LE BARUFFE DI TRAPANI

#penitenziari

Dunque a Trapani si litiga, un acceso diverbio tra segretario locale della UIL POLPEN e l’invitto comandante di reparto Giuseppe Romano, ex sindacalista se non sbagliamo del SAPPE. Qual’è l’oggetto del contendere? L’utilizzo del personale femminile all’interno dei reparti detentivi. Si dà il caso che al Giuseppe Romano, commissario capo dalla lingua piccante ma fuori ruolo, nel controbattere l’intemerata del sindacalista Gioacchino Veneziano, abbia rivestito i panni, forse mai dismessi, da sindacalista comandante di reparto. Una figura nuova, il comandante che ribatte al sindacato, tornando lui stesso sui suoi passi con casacca sindacale. “Praticamente è avvenuto che nell’ambito di una vertenza sindacale condotta anche mediante dichiarazioni rilasciate alla stampa, da parte della Uil PA Polizia Penitenziaria Sicilia – scrive Veneziano – contro le modalità di impiego del personale femminile decise dal Direttore dell’istituto, è inopportunamente intervenuto il Comandante di Reparto con altrettante dichiarazioni alla stampa che non abbiamo ben compreso se ricondurre ad attività di concorrenza sindacale o istituzionale dato che le relazioni sindacali sono di pertinenza dei Dirigenti penitenziari”. Non ci scandalizziamo più di tanto, conoscendo Romano, il direttore dell’istituto Persico e lo scenario di questa casa circondariale. A quanto parrebbe, le colleghe donne vengono si impiegate all’interno del penitenziario, ma in posti di servizio “sicuri” e lontani dalla vera e propria sezione detentiva. Fin qui la risposta di Romano alle bordate UIL resta su un binario dritto, pur ammettendo che certe dichiarazioni dovrebbero essere a carico del direttore e non del comandante. Più avanti però l’ex sindacalista Romano, indossa di nuovo la “felpa” sindacale, e spara ciance che non dovrebbero essere di sua competenza, salvo conflitto d’interessi. Ma si sa, l’Italia da tempo ci offre eclatanti episodi in tal senso. E allora perché, avrà pensato Romano, a me no? Eccolo, sempre in “prima linea”, stavolta in funzione “parasindacale”. E il Romano ci fa sapere che la UIL da sola ha appena uno striminzito 17%, mentre le altre sigle a reti unificate (SAPPE, CISL, OSAPP), che peraltro avrebbero condiviso le scelte della direzione, ammontano ad un buon 70%. Come dire, statevi muti, che siete in minoranza. Romano ha torto o ragione? Di sicuro ha toccato argomenti che non gli competono, perché le relazioni sindacali, come sappiamo, competono al direttore dell’istituto. Allora perché Persico si è offerto al “lasseiz faire”, facendo blaterare il suo comandante? Comunque va detto. La UIL si appella alle norme in vigore sull’utilizzo del personale femminile. Romano Giuseppe invece piscia fuori dal vaso. Segno evidente di pezzi dell’amministrazione che vagano giocondi, liberi di aprire bocca e dargli fiato.

NUOVE REGOLE PER LE PENSIONI DELLA POLIZIA PENITENZIARIA

#pensioni

Per la Polizia Penitenziaria, così come per la Polizia di Stato e le altre Forze dell’Ordine si applicano delle regole differenti per la pensione rispetto a quelle valevoli per il personale civile.

Forze Armate e di Polizia, infatti, non sono state incluse nella riforma Fornero del 2011 con cui l’età pensionabile è stata aumentata sia per gli uomini che per le donne e che nel 2019 per effetto dell’adeguamento con le aspettative di vita arriverà a 67 anni.

Anche per la Polizia Penitenziaria, però, il 1° gennaio 2019 scatterà l’adeguamento con le speranze di vita che porterà ad un incremento di 5 mesi dell’età pensionabile, sia di quella della pensione di vecchiaia che per la pensione anticipata. L’incremento si andrà ad aggiungere a quelli avvenuti nel 2013 e 2016, comportando così l’aumento di 1 anno dell’età ordinamentale.

Come vedremo nel prosieguo di questa guida dedicata alla pensione del personale dellaPolizia Penitenziaria, però, l’adeguamento con le aspettative di vita non si applica in ogni caso.

Prima di vedere quali novità ci attendono nel 2019, però, facciamo chiarezza sui requisitinecessari per andare in pensione in riferimento agli anni di contributi richiesti e all’età minima a seconda del grado e della qualifica ricoperta.

Nel 2018 il personale civile accede alla pensione di vecchiaia all’età di 66 anni e 7 mesi, più 20 anni di contributi. Come anticipato, per il personale della Polizia Penitenziaria si applicano delle regole più vantaggiose dal momento che mentre il requisito contributivo resta invariato a 20 anni, l’età anagrafica per accedere alla pensione è più bassa.

Nel dettaglio, agenti, sovrintendenti, ispettori, commissari, questori e primi dirigenti vanno in pensione all’età di 60 anni e – per effetto degli adeguamenti con le speranze di vita del 2013 e 2016 – 7 mesi.

L’età ordinamentale è più alta per gli appartenenti alla qualifica di Dirigente Superiore, per cui si sale a 63 anni e 7 mesi. Infine, per il Dirigente Generale l’età pensionabile è di 65 anni e 7 mesi.

Dal 1° gennaio 2019 questi requisiti subiranno una modifica per effetto dell’adeguamento con le speranze di vita che d’ora in avanti avverrà ogni due anni (come stabilito dalla Fornero); l’incremento sarà di 5 mesi, portando così l’età ordinamentale rispettivamente a 6164 e 66 anni.

Per il personale civile i requisiti per la pensione anticipata variano per donne e uomini. Nel dettaglio, indipendentemente dall’età anagrafica, per andare in pensione bisogna avere:

  •  uomini: 42 anni e 10 mesi di contributi;
  •  donne: 41 anni e 10 mesi di contributi.

Per la Polizia Penitenziaria, nonché per tutte le altre Forze dell’Ordine, i requisiti per la pensione anticipata sono differenti. Anzi, in tal caso abbiamo ben tre opzioni alternative per andare in pensione prima del raggiungimento dell’età ordinamentale:

  •  età anagrafica di 57 anni – più 7 mesi dell’adeguamento con le speranze di vita – di età e 35 anni di contributi (con finestra mobile di 12 mesi);
  •  40 anni e 7 mesi di contributi indipendentemente dall’età anagrafica (con finestra mobile di 15 mesi);
  •  chi ha raggiunto la contribuzione massima prevista (con aliquota massima di pensione pari all’80% della retribuzione pensionabile) può andare in pensione all’età di 53 anni e 7 mesi.

Come per la pensione di vecchiaia, anche su questi requisiti dal prossimo anno si applica unincremento di 5 mesi. Di conseguenza, nel primo caso l’età pensionabile sarà di 58 anni, mentre per andare in pensione indipendentemente dall’età anagrafica ne serviranno 41 di contributi. Infine, per chi ha raggiunto la contribuzione massima prevista l’età per la pensione aumenterà a 54 anni.

Quando l’aumento dell’età pensionabile non si applica

C’è un caso, però, in cui il personale della Polizia Penitenziaria può andare in pensione al netto degli incrementi effettuati per l’adeguamento con le speranze di vita (sia di quelli passati che di quello in programma nel 2019) quindi con un anno di anticipo al raggiungimento dell’età ordinamentale di 6063 e 65 anni a seconda del grado e della qualifica.

Questo avviene per coloro che al compimento della suddetta età hanno già maturato i 35 anni di contributi richiesti per la pensione anticipata. Ovviamente anche in questo caso bisognerà attendere l’apertura della finestra mobile, per la quale sono necessari 12 mesi dalla maturazione del requisito contributivo.

Ciò significa che il personale della Polizia Penitenziaria potrà andare immediatamente in pensione al raggiungimento dell’età ordinamentale se ha maturato i 35 anni di contributi 12 mesi prima, visto che in tal caso la finestra mobile sarebbe già aperta.

In caso contrario, il personale potrà comunque fare domanda per il pensionamento all’età di 60 anni, ma per andare effettivamente in pensione dovrà attendere che siano trascorsi i 12 mesi dal raggiungimento dei 35 anni di contributi.

LO SAPEVATE CHE IN CARCERE SI STAMPANO FALSI FRANCOBOLLI?

#penitenziari

Altri sei mesi d’indagine nell’ambito dell’inchiesta sui francobolli falsi stampati in carcere. La richiesta è stata avanzata dal sostituto procuratore Carmen Ruggiero alla luce della complessità degli accertamenti non ancora conclusi. A mettere in moto l’indagine è stato un decreto di sequestro del 10 marzo scorso con una serie di perquisizioni eseguite dagli agenti della Polizia Penitenziaria a carico di cinque indagati: William Monaco, 27 anni, di Lecce; Roberto Napoletano, 31, di Squinzano; Cantigno Servidio, 52, di Scalea (comune in provincia di Cosenza); Andrea Reho, di 26 e Giuseppe Polito, di 35, entrambi residenti a Brindisi, accusati di violenza e minaccia a pubblico ufficiale, uso di valori di bolli contraffatti o alterati e ricettazione.

Il sequestro interessò poco più di 130 francobolli postali (verosimilmente falsi o contraffatti). Il grosso delle stampe venne trovato nella disponibilità di Monaco; in quantità minime nella disponibilità degli altri quattro. Sotto sequestro finì anche un computer con cui sarebbero stati stampati i francobolli. Si trattava di un pc posizionato nel laboratorio editoriale del carcere con cui i detenuti realizzavano un giornale e cartoncini d’auguri o calendari con le foto dei familiari stampate. E che stando alle indagini sarebbe stato utilizzato anche per altro. Probabilmente ma è solo un’ipotesi investigativa, la stampa dei francobolli sarebbe servita per la corrispondenza interna per scambiarsi i saluti e informazioni anche con detenuti di altri istituti.

LE PORCHERIE DI PORCINO ANTONINO, L’EX DIRETTORE DEL CARCERE DI BERGAMO

Vi ricordate dell’ex direttore dell’istituto di Bergamo Antonino Porcone…….oops Porcino (ma tanto le cose non cambiano)? Da luglio il losco personaggio – indagato per corruzione, peculato, falso, turbata liceità degli incanti, tentata truffa – è agli arresti domiciliari a casa della sorella, a Reggio Calabria. Ora nei confronti dell’ex direttore del carcere bergamasco, si apre un nuovo filone d’inchiesta, in cui non si parla di risme di carta, bombole del gas o water ancora imballati, ma di violenza sessuale esercitata facendo leva sulla sua posizione. Una brutta faccenda legata ai rapporti con il personale non appartenente alla Polizia Penitenziaria, su cui la procura ha voluto far luce. Per questi ulteriori sviluppi, il pm Emanuele Marchisio aveva chiesto per lui il carcere, ma il gip Lucia Graziosi ha accolto solo parzialmente le richieste, applicando a Porcino i domiciliari come misura adeguata.

La nuova inchiesta ha fatto emergere uno scenario raccapricciante: sette gli episodi di violenza che gli sono stati contestati, accomunati – come si legge nell’ordinanza – dagli abusi sessuali, a volte violenti. Fatti ripetuti nei confronti della ex caposala dell’infermeria del carcere di Bergamo, del funzionario pedagogico dell’istituto di pena, della psicologa, di una detenuta, di una operatrice amministrativa e, infine, anche della dottoressa che ha prestato servizio all’ufficio Sert, distaccato al carcere. “Azioni analoghe, rivolte nel senso della sopraffazione sessuale al fine di trarre vantaggio”.

AI DIVERSAMENTE LIBERI IL FUOCO PIACE SEMPRE DI PIÙ

#penitenziari

Allarme nella serata di giovedì 18 ottobre 2018 al carcere Bassone di Como per un incendio divampato in una cella. 

L’allarme è scattato alle 19: le fiamme, secondo le prime ricostruzioni, sarebbero divampate nella cella di un detenuto straniero (ma dai, che novità) che sta scontando una pena definitiva e avrebbe appiccato il fuoco a un materasso.

 

 

 

 

STRANIERO, DETENUTO ALLA DOZZA DI BOLOGNA, FERISCE BEN SETTE COLLEGHI….

#penitenziari

Mentre Bonafede continua i suoi viaggetti nel sistema giustizia, carceri comprese, i detenuti che lui tanto richiama, considerandoli centrali e al pari della polizia penitenziaria, aggrediscono, menano, riducono le sezioni a campi di battagli. Con la prima linea senza tutele, senza armi di contenzione e dissuasione, senza alcuna reazione. Da quanto abbiamo saputo, si è scatenata una violenta rissa scoppiata in cella e, quando i colleghi sono intervenuti per sedarla, il detenuto ha iniziato ad aggredirli con ogni oggetto che ha trovato sul suo percorso.

Per riportarlo alla calma, poichè in preda ad una forte crisi isterica, ben 7 Poliziotti hanno fatto ricorso al Pronto Soccorso con prognosi di dieci giorni per ognuno. La cura per questo genere di aggressioni ha solo due risposte: il Tonfadol e lo spray urticante “come ti calmo il detenuto”, quest’ultimo un farmaco già sperimentato con successo altrove.

 

 

ALLA RISORSA SCAPPA LA PIPÌ….

#sicurezza #immigrazione

Verona, piazza Bra. Alcune immagini riprese da un tassista mostrano uno straniero sdraiato su una panchina che fa pipì sul marciapiede, rimanendo addirittura sdraiato. L’episodio, notato da molti passanti, è stato colto anche da un tassista. “Questo pomeriggio”, racconta, “ero nella splendida piazza Bra, posteggiato nel posteggio Taxi in attesa di clienti e dalla mia macchina ho visto questo “spettacolo”.

La segnalazione è stata girata al Comune e anche alla Polizia municipale

 

 

CARTOLINA DA VERONA, INCENDI SU INCENDI ALL’INTERNO DELLA CASA CIRCONDARIALE…

#penitenziari

Continua la stagione degli incedi nel resort di Verona Montorio. Nella tarda mattinata di ieri mercoledì 17 un africano di quelli ingestibili e coccolato all’inverosimile per farlo star buono con il solito buonismo del kaiser, ha incendiato due materassi della sua camera presso la sezione infermeria. Evacuati tutti gli occupanti presso il locale passeggi per precauzione e spento il rogo con le solite difficoltà causa fumo sprigionato nelle sezioni. Ancora un collega ha fatto ricorso al pronto soccorso a causa delle inalazioni. Mentre ai nostri gentili ospiti viene concessa la detenzione di lettore MP3, con disposizione che all’occorrenza possono venire a caricarlo presso il PC in uso al personale del box sezione. Sempre più allibito…

CARTOLINA DA VERONA MONTORIO. IL “RISTORANTE” APRE QUANDO GLI PARE…
#penitenziari
L’ennesima vicenda di appalti discutibili, fuori controllo e poco “appetibili”. All’insegna di una gestione malevola ad alto tasso di inefficienza, saturazione d’immoralità. Questi stracci comportamentali, questa esplicitazione virulenta di malaffare, ci consegna ancor di più un’amministrazione la cui immagine sempre più vuota e banalizzata, resta ancorata agli appalti al ribasso, con ditte discutibili e senza spina dorsale che finiscono per non pagare gli stipendi ai propri dipendenti, fino a chiudere di fronte agli spettri del fallimento. E questo comporta l’obbligo per il personale, già prostrato dai calci nelle terga della direzione e da quelli più fisici dei diversamente liberi, di mangiare solo poche volte alla settimana, con pasti precotti, se non addirittura con panini e piadine acquistate al bar agenti. Ecco la forma di presentabilità di una sostanza degenerata e scandalosa, uno dei tanti delitti compiuti ai danni della polizia penitenziaria. Sappiamo che il prossimo 23 ottobre i sindacati incontreranno la direzione del resort Montorio. Un incontro che sarà logico abbinare a quella permuta dell’immoralità in amoralità che devasta il penitenziario veronese.

SIAMO TORNATI, MA QUANTO DUREREMO?
#nota
Rebirth, dall’inglese “rinascita”, “resurrezione”. Come l’araba fenice Storie di polizia penitenziaria risorge dalle sue stesse macerie, dopo una rimozione vigliacca e immotivata da parte di Facebook, riprende da zero, ricomincia la sua battaglia per la verità sulla polizia penitenziaria e il tema della sicurezza con uno sguardo all’immigrazione incontrollata che ha massacrato il nostro paese. Non sappiamo chi abbia voluto farci fuori con le sue segnalazioni ai “revisori” di Facebook, abbiamo diversi sospetti, ma nessuna prova perché Facebook chiude e basta. Non ti dice altro, non saprai mai chi ti ha segnalato. Avevamo raggiunto in poco tempo cifre ragguardevoli di “ascolti”, e di sicuro eravamo uno dei pochi, forse l’unico blog a raccontare solo ed unicamente la verità sugli argomenti di cui ci occupiamo quotidianamente. Chissà ora quanto riusciremo a restare a galla. Ve lo diciamo subito, noi non abbassiamo le penne e la testa, saremo anche più incazzati di prima. Nel frattempo stiamo aprendo il nostro portale, su nostra piattaforma e hosting. Il portale – già registrato, aspettiamo l’autorizzazione a procedere – affiancherà il blog su Facebook e in caso di nuova rimozione di questa pagina, resterà sempre il portale che ovviamente non avrà peli sulla lingua con nessuno, com’è nostro costume.