CHE IL CAOS SIA TRA NOI. BASENTINI DOVREBBE DIMETTERSI, MA NON SI DIMETTE. ARRIVA UN VICE CAPO NOMINATO DAL DJ SORRIDENTE, È DAVVERO UN COMMISSARIAMENTO?

Perchè non nominare il giovane ma già esperto Roberto Tartaglia, ampio pedigree da magistrato antimafia e “gestore” di detenuti eccellenti come Riina e Provenzano, a capo del DAP e defenestrare l’inetto Francesco Basentini? Dunque Tartaglia è un Vice oppure si muoverà tra i meandri infetti del DAP di Roma da PRIMUS INTER PARES? C’è qualcosa che non ci convince. Ma solo i fatti ci potranno soccorrere e aprire un varco tra le nebbie di questi giorni sudati. Nel frattempo tutti mettono lingua, ma non chi dovrebbe davvero: in testa i sindacati, e a seguire i cosiddetti Funzionari del Corpo come gli stessi Ufficiali del ruolo ad esaurimento del disciolto eccetera eccetera, che tacciono in modo spudorato. L’avvento di un vice capo per molti è una presa di distanza del DJ dal Basentini scelto all’indomani della presa della Bastiglia di via Arenula. Qualche idiota, che evidentemente non idea dei meccanismi che regolano questo ginepraio, sostiene questo. Ma sbaglia. Una presa di distanza sarebbe stata l’averlo cacciato dal Dipartimento. Non lasciarlo insieme ad un vice diametralmente opposto (almeno così pare, poi si vedrà). Così facendo si alimentano confusione e dicotomie che faranno calare sul DAP altra melassa. Un vice non è un commissariamento, è un vice e basta. Che poteri reali avrà Tartaglia? E’ solo una mossa di facciata, per dire “avete visto, l’ho fatto, ho commissariato il DAP”. Chi comanderà ora a largo Daga? Tentativo strampalato di puro maquillage istituzionale? Per ri-fondare in profondità il DAP e l’intero sistema, comprese le note scarcerazioni dei boss, non basta quindi dedicarsi a qualche sofisticata operazione di maquillage “istituzionale” nell’illusione di riuscire, in tal modo, a lenire, la condizione deficitaria del sistema penitenziario. Anzi (per quanto ciò possa apparire paradossale) un autentico cambiamento dovrebbe muoversi in direzione esattamente opposta, destrutturando quello che è stato, fino a oggi, l’ordine del discorso sul carcere con tutte le sue annesse e incalzanti banalizzazioni. Affrancarsi dunque una volta per tutte dalle ridondanti litanie sul coronavirus e le fin troppo facili scarcerazioni.