CONTINUA A SGONFIARSI LA BALLA DEL TRATTAMENTO INUMANO E DEGRADANTE, LA VICENDA DELLA MACCHINA DEL FANGO SU ALCUNI COLLEGHI DI TORINO

Il tribunale del riesame di Torino ha revocato gli arresti domiciliari per un collega accusato ingiustamente di aver umiliato e picchiato uno dei delinquenti rinchiusi nella sezione protetta, quella dedicata agli stupratori e sex offenders. Le vessazioni erano state “degradanti”, ma non “disumane”. E il reato di tortura, introdotto nel codice penale a partire dal 2017, non può essere applicato. Fra trattamento “disumano” e trattamento “degradante” corre la differenza che, in Italia, non permette di parlare di tortura. La pronuncia dei giudici è un tassello dell’inchiesta che alcune settimane fa ha portato ai domiciliari sei colleghi che, secondo gli inquirenti (che hanno creduto alle fandonie di questi soggetti, tutt’altro che bravi ragazzi), avrebbero tormentato questi “poveri” reclusi del blocco C, quelli indagati o condannati appunto per abusi sessuali. Il collega in questione a differenza degli altri doveva rispondere di un solo episodio risalente al 17 novembre. Uno dei detenuti, secondo l’accusa (dunque secondo le bugie di questi infami), fu costretto a stare quaranta minuti in piedi a faccia al muro e a sentirsi dire “sei un pezzo di m…”; poi venne chiuso in uno stanzino e preso a schiaffi, calci e pugni. Il tribunale del riesame, presieduto da Elisabetta Barbero, ha compiuto una lunga escursione nella giurisprudenza formata dalla Corte europea dei diritti dell’Uomo di Strasburgo e, basandosi soprattutto su un paio di sentenze del 1978 e del 2001 per vicende avvenute in Gran Bretagna, ha operato un netto distinguo fra “disumano” (indubbiamente più grave) e “degradante”. E la legge messa a punto dal Parlamento italiano, secondo la lettura dei giudici torinesi, richiede che “a fronte di un’unica condotta”, come nel caso di questo collega, “il trattamento sia inumano e degradante” nello stesso momento. Nonostante ciò, i giudici credono ai criminali stupratori e sex offenders. I giudici infatti hanno affermato che i maltrattamenti, cosi’ come raccontati dai reclusi, ci sono stati. Almeno in alcuni casi. La macchina del fango e delle bugie continua a mettere nei guai i colleghi, perché le anime salve che credono ai criminali abbondano ovunque.

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