LUCANO CHOC: “SOGNO UN’ITALIA SENZA AUTOCTONI”

A CURA DI VOX – LA VOCE DELLA RESISTENZA

Lucano sogna un’Italia senza italiani, noi stiamo costruendo un’Italia senza deliri alla Lucano

Mentre l’Italia normale piange Desirée, nel giorno dell’ultimo saluto, i radical chic celebrano l’ex sindaco di Riace, Mimmo Lucano, intervenuto a Milano in sala Alessi in un incontro organizzato dal consigliere Basilio Rizzo e introdotto da Giuseppe Sala. Quello degli africani, che evidentemente deve fare pace col cervello.

Tra standing ovation dei presenti, che hanno intonato “Bella Ciao” e scandito slogan bizzarri come “Riace non si arresta” e “Ora e sempre Resistenza” quello enunciato da Lucano è stato un vero e proprio programma di sostituzione etnica. Quella che del resto aveva in corso nel suo comune, prima che venisse fermato.

“Vorrei una società dove nessuno si può dire autoctono”, ha detto Lucano. Una frase gravissima, che delinea un’idea di genocidio contro il popolo italiano: per questo deve essere messo sotto accusa, non per i milioni di euro che ha fatto sparire secondo la procura, o per i matrimoni combinati tra prostitute nigeriane e anziani locali.

TORINO. ROM SPRANGANO AUTO IN SOSTA PER GIOCO

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Nel filmato si vedono alcuni bambini che colpiscono il parabrezza di un’auto. Tutto nell’indifferenza dei loro genitori – protestano gli autori del video -. L’amministrazione Appendino dice che non può intervenire altrimenti le associazioni dei nomadi insorgono. Ma nessuno pensa a noi residenti?

PRIMA STUPRA, POI DOPO LA CONDANNA MINACCIA DI SUICIDARSI….


E’ la storia di uno stupratore cinese di Milano, a cui non possiamo che dire “potevi pensarci prima”. Prima di stuprare la povera donna vittima dell’abuso sessuale.

Condannato a 7 anni di carcere per violenza sessuale, un imputato cinese ha minacciato di buttarsi giù dalla finestra del giudice che lo ha ritenuto colpevole. E’ successo al settimo piano del Palazzo di giustizia di Milano dove per pochi attimi si è sfiorata la tragedia, tanto che è stato necessario l’intervento di nostri colleghi e degli operatori del 118.

In poche parole, dopo avere ascoltato il dispositivo della sentenza, l’imputato ha dato in escandescenze urlando: “Non voglio tornare in carcere!” e ha minacciato di buttarsi giù dalla finestra dell’ufficio del gup. Sono subito intervenuti i colleghi e i carabinieri che lo hanno fermato.

DUE DELINQUENTI, DI QUELLI DOC, FERISCONO GRAVEMENTE UN COLLEGA ALL’INTERNO DEL CARCERE DI MELFI

La “terapia” australiana per il trattamento dei detenuti aggressivi

Gli autori dell’aggressione sono due fratelli (bella famiglia!), rinchiusi in gattabuia per ricettazione, furto e droga. Gente che non vedrà la luce sole per intero fino al 2026 il primo, fine pena 2021 il secondo. Questi due delinquenti hanno aggredito un nostro collega mandandolo dritto dritto in ospedale. Secondo la prima ricostruzione, uno avrebbe infatti bloccato il collega mentre il secondo lo colpiva, senza apparente motivo. Ora, è sufficiente spostarli altrove, secondo quanto prescritto dalla recente circolare Basentini? Stando al dispositivo della circolare i due fratelli dovrebbero essere trasferiti in altri istituti, separati e fuori regione. Un’interpretazione letterale del disposto del Capo dipartimento questo ci suggerisce. Ma poi? Un dato è certo. Fino a ieri le risposte ai crimini commessi all’interno degli istituti non sono mai stati repressi con l’adeguata fermezza che ci si aspetta in questi casi. Il problema è un altro. E’ una questione di prevenzione, cioè evitare che le aggressioni avvengano. Il trasferimento non è, a nostro avviso, un deterrente. La circolare Basentini sposta il problema, ma non lo rimuove. E’ uno specchio per le allodole. Basentini ci vuol far credere che si risolve tutto con un trasferimento. E così allontana la prospettiva di una prima linea “armata”, davvero in grado di reagire alla violenza degli “utenti”. Che non può reagire, ma solo subire. Il detenuto viene trasferito, ma il poliziotto finisce in ospedale, inerme. Ma Basentini chi prende in giro?

ABBASSI LA VOCE! MA LEI RISPONDE CON UNO SCHIAFFO

Il “Tonfadol” la medicina contro le aggressioni dei detenuti


Ormai va così. L’inerzia e il menefreghismo del duo B&B ha scardinato ogni parvenza di ordine e regole all’interno delle quattro mura di un penitenziario. Non ci sono più difese, salvo i rapporti disciplinari ai detenuti che quasi sempre restano lettera morta. Ora non puoi neppure rivolgere la parola ad un “camoscio” qualsiasi che prendi le sberle. E, una volta che le hai prese, te le tieni. Senza poter reagire. L’episodio avvenuto in una sezione del penitenziario di Torino ci conferma ciò che si sta delineando pericolosamente in tutto il sistema. L’assenza di regole, la certezza di una sconfitta. Nelle carceri lo Stato ha perso, si è suicidato e ha ceduto spazio ai criminali che dovrebbe sorvegliare e rieducare. Mentre la politica promette, proclama, ma senza risultato. Come sempre.

LA FORMAZIONE DEGLI AGENTI DEL SERVIZIO PENITENZIARIO RUSSO

Altro mondo? Si, è così. La formazione segue parametri e protocolli simili a quelli di un corpo militare o di polizia. Il loro compito è la sorveglianza degli istituti, il mantenimento della sicurezza e dell’ordine all’interno dei penitenziari e tutti gli altri servizi, comprese le traduzioni dei prigionieri. Un addestramento talmente duro che non tutti arrivano alla fine del corso.

QUESTI 4 GRILLINI ROSSI VOGLIONO FAR SALTARE IL DECRETO SALVINI

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Un piccolo gruppo di grillini rossi vuole boicottare il decreto di Salvini sull’immigrazione.

Le zecche rosse infiltrate nel MoVimento avrebbero intenzione di non partecipare al voto: un tentativo di impedire la conversione in legge del decreto. Tentativo che nei giorni in cui l’Italia piange una ragazzina stuprata e uccisa da chi con l’approvazione del decreto anni fa non sarebbe stato in Italia, è un ulteriore stupro di gruppo sul cadavere della povera Desirée.

Al Senato la maggioranza populista conta 167 senatori, sei in più dei 161 necessari (sono in realtà meno, vista l’assenza dei senatori a vita).

Ma chi sono questi traditori, questi complici dell’invasione e del crimine d’importazione?

Sono Paola Nugnes, Gregorio De Falco, Elena Fattori e Matteo Mantero.


E’ BOOM CRIMINI IMMIGRATI: 200MILA ARRESTI IN 9 MESI

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Hanno un bel parlare di ‘risorse’. La verità è che l’Italia, senza di ‘loro’, sarebbe un paradiso.

Secondo le ultime statistiche relative all’anno ancora in corso, aumentano i reati compiuti da immigrati. Un aumento costante nel tempo che trova, del resto, conferma nella cronaca di tutti i giorni.

Gli stranieri denunciati o arrestati sono stati infatti 205mila, in aumento del 5% rispetto ai 195mila del periodo gennaio-settembre 2017. Cresce così anche la loro incidenza sul totale dei reati, che balza al 32,9% dal 28,9 dell’anno scorso.

Se in media un reato su tre è commesso da stranieri – che rappresentano però meno del 9% della popolazione – per determinate categorie le percentuali si impennano. E’ il caso, ad esempio, dello sfruttamento della prostituzione (60%) e delle rapine (40%), droga (40%) e furti (45%).

Per non parlare degli stupri:

E mentre si apprende che gli immigrati continuano ad aumentare – perché mica vengono solo con gli sbarchi, i famigerati ricongiungimenti familiari sono il metodo preferito per venire in Italia – e gli italiani diminuiscono (nonostante probabilmente altri 100mila immigrati siano diventati ‘italiani’ in nei primi 6 mesi dell’anno).

Si scopre che gli immigrati continuano a commettere sempre più stupri: un boom.

Significa che gli immigrati hanno una frequenza nello stupro di quasi 8 volte quella degli italiani. Se gli italiani avessero la stessa ‘propensione’, in Italia ci sarebbero oltre 16mila stupri invece di meno di 3mila.

Un dato agghiacciante che conferma la cronaca.

Senza di ‘loro’, avremmo oltre 200mila reati in meno: ogni anno. Avremmo migliaia di stupri in meno. Decine di migliaia di spacciatori in meno. Niente prostitute sotto le finestre.

Sarebbe un paradiso, l’Italia. Parlateci ancora di risorse!

IL TASER? IN EUROPA GIÀ È UTILIZZATO

Mentre qui taser si taser no, il servizio penitenziario della Repubblica Slovacca lo sta adottando, dopo l’adeguata formazione al personale.

E’ appena terminata la formazione dei membri del Corpo delle guardie carcerarie e giudiziarie, finalizzata all’uso corretto e sicuro dei dispositivi elettrici “Taserov”, che saranno utilizzati dal corpo nei servizi interni ed esterni d’istituto.