QUELLO CHE, PRIMA IL SUICIDIO, POI L’AGGRESSIONE. INSOMMA UN SOGGETTO CHE NON SI È FATTO MANCARE NULLA

Non abbiamo alcuna compassione per i detenuti che si comportano così. L’ingratitudine è una brutta bestia. E’ la storia di un “utente” (per usare il linguaggio idiota dell’amministrazione penitenziaria), 40 anni, italiano, che ha cercato di farla finita con un cappio rudimentale intorno al collo. Siamo a Chieti, interno penitenziario, i nostri si accorgono dell’insano tentativo e lo spiccano senza perdere tempo. Siccome l’utente (?) si è trasformato in paziente, in seguito all’autodafe, egli si è trovato in poco tempo ad occupare una stanza del pronto soccorso. Lì, piantonato dai nostri, ha pensato bene di fare un po’ di casino. I colleghi però e per fortuna, non si sono fatti sorprendere e, chiamato il personale sanitario, l’utente-paziente è stato sedato. Questa volta è andata bene. La prossima? Chissà.

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