PROSEGUE SENZA SOLUZIONE DI CONTINUITÀ LA “GLASNOST” DEL SERVIZIO PENITENZIARIO FEDERALE NELLA RUSSIA DI VLADIMIR PUTIN

La Russia e il suo articolato ed efficiente servizio penitenziario viaggiano spediti verso la trasparenza e la modernità. Una riforma costante che mostra un sistema penitenziario moderno e in linea con i principi legati al trattamento e alla rieducazione dei condannati. I giornalisti hanno visitato l’IK-4 UFSIN della Russia nella regione di Kaluga, in cui oltre un migliaio di persone condannate per reati gravi stanno scontando la pena, trecento dei quali cittadini stranieri. Tutti sono stati condannati al carcere per la prima volta. Il programma della visita includeva incontri e colloqui con i condannati che scontano condanne per gravi crimini commessi nella regione di Kaluga.

Guidati dalla direzione dell’istituzione, i giornalisti hanno familiarizzato con la vita dell’istituto correzionale, esaminato le zone destinate agli alloggi dei detenuti e quelle “industriali”. Gli ospiti sono stati in grado di vedere le condizioni di vita della detenzione dei detenuti, hanno visitato il laboratorio di lavorazione dei metalli, hanno fatto conoscenza con i prodotti finiti fabbricati dall’impresa dell’istituto. I rappresentanti dei media sono stati in grado di vedere come è organizzato il processo e cosa stanno facendo i prigionieri. Durante il tour della stampa, i dipendenti dei media si sono interessati alla vita quotidiana nella colonia, comunicavano con i detenuti, chiedevano i loro piani per il futuro. (Fonte: Servizio penitenziario russo)

CESARE BATTISTI È FINITO IN GALERA, ORA TOCCA A GIORGIO PIETROSTEFANI, LATITANTE DI LUSSO NELLA FRANCIA DI MACRON

Arrestato finalmente Cesare Battisti ora lo sguardo viene rivolto ad un altro latitante, criminale e terrorista, condannato per l’omicidio del commissario Calabresi. Pensate questo criminale ripulitosi in Francia vive con una pensione pagata dall’Inps di 1500 euro. A rivelarlo è Panorama che racconta l’assurda vicenda. A quanto pare il soggetto percepisce un assegno dall’Istituto di previdenza sociale in quanto titolare di una pensione di vecchiaia dei lavoratori ex Inpdai. Pietrostefani oggi ha 75 anni. Dal 2017, come detto, incassa il rateo della pensione. Per poter mettere le mani sull’assegno, Pietrostefani ha versato in Francia, dal 2000 al 2015, 12000 euro ogni anno per pagare i contributi previdenziali e quindi accedere ad una convenzione tra Francia e Italia che permette poi l’erogazione dell’assegno previdenziale. Insomma si può dire che lo Stato italiano paga la pensione ad un latitante. In Francia Pietrostefani si è rifatto la coscienza svolgendo la professione di architetto ed è stato anche dirigente di azienda con un ufficio in pieno centro a due passi dal museo del Louvre. Col riscatto degli anni universitari e con i contributi versati quando lavorava in Italia è riuscito ad ottenere la pensione che ammonta a 21.740 euro netti all’anno. Una beffa e un altro schiaffo all’Italia dove non ha mai saldato i conti con la giustizia.

LE BUCHE DI ROMA E I DIVERSAMENTE LIBERI DIVERSAMENTE IMPIEGATI

Son 30 e sono giovani, forti, formati e criminali, tanto che attualmente la loro residenza è stabilita in via Bartolo Longo 72, zona Rebibbia, Roma est. Questi baldi giovanotti, scelti tra i galeotti dal pedigree senza macchia (inteso come presenza in carcere, non prima di entrarvi…), ripareranno le buche delle strade della Capitale. La riteniamo una buona iniziativa in linea con le pratiche trattamentali e rieducative di cui spesso ci si riempe troppo la bocca. E, vogliamo dirlo, potrebbe funzionare. Se non altro farà incazzare di meno gli automobilisti di Roma, spesso dal gommista per qualche buca di troppo. Ora i baldi giovanotti – ben sorvegliati dai nostri – lavorano sodo “armati” di appositi canal-jet, dopo aver ricevuto adeguata formazione da Autostrade per l’Italia. Naturalmente il DAP si spara le pose. Recrimina l’esclusiva mondiale sull’iniziativa, ma a Largo Daga sono poco informati. Questo genere di protocolli sono già ampiamente utilizzati nella Repubblica Ceca, in Ungheria e in Russia, come vi abbiamo detto e mostrato più volte. Lo avreste mai detto?

NIENTE MENSA ANCHE A BOLOGNA. LA DITTA DELL’APPALTINO AL RIBASSO NON STA PAGANDO I DIPENDENTI. RISULTATO: COLLEGHI A DIGIUNO

La causa del male ha un nome: Unilabor e Food Facility. E’ la ditta che – sempre al ribasso spinto – ha conquistato la gestione (immonda) del ristoro (se così si può chiamare) per il personale della circondariale bolognese. Cuochi e addetti stanno incrociando le braccia. Una protesta contro gli ennesimi mancati versamenti di stipendio di dicembre e della tredicesima che è stata erogata, pochi giorni fa, in piccola parte solo per evitare lo stato di agitazione, e che a nulla è servita per evitare il blocco della mensa. La polizia penitenziaria, tra le tante inefficienze davvero di lungo conio, sconta la bufala della solita l’offerta economicamente più vantaggiosa che in realtà nasconde il massimo ribasso, e questo equivale a scaricare sui lavoratori il rischio d’impresa. E’ presto detto. Il ministro sorridente ha un’altra patata bollente, tanto per restare in tema. I fondi promessi e stanziati dall’esecutivo dovranno servire anche a non appaltare più il servizio di ristorazione al massimo ribasso, sistema che non fa altro che peggiorare la qualità del servizio e le condizioni di chi lavora quotidianamente in prima linea. Chissà…….

CAMBIA LA “SCENOGRAFIA” NEI VARCHI DEI TRIBUNALI DI AVERSA, NAPOLI E ROMA……

Il DAP a firma Basentini procede spedito e cambia i fattori di un gioco al lotto che per ora coinvolge il personale in servizio ai varchi dei tribunali di Napoli, Napoli nord (Aversa) e Roma. A parte la possibilità (tutt’altro che remota, anzi prossima) di eliminare i contingenti di polizia penitenziaria da questi servizi “extra moenia”, decisione che ha suscitato polemiche e critiche anche da parte della magistratura, per ora via alla sostituzione di funzionari, ispettori e sovrintendenti che, buoni buoni, dovranno rientrare nelle sedi di provenienza. Al loro posto un manipolo di agenti, assistenti e numero uno sovrintendenti a coordinare l’insieme. I sindacati borbottano, e anche parecchio. Pronunciano e sparano norme e leggine (con qualche forzatura), ma Basentini dribbla le organizzazioni di categoria e lancia l’interpello per i sovrintendenti da spedire nei tribunali, lasciando i sindacalisti a bocca asciutta. Ormai pare chiaro: Basentini vuole cambiare in profondità l’intera amministrazione e lo fa con un decisionismo che forse porterà buoni risultati. Per ora non commentiamo, aspettiamo piuttosto il veder confermate le novità per chi lavora in prima linea, la vera “mission” del corpo. E’ lì che si potrà misurare la “salubrità” o meno di questo vento di presunto (per ora) cambiamento dell’intera costruzione. L’architetto Basentini sta disegnando nuovi scenari, nuovi equilibri. Dove ci porteranno è presto dirlo. Chissà…….

DA UN COLLEGA DELLA PRIMA LINEA……

La polizia penitenziaria è un lavoro serio e difficile, se un giornalista vi chiama secondino ecc… non ve la dovete prendere perchè purtroppo è un lavoro che non è abbastanza conosciuto, non è conosciuto nemmeno dagli altri corpi. Spesso sento da parte di poliziotti, carabinieri, finanzieri la etichetta di “guardia carceriera”. Il problema viene dall’alto dal Ministero della Giustizia e del DAP. Anzi oggi grazie a Facebook il corpo un po’ di visibilità l’ha presa tra vari video e foto, ma se andate a vedere non esiste un documentario, un film, una fiction, qualche apparizione e basta.

NUOVA CARTOLINA DA VERONA MONTORIO. GLI “UTENTI” NON GRADISCONO I PROVVEDIMENTI DISCIPLINARI E FANNO ANCORA CASINO

A seguito dell’ultimo scontro tra utenti magrebinI e utenti dei paesi dell’est, la direzione ha stabilito la chiusura provvisoria dei gentili ospiti; scontri che ricordiamo sono avvenuti domenica pomeriggio con ausilio di spranghe di ferro, comportando il ricovero urgente al pronto soccorso con intervento al cranio di un rumeno. Quindi chiusi gli utenti precauzionalmente senza pascolo nel reparto, per quella sezione con relativo divieto d’incontro tra le fazioni e alternanza per l’aria, con il rischio che se si incontrano e si menano, il povero cristo che li deve sorvegliare (leggi poliziotto) ne paghi in prima persona. Tuttavia il provvedimento non gradito agli utenti ha scatenato ancora disordini: ieri sera sempre con sanitari manomessi e sezione allagata. Tra un po’ ci toccherà andare in servizio con gli stivali anfibi, tipo” acqua alta a Venezia “.

Per il momento da Verona è tutto, ma le prospettive non promettono nulla di buono.

ZITTI ZITTI, PARE CHE IL SORRIDENTE SI SIA ACCORTO CHE SOLLICCIANO È UNA CLOACA. E ALLORA? PER ORA PAROLE AL VENTO….E NON DIMENTICHIAMOCI DI UN CERTO DIRETTORE…..E DEGLI ISPETTORI CHE SI VEDONO MA NON CI SONO….

Il carcere fiorentino di Sollicciano è “uno dei penitenziari peggiori in termini strutturali in Italia, è stato costruito malissimo e è stato concepito malissimo e conseguentemente le problematiche sono più gravi a livello strutturale”. Se ne è accorto il geniale guardasigilli e l’esternazione è avvenuta durante una conferenza stampa a Firenze. Qualche dato su Solly: pesante indice di sovraffollamento (712 detenuti presenti a fronte di una capienza regolamentare di 500), gravi problemi di carattere strutturale nelle diverse sezioni che hanno finito anche per incidere sulle condizioni igienico-sanitarie e rendono ormai indifferibile l’avvio di consistenti lavori di manutenzione straordinaria, suicidi e atti di autolesionismo in carcere ed il crescere del numero dei tentati suicidi, 91 casi in Toscana, di cui 28 a Firenze-Sollicciano. Nel frattempo il giglione pazzo di Firenze è “ostruito” anche dalla presenza di un certo direttore, tale Fabio Prestopino, che decide vita e morte di ciascun poliziotto penitenziario in barba alle regole e all’imparzialità, lacerando ogni rapporto, negando trasparenza e pari opportunità. Termini come confronto e informazione sono stati aboliti da questo dirigente, lui corre in discesa, mentre i colleghi arrancano in salita senza mai vedere il traguardo.

C’è quindi una domanda che rivolgiamo al Prestopino direttore di Sollicciano: per quale strano motivo un assistente capo viene impiegato come tutore per gli allievi agenti, quelli che stanno completando il tirocinio previsto dalla formazione? E perché – come ci viene segnalato – costui nel Mod 14/a risulta essere impiegato in mansione diversa? Che fine hanno fatto i sovrintendenti e gli ispettori, unici titolati a svolgere la mansione di tutor per le reclute? Certo, sono pochi, ma si potrebbe dire che a Sollicciano quei pochi stiano giocando a nascondino, lasciando redini e responsabilità a colleghi la cui qualifica non permetterebbe determinati utilizzi. Eh si, a Solly’s jail sovrintendenti e ispettori si vedono ma non ci sono. Chiaro no?