TUTTO SI FA PER I DETENUTI, NIENTE INVECE PER LA POLIZIA PENITENZIARIA

Ecco l’ultima novità in tema di presunto e supposto reinserimento sociale per chi ha ucciso, rapinato, rubato, scippato, venduto droga, gestito prostituzione e loschi commerci….e a proposito di commerci ecco spuntare una convenzione tra il DAP e E-price, primo operatore italiano nell’e-commerce. Che succederà dunque? Succederà che gli spazi inutilizzati di due penitenziari, vale a dire quello di Rebibbia a Roma e la Minervini House di Torino, accoglieranno i centri logistici dell’azienda italiana. A lavorarci saranno i soliti cammelli pronti alla riabilitazione e alla smacchiatura della lista di crimini commessi quando erano in libertà. Nella speranza che non sparisca qualcosa dai futuri centri di smistamento prodotti in regime di e-commerce. Non si sa mai, il lupo perde il pelo ma non il vizio. Quanto alla polizia penitenziaria, oltre all’aggravio di lavoro e turni, visto che Mister Basentini ci dice che gli organici sono sufficienti, si prevede un futuro lacrime e sangue per noi con l’arrivo di E-price nelle carceri.

ROMA, 90ENNE RUBA TIRAMISU AL SUPERMARKET. GLIELO COMPRANO I COLLEGHI DELLA POLIZIA DI STATO

Lui, 90 anni. Interni supermercato a Roma. Afferra una confezione di tiramisu all’interno di un banco frigo. Lo nasconde sotto la giacca, ma lo vedono. La sorveglianza lo blocca e avverte la polizia. Ecco arrivare una volante della PS, commissariato Colombo. Agli agenti l’anziano dice di aver avuto voglia di dolce. I colleghi tuttavia decidono di non procedere, anzi, pagano il dolce e fanno anche un po’ di spesa all’anziano. E poi lo riaccompagnano a casa. Da quanto si sa l’anziano ha gravi problemi economici a causa della bassa pensione percepita. Plauso ai colleghi della PS per aver agito con umanità ed equilibrio. Bravi.

Nigeriano abusa di moglie e bimba

di Valentina RAFFA (il Giornale)

Ragusa – Quel segreto, pesante come un macigno, lo aveva tenuto per sé. Non poteva confessarlo nemmeno alla madre, che era ogni giorno vessata da un nigeriano che aveva conosciuto al Cara di Mineo, dove erano ospiti, e che poi era andato a vivere con loro nel centro storico di Ragusa, in attesa dell’esito dell’istanza dello stato di richiedenti asilo. Quell’uomo aveva promesso di prendersi cura di loro e, invece, la mamma veniva ogni giorno picchiata brutalmente e violentata anche davanti a lei e al suo fratellino ancora in fasce, perché quell’uomo si ubriacava ed era sempre arrabbiato. Come dirle che quando erano rimasti soli in casa, quel nigeriano aveva stuprato anche lei? 12 anni e coraggiosa, la bambina, vedendo che la madre si stava aprendo coi poliziotti della Squadra mobile di Ragusa, si è alzata in piedi, interrompendo il gioco in quella stanza confortevole della questura allestita proprio per i più piccoli, e ha detto alla poliziotta che giocava con lei che voleva conferire con qualcuno. Doveva dire una cosa troppo grande. Poi è scoppiata a piangere: «Sono stata violentata anche io dal compagno della mamma». La frase choc ha raggelato l’agente. È stata immediatamente avvisata una psicologa, e la bambina è stata ascoltata nelle forme dell’audizione protetta. È saltato fuori che l’uomo l’aveva violentata in più occasioni, quando la mamma non era in casa. I particolari delle violenze subite da mamma e figlia sono stati agghiaccianti, tanto che la procura di Ragusa, che ha coordinato le indagini della Squadra mobile iblea, ha ritenuto che sussistessero gravi indizi di colpevolezza a carico del nigeriano, 39 anni, che è stato rinchiuso in carcere per maltrattamenti in famiglia, ripetute violenze sessuali ai danni della compagna e della figlia minorenne della donna. Il giudice delle indagini preliminari di Ragusa ha agito in fretta. In meno di 48 ore dalla denuncia delle violenze e dal conseguente rapporto redatto dalla Squadra mobile e inviato al pubblico ministero, che ha richiesto una misura cautelare, il 39enne è stato condotto in carcere su disposizione del gip, e resta a disposizione dell’autorità giudiziaria iblea. Mamma e figlia sono al sicuro. I loro eroi sono i poliziotti. Prima quelli della Squadra Volanti di Ragusa, che col loro intervento, la scorsa settimana, hanno scongiurato il peggio, quando la donna, dopo essere stata picchiata per l’ennesima volta, è riuscita a sottrarsi alla furia del compagno e a scappare in strada, nel centro storico di Ragusa, chiedendo a squarciagola di essere aiutata. Gli agenti l’hanno prima accompagnata al pronto soccorso, perché venisse curata per le botte che aveva preso, e poi in questura. Qui i loro eroi sono stati i poliziotti della Squadra mobile a cui, sentendosi protette, mamma e figlia hanno denunciato le violenze sessuali subite, riuscendo in tal modo a fare rinchiudere in carcere il loro aguzzino.

DALLE PRIGIONI DELLA FRANCIA SI SCAPPA. IN UNA SETTIMANA BEN SEI EVASI

E la maggior parte di queste fughe si è verificata durante le traduzioni dal carcere agli ospedali o ai tribunali. Giovedì scorso, un detenuto è fuggito durante il suo trasferimento alla corte di Ales. Il soggetto ha chiesto agli agenti di poter fare pipì. E durante la “pisciata” ha trovato il modo di dileguarsi nel nulla. E’ ancora ricercato. Questo lunedì, a Bethune, un detenuto è fuggito dall’ospedale facendo fessa la sua scorta prima di tornare nel furgone. Lo stesso giorno, un detenuto è fuggito mentre era ricoverato in ospedale. Martedì, due detenuti ospedalizzati sono fuggiti insieme. Un altro detenuto è fuggito lo stesso giorno a Saint-Quentin-Fallavier durante il suo trasferimento all’ospedale. Ammanettato, è riuscito a fuggire prima di salire sul furgone della prigione. C’è qualcosa che non va nelle traduzioni dei colleghi francesi….

SI BECCA L’ERGASTOLO E SBROCCA IN AULA DURANTE LA LETTURA DELLA SENTENZA

Prima va in giro ad ammazzare la gente, poi si arrabbia se i giudici lo condannano all’ergastolo. Stiamo parlando di Francesco Olivieri, il 31enne accusato di aver ucciso l’11 maggio dello scorso anno due persone a Nicotera, e di averne ferite altre tre a Limbadi. Quel giorno, l’uomo, secondo l’accusa, avrebbe fatto prima irruzione in un bar nella piazza di Limbadi e armato di fucile da caccia iniziato a sparare ferendo di rimbalzo tre persone che giocavano a carte e che si trovavano sedute ad un tavolino del locale. Poi si sarebbe dato alla fuga, sparando anche fuori contro un’auto parcheggiata lungo la via a Caroni. Il mezzo era di un fratello di uno dei feriti nel bar.

Successivamente, Olivieri avrebbe e fatto irruzione a Nicotera in casa di Giuseppina Mollese, 80 anni (colpita con un colpo di fucile e morta poche ore dopo in ospedale a Catanzaro) e poi esploso colpi sempre dei colpi di fucile sul balcone di casa di Michele Valerioti, uccidendolo. Dopo aver collezionato tutte queste nefandezze, ha pure dato di matto dopo aver beccato un bell’ergastolo. Calci alla rete di separazione delle gabbie, tentativo di afferrare l’arma di un nostro collega, colluttazione con i nostri, con le guardie giurate del tribunale e i carabinieri.

La giudice fan di ong e immigrati che contesta rimpatri e porti chiusi

di Andrea INDINI (il Giornale)

È stata relatrice di una sentenza contro il ministero dell’Interno, va in giro per l’Italia a denunciare la “deumanizzazione delle migrazioni”, partecipa ai dibattiti con le ong, che infrangono le leggi per riempire l’Italia di clandestini, e sponsorizza libri schierati contro i respingimenti degli irregolari e la chiusura dei porti. Il magistrato in questione si chiama Luciana Breggia e a Firenze è presidente della sezione specializzata per l’immigrazione e la protezione internazionale del tribunale toscano. “La democrazia è bellissima – commenta Matteo Salvini – invito questo giudice a candidarsi alle prossime elezioni per cambiare le leggi che non condivide”. Firenze è una delle città con il più alto numero di rifugiati d’Italia. A presiedere una delle 26 sezioni italiane, istituite alla fine di luglio del 2017 dall’allora ministro Marco Minniti per decidere se un immigrato ha diritto o meno alla protezione internazionale, è proprio la Breggia, ultrà dell’accoglienza che non fa mistero di non sposare le politiche portate avanti da Salvini per contrastare l’immigrazione clandestina. E così succede che, nel secondo semestre 2017, su 41 ricorsi presentati dai richiedenti asilo la sezione da lei presieduta ne ha accolti 35. Un numero a dir poco impressionante: più dell’85%. Nel 2018-2019 non si è ancora pronunciata su alcun ricorso, ma è plausibile che il trend sia pressoché lo stesso. “Dietro quelle pratiche, quei fascicoli, c’è la storia umana del nostro tempo – ha spiegato il magistrato in una recente intervista – non sono numeri, ma persone e spesso dietro a queste persone ci sono altre persone in bilico, in pericolo”. Lo scorso 15 maggio la Breggia ha emesso una sentenza con cui ha negato al ministero dell’Interno la possibilità di impugnare una decisione del tribunale di Firenze che aveva precedentemente disposto l’immediata iscrizione all’anagrafe del Comune di Scandicci di un richiedente asilo somalo. “Ogni richiedente asilo, una volta che abbia presentato la domanda di protezione internazionale – aveva deciso lo scorso marzo il giudice Carlo Carvisiglia – deve intendersi comunque regolarmente soggiornante, in quanto ha il diritto di soggiornare nel territorio dello Stato durante l’esame della domanda di asilo”. La sentenza della Breggia ha, quindi, tolto al Viminale la possibilità di opporsi alla sentenza e ha lasciato ai sindaci la completa autonomia di decidere contrastando, in questo modo, quello che al ministero definiscono “un orientamento giurisprudenziale consolidato”. “Il rischio – fanno sapere dallo staff di Salvini – è avere interpretazioni difformi sul territorio e su un tema delicato come quello anagrafico”. La Breggia on si limita a schierarsi contro Salvini soltanto in Aula, ma “occupa” anche presentazioni e dibattiti e rilascia interviste per dimostrare tutta la propria avversione nei confronti delle misure prese dal governo Conte. In un’occasione è stata relatrice alla presentazione del libro L’attualità del male, la Libia dei lager è verità processuale di Maurizio Veglio, avvocato membro dell’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione (Asgi). Al tavolo con lei c’era anche Alessandra Sciurba, la portavoce della ong di Luca Casarini & Co., “Mediterranea Saving Humans”. A marzo, in una lunga chiacchierata con Famiglia Cristiana, ha raccontato di girare “molto per le scuole” d’Italia per sensibilizzare su certi temi e di scrivere di “quegli uomini ridotti in condizione di schiavi”. Nelle occasioni pubbliche non si fa mai problemi a dirsi contraria ai Centri di accoglienza straordinaria che difinisce “limbo di insicurezza”. “Ci sono casi di richiedenti asilo che sono letteralmente impazziti durante la lunga attesa, anche a causa delle gravi situazioni dei familiari rimasti in loco – è la sua idea – storie di vite spezzate, di famiglie distrutte, storie di enorme sofferenza”. Per la Breggia “le leggi, che costituiscono il diritto, non sempre vanno nella direzione della giustizia“. È forse sulla base di questa convinzione che si oppone quotidianamente, in Aula e non solo, a quelli che ritiene provvedimenti ingiusti. Un’ingerenza che Salvini trova inaccettabile: “Mi aspetto che un magistrato applichi le norme, anziché interpretarle”. Da qui l’invito a “candidarsi alle prossime elezioni per cambiare le leggi che non condivide”.