IL SEGRETARIO NAZIONALE DEL SINDACATO DEGLI (PSEUDO)“UFFICIALI” DI POLIZIA PENITENZIARIA LE SPARA DURANTE UN’INTERVISTA ALLA RADIO

… deprimente… mortificante… quando il messaggio conclusivo che passa è quella della lotta alla corruzione della “guardia” (sicuramente in percentuale minore ad altri) e non menzionare assolutamente le continue e quotidiane aggressioni che il VERO personale di Polizia Penitenziaria subisce quotidianamente in prima linea, grazie ad un fallimentare sistema penitenziario voluto da Orlandiani governi abusivi e contrastati solo in parte dai Funzionari di “Isoradio”. Forse Isoradio, il giornalista che intervista, dovrebbe conoscere e vedere le foto dei colleghi martoriati e sanguinanti, giusto per completezza d informazione. È proprio vero che la “seduta” della poltrona non conosce la fatica dei “piedi” che la sorregge. Qui il link se vorrete ascoltare le parole di costui:

SIAMO INCAZZATI, MOLTO INCAZZATI, E LO SIAMO ANCHE NEI CONFRONTI DI TUTTE LE SEGRETERIE NAZIONALI DEI SINDACATI

Scrive un collega dalla trincea: “Noi siamo i rappresentanti della legalità all’interno delle carceri, e ci fanno passare per delinquenti, nonostante noi si faccia un lavoro fuori dal comune. Prendiamo botte, umiliazioni e contestazioni. Basta, ora quelle merde dei sindacati o si impegnano a fare qualcosa per il personale, altrimenti invitiamo tutti i colleghi a cancellarsi!”

PRISON OF TARANTO, NO BEDS BUT MANY DRUGS AND MOBILE PHONES…OF COURSE

Che tradotto in italiano significa che a Taranto mancano i posti letti per i diversamente liberi, ma in compenso droga e telefoni cellulari viaggiano in grandi quantità. Un carcere allo sbando? Ma no, per il solito consesso di boiardi civil-ministeriali va tutto bene. Telefonate con parenti, amici o tra detenuti ospitati in celle diverse. Parlano di tutto: vita privata, sport, ma soprattutto droga. Gestiscono gli affari fuori dalle mura del carcere, ma studiano sistemi per portarla all’interno dell’istituto penitenziario. Cocaina e hashish arrivavano tramite i parenti che visitano i detenuti e non sono pochi le donne e gli uomini, familiari di carcerati, coinvolti nell’inchiesta perché pizzicati con droga poco prima di essere ammessi ai colloqui all’interno dell’istituto. Madri, mogli e amici dei detenuti sono finiti nel mirino degli investigatori: complessivamente sono 17 le persone indagate solo nell’ultima inchiesta. Taranto fino a pochi mesi fa ospitava oltre 600 detenuti a fronte di una capienza di circa 300 posti. Il doppio delle sue capacità. E la danza va avanti. Da qui si esce solo costruendo nuovi istituti. Con le migliori dotazioni e tecnologie per la sicurezza, dotando la polizia penitenziaria di strumenti per la propria difesa e incolumità adeguati. Ma tempo fa il Sorridente chiacchierone non stipulò con l’allora ministra della difesa Trenta un protocollo di cessione di immobili militari dismessi da trasformare in carceri? Fu solo un proclama in stile Malafede e M5S?

NON HAI UN TETTO SOPRA LA TESTA, NON SAI COME MANGIARE? DIVENTA UN CRIMINALE, VITTO E ALLOGGIO SARANNO ASSICURATI

Per questo a Pesaro, un 45enne originario del sud, con problemi di tossicodipendenza alle spalle, già noto alle forze dell’ordine, ha fatto di tutto per finire in carcere. Prima ruba un libro in un’edicola del centro storico poi va in Questura per autodenunciarsi, chiedendo di essere arrestato. Ma la Polizia gli aveva spiegato che le manette non sarebbero scattate solo per quel libro. A quel punto il soggetto ha annunciato che sarebbe andato a fare una rapina in banca. E, pensate un po’, ha mantenuto il proposito. Rapina in banca. La banca avverte la polizia, ma lui non si scompone. Buono buono aspetta gli agenti seduto, senza muovere un dito. Questa volta il giochino funziona e il soggetto finisce dietro le sbarre.

Il PM aveva chiesto 2 anni e 6 mesi, ne avrà solo due. Naturalmente è stato anche sottoposto a una perizia psichiatrica che lo ha riconosciuto capace di intendere e di volere. Ma comunque un soggetto pericoloso e manipolativo. Intanto è ospitato nel resort a tre sbarre Villa Fastiggi di Pesaro. Mangerà e dormirà a spese dello Stato, Ecco questo signore lo si potrebbe definire “utente”, dato che volontariamente ha deciso di fare uso dei servizi dello Stato.

LA BATTUTA DELLE INFERRIATE, BENE PURCHÈ NON DIA FASTIDIO AI POVERI GALEOTTI

La battuta è un MUST, appartiene ai sempreverdi cliché di sicurezza carceraria, allo scopo di verificare se vi siano stati tentativi di segatura delle sbarre. Non si sa mai. Tu vai e procedi, ma può capitare, e ultimamente avviene assai spesso, che un cammello si permetta di esprimerti fastidio mentre batti il ferro. Già, tu apri la finestra, e loro si scocciano, in un albergo che si rispetti queste cose non si fanno. I clienti protestano. Primo avvertimento: tu, con il sorriso a 32 denti lo inviti con le buone, ma certi cammelli non ti comprendono, sono stranieri, quelli scesi dai barconi, li avete presenti? Che arrivati in Italia si danno subito al crimine, spaccio in testa. Ecco, te li ritrovi nel tuo carcere e si permettono di mostrare fastidio verso la battitura. A quel punto ti incazzi, partono gli sproloqui e il cammello dopo si trasforma in un gattino e ti fa le fusa. Ma può succedere anche altro. Che tu venga aggredito, come qualche volta è accaduto. Ma dai, perché disturbare i cuccioli? Ragazzi siamo in un resort, non in carcere. E il cliente ha sempre ragione….

LA TELEFONATA NON VA A BUON FINE, ALLORA IL DIVERSAMENTE LIBERO SI ACCANISCE CONTRO I NOSTRI

Siamo nel carcere di Augusta. Un soggetto, un “utente” (come vorrebbe il linguaggio demagogico e buonista), va al telefono dopo esserne stato autorizzato, ma dall’altro capo del filo solo il bip bip che suona a vuoto. Non risponde nessuno. Fine dei giochi, ora deve rientrare negli appartamenti di cui è utente. I colleghi lo invitano a rientrare, ma lui non gradisce la disposizione. Pochi istanti, e lo scenario muta in un battibaleno. I colleghi vengono aggrediti, pugni, calci, colpi al volto, alle braccia, al collo. E il detenuto. Niente, sano come un pesce. D’altro canto, formazione a parte, non lo puoi e non devi toccarlo. E’ fauna pregiata, poco ci manca che il WWF o l’Unesco li dichiarino specie protetta o patrimonio dell’umanità. Naturalmente il detenuto è nordafricano e pare che abbia qualche rotella fuori posto. Un buon sistema per la cura ci sarebbe: ve lo mostriamo qui sotto.

IL COMUNE DI PESCARA CERCA DI FARE IL POSSIBILE PER RISOLVERE I PROBLEMI DI LOGISTICA SANITARIA PER I DETENUTI, MA LA DIRETTRICE DEL SAN DONATO È UCCEL DI BOSCO

Dunque questa volta le istituzioni locali si sono mosse. E hanno fatto sapere che la soluzione dei problemi ospedalieri per i detenuti sono in via di risoluzione. Che dire? Molto bene, soprattutto per i colleghi che li scortano in ospedale. Le istituzioni locali hanno così convocato una conferenza stampa, ma la direttrice del San Donato non si è presentata, pur invitata. Aveva forse di meglio da fare? Chissà… Mica ce li porta lei i detenuti in ospedale…

COMUNICATO STAMPA FSP POLIZIA DI STATO

Suicidi, Fsp Polizia da Pescara dove si è tenuto un convegno sulla prevenzione del disagio: “Numeri agghiaccianti, necessarie prevenzione e strumenti specifici da adottare senza ulteriori ritardi burocratici”

“Ieri a Pescara per l’ennesimo convegno voluto dalla Fsp in tema di prevenzione del disagio tra i poliziotti, purtroppo proprio a poche ore dal suicidio di un collega che ieri sera si è tolto la vita a Torino. E’ l’ottava tragica morte del genere dall’inizio dell’anno, otto vite stroncate in un mese nella sola Polizia di Stato, a fronte di 69 suicidi registrati nel 2019 fra tutti gli operatori in divisa. Sono numeri agghiaccianti che devono tassativamente imporre di attivarsi in ogni maniera possibile per far fronte a un fenomeno che cresce esponenzialmente. E’ indispensabile fare prevenzione”.

E’ quanto afferma Valter Mazzetti, Segretario Generale dell’Fsp Polizia di Stato, da Pescara, dove questa mattina si è tenuto il convegno “Prevenzione del disagio tra gli operatori di Polizia. Nuove prospettive”, con esperti del settore, psicologi, psicoterapeuti, e il direttore tecnico superiore della Direzione centrale Sanità Polizia di Stato.

“Partecipiamo attivamente al tavolo tecnico per la prevenzione delle cause del disagio voluto dall’Amministrazione grazie al Capo della Polizia, Franco Gabrielli, a cui si deve il cambio culturale nell’affrontare la questione e non schivarla – aggiunge Mazzetti -. Un tavolo dove si lavora per fronteggiare problematiche che possono trovare in molti fattori legati al servizio una cassa di risonanza, quando non la principale causa, generando o aumentando disagi che possono sfociare nel dramma. E questo perché la tipologia, la durata e le modalità del servizio incidono concretamente sul contesto esistenziale, familiare e personale del poliziotto. Per intenderci, è troppo sbrigativo addebitare il suicidio di un poliziotto a un divorzio senza pensare che, magari, un rapporto si deteriora perché un poliziotto non riesce neppure a condividere la vita familiare a causa del lavoro. Prevenire vuole dire proprio rimuovere o limitare al massimo questi fattori di criticità, strettamente connessi alla specificità di questo lavoro. Ma è indispensabile fare rete. Gli strumenti e le proposte normative che vengono delineate, per prevenire il disagio dei poliziotti ma anche per consentire loro di affrontarlo senza remore, devono trovare immediata risposta dalla politica, eppure questioni così cruciali vengono rinviate di sei mesi in sei mesi senza che si riesca a concretizzare nulla. Non è ammissibile, la burocrazia deve essere azzerata di fronte a questo tema, il senso di umanità e di responsabilità lo impongono”.

TELEGRAMMA DA UN PENITENZIARIO DEL NORD EST D’ITALIA, DOVE ORMAI I DETENUTI VENGONO COCCOLATI, PERSINO SE “PUNITI” ALL’ISOLAMENTO

INIZIO DETTATURA – Allora aggiorno – STOP – beduino uscito da circa 20 giorni dal nostro hotel – STOP – rientrato da 4/5 giorni aveva già preso 3/4 rapporti per comportamenti sempre refrattari alle regole intramurarie provocatori e indisciplinati ai limiti della sopportazione – STOP – sempre sul filo del rasoio sempre a cercare lo sconto fisico – STOP – finché ieri sera si è mollato con le mani al collo di un giovane collega sputandogli in faccia – STOP – è stato prelevato dalla sezione di appartenenza e “CONDOTTO” con le dovute maniere in sezione a regime chiuso – STOP – Capirete che paura: blindo sempre aperto, TV in camera da solo, va all’aria insieme agli altri a regime chiuso – STOP – non gli si può vietare il diritto allo studio, quindi se gradisce va a scuola o corsi vari, non gli si può vietare il diritto di culto, quindi se vuole può andare in Moschea al venerdì insieme agli altri – STOP – Magari la domenica si segna pure per la messa cristiana e viene fatto pure accedere senza problemi – FINE DETTATURA