QUELLE DONNE IN MARCIA. SFILA L’ODIO CONTRO LA FAMIGLIA, MA ANCHE INSULTI A SALVINI E AI POLIZIOTTI…..

A Verona la controprotesta delle donne: lancio di fumogeni, bestemmie, insulti ai poliziotti e minacce ai leghisti

di Serenella BETTIN (Il Giornale)

Non si capisce cosa voglia dire quella ragazza con il dito medio alzato al cielo, mentre l’amica le fa una foto davanti il Palazzo della Gran Guardia a Verona, la sede scelta per il XIII Congresso della Famiglia. Il Wcf. E non si capisce no. Messa al mondo da padre e madre. Come tutti gli altri.

Allora ieri a Verona è andata in scena la contro-protesta. La manifestazione delle femministe di «Non una di meno». La manifestazione della sinistra. Di quella sinistra che rinnega la famiglia, che odia la vita, che predica uguaglianza pace amore e libertà e poi grida nelle piazze. Lancia fumogeni, bestemmia, schernisce i poliziotti e augura la morte alle persone. «Salvini, Salvini, speriamo tu muoia», gridavano in coro. «Poliziotti, poliziotti ma che ci state a fare se a casa ci sono i piatti da lavare». Gridavano così davanti a quegli schieramenti di poliziotti, militari e carabinieri messi lì apposta per loro.

Manifestazione contro il congresso mondiale sulla famiglia (Marco Passaro/Fotogramma, Verona – 2019-03-30) p.s. la foto e’ utilizzabile nel rispetto del contesto in cui e’ stata scattata, e senza intento diffamatorio del decoro delle persone rappresentate

Perché a difendere la famiglia si rischia il linciaggio. Donne travestite di fucsia, rosa, lilla. Uomini che al collo indossano il foulard della pace. Donne con i volti dipinti di cuoricini che reclamavano i diritti gridando al mondo che l’utero è il loro e ci fanno quello che vogliono. «Obietta obietta, obietta su sta fregna», gridavano le femministe in coro. Oppure «l’utero è mio», seguito da una bestemmia in rima. E così con megafono alla mano, striscioni, bandiere, chi mezzo nudo, chi sopra i furgoni ha preso e ha marciato in coro.

Pure i bambini. Sì mettiamoci pure loro, vittime di questa ostentazione. Bambini fatti fotografare con le scritte «No nera. No lesbica. No etero. Sì umana». E così alle 14.30 sono partiti da Verona stazione Porta Nuova e si sono diretti verso Palazzo della Gran Guardia. Erano circa 20mila, provenienti da tutta Italia. «Noi veniamo da Alessandria», ci dice una coppia con la spilla della Cgil. Varie le associazioni presenti. Da Amnesty International, alla Mariposa di Milano, fino ai Sentinelli. Questi che affissi al collo avevano cartelli con scritto «sono Bin Laden, Bussetti perché non hai invitato anche me?». Questi i laici e gli antifascisti. Oppure «siamo le streghe che non avete bruciato». Nei parcheggi, secondo le stime di questura e polizia municipale, c’erano almeno 140 pullman, senza contare tutti quelli arrivati in treni o in auto. Poi una volta giunti vicino al palazzo della Gran Guardia hanno preso megafoni in mano e hanno iniziato a unire i cori. A lanciare fumogeni. A lanciare assorbenti e bottigliette vuote. A colorare gli assorbenti interni di rosa. Hanno reclamato tutto il loro odio contro i fascisti, contro Salvini, contro il potere e hanno esaurito la loro triste comparsa con uno striscione: «Un orgasmo vi seppellirà».

Ma già al mattino avevano iniziato. Una coppia gay gridava con uno spagnolo difensore della famiglia tradizionale. E mentre un gruppo di femministe intonava «Bella Ciao» tenendo in mano uno striscione con scritto «Sui nostri corpi decidiamo noi», nella stessa piazza il coordinatore veronese di Forza Nuova annunciava la costituzione del comitato per «abrogare la legge 194».

Qui, a pochi metri da dove padri e madri sedevano ai tavolini dei bar, portando a passeggio i figli.

GIOVANI RECLUTE DELLA POLIZIA PENITENZIARIA DELLA FEDERAZIONE RUSSA SFILANO PER CELEBRARE L’ANNIVERSARIO DELLA VITTORIA CONTRO L’INVASIONE NAZISTA (SECONDA GUERRA MONDIALE)

La competizione per la migliore esecuzione della canzone di battaglia, dedicata all’anniversario della vittoria, si è tenuta nel centro addestramento reclute del FPS della Russia. Vi hanno preso parte tutte le unità femminili e maschili dell’istituto. Ogni squadra ha preparato 6 canzoni. “Katyusha”, “Mosca”, “I soldati hanno un giorno libero”, “Non sopporteremo il prezzo”, “Addio Slavyanka”, “Siamo l’esercito del popolo”, “Yagoda-lampone”, “Marcia dei difensori di Mosca”, “Ultima battaglia” “La Russia è la mia amata”, “Non ci siamo riposati da così tanto tempo” – queste e altre opere risuonavano echeggianti e rumorose alla vigilia dell’anniversario della Vittoria nell’area sportiva VIPE (scuola di formazione) del FPS della Russia.

ALLERTA! IL CAPO DEL DAP CERCA CAPRO ESPIATORIO ALL’INDOMANI DELLA MORTE DI UN DETENUTO A VITERBO.

Un detenuto italiano sessantenne, un senza dimora, in galera per minacce e resistenza a pubblico ufficiale. Ucciso a colpi di sgabello dal compagno di cella, un indiano, in carcere per omicidio. Dell’aggressore si sa che faceva lavori saltuari, per lo più di agricoltura e pastorizia. Viveva a Cerveteri. Un mese e mezzo fa, la sera di San Valentino, ha accoltellato un conoscente, un uomo di 70 anni che lo aveva ospitato in casa. Fin qui il fatto di cronaca. Ora però il Capo del DAP cerca un colpevole. Perchè, come sempre, per lui il colpevole non è chi commette il reato in carcere, ma la polizia penitenziaria che non l’ha fermato. E già, siamo così tanti in prima linea che siamo in grado di prevenire episodi di questo genere. Ma poi fateci capire. Un detenuto ne ammazza un altro e la responsabilità è della polizia penitenziaria? Ma a che gioco sta giocando l’improvvido Basentini? Il giochino è sempre quello, al massacro (dei poliziotti penitenziari), ragionando da inquisitore senza il benchè minimo equilibrio, a tutela di assassini, rapinatori, ladri, malfattori. Ma questo ci conferma quanto pensiamo da mesi: che al Capo del DAP della polizia penitenziaria non gliene importa un fico secco. Naturalmente comprendiamo nel ragionamento anche il suo ministro, quello dai larghi sorrisi.

DUE SUICIDI NELLA POLIZIA DI STATO.

Un poliziotto della questura di Chieti è morto dopo essersi lanciato dal ponte della Transcollinare, la strada che dal casello autostradale di Dragonara porta al centro della città. La tragedia è avvenuta stamattina, poco prima delle 8. Sul posto il personale del 118, i vigili del fuoco, polizia e carabinieri. Il collega deceduto aveva 48 anni ed era in servizio alla Digos. Il fatto ha alimentato dolore e sgomento in tutto il personale della questura di Chieti.

Mentre a Caltanissetta una poliziotta di 47 anni è stata trovata morta nella sua abitazione, in viale della Regione. La collega si sarebbe tolta la vita con un colpo d’arma da fuoco alla tempia. Sono intervenuti i colleghi della questura (la donna era assistente capo), il magistrato di turno e la polizia scientifica. A trovare il corpo sarebbe stato il marito, anche lui poliziotto.

L’EMERGENZA IMMIGRATI NON CESSA…..

Momenti di paura all’interno della Curia vescovile di Frosinone dove un ghanese di 25 anni ha sequestrato per alcune ore 15 persone con l’intendo di estorcere loro del denaro. L’episodio è avvenuto ieri pomeriggio. La polizia di Frosinone ha liberato gli ostaggi e ha arrestato il 25enne che dovrà rispondere di sequestro di persona ai fini dell’estorsione, resistenza, violenza e lesioni a Pubblico Ufficiale. Durante l’intervento della polizia il giovane ha opposto resistenza ferendo lievemente due poliziotti.

L’EX CONSORTE DI VALLANZASCA E ALTRI SOGGETTI GIRANO UN FILM DI PROPAGANDA SUI CASALESI, IL VIMINALE NE VIETA LA PROIEZIONE MA……

….ma loro, in barba ai divieti, lo proiettano lo stesso in un club privato di Gaeta.

Angelo Bardellino

Una sfida allo Stato, un voler marcare ancora una volta un territorio, mostrando di non temere nessuno. Il film “Operazione Spartacus. La casalese” – prodotto da Angelo Bardellino, nipote dell’ex capo clan ucciso in una guerra di Camorra negli anni 80 e diretto dall’ex moglie di Renato Vallanzasca Antonella D’Agostino – sta diventando un caso che mostra la delicatezza di quell’area a cavallo tra il Lazio e la Campania. Prima è arrivato il divieto di proiezione per l’evento organizzato inizialmente in un resort a Spigno Saturnia, comune dell’estremo sud pontino, a ridosso del confine con la Campania. Poi, martedì sera, la sfida: attori, regista, organizzatori e supporter si sono dati appuntamento, riservatamente, alla Yacht Club di Gaeta, a pochi chilometri dal locale inizialmente scelto per l’evento che poi è stato vietato. Il divieto del Viminale? Ignorato, cambiando sala ed evitando ogni forma di pubblicità. Tutto organizzato con il passaparola, messaggi inviati poche ore prima sui cellulari del cast e tanta discrezione. “Né con lo Stato, né con la Camorra” è il terribile quanto discutibile slogan di lancio del film pubblicato sulla pagina Facebook ufficiale. “Solo una storia d’amore”, si difende l’autrice Antonella D’Agostino.

La “regista” del film, Antonella D’Agostino ex moglie di Vallanzasca

Una trama dove la protagonista si oppone al marito collaboratore di giustizia, racconta la presentazione pubblicata sui social. È il filo narrativo sottile che aveva preoccupato la Prefettura di Latina e la Commissione antimafia, intervenute la settimana scorsa ottenendo il divieto di proiettare il film. Ma chi è Angelo Bardellino? Imprenditore nel settore musicale nato nel casertano e cresciuto a Formia, è il rappresentante più conosciuto della famiglia protagonista dei primi anni di ascesa del clan dei Casalesi. Ha subito una condanna in secondo grado per estorsione ed oggi è in attesa del pronunciamento della Cassazione. Ma i Bardellino sono un nome che continua a contare in quel territorio. Proprio a Spigno Saturnia, dove era previsto inizialmente l’evento, avevano alcuni terreni, poi confiscati. Le forze di Polizia sono arrivate nei locali dove si è tenuta la proiezione del film solo