Linea dura di Salvini sull’islam: controlli a tappeto nelle moschee

di Andrea Indini (Il Giornale)

Adesso l’allerta è massima. E la stretta non può che essere commisurata al livello di pericolo che il Paese sta correndo. E così, per prevenire qualsiasi attacco di matrice jihadista, Matteo Salvini ha firmato una circolare che impone ai prefetti di aumentare i controlli e il livello di attenzione su tutti i luoghi di aggregazione di cittadini musulmani.

La stretta riguarderà, dunque, sia i centri islamici sia le moschee. Ma non solo. Il vice premier leghista ha, infatti, raccomandato di “riservare una cura particolare alle dimensioni di elezione del proselitismo“, anche ovviamente il web.

Non che prima fossero mancati i campanelli d’allarme. Ma negli ultimi mesi si sono fatti più pressanti. Tanto da alzare il livello d’attenzione. Tanto per citarne alcuni: i due lupi solitari che stavano progettando “un’azione aclatante a bordo di un camion”, il senegalese che urlando “Allah Akbar” aveva pestato due poliziotti con una sbarra di ferro; il marocchino che aveva tentato di sgozzare un passante “perché portava un crocifisso al collo”. E poi l’instabilità della Libia e la preoccupazione che sui barconi possano imbarcarsi quei foreign fighter che, persa la guerra in Libia, vogliono tornare a combattere il jihad in Europa. Non da ultimo il terribile attacco ai cristiani in Sri Lanka e il ritorno in video del califfo Abu Bakr al Baghdadi. È la minaccia di un incubo che torna in continuazione. Una minaccia che non è possibile mai sconfiggere del tutto, ma che si può tentare di prevnire con misure più stringenti come quelle che Salvini sta cercando di applicare in Italia. Oggi il numero uno del Viminale ha, infatti, pubblicato la direttiva che aveva già annunciato nei giorni scorsi. “In considerazione del profilo della minaccia (delterrorismo internazionale, ndr), incarnata anche da singoli radicalizzati istigati dal messaggio propagandistico – si legge nella circolare – occorre riservare una cura particolare alle dimensioni di elezione del proselitismo”.

Gli occhi non dovranno essere unicamente puntati sulle moschee. Nei luoghi che Salvini ha chiesto ai prefetti di tenere sotto controllo rientra anche tutta quella “variegata realtà dei centri di aggregazione e delle associazioni culturali asseritamente ispirate alla fede musulmana”. Strutture distribuite su tutto il territorio nazionale ma che si concentrano, in modo particolare, in Lombardia, Emilia Romagna, Veneto, Piemonte, Sicilia e Toscana. Una presenza che, secondo i dati del Viminale, è “in aumento” ed è contraddistinta “da differenti ideologie” che, in certi casi, sono orientate a “una strumentale interpretazione radicale e intransigente dell’islam“. I numeri sono impressionanti. Le associazioni culturali islamiche censite dal ministero dell’Interno nel nostro Paese sono 1.382. La stragrande maggiorza di queste (ben 1.068) vengono usate dai musulmani anche come luoghi di preghiera. Ed è qui che dilaga il radicalismo islamico.

A ingrossare le fila degli estremisti è ancora una volta l’immigrazione di massa che ha assunto “dimensioni significative”. Come si legge nella circolare, “trafficanti senza scrupoli, organizzazioni e reti criminali” alimentano i canali alle infiltrazioni terroristiche. Proprio per questo l’allerta non può più essere circoscritta ai centri islamici. A preoccupare sono anche i “circuiti parentali e relazionali” che, però, “risultano di difficile penetrazione”. Tanto che, a fronte del dilagare del proselitismo, divente sempre più importante “riuscire a intercettare il bacino potenzialmente esteso ed insidioso deiradicalizzati in casa” per anticipare “possibili progettualità ostili”.

IZHENSK, RUSSIA. UN LADRO AGGREDISCE UN AGENTE CON UN COLTELLO E LO FERISCE. L’AGENTE RISPONDE CON L’ARMA.

Nella città di Izhevsk, un agente di polizia ha fermato un uomo sospettato di aver rubato una bicicletta. L’agente di polizia lo ha fatto avvicinare all’auto di servizio per portarlo in commissariato, ma l’aggressore improvvisamente ha afferrato un coltello. Primo colpo alla gamba, l’agente estrae l’arma dalla fondina e spara al ladro. Lo colpisce ad una gamba. Il ladro reagisce un’altra volta e stavolta colpisce l’agente ad un fianco. L’agente spara ancora, uccidendo il malfattore. Va fatto notare che l’agente NON è stato indagato o accusato da alcun magistrato. In Russia come in America chi aggredisce o minaccia un poliziotto sa cosa rischia……a quando anche in Italia?

OGNI GIORNO CE N’È UNA, ANZI DI PIÙ…..UN’AFRICANA, CORRIERE DELLA DROGA, ASSALTA UNA COLLEGA DELLE FIAMME GIALLE. LE PRENDE L’ARMA E TENTA DI SPARARLE CONTRO……

Meno male che l’arma era in sicura, altrimenti la collega della Finanza sarebbe morta stecchita. Una vera e propria tragedia sfiorata a Treviso, dove una nigeriana ha assalito un agente donna della Guardia di Finanza, sottraendole l’arma, puntandogliela contro e aprendo il fuoco contro di lei. Si tratta dell’ennesima aggressione a un membro delle forze dell’ordine italiane. La 31enne extracomunitaria, corriere della droga, era finita nel mirino della Finanza trevigiana, che in seguito a una perquisizione aveva rinvenuto numerosi ovuli celati nella pancia della donna. È stato proprio a questo punto che la pusher ha dato in escandescenza, scagliandosi contro la militare, riuscendo a disarmarla e a puntarle contro la rivoltella. Fin qui il racconto del brutto episodio, che vede ancora protagonista un soggetto straniero, una donna in questo caso. Ora il ministro Salvini invoca la tolleranza zero. Ora però lasciateci fare una sottolineatura: quante volte, a seguito di questi fatti, lo avremo sentito parlare di “tolleranza zero”? Almeno un miliardo di volte. Ora sarebbe il caso che il ministro passasse dalle “verba” alle “res”. Ricordiamo al ministro che tanti anni fa in una New York sconvolta dal crimine, con interi quartieri in mano ai criminali e off limits alla polizia, un certo sindaco (con le palle) di nome Rudolph Giuliani dichiarò la tolleranza zero. Ma lui lo fece davvero. Poteri e carta bianca alla polizia, durezza con i criminali, sostenuto dalle leggi americane che sono più stringenti di quelle annacquate dei codici italiani. New York fu ripulita e ancora oggi beneficia di quell’intervento. Caro ministro Salvini se non facciamo lo stesso anche da noi, resterà tutto alla chiacchera da campagna elettorale. Veda di stabilire alleanze con partiti seri e lasci perdere quegli accamosciati del 5Stelle, gentaglia senza arte né parte, che le sta solo mettendo bastoni fra le ruote. Ci aspettiamo che dopo il 26 maggio succeda qualcosa di buono per il nostro martoriato paese.

MOSCA, GALLERIA D’ARTE TRETIAKOV. UN SOGGETTO RUBA UN QUADRO, MA POI LA POLIZIA LO “RECUPERA”

Il filmato mostra un uomo che, con tutta calma, stacca dal supporto un dipinto esposto al Museo Tretiakov di Mosca, sotto lo sguardo esterrefatto dei visitatori. L’uomo indisturbato esce dal museo e sparisce, ma…….

Dopo qualche giorno riceve la visita di certi “personaggi” in uniforme, che ovviamente reclamano il prezioso dipinto. E lo faranno senza mezzi termini, recuperando il quadro e arrestando l’incauto ladro (notare l’occhio nero…..evidentemente non ha collaborato, in Russia guai a non ottemperare agli ordini della polizia….). Insomma nei paesi seri la Polizia può agire anche con estrema durezza di fronte ad un reato, ed è giusto così. Mentre in Italia……..

IL MAGISTRATO INFEDELE “CONSILIORI” DEL FAMIGERATO MIMMO LUCANO ORA FINISCE SOTTO LA LENTE D’INGRANDIMENTO DEL CSM

Proprio ieri vi abbiamo parlato di Emilio SIRIANNI, quel magistrato in servizio alla Corte d’appello di Catanzaro che in una conversazione telefonica diceva “Eh Mimmo, quello che faccio io non sono in molti disposti a farlo, perché teoricamente è anche giusto che un magistrato non deve avere rapporti con gli indagati”. Invece…..

Il giudice Sirianni, insomma, sapeva perfettamente che il suo rapporto di consiliori con il politico inquisito era fuori dalle regole. Ma continuò imperterrito. E ora quella intercettazione pesa sulla sorte di Sirianni, che il Consiglio superiore della magistratura intende chiamare a rispondere dei «suggerimenti» legali, politici e mediatici forniti a Lucano. Al Csm, più rapidamente, si sta mettendo in moto la macchina che punta a stabilire se Sirianni possa continuare a fare il giudice a Catanzaro, a contatto ravvicinato con l’amico Lucano, inquisito e rinviato a giudizio per associazione a delinquere finalizzata alla truffa allo Stato e all’immigrazione clandestina.

C’è solo da sperare che costui venga destituito dalla magistratura. Ed essendo figura di punta dell’ANM (le toghe rosse), la vicenda la dice tutta su questa associazione di magistrati, ed il loro utilizzo “politico” della legge, vedasi per tutto gli attacchi al ministro Salvini. I magistrati hanno troppa indipendenza, vanno controllati e sanzionati quando sbagliano. Altrimenti la democrazia sarà sempre in pericolo.

TUNISINO, NERVOSO E SPACCIATORE. AGGREDISCE I CARABINIERI, MA VIENE ARRESTATO

Sempre nonostante Salvini, le nostre città restano in mano al degrado e al crimine, e soprattutto in mano agli stranieri che la fanno da padrone, con arroganza e senza alcun rispetto per regole e leggi. Naturalmente ci sono anche gli italiani che non sono da meno, ma gli immigrati detengono senza dubbio la palma d’oro. E’ la storia di un tunisino che si è fatto scudo con il figlio di tre anni mentre i carabinieri cercavano di arrestarlo e la moglie guardava la scena, sconvolta. La location del fattaccio è la Verona sconvolta e non più tranquilla dei giorni nostri. La città di Giulietta e Romeo, una volta città d’arte e di cultura, oggi fa i conti con l’immigrazione sconsiderata voluta dai precedenti governi di centrosinistra. Tornando al tunisino, i carabinieri hanno faticato non poco per bloccarlo. I militari avevano bloccato la vettura station wagon sulla quale viaggiava il tunisino di 38 anni con la famiglia. Fin da subito l’uomo ha iniziato ad inveire contro i Carabinieri, mettendo in mezzo anche il figlio di tre anni. Soltanto con l’arrivo dei rinforzi, bambino e moglie sono stati fatti allontanare al sicuro, mentre i militari hanno trovato sull’auto dell’uomo un blocco di cocaina da 120 grammi e quasi duemila euro in contanti. Il 38enne a quel punto è stato arrestato e portato nel carcere di Montorio. Si tratta di R. Z., classe ’81, con precedenti: gli si contesta la detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio e la “resistenza a pubblico ufficiale”.

VATTI A FIDARE DEI DIVERSAMENTE LIBERI! ECCONE UN ALTRO CHE NON RIENTRA DAL SOLITO PERMESSO….

Non è solo colpa loro, in fondo nella “professione” di criminale prima e detenuto poi, anche una fughetta rientra nei canoni. La vera responsabilità è invece di quegli imbecilli che come sempre dispongono senza capire, senza conoscere. Stavolta c’è stato anche lo zampino della Giornata della Misericordia, rutilante e varipinta manifestazione inscenata in quel del santuario di Padre Pio, a San Giovanni Rotondo. Durante la gitarella “premio” il diversamente libero ha fatto perdere le proprie tracce. Quando si era deciso di far rientro a Brindisi, infatti, il cappellano del carcere si è accorto che uno dei detenuti non era risalito sul pullman e per questo ha lanciato l’allarme.

Si tratta di un soggetto sulla trentina che stava scontando una condanna per reati contro il patrimonio. Rinchiuso nel carcere di Brindisi, avrebbe finito di scontare la sua pena fra poco meno di un anno. Considerato un detenuto modello (che paraculo!), da parecchio tempo usufruiva dei permessi premio e dalla scorsa estate si recava quotidianamente presso il Comune di Erchie per partecipare a progetti di volontariato. Alla fine ha capito che il gioco valeva la candela, e si è dato alla macchia……

MINISTRO SORRIDENTE, NO ALL’IMPUNITÀ ECCETTO I SUOI CARI DETENUTI? COME PENSA DI INTERVENIRE SULLE AGGRESSIONI ALLA POLIZIA PENITENZIARIA? QUALI DISPOSIZIONI PENSA DI IMPARTIRE AL SUO PUPILLO CAPO DEL DAP? O È TROPPO IMPEGNATO A LECCARSI LE FERITE DELLE RECENTI STANGATE ELETTORALI? È PERCHÈ NON SI DIMETTE, INSIEME A BASENTINI?

Troppe domande? Già troppe anche per lui, l’uomo dai sorrisoni smaglianti, un altro ministro inutile sullo scranno di Via Arenula. Perchè questo paese non riesce ad aver guardasigilli degni di lode? Ecco, altre domande…….tante, forse troppe. Ma il nostro pensiero va ai colleghi aggrediti, umiliati, sequestrati, feriti, marginalizzati. E allora le domande, come l’incazzatura, salgono ai massimi storici. Due soggetti, Bonafede e Basentini, che recuperando un minimo di dignità perduta, dovrebbero avere il coraggio di fare le valige. Ma loro, dentro quelle testoline, penseranno di essere dalla parte del giusto, che significa detenuti e tutto ciò che ne consegue. La polizia penitenziaria è un fastidio, una gatta da pelare, una patata bollente. Da evitare.

SICUREZZA E DEGRADO. AGENTI DI POLIZIA LOCALE AGGREDITI A MILANO DA UN AMBULANTE AFRICANO

Nonostante Salvini (che tuttavia ha bloccato l’invasione), la cronaca ci racconta quotidianamente delle nefandezze di questi invasori che, non avendo titolo e dediti al malaffare, aggrediscono i colleghi delle forze dell’ordine impiegate nel controllo del territorio. L’ultimo episodio è avvenuto in quella Milano non più da bere, ma ormai stretta nella morsa del crimine, tanto da aver conquistato una tragica prima posizione tra le città più pericolose d’Italia. Due agenti della polizia locale, addetti ai controlli a contrasto dell’abusivismo commerciale, si sono avvicinati ad un venditore abusivo di origine africana. Siamo all’interno della metropolitana milanese, linea 1, e i due agenti lo hanno avvicinato con la normale richiesta di documenti. L’uomo all’inizio sembrava tranquillo, ha mostrato di essere collaborativo. Ma all’improvviso è invece scattata l’aggressione. La prima a subire è la collega, una donna di 52 anni, che l’africano ha spintonato fino a sbatterla contro il muro. Per il collega invece calci a non finire. Ma i due, nonostante il trauma, sono riusciti a bloccarlo e ad arrestarlo. Chi dobbiamo ringraziare per tutto questo?

CORRE L’OBBLIGO DI TORNARE SUI GRAVISSIMI FATTI DI SIRACUSA….

Come vi abbiamo già detto, il giorno di Pasqua per i nostri colleghi del Cavadonna non è stato di quelli da ricordare. I colleghi, all’interno delle sezioni riservate ai comuni, vennero sequestrati dai detenuti e costretti ad aprire le celle per consentire la cosiddetta socialità. Quando hanno terminato il proprio svago sono rientrati in cella. Un fatto di una gravità inaudita, di cui Capo del DAP e ministro inutile quanto sorridente dovrebbero chiedere lumi. E agire di conseguenza. Ma li conosciamo bene, e sappiamo che il primo si muove unicamente per punire i colleghi, l’altro probabilmente starà pensando all’ennesima batosta elettorale del suo indecente movimento, battuto nuovamente dagli elettori e proprio alle recenti elezioni in Sicilia. Per non dimenticare, il servizio di una televisione locale.