ULTIMA ORA. IL CAPO DEL DAP BASENTINI, IN VISITA A CATANIA, HA INCONTRATO INFORMALMENTE I VERTICI REGIONALI DEL SAPPE CHE STAVA MANIFESTANDO DAVANTI ALL’ISTITUTO CATANESE.

Dal breve e informale confronto è uscita la notizia dell’arrivo di un documento programmatico (linee di programma) del Capo dell’amministrazione penitenziaria che dovrebbe affrontare alcune questioni legate alle carenze di personale. Si è capito – poi lo vedremo all’indomani della diffusione del documento – che Basentini, al fine di drenare l’impiego di personale all’esterno, specie per le traduzioni, estenderà le videoconferenze per TUTTI gli imputati. Questo eviterà l’impiego di personale per la scorta dei detenuti nelle aule di tribunale. Il personale recuperato potrebbe dunque essere quindi in forza esclusivamente nelle sezioni detentive. Ovviamente ci aspettiamo anche provvedimenti seri per combattere la dilagante violenza dei detenuti…..chissà.

I GILET GIALLI IN FRANCIA STANNO METTENDO IN GINOCCHIO MACRON. IL POPOLO È CON LORO……..ORA IMMAGINIAMO DI SCENDERE IN PIAZZA, TRA LA GENTE, NELLE STAZIONI E AI CAPOLINEA DEGLI AUTOBUS, NELLE VIE DEI CENTRI CITTADINI, INDOSSANDO UN GILET GIALLO E CHIEDENDO GIUSTIZIA PER LA POLIZIA PENITENZIARIA……….PACIFICAMENTE TUTTI UNITI, SENZA DISTINZIONI SINDACALI E DI QUALIFICA……

E se questi fossero tutti poliziotti penitenziari?

Nella Francia dei gilet gialli il discorso pronunciato martedì dal presidente francese Emmanuel Macron per smorzare la rabbia dei manifestanti non sembra aver prodotto i frutti sperati. Secondo un sondaggio realizzato dall’istituto Odoxa-Dentsu per France Info e Le Figaro, l’84% dei francesi continua a sostenere il movimento spontaneo di cittadini, sette punti in più rispetto alla settimana scorsa. Si tratta della più alta percentuale di adesione dall’inizio della mobilitazione il 17 novembre scorso. Un altro sondaggio appena pubblicato da Elabe per Bfm-Tv conferma la stessa tendenza, con 75% dei francesi a favore del movimento, una progressione di cinque punti in sette giorni.

Giriamo ipoteticamente la vicenda alla polizia penitenziaria. A nostro avviso manifestare davanti alle carceri nulla serve. Va fatto in mezzo alla gente, tra i cittadini che, ne siamo certi, sosterrebbero la protesta. Nelle strade dello shopping, nelle stazioni, in ogni punto dove c’è viavai di persone, con volantini, davanti alle sedi della RAI, di Mediaset e dei quotidiani nazionali, chiedendo alle redazioni di essere intervistati, di accedere ai programmi tv di informazione……basta con i fischietti e le bandiere appese ai cancelli degli istituti…..

AGGRESSIONI, DETENUTI VIOLENTI. COLLEGHI CHE NON POSSONO REAGIRE, SENZA STRUMENTI DI DIFESA. RINGRAZIAMO ANCORA UNA VOLTA IL GUARDASIGILLI E IL CAPO DEL DAP FRANCESCO BASENTINI, COMPLICI MORALI DI QUESTE GRAVI AGGRESSIONI ALLA POLIZIA PENITENZIARIA

Carcere di Vasto

Stavolta è accaduto a Vasto, all’interno della casa circondariale. Solito detenuto, solita violenza sotto forme di violento cazzotti in faccia. Collega finito all’ospedale con 25 giorni di prognosi per trauma cranico. E il detenuto? Lui sta ancora lì, forse lo trasferiranno, forse no. Resta il fatto che non avrà certamente quello che si merita. Caro Francesco Basentini, ce lo lasci dire: “si diventa solo ciò che si è”, come amava dire Friedrich Nietzsche. Temiamo che avesse ragione, e questo sarebbe sconfortante per un’amministrazione come la nostra, diventata lo scenario di uno straccionismo etico e culturale senza precedenti. Uno straccionismo travestito da un’operatività, peraltro, all’evidenza negli ultimi già smagliata. Ma consideriamo l’aforisma nicciano buono davvero soltanto in profondità, e quindi un po’ per celia e un po’ per non morire, lasciamoci più in superficie l’ipotesi di poter diventare altro da quello che l’amministrazione sotto l’egida di Basentini sta diventando, ovvero niente di nuovo sul fronte occidentale. Di certo se verifichiamo ciò che Basentini e Bonafede hanno seminato fino ad oggi, scopriamo qualcosa che già sappiamo, ma che molti fanno finta di non sapere. Che anche oggi niente cambierà.

LA CROCIATA DEI PARTIGIANI: DIFENDERE LADRI E RAPINATORI

di Paolo Bracalini

I «partigiani» fanno la resistenza civile al decreto sicurezza del ministro Salvini. Era inevitabile che l’onnipresente Anpi si facesse sentire e infatti l’Associazione nazionale partigiani ha sentito il bisogno di pubblicare una nota durissima sulle nuove norme in materia di immigrazione clandestina, rimpatrio per chi commette reati, spacciatori, parcheggiatori abusivi, mafiosi e stalker, anche se non riguardano strettamente i temi di cui, per statuto, dovrebbe occuparsi l’Anpi («far valere il diritto acquisito dei partigiani di partecipare allo sviluppo morale e materiale del Paese», «tutelare l’onore e il nome partigiano contro ogni forma di vilipendio o di speculazione» etc).

Ma siccome l’Anpi più che un’associazione di reduci è ormai un’entità politica che non perde occasione per entrare nel dibattito, ecco stracciarsi le vesti per la Costituzione messa in pericolo dal pacchetto di nuove regole previste dal decreto. «Con l’approvazione del decreto Sicurezza si stravolge di fatto la Costituzione e l’Italia entra nell’incubo dell’apartheid giuridico – tuona il presidente nazionale Anpi, Carla Nespolo – È davvero incredibile che sia accaduto un fatto simile, che sia stato sferrato un colpo così pesante al diritto di asilo, all’accoglienza, all’integrazione. A un modello che ha portato ricchezza e convivenza civile a quelle comunità che hanno avuto la responsabilità e il coraggio di sperimentarlo». Segue accorato appello alla popolazione democratica italiana a mobilitarsi, con ogni mezzo, per fermare la deriva autoritaria, in una riedizione della lotta di liberazione partigiana ma stavolta contro Salvini. «Non si può restare inerti. Non ci si può rassegnare a questo declino, alle pratiche ignobili contro la vita e la dignità dei migranti cui dovremo assistere. Facciamo appello alle coscienze delle cittadine e dei cittadini: che l’indignazione sia permanente, che non manchi occasione di riempire piazze e strade per un’Italia autenticamente umana. È ora di una straordinaria assunzione di responsabilità. Di organizzare una resistenza civile e culturale larga, diffusa, unitaria». L’Anpi fa appello anche al M5s, all’ala che fa capo al presidente della Camera Roberto Fico insofferente all’asse con la destra salviniana. Sulla stessa linea del fronte ci sono le Ong di Terre des Hommes e la Cgil (Camusso: «Il decreto sicurezza ci dice che non serve l’accoglienza ma carceri a cielo aperto nel nostro paese»). E ovviamente anche le associazioni che lavorano con gli immigrati, da Action Aid a Emergency, Save The Children Italia, Acli, A Buon Diritto e altre che parlano di «legge pessima» che aumenterà «ingiustizie e razzismo». Anche il Pd si attiva contro il decreto, con Martina che sogna un referendum per cancellarlo, anche se sui referendum non portano fortuna ai democratici.

Non sembra che il ministro dell’Interno sia però scosso dalla mobilitazione a sinistra. «I nostalgici delle bandiere rosse parlano di incubo e invocano la resistenza civile. Che paura! L’incubo erano i governi della sinistra, cacciati dagli italiani. Ora tornano finalmente ordine e rispetto. La pacchia è strafinita!» risponde sui social Matteo Salvini. Che poi domanda: «Quelli che stanno commentando il decreto sicurezza, lo hanno letto? È un testo che contiene più diritti per i rifugiati. Ovviamente ce sono meno per i rifugiati finti, per i molestatori e gli spacciatori. Io voglio semplicemente mettere le regole». Esulta il premier Giuseppe Conte: «Un altro pezzo del contratto di governo è stato realizzato. Proseguiamo così».

ALFONSO BONAFEDE FA RIMA CON MALAFEDE…..UNO CHE FA IL TIFO PER I CRIMINALI

Il governo del cambiamento, bisogna riconoscerlo, non è stato inerte: qualcosa ha modificato, ma solo in peggio, se si escludono le azioni positive di Salvini per arginare l’ invasione dei profughi e dare al Paese maggiore stabilità sul fronte della sicurezza. Questa non è una opinione: si tratta della cruda descrizione della realtà. E Salvini è l’unico che abbia promosso politiche in contrasto con la passata legislatura, vedi decreto sicurezza appena approvato anche alla Camera. E veniamo al “nostro” ministro Bonafede, il guardasigilli in malafede che non vede un sigillo neanche se glielo sbatti sul muso. Non vuole saperne di cambiare protocolli e regole d’ingaggio per la polizia penitenziaria, non fa alcun intervento concreto per arginare la violenza dei detenuti, migliorando la qualità della vita di chi opera in prima linea, ci riempie il quotidiano di proclami e cicalecci propagandistici. Ci sembra ovvio che egli faccia il tifo per i criminali a cui concede il diritto di aggredire il personale di polizia degli istituti e vieta a noi, o a te lettore-collega, di reagire con la durezza come meriterebbero i detenuti aggressori. Dobbiamo e dovete subire ogni soperchieria. Se colpisci il detenuto vai sotto inchiesta e sei costretto a risarcire il delinquente se per caso lo hai ferito. Naturalmente i giudici sono d’ accordo col ministro della Giustizia.

Poi lo chiamano governo del rinnovamento. Certamente, esso conferma le porcherie in vigore nelle nostre carceri e si guarda bene dal correggerle. Almeno finora. Dopo mesi dall’insediamento del sorridente guarda(sigilli?) non si è registrato un provvedimento innovativo vero a favore della polizia penitenziaria.

SALUTIAMO ANCHE OGGI IL NOSTRO SORRIDENTE GUARDASIGILLI, RACCONTANDOGLI UNA STORIELLA…

C’era una volta, in via Burla a Parma, un carcerino niente male, dove la polizia penitenziaria era costretta a subire ogni giorno le angherie di questi delinquenti che tutti vorrebbero redenti. Pensi un po’, egregio ministro Bonafede, che questi birichini di detenuti ogni tanto si divertono a fare qualche cattiveria alle guardie, come nel caso di quel criminale alloggiato nel carcerino di via Burla, che ha pensato bene di giocare al lancio di oggetti contundenti nei confronti di queste guardiacce brutte e cattive. Naturalmente il collega che questa volta è stato oggetto delle mire del criminale, si è visto arrivare in testa non un bastone, non uno sgabello, ma…….una macchina per l’aerosol. Naturalmente l’oggetto in questione ha una sua consistenza, tanto da aver costretto il nostro collega a farsi un giro in ospedale per medicare la ferita causata dal lancio del delinquente. Gente così, caro il nostro ministro, non va trasferita in altri istituti dove probabilmente riproporrà il medesimo episodio, ma andrebbe rinchiusa in qualche sezione punitiva dove l’isolamento è un vero isolamento, un po’ come avviene nei paesi seri, come la Russia, gli USA, la Polonia, la Repubblica Ceca, l’Ungheria, eccetera eccetera…….i detenuti vanno terrorizzati, vanno pressati, devono capire che la polizia penitenziaria non si deve toccare. Ma di sicuro, caro ministro, con Lei a capo della Giustizia e con il suo pupillo Basentini Francesco, c’è poco da sperare in tempi migliori. Non siete stati capaci di formulare nulla di sensato, salvo la bufala dei trasferimenti da carcere a carcere, che non servono a nulla.

BUON POMERIGGIO MINISTRO BONAFEDE, LO SA CHE QUALCHE ORA FA ALL’INTERNO DEL CARCERE DI BENEVENTO È SCOPPIATO L’INFERNO?

Un losco figuro, come tutti quelli che abitano le patrie galere, prima si è barricato nella “camera detentiva” (sa, non vorremmo che le desse fastidio la parola cella), poi ha semplicemente spaccato tutto quello che si è trovato intorno. A spese del contribuente, mentre per esempio in Ungheria se un detenuto spacca il mobilio della cella viene costretto a risarcire il danno. Ma è un altro mondo, non certo quello al cui vertice c’è lei, signor ministro. Naturalmente questo “utente” (lo sa che si dovrebbero chiamare così? Non le viene da ridere?) ha poi accoppato ben quattro colleghi, che grazie alla DIFESA PASSIVA non hanno potuto reagire come dovrebbero. Lei, signor ministro della Giustizia, che intenzioni ha? Ha riflettuto con il suo pupillo al DAP? Che pensate di fare? Forse le aggressioni alla polizia penitenziaria sono poco utili alla sua propaganda? Ce lo spieghi, come ci dovrebbe spiegare che intenzioni ha per frenare l’emergenza aggressioni alla polizia penitenziaria. Buona serata signor ministro, ci dorma su, domani è un altro giorno, sperando di non dover scrivere di aggressioni.

LORO HANNO LE TESTE DI CUOIO, NOI INVECE LE TESTE DI CAZ………

Altro che dialogo e promesse ai camosci! Nella Repubblica Ceca e in genere nei paesi dell’area di Visegrad, le sommosse e le rivolte delle truppe cammellate vengono affrontate con l’intervento di squadre di elite, addestratissime e in costante aggiornamento. Sette dozzine di loro hanno partecipato ad una esercitazione nella regione di Chomutov provenienti da tutte le prigioni della zona per confrontare training e abilità professionali. La formazione di tecniche e tattiche avveniva all’aperto e all’interno di un ex carcere, ora scenario utilizzato per l’addestramento.

UN’ALTRA AMMINISTRAZIONE PENITENZIARIA CHE A CUORE IL BENESSERE DEL PERSONALE: LA VEZENSKA SLUZBA DELLA REPUBBLICA CECA

A destra nella fotografia, il direttore del penitenziario di Rynovice
Lo spazio cucina negli alloggi dei colleghi ceki

Noi siamo trattati peggio dei porci, in altri paesi il personale di polizia penitenziaria, in virtù del tipo di servizio a cui è chiamato, è davvero considerato e rispettato. Vi mostriamo alcune fotografie inviateci dai colleghi ceki che mostrano gli standard alloggiativi riservati al personale della VS. Ogni confronto con le nostre caserme (o stalle, ci sembra più pertinente) è perdente. Dalla distribuzione dell’acqua calda, ai rifiuti, alla pulizia degli “ostelli” (loro li chiamano così) per il personale, nonché per la manutenzione continua e costante. Qui siamo all’interno del complesso penitenziario di Rynovice, e in queste condizioni i colleghi possono rilassarsi e rigenerarsi dopo un lungo servizio nei reparti del penitenziario.

LE PAROLE DEL GRANDE NICOLA GRATTERI, SIMBOLO ED ESEMPIO PER CHIUNQUE ABBIA A CUORE LEGALITÀ E (VERA) GIUSTIZIA.

“Se la politica dovesse chiamarmi ancora? Sono il felice procuratore di Catanzaro e sono nel contempo il ‘consulente gratuito’, sul mio telefono chiamano parlamentari di tutti i partiti. Dico quello che penso e poi fanno esattamente il contrario. Sono arrabbiato con la politica, dall’estrema destra all’estrema sinistra, perche’ sto ancora aspettando un governo e un Parlamento che concretamente, stando col culo sulla sedia, scriva articolati di legge. Ci devono fare le leggi, io sono arrabbiato col potere politico che non ha alibi. Portino un articolato in aula e poi vediamo chi sta da una parte o dall’altra”. Cosi’ il procuratore della Repubblica di Catanzaro, Nicola Gratteri, questa mattina a margine della presentazione del libro ‘Storia segreta della ‘ndrangheta’, scritto con lo storico delle organizzazioni criminali Antonio Nicaso. Hanno partecipato all’incontro promosso dalla Regione Lazio il governatore Nicola Zingaretti e il presidente dell’Osservatorio per la Legalita’ e la Sicurezza della stessa Regione Lazio, Gianpiero Cioffredi.

Il ruolo del Papa.

“Il rapporto con la Chiesa e’ molto forte, la chiesa da Roma in giu’ e’ anche potere, una cosa che sanno bene politici e ‘ndraghetisti. Le mafie hanno bisogno di pubblicita’. Quando un capomafia da’ dei soldi alla chiesa, o si fa vedere con il vescovo o con il prete, e’ una esternazione del potere. Oggi il rapporto e’ cambiato grazie anche a Papa Francesco perche’ e’ una persona rude e diretta – ha aggiunto Gratteri – pero’ dei comportamenti della Chiesa sono cambiati. Ha nominato vescovi nuovi e positivi. Incomincia a vedersi qualcosa rispetto alla sua idea della Chiesa. Speriamo arrivino altri vescovi come il vescovo Oliva di Locri”.

La riforma della giustizia

“Se il Paese e’ pronto a una vera riforma della giustizia? Oggi dico no, perche’ io ancora non l’ho vista. Sono abituato a dire quello che vedo e penso. A oggi con tristezza non vedo la volonta’ di fare una rivoluzione sul piano giudiziario e soprattutto legislativo. Se e’ la politica che non la vuole? – ha detto ancora Gratteri – Certo. La politica se volesse potrebbe fare questa rivoluzione e nell’arco di meno di dieci anni abbattere le mafie dell’80 per cento, nel rispetto della Costituzione se il potere politico volesse creare un sistema giudiziario diverso proporzionato a questa realta’ criminale”.

Fonte: zoom24.it