POLONIA E REPUBBLICA CECA, NEI PENITENZIARI SI COMBATTE IL COVID-19

Mentre i nostri penitenziari sono circondati dal Covid-19, in gran parte senza presidi affidabili, tra colleghi positivi o in quarantena, in Polonia e Repubblica Ceca da subito all’indomani dello scoppio dell’epidemia, si è provveduto a dotare il personale sanitario e di polizia delle necessarie misure di tutela. Come invece potete leggere dalle testimonianze che noi di Storie abbiamo riportato, dalle nostre parti ancora si naviga a vista. Senza dimenticare le rivolte dei giorni scorsi.

Un collega polacco
Personale sanitario dell’amministrazione penitenziaria ceca

CI SCRIVONO I COLLEGHI DEL DON BOSCO, LA CASA CIRCONDARIALE DI PISA. E CI RACCONTANO LA VERITÀ SU QUELLO CHE NESSUNO DICE

Ecco il messaggio: “al Don Bosco cosa? Ahahahah quelle che leggete sui giornali sono tutte cazzate! Non è stato fatto niente dall’inizio della pandemia, addirittura il nostro direttore minacciava rapporti a chiunque utilizzasse le proprie mascherine perché a suo dire provocavano allarmismo! Dopo i primi casi di coronavirus virus all’interno del carcere e dopo una bella tirata di orecchie, hanno deciso di distribuire le “mascherine” (lo straccio Swiffer), ma questo è avvenuto pochi giorni fa. Misure di contenimento? Zero! Colleghi che sono venuti a contatto con i positivi ancora vanno al lavoro, e alcuni ancora devono fare il tampone! Questo istituto è solo una bomba a orologeria!

Per non parlare poi degli accasermati. Sono mesi che l’acqua viene a tratti e fredda. Ci possiamo fare la doccia soltanto in alcune fasce orarie…”

ECCO COS’È L’AMMINISTRAZIONE PENITENZIARIA, CORTE DEI MIRACOLI CHE HA IN ODIO LA POLIZIA PENITENZIARIA

Leggiamo da un quotidiano locale lo sfogo di un collega di San Vittore: “Qui siamo in dieci positivi al Covid, quattro nel quinto raggio. Ma se ci facessero il tampone almeno la metà di noi risulterebbe contagiata. Abbiamo chiesto più volte all’Amministrazione penitenziaria di farci il tampone – dice il collega – ma niente. Solo ai detenuti. Qualcuno di noi se lo è fatto privatamente e ha scoperto di avere il Coronavirus. L’amministrazione penitenziaria non vuole farci fare i tamponi – si sfoga ancora l’agente di San Vittore – perché più della metà di noi risulterebbe positiva e dovrebbero chiudere il carcere. Non è finita qui. Con le mascherine siamo messi ancora peggio. Ai detenuti vengono distribuite quelle non omologate e noi dobbiamo comprarci da soli quelle chirurgiche da 50 centesimi o da un euro. Insomma, lavoriamo senza sapere se siamo positivi e in condizioni di totale mancanza di sicurezza. In più se un detenuto dovesse risultare positivo rischieremmo anche la denuncia. È possibile secondo voi fare determinati interventi nelle celle, come le perquisizioni, mantenendo le distanze di un metro? E se uno di loro dà in escandescenze che cosa dobbiamo fare? Il carcere è molto più piccolo di quel che si immagina all’esterno”. Non c’è verso. L’amministrazione penitenziaria si sta confermando quello che abbiamo sempre saputo. Un covo di incapaci. E il prezzo lo stanno paganti i poliziotti della prima linea.

LA FOLLIA DELL’IMMUNITÀ AI VERTICI DELLE FORZE DELL’ORDINE, INTERVENTO DI FSP POLIZIA DI STATO

Covid 19, “scudo” per i datori di lavoro di Sicurezza e Difesa, Fsp: “Offesa al sacrificio degli operatori, la Polizia ha detto no a un messaggio devastante”

“Lo “scudo” che si vuole predisporre per sollevare i vertici del Comparto Sicurezza e Difesa da ogni assunzione di responsabilità penale e civile rispetto alle conseguenze che il lavoro potrà comportare sugli operatori in divisa è una trovata vergognosa che manda un messaggio devastante: sacrificatevi, esponetevi, rischiate la salute, e se vi capiterà qualcosa per questo, come è molto probabile che accada, sono solo fatti vostri. Apprendiamo con sollievo la conferma che la nostra Amministrazione, con il prefetto Franco Gabrielli in testa, si è opposta a questa vergogna. Gli operatori in divisa sono chiamati a esporsi in prima persona, anche con il rischio di danni alla salute, sia per il coronavirus sia per le violenze che presto, in assenza di risposte, esso scatenerà. E se per assolvere al meglio il proprio servizio non dovessero ricevere tutte le tutele necessarie, sarebbe oltremodo meschino e proditorio se i loro vertici fuggissero difronte alla responsabilità connessa alla loro funzione di comando. Ciò rappresenterebbe una tale codardia che, se applicata al lavoro di un poliziotto, dovrebbe significare voltarsi dall’altra parte e non fare il proprio dovere, perché se intervenire significherà subire dei danni non interesserebbe nulla a nessuno”.

Così Valter Mazzetti, Segretario Generale della Federazione Fsp Polizia di Stato, torna sulla decisione della IV Commissione Difesa del Senato che, nei lavori per la conversione in legge del d.l. 17 marzo 2020, nr. 18, ha approvato un emendamento con il quale si concede l’immunità in sede civile e penale al datore di lavoro, dirigente e preposto appartenenti alle amministrazioni del “Comparto Sicurezza e Difesa”, per la durata dello stato di emergenza epidemiologica da Covid19.

“Da quando è iniziata questa drammatica emergenza – conclude Mazzetti -, abbiamo sentito più che mai il senso di responsabilità anche di fronte a tutti i pesanti aggravi del già delicatissimo lavoro dei poliziotti, nonché al fatto che i materiali e le altre attività di prevenzione per loro sono scarsi e inadeguati. Ma il vergognoso passo compiuto adesso in direzione di uno ‘scudo penale e civile’ che tuteli i datori di lavoro degli appartenenti al Comparto sicurezza e difesa sarebbe un colpo di scure sul senso del dovere di migliaia di donne e uomini. Sarebbe un’intollerabile offesa a chi sta rischiando la salute e la vita propria e della propria famiglia. Ecco perché pretendiamo che l’emendamento approvato venga cassato”.

VE LO RICORDATE IL MARZIANO, QUELL’ORLANDO FURIOSO PREDECESSORE DELL’ATTUALE DJ DELLA GIUSTIZIA?

Prima un marziano, poi un DJ. Bisogna dire che gli ultimi anni ci ha detto male, molto male. Due soggetti, due guardasigilli tra i meno credibili di tutta la storia repubblicana. Al di là dei proclami di una politica sempre meno credibile, si tenta di far passare un grave messaggio: quello della scarcerazione di migliaia di criminali con l’alibi del coronavirus, Ma ci possiamo fidare? Stiamo gettando la spugna a delinquenti che hanno commesso reati e ora ne stanno pagando il prezzo?

Nel frattempo il marziano ha chiesto alla Meloni e a Salvini, leaders dell’opposizione, di “aprire dunque, rapidamente una discussione sul carcere che tenga conto di questa fase”. Non sappiamo cosa risponderanno i due esponenti politici, ma le loro posizioni sono note: no alle scarcerazioni.

Il marziano poi aggiunge: “adesso la questione si pone su un altro piano. Il mancato distanziamento sociale dietro le sbarre può fare del carcere una vera e propria bomba epidemiologica”. E richiama Meloni e Salvini al “senso di umanità” per dare avvio al “sistema deflattivo” che, secondo Orlando, salverebbe il sistema carcere da una bomba epidemiologica. Come fa tuttavia il marziano Orlando a dimenticare rivolte dei detenuti, le evasioni di Foggia, i morti e i feriti in diverse carceri italiane? Occorre il pugno di ferro, subito: chiusura di tutte le celle, sospensione di uscite e passeggiate, e chi sbaglia paga doppio. Una bomba a orologeria che purtroppo è esplosa con conseguenze drammatiche, e il coronavirus è stato solo un pretesto, tanto che le procure hanno avviato accertamenti e indagini. Il ministro Bonafede non ha mai risposto agli allarmi. Che nessuno provi a spalancare i cancelli delle galere con la scusa delle rivolte. Nessuno. Speriamo che la Meloni e Salvini non rispondano positivamente all’appello del marziano Orlando.

LA SFACCIATA IGNORANZA DEL DAP

di Letizia Lanzi

Il DAP esce con un comunicato stampa che vuole smentire le notizie relative alla distribuzione, al personale della Polizia Penitenziaria, di DPI inadeguati e per farlo dichiara che le mascherine distribuite in una seconda fase, non sono di tipo chirurgico, ma sono realizzate in tessuto non tessuto, e sottolinea come il produttore ne garantisca la conformità “per trattenere saliva, sudore, muco e ogni altro elemento che possa contagiare chi sta di fronte a chi la indossa nonché l’ambiente circostante”. Vorrei sperare che al DAP ci sia qualcuno in grado di comprendere quanto previsto dal decreto #CuraItalia in merito alla deroga prevista per la produzione di mascherine chirurgiche. Il Decreto permette alle aziende produttrici che intendono avvalersi della deroga di inviare all’ISS (Istituto Superiore della Sanità) un’autocertificazione nella quale dichiarano le caratteristiche tecniche delle mascherine e che queste rispettano i requisiti richiesi dalla normativa vigente così da poter avviare la produzione. Entro 3 giorni dall’autocertificazione le aziende devono trasmettere ogni elemento utile alla validazione. L’Istituto si pronuncia entro 2 giorni successivi, se le mascherine non risultano conformi la produzione deve cessare. Vorrei sperare che al DAP ci sia qualcuno capace di comprendere il significato di conforme, che nel caso specifico delle mascherine chirurgiche significa conforme allo standard EN 14683 (La norma che specifica i requisiti di fabbricazione, progettazione e prestazione e i metodi di prova per le maschere facciali ad uso medico destinate a limitare la trasmissione di agenti infettivi tra pazienti e personale clinico durante gli interventi chirurgici e altri contesti medici con requisiti simili) e allo standard ISO 10993 (Valutazione biologica e test di biocompatibilità per Dispositivi Medici). Vorrei sperare che al DAP ci sia qualcuno che sappia che tali conformità non se le assegna direttamente un produttore facendosi lui stesso garante della conformità “anti-sputacchio”, ma vengono certificate da enti terzi con procedure standardizzate e in questa emergenza eseguite direttamente dall’ISS come previsto dal decreto. E’ veramente sconfortante dover costatare quanti sforzi vengano profusi dall’Amministrazione Penitenziaria per una così pessima comunicazione che, smentendo se stessa, afferma che circolano informazioni false, ma ammette che sono state distribuite mascherine semplicemente garantite dal produttore invece che conformi alle norme previste per la produzione. E questo non è forse confermare che al personale non sono stati forniti i corretti strumenti per la propria protezione e quella della popolazione carceraria?

IL CORAGGIO DELLE BUGIE E LA MANCANZA DI DIGNITÀ

Ovvero, il duo Basentini & Bonafede, la premiata ditta disastri e facce di bronzo, che fanno tutto (male) fuorchè alzare i tacchi e dimettersi. Chi fallisce un obiettivo, chi permette senza alcuna reazione che si distruggano impunemente carceri, chi poi non ha preso provvedimenti di punizione e condanna dei delinquenti che hanno dato vita alle rivolte, insomma chi semplicemente NON ESISTE E NON È MAI ESISTITO, deve fare le valigie e ritirarsi in solitudine in un’isola sperduta di qualche arcipelago in capo al mondo e restare lì, dove, a parte l’ecosistema, altri danni non potrà fare. Formidabile questione, da essere o non essere. Proviamo a orientarci nelle luminose nebbie tardoshakespeariane. Sarà pure lo stesso per i due soggetti in questione, ma nel profondo. E per cercare la profondità dei due, al pari di una qualche azione seria, ormai bisogna attraversare strati e strati posticci, molto più rispetto a chi li ha preceduti. E’ sempre la solita partita a scacchi tra polizia penitenziaria e amministrazione, partita irrisolta, ma orientata a quanto pare all’amministrazione e ai detenuti, ora alleati. Basentini e Bonafede mostrano un istinto di conservazione del singolo ma non della collettività, costringendo la polizia penitenziaria a piegarsi, impedendole di camminare con la schiena dritta, e manovrando un’amministrazione sbilenca e tutto sommato inesistente nel rapporto con i poliziotti della prima linea. La verità è che oggi, grazie al duo in questione, questa amministrazione nuota sempre meno, galleggia a fatica, ha l’acqua alla gola e noi da tempo raccontiamo che non è acqua, ma palude, fango, sabbie mobili: se non troviamo qualcosa di duro, un fondo cui appoggiarci, siamo davvero fritti. E dove trovarlo, di chi fidarsi in un momento in cui è proprio la fiducia il valore più necessario e meno praticabile, avendo ormai tutti (in primis i sindacati) gettato la spugna?

TELEGRAMMA DA VERONA MONTORIO

INIZIO – C’è tensione e preoccupazione – STOP – diversi detenuti con febbre, 5/6 di loro portati in isolamento e fatto tampone – STOP – I colleghi positivi confermati circa 12/13 – STOP – Ieri c’erano stampa e giornalisti con telecamere davanti al blocco che cercavano notizie – STOP – ma per la signora Bregoli va tutto bene – FINE

E MENTRE ARRIVANO LE MASCHERINE FARLOCCHE, NEGLI ISTITUTI POCHE MISURE SERIE DI CONTENIMENTO DEL VIRUS. LE PAROLE DI UN COLLEGA DELLA SICILIA

Si fa davvero prevenzione negli istituti? Si, alla “meglio che si può”, anzi dovremmo dire “si salvi chi può”. Ci viene riferito che a Firenze Sollicciano zero sanificazione. Zero pulizie straordinarie. Unica prevenzione 2 mascherine consegnate una quindicina di giorni fa. C’è la tensostruttura per misurare la febbre, ma stranamente – riferiscono i colleghi – tutti hanno riscontrato dai 34,5 ai 36. Fino a ieri chi entrava per il turno di notte era “esente” dalle misurazioni perché la tenda era chiusa. Pare che ora ci sia il collega addetto al “block”, comandato alle misurazioni della febbre per chi entra in servizio. Situazione difficile anche a Bologna. Qui i dati riferiscono di due colleghi, 9 medici e 15 infermieri colpiti dal virus. Immaginatevi poi se il virus si espandesse tra i prigionieri.

Ci scrivono dalla Sicilia: “Per il Governatore della Campania De Luca sembrano le mascherine del coniglietto Bunny e hanno una grande efficacia per pulire gli occhiali… Per Nello Musumeci, Presidente della regione Sicilia, questo panno andrebbe bene con un po’ di detersivo per pulire il tavolo! Beh personalmente credo non siano buone nè per pulire gli occhiali, nè per pulire il tavolo, non a caso sono state rifiutate un po’ da tutti, ma a qualcuno le dovevano in qualche modo “rifilare”, quindi perché non darle alla #PoliziaPenitenziaria? Ma si dai…tanto noi Poliziotti Penitenziari ci lamentiamo, polemizziamo…ma alla fine quando c’è da lavorare ci rimbocchiamo le maniche e partiamo, facendo prevalere sempre il #SensoDelDovere!

Anche in tempi di #Coronavirus, anche senza mascherine!! ❤🇮🇹👮🏻‍♂️💪🏻💙

#NonMolliamo #stopCovid19 #2k20 #giustizia #polpen #orgoglioitaliano #fierezza