LA MANNAIA CENSORIA DI FACEBOOK E DEI SEGNALATORI DEL POLITICAMENTE CORRETTO HA NUOVAMENTE BLOCCATO LE NOSTRE PAGINE SUL SOCIAL DI ZUCKERBERG

Non sappiamo quando verranno sbloccate, o meglio quando ci sarà data nuovamente la possibilità di riprendere le pubblicazioni. Questa volta non hanno comunicato i termini della “punizione”. Scrivono di “blocco temporaneo alle funzioni di amministratore”.

L’efficacia del politically correct ha principalmente a che fare con l’ormai irrimediabile miopia ed ignoranza dell’attuale homo consumens iper-stimolato, un’idiota nel senso etimologico del termine, privato di un mondo comune, ripiegato sul suo ombelico, che si limita ad assorbire acriticamente la vulgata mainstream propinata da tutte le TV e gli organi di stampa. Quest’ultima sottende un ben preciso Immaginario Dominante, il quale, come una grande cappa scura e obnubilante, avvolge l’intera esistenza di ciascun singolo individuo nella sua quotidiana lotta per “un posto al sole” (anch’esso ovviamente già pre-stabilito e pre-confezionato secondo il mantra non recitato del “desidera ciò che gli altri desiderano”).

Oltre il velo dell’illusione mediatico-spettacolare, ci potremmo facilmente rendere conto che si tratta di “verità” del tutto relative e opinabili, spesso ridicolamente meschine, affermate dalla violenza di un mono-discorso tipicamente democratica e occidentale, per cui subdola, mai palese e manifesta, a tratti leziosa, persino bonaria come potrebbe essere una pacca sulla spalla che lo Zio Sam, dismesso il fucile insanguinato, potrebbe dare all’impenitente e irriducibile uomo anti-moderno (e ovviamente anti-puritano).

Come funziona la censura di Facebook? Non lo sa nessuno. E dietro gli algoritmi si cela un sistema da Grande fratello dai contorni inquietanti. Un documentato articolo della rivista on line Orwell, spiega bene le logiche che si celano dietro le pagine bloccate e gli account sospesi. Come spiega bene l’autore dell’articolo, «Facebook e Google non chiariscono, infatti, né le loro linee guida né i processi decisionali che determinano quali contenuti abbiano diritto di cittadinanza e quali invece debbano essere rimossi. Questa mancanza di trasparenza, unitamente alle dichiarazioni di alcuni manager di queste aziende, sono la dimostrazione che certe decisioni vengono prese e attuate con un approccio parziale, oltre che unilaterale». Perché mantenere regole vaghe? Facile. In questo modo, Facebook e Google le interpretano a loro piacimento. E non sono tenuti a dare spiegazioni.

«Per quanto riguarda l’Italia – si legge sul blog – a inizio settembre l’amministratore della pagina Facebook di Marcello Veneziani è stato bloccato a causa di un articolo pubblicato 15 mesi prima e, nei giorni scorsi, la piattaforma di Zuckerberg ha rimosso alcuni articoli pubblicati dal quotidiano online Il Secolo d’Italia riguardanti la chiusura dei profili di CasaPound. Guarda un po’ che caso…»

E mentre la censura di Fb all’estero diventa oggetto di dibattito politico trasversale, «alle nostre latitudini il tema viene affrontato con la consueta partigianeria, con gran parte della sinistra che esulta per la chiusura delle pagine del movimento di estrema destra, senza rendersi conto che, così facendo, si fanno portatori di un approccio alla questione che tutto è fuorché democratico, anche perché presto potrebbe toccare anche a qualcuno di loro. Tanto vale pensarci subito, pensando ad alternative davvero libere».

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