entrati a forza nel suo studio di registrazione a Parigi. Da ieri i quattro poliziotti sono in stato di fermo. E il provvedimento cautelare è stato esteso di 24 ore. Per gli organizzatori della Marcia delle libertà, la legge viola la libertà di stampa, la libertà di informare e di essere informati, la libertà d’espressione, insomma le libertà pubbliche fondamentali. L’intento, per il governo, è di proteggere i poliziotti vittime di inviti all’odio e di minacce di morte sui social network. Mentre la pressione aumenta sul governo, nelle strade sta scoppiando la tensione: un incendio è stato appiccato alla Banque de France in piazza della Bastiglia. Le strade adiacenti al percorso della Marcia delle libertà, fra République e Bastiglia, sono state chiuse dai blindati della polizia fin dal primo mattino. Fonti del sindacato di polizia Alliance lamentano che siano stati chiamati in servizio soltanto 2.000 agenti per far fronte a una manifestazione ad alto rischio in cui si prevedono 40.000 dimostranti e si temono infiltrazioni di elementi radicali dei gilet gialli e dei black-bloc.

INTRODURRE TELEFONINI IN GALERA È ORA REATO? INUTILE, I GAGLIOFFI NON MOLLANO LA PRESA

Entri in servizio, oggi a te e ad altri colleghi tocca la perquisizione di sezioni e celle, in cerca di telefoni e droga. Bene, si parte, a sorpesa celle, salette socialità e altri pertugi vengono battuti a tappeto, spuntano telefoni nascosti in cella dai delinquenti che di rinunciare al telefono non ne vogliono sapere. Ora è reato? Se ne fottono, del resto sono finiti dietro alle sbarre per delitti ben peggiori. Ultimo episodio, palcoscenico di Carinola. 4 telefonini, di cui 1 smartphone, 2 sim card e caricabatterie rudimentali. Ormai le carceri, tutte, nessuna esclusa, sono una sorta di girone infernale, luogo di degrado e criminalità, emarginata e negativa dalla comunità perbene. L’inferno dei sistemi criminali, così come quelli dei colletti bianchi (direttori, educatori, vertici DAP), della politica marcia, della corruzione morale, della devastazione e dei saccheggi (lo scorso marzo, le rivolte), delle mafie di ogni tipo, in realtà sono ben presenti anche nel cuore di ogni penitenziario.

È comodo, troppo ipocritamente comodo, confinare tutto ad un luogo considerato lontano, a cui si è estranei anche se in realtà è l’esatto opposto. Tuttavia la polizia penitenziaria continua a cercare, a perquisire, a indagare, a cercare la verità, ma solo perché è qualcosa che ci tiene in vita, che ci fa sentire vivi, che ci impedisce di pensare a quello che ci circonda. Noi, poliziotti penitenziari, non ci arrenderemo mai. Perché siamo dalla parte del giusto e della legge.

NELLE CARCERI ITALIANE MASSACRARE I POLIZIOTTI È LECITO, ALTROVE NON SAREBBE MAI POTUTO SUCCEDERE

Ci avete rotto i coglioni, oltre alle ossa. Ce li hanno rotti i vertici della Grande Meretrice Ipocrita (DAP), ancora al soldo dei garanti e di Antigone, ce il hanno rotti i fiancheggiatori (leggi Rita Bernardini) dei delinquenti, ce li hanno ovviamente scassati i detenuti, specialmente quelli di origine magrebina o africana. Siamo a Biella, un penitenziario gestito in modo dilettantesco e senza alcuna tutela per il personale in uniforme. Costretto a intervenire per sedare le intemperanze dei detenuti più aggressivi, senza adeguata formazione alla difesa personale e a mani nude. La storia che vi narriamo è la solita sequenza di insulti, rabbia, cieca furia, colleghi finiti in ospedale. Un animale di origine tunisina, si fa male giocando a pallone nel campetto sportivo del bestiario biellese. Portato in infermeria, gli viene diagnosticata una storta alla caviglia. Dovrà osservare un periodo di riposo, uguale niente sport per qualche tempo. L’animale non è d’accordo, parte la furia, aggredisce il preposto e a seguire altri colleghi appena intervenuti. Calci, morsi, pugni ai nostri.

Accompagnati al pronto soccorso, referto per trauma facciale e lesioni con 10 giorni di prognosi salvo complicazioni. Chissà se Papa Bernardo Petralia e la sua corte dei miracoli avranno ancora voglia di postare video-omelie nel tentativo di tacitare le proteste della polizia penitenziaria. Si avvicina il Natale, ce lo aspettiamo. Ci dirà: “vi voglio bene, vi ringrazio per il lavoro che svolgete”. Intanto prendiamo mazzate, dappertutto. Ma tant’è…..Papa Bernardo in fondo ci ama anche con la testa rotta dalle mazzate di qualche animale rinchiuso nelle sezioni.