AL MAGISTRATO LA PURCHIACCA PIACE ASSAI, E PER QUESTO DAVA “AIUTINI” IN CAMBIO DI PRESTAZIONI SESSUALI

E’ proprio vero. Non ci vogliate male per la volgarità di questo assunto, ma chi non ha sentito almeno una volta nella vita il detto popolare “tira più un pelo di fica che un carro di buoi”? Già, Archimede ebbe a dire “datemi una leva e solleveró il mondo”, invece un magistrato “datemi una freg*a e vi darò una sentenza su misura”. E’ la storia di Marco Petrini, presidente della terza sezione civile della Corte d’Appello di Catanzaro e arrestato nell’ambito di un’inchiesta condotta dalla procura di Salerno. Petrini, secondo quanto documentato dalle carte dell’inchiesta, aveva due avvocati donne con le quali intratteneva relazioni sentimentali e sessuali. Ed entrambe sono finite all’interno dell’inchiesta, nella qualità di indagate. A supporto della tesi della Procura, infatti, vi sono intercettazioni ambientali ed anche video che, in alcuni casi, documentano in maniera incontrovertibile l’avvenuta consumazione di rapporti sessuali all’interno degli uffici di competenza del giudice Petrini. I casi contestati sono almeno due. Il primo, avvenuto il primo marzo del 2019, coinvolge l’avvocato Marzia Tassone nel proprio ufficio, all’interno della commissione tributaria di Catanzaro. Il giudice mandrillo ignora però che, dentro la sua stanza, gli investigatori hanno montano una videocamera che riprende tutto. E ciò che emerge dimostra come i rapporti, tra i due, andassero ben oltre l’aspetto professionale, per divenire di tipo confidenziale e, come rimarca il gip intimo (sessuale). Nell’occasione la Tassone riferisce a Petrini di avere problemi con un avvocato e lo mette in guardia, raccomandandogli di non fidarsi di alcuni legali, colpevoli di parlare troppo.

Dal colloquio viene fuori, a causa di un fraintendimento fonetico, un riferimento alla famiglia Soriano. Tanto basta agli investigatori per approfondire la cosa e scoprire che Petrini, nella sua qualità di presidente della Corte d’assise d’Appello di Catanzaro, si era effettivamente occupato, fra il gennaio e febbraio 2019, del processo “Ragno”, scaturito dall’omonima operazione condotta dalla Dda di Catanzaro nel 2011, contro le famiglie di ‘ndrangheta del Vibonese, fra cui proprio i Soriano. Ed è in questo contesto che, stando all’accusa, avviene un episodio piuttosto emblematico: nel collegio difensivo di quel processo, infatti, figura proprio l’avvocato Marzia Tassone. La Corte, presieduta da Petrini, in accoglimento delle richieste del collegio di difesa, rigetta la richiesta della procura generale che richiede di utilizzare i verbali del collaboratore di giustizia Emanuele Mancuso, ritenendo le sue dichiarazioni «irrilevanti ed inconferenti rispetto ai capi d’imputazioni».

Marco Petrini

Per il gip non vi è alcun dubbio «sui rapporti effettivi che legano Petrini alla Tassone: durante un incontro registrato il 7 marzo scorso, i due consumano un rapporto sessuale». Il giudizio che dà il gip è tranciante: «Appariva dunque che i favori sessuali concessi dalla Tassone costituissero utilità per il giudice Petrini rispetto agli “aiuti” forniti dal magistrato all’avvocato Tassone, in vari processi: e precisamente non solo nell’occasione del rigetto della richiesta formulata dalla Procura generale, bensì in varie altre circostanze». C’è poi un secondo episodio di questa brutta reality soap sesso-giudiziaria.

Marzia Tassone e Marco Petrini

In questo caso l’accusa è quella di aver intrattenuto delle relazioni sessuali abituali con l’avvocato Spina, «omettendo di astenersi, avendone l’obbligo» ai sensi di legge «dal comporre il collegio giudicante nei ricorsi tributari – assegnati al suo colleghi – nei quali il ricorrente parte privata era patrocinato dall’avvocato Spina nell’adottare sentenze di accoglimento di ricorsi presentati dalla professionista, fra cui una sentenza depositata il 22 febbraio 2019, di cui il magistrato preannunziava il deposito alla stessa Spina, il giorno prima alle 12.56 circa». Come controprestazione avrebbe ricevuto indebitamente «utilità consistite in prestazioni sessuali, di cui almeno sedici documentate nel corso delle investigazioni», all’interno della commissione tributaria provinciale di Catanzaro. L’altro reato contestato a Petrini ed all’avvocato Spina riguarda la dazione di denaro di quest’ultima al magistrato, per una somma pari a 4mila euro su richiesta del giudice per asserite difficoltà economiche. Il prezzo, secondo l’accusa, della disponibilità del giudice nei confronti del legale. Insomma un gran vespaio, anzi in questo caso, un bel ginepraio. D’altro canto la gnocca è sempre la gnocca, anche per un magistrato.

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