RECLUSIONE DI AUGUSTA, SALVATORE GAGLIANI DEL SAPPE SICILIA CI SCRIVE A PROPOSITO DI UNA QUERELLE TRA FORMAZIONI SINDACALI

L’intervento di Bongiovanni

Gagliani scrive: “Il Bongiovanni (UGL-SIPPE) pur di darmi contro, non sapendo che lo stesso ispettore ha ammesso pubblicamente il suo FALLIMENTO (vedi schermata in basso, n.d.r.), strumentalizza la mia denuncia degli accordi violati, ammessi dallo stresso responsabile (l’ispettore di cui sopra, n.d.r.), facendolo passare per un attacco personale. Questo è lo stesso ispettore – scrive Gagliani – oggetto della mia contestazione che ammette che dico la verità, per cui il Bongiovanni è solo pretestuoso, e in maniera grave non ammette che le mie denunce sulla gestione fallimentare siano vere, come dice lo stesso responsabile dell’ufficio servizi (appunto l’ispettore, n.d.r.) per cui non è un attacco alla persona; la sua è solo rabbia perchè io e Galazzo 3 anni fa decidemmo di lasciarlo solo, faceva scelte solitarie non condivise, il risultato è stato ottimo: noi 50 tesserati lui…….”

L’intervento dell’ispettore Scarso responsabile ufficio servizi di Augusta

QUESTI PEZZI DI MERDA CHE NOI CI OSTINIAMO A CHIAMARE “UTENTI” NON CESSANO DI AGGREDIRE LA PRIMA LINEA….

Il carcere di Civitavecchia

Scusate il linguaggio, ma la nostra pazienza ha un limite. Siamo davvero stanchi di subire, siamo stanchi di assistere impotenti ad un massacro. Siamo stanchi di esseri ignorati da un ministro e da un Capo del DAP capaci solo di “programmi” a venire (ma quando? Quali tempistiche?) o, peggio, di proclami su chi siamo e quanto siamo bravi. Siamo bravi, non certo grazie a loro. Ma perdiamo comunque punti, perdiamo autorevolezza ogni qualvolta veniamo aggrediti, segno di debolezza e di mancanza totale di mezzi e tutele. Ora il teatro dell’ennesima aggressione è stato un reparto detentivo del nuovo complesso di Civitavecchia, con il solito straniero, un nigeriano, che ha preso a sputi, calci e pugni un nostro collega, e poi gli altri che sono intervenuti in suo aiuto. Sempre a mani nude, sempre difesa passiva uguale botte (a noi, ovviamente). In altri ambiti carcerari (leggi paesi stranieri) una simile aggressione sarebbe costata parecchio all’utente bastardo. Una bella dose di legnate e l’utente poi sarebbe finito all’isolamento perpetuo. Perchè in questo “altrove” i colleghi stranieri si fanno rispettare. E hanno i mezzi per farlo. Noi invece restiamo in perenne attesa tra la sbornia del programmismo di Basentini, e un ministro incapace di intervento decisivi e urgenti per fermare queste aggressioni.

I VERTICI DEL SERVIZIO PENITENZIARIO RUSSO……E QUELLI NOSTRI…..

Tutti rigorosamente in uniforme, sono ufficiali della polizia penitenziaria federale russa, ovvero dirigenti delle articolazioni centrali di questa amministrazione (vedi foto in basso). Ora, tornando più mestamente dalle nostre parti, ci chiediamo se le (future) novità introdotte da Basentini cambieranno qualcosa nei rapporti sempre complicati tra la polizia penitenziaria e quel manipolo di sepolcri imbiancati che albergano senza onore e dignità tra le mura del DAP a Roma. Un’amministrazione debole ma arroccata su se stessa, piena di privilegi e incapace di governare il sistema. Un’ammucchiata di soggetti che senza gradi e qualifiche controlla il destino di chi invece, all’interno di questa amministrazione, indossa uniforme e insegne di qualifica. Non può essere. Basentini lavorerà nella direzione giusta? Cioè avvierà quel processo di uniformità che invochiamo da tempo, come in Francia, nella Repubblica Ceca, o per l’appunto in Russia? Sarà questo l’ultimo vagito di un DAP sconcio e inutile? I prossimi mesi saranno decisivi, con la consapevolezza che soltanto con l’ascesa dei dirigenti e funzionari della polizia penitenziaria (quelli capaci si contano però sulle dita di una mano) il GAP amministrativo tra polizia e civili. Un sogno a occhi aperti? Forse, ma è l’unica strada possibile.

IL MESSAGGIO DI FINE ANNO DEL MINISTRO DELL’INTERNO MATTEO SALVINI

Come molti avranno capito, Storie di PP non ha mai nascosto il proprio apprezzamento verso la figura del leader della Lega, oggi anche vice premier e responsabile del Viminale. Lo abbiamo ascoltato con molta attenzione e oggi lo riprendiamo nel nostro blog e in questa pagina Facebook.

Mezz’ora dopo la conclusione del discorso a reti unificate dal Quirinale, Salvini prende il suo cellulare e su Facebook dà il via alla diretta per augurare ai suoi follower un buon anno nuovo. “Quante emozioni, quante battaglie, quanti problemi ma anche quante soddisfazioni e quanti risultati positivi raggiunti! – dice – L’Italia ha ritrovato finalmente orgoglio e dignità. E tutto grazie a voi. Che il 2019 sia migliore per tutti è il mio impegno Amici: io ci sono, conto sul vostro aiuto!”.

Mentre Mattarella ha ringraziato tutti gli immigrati, Salvini ha voluto rivolgere il suo saluto ai migranti “regolari che lavora in Italia”, ricordando che il problema sono i “clandestini”. “Sono contento che il Presidente Mattarella abbia cominciato il suo discorso parlando di sicurezza – dice il ministro dell’Interno – Abbiamo dimostrato che volere è potere: l’Italia ha riconquistato i suoi confini. Chi scappa dalla guerra benvenuto, tutti gli altri non arrivano”. Secondo Salvini “il presidente della Repubblica non ha potuto essere così esplicito”, ma “limitare gli accessi in Italia riporta un pò di ordine e tranquillità. Lotta agli scafisti, ai mafiosi che ci si sono arricchiti, anche mafiosi italiani a cui stiamo portando via anche le mutande”.

Pur ripetendo di aver apprezzato il discorso del capo dello Stato, il ministro dell’Interno non ha mancato di dire la sua sulla questione dei social network citati da Mattarella all’inizio del messaggio agli italiani. “Fortuna che ci siete voi che se dovessimo aspettare i giornaloni che devono ubbidire al padrone di turno – dice il leader della Lega – invece sui social ognuno si informa senza il filtro e poi gli italiani scelgono e se dopo 7 mesi il governo italiano ha il più alto consenso in tutta Europa o è come dice il Pd che gli italiani non capiscono o forse voi vi fidate di chi non promette miracoli ma passa dalle parole a fatti”.

Nel suo discorso, Mattarella ha parlato di Europa e delle prossime elezioni. Per Salvini si tratta della “partita delle partite” e mentre apprezza il richiamo al senso di comunità del presidente promette che la sua intenzione è quella di “salvare il futuro dei nostri figli ridando senso all’Europa che ora lo ha perso”. Al governo – aggiunge – “stiamo facendo una rivoluzione pacifica in Italia e il 26 maggio si può portare la rivoluzione in tutta Europa. C’è una rivoluzione da portare a termine”.

CHIACCHERE CON TARALLUCCI E VINSANTO ANCHE A PROPOSITO DI POLIZIA PENITENZIARIA

Leggiamo dal portale Giustizia.it che il 2018 è stato un anno importante per la Polizia Penitenziaria durante cui il Corpo ha ottenuto moltissimi risultati. Il 2018, ci permettiamo di sottolineare, è in primo luogo l’ennesimo “annus horribilis” per il Corpo. Perchè nessuno, tra le alte sfere, ha il coraggio di scrivere la verità, quella che fa male, quella rappresentata dalle legnate che la nostra prima linea prende a ogni piè sospinto, tanto che ti fai il segno della croce ogni volta che inizi il tuo turno, sperando che non accada nulla. Detto ciò plaudiamo agli oltre 1400 interventi delle unità cinofile, al lavoro dei colleghi del GOM, a quelli del NIC, al nucleo traduzioni, ecc. Così come non va dimenticata l’importanza dei primi importanti risultati anche per il Laboratorio Centrale per la Banca Dati Nazionale del DNA. Poi il servizio di polizia stradale e le Fiamme Azzurre. Però, c’è il solito però, la solita congiunzione avversativa con cui dobbiamo fare i conti. Intanto si tratta di attività che aggiungono portate al menu della polizia penitenziaria, ma sono un’altra cosa rispetto all’ingrediente principale, o se volete al piatto principale: il lavoro nelle sezioni detentive. Nel portale della Giustizia si scrive principalmente delle attività o servizi “extramoenia”, dimenticando quello principale della “mission” del poliziotto penitenziario: il controllo e la sorveglianza delle carceri e del loro bieco contenuto subumano ovvero i diversamente liberi. Persino la cosiddetta “task force” di una ventina di colleghi per accompagnare, gestire e controllare i detenuti che escono dal carcere per svolgere lavori di pubblica utilità. Si tratta di personale (imboscato) esclusivamente del Dipartimento “che non ha esitato – è scritto nel portale – a indossare nuovamente la divisa per dedicarsi, dopo un breve corso di formazione, a questo nuovo servizio”. E sai che fatica. E se la divisa l’avessero dovuta indossare per rientrare nelle sezioni detentive? Lì di sicuro esiterebbero, eccome se esiterebbero! Ma si, colleghi e lettori, continuiamo pure a farci del male, a subire le bugie, le richieste negate, l’arroganza dell’amministrazione e dei colleghi privilegiati (leggi imboscati), le baggianate di certi sindacalisti, e augurandoci in questo primo dell’anno 2019 che l’amministrazione imputridita venga spazzata via, ma dopo, e intanto che fare? Già, quid agendum, che fare? Ce lo dobbiamo davvero chiedere.

LE BELLE PAROLE DEL CAPO DEL DAP FRANCESCO BASENTINI. BELLE QUANTO INUTILI, SE NON SI PROVVEDE CON URGENZA A FERMARE LA VIOLENZA NELLE CARCERI.

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Certamente l’intervento di Basentini rappresenta una novità rispetto al passato. Un discorso di fine anno interamente dedicato alla polizia penitenziaria. Eppure, scusateci ancora, non ci convince del tutto. Perchè sono parole al vento come al vento sono tutti i discorsi che si fanno a fine anno, salvo poi mantenere lo “status quo” e dimenticare i dettagli più significativi, e oltretutto non si parla di sola polizia penitenziaria ma anche e neanche poco della controparte. Nel caso di Basentini e delle sue parole ci sono alcuni punti che lasciano il tempo che trovano. Il Capo del DAP scrive che “per ventiquattro ore al giorno e per trecentosessantacinque giorni all’anno questi uomini e donne in divisa blu e basco azzurro contribuiscono direttamente o indirettamente a farci sentire più sicuri, noi e la nostra società. Come? Svolgendo tutta una serie di compiti istituzionali che rendono la loro mission qualcosa di unico rispetto alle altre Forze dell’ordine: perché assicurano l’esecuzione delle pene attraverso la custodia in carcere dei detenuti, garantendo la loro salvaguardia dentro e fuori dall’istituto; ma al tempo stesso partecipano all’osservazione e al trattamento rieducativo dei reclusi, contribuendo con operatori specializzati e volontari a rendere più concreto quel recupero sociale che la nostra Costituzione ci impone e che altrimenti rimarrebbe un mero principio”. Queste sono solo chiacchere. A doppio fondo. Che significa garantire la salvaguardia del detenuto dentro e fuori dall’istituto? La polizia penitenziaria dovrebbe (e ribadiamo dovrebbe) garantire la sicurezza dell’istituto e impedire che vi siano violenze e aggressioni da parte delle truppe cammellate, ma attraverso strumenti certi e dotazioni di cui non vediamo neanche l’ombra. Ma poi davvero partecipiamo al trattamento dei detenuti? A qualcuno pare che sia così? Fatecelo sapere, perché non ce ne siamo accorti. Basentini naturalmente si guarda bene dal raccontare la scia delle aggressioni subite dalla nostra prima linea, di cui evita ogni riferimento a fatti e personaggi realmente accaduti, ultimi in ordine di tempo Trento e Lucca, salvo dire che si è trattato di rivolte sedate senza l’uso della forza. Vero, ma a quale prezzo? Ci sono colleghi che per aver agito senza mezzi idonei sono finiti all’ospedale. Ma questo lui non lo dice, perché gli interessa unicamente sottolineare “delle quasi 700 aggressioni fisiche subite dai detenuti quest’anno o delle 3.600 aggressioni, ferimenti, colluttazioni e persino tentati omicidi fra detenuti”. E quelle subite dai colleghi della prima linea? Da questo “messaggio” di fine 2018 del Basentini Capo del DAP si conferma un solo elemento: che detenuti e polizia penitenziaria continuano ad essere posti sullo stesso piano.