UN’ALTRA SCARCERAZIONE “ECCELLENTE”: SALVATORE CRIMI, BOSS DEL CLAN SANTANGELO-TACCUNI

L’alibi del contagio colpisce ancora. La conferma che, dietro alle rivolte dei primi di marzo ci fu una regia occulta. Quella del crimine organizzato, con il fiancheggiamento di politica e DAP. E dunque si aprono le porte del carcere anche per Salvatore Crimi. La Corte d’Appello di Catania, accogliendo l’istanza del difensore, ha disposto la sostituzione della misura cautelare con quella degli arresti domiciliari. Ricordiamo che Salvatore Crimi era stato condannato lo scorso luglio a 20 anni di carcere al termine del processo – stralcio abbreviato – scaturito dall’inchiesta Adranos. Un’operazione che ha permesso di sferrare un duro colpo ai referenti dei Santapaola ad Adrano. Salvatore Crimi, oltre ad essere posto ai vertici della famiglia mafiosa, è ritenuto il personaggio che riforniva di droga un poliziotto infedele. La sentenza di primo grado è stata impugnata. Tra qualche, infatti, si aprirà il processo di secondo grado. È per questo motivo che l’istanza è stata inoltrata alla Corte d’Appello.

OMICIDA VIENE CONDANNATO A “SOLI” OTTO ANNI, VIVA VIVA LA NOSTRA GIUSTIZIA

Ve lo ricordate il nigeriano che uccise lo scorso giugno, colpendolo con un violento pugno, il tabaccaio della stazione della metropolitana di Chiaiano, a Napoli?

Bene, anzi malissimo, il giudice per le udienze preliminari ha disatteso le richieste del PM che aveva chiesto una punizione più severa. A conclusione del rito abbreviato (che per questi reati non andrebbe concesso, ma purtroppo la legge lo riconosce in tutte le fattispecie), il giudice ha condannato il 37enne nigeriano a 8 anni di reclusione, pur non riconoscendogli alcuna attenuante. Immediata la reazione della moglie del tabaccaio ucciso Daniela Manzi. “Una decisione assurda – ha dichiarato la donna – che non riesco a concepire. La vita di mio marito valeva 8 anni? Lo scorso anno è stato ucciso un uomo giusto, un marito e un papà esemplare. Però devo dire che voglio comunque continuare a credere nella giustizia e a battermi affinché mio marito non sia dimenticato. Andrò fino in fondo per ricercare la giustizia che meritava”.

L’anno scorso la tragedia, con il vile atto del nigeriano e quasi un mese di agonia all’ospedale Cardarelli di Napoli, dove Esposito era ricoverato. L’uomo non ce la fece a recuperare dalla violenza subita, che gli aveva procurato una emorragia cerebrale. Nonostante i soccorsi immediati, le sue condizioni erano apparse subito gravi.

OCCHIO GENTE, GIRANO ANCHE GLI SCOPPIATI….

Come quell’imbecille che, a spasso con il cane, ha esploso alcuni colpi d’arma da fuoco contro la porta a vetri di un condominio, ma è stato notato da un passante che ha chiamato il 112. I carabinieri, intervenuti sul posto, hanno rintracciato e arrestato l’autore, un 52enne italiano disoccupato. E’ accaduto ieri sera a Chivasso, nel torinese. Quando è stato bloccato, visibilmente alticcio, l’uomo ha minacciato e insultato i carabinieri. In tasca nascondeva una pistola tamburo, calibro 6,35, priva di matricola che è stata sequestrata e che l’uomo ha detto di aver acquistato a Torino. La pistola ora è nelle mani del RIS dell’Arma per verificare se sia stata eventualmente utilizzate per commettere reati mentre le indagini proseguono per accertare la provenienza della pistola e per capire ricostruire la rete di collegamenti dell’arrestato.

L’ASSASSINIO DEL NOSTRO FRATELLO PASQUALE APICELLA, MORTO AMMAZZATO DA UNA BANDA DI ROM

Sono stati rintracciati anche gli altri due componenti la banda di malviventi coinvolta nell’incidente in cui ha perso la vita a Napoli Pasquale Apicella. I due sono sotto interrogatorio. Ancora una vittima tra le forze dell’ordine. Ancora un tributo di sangue da parte di un agente della polizia di Stato. Ucciso a Napoli da criminali ROM mentre tentava di impedire una rapina in banca. Ancora profonda commozione e tanta solidarietà per la famiglia. Per i due figli piccoli che ha lasciato. Ma mentre le forse dell’ordine sono impegnate contro l’illegalità. Tutto questo mentre il governo pensa a scarcerare i delinquenti mafiosi. Questo è quello che sta accadendo, con l’apertura delle celle anche del 41 bis. Sfruttando l’emergenza sanitaria e le rivolte nelle carceri delle settimane scorse. Una vergogna che coinvolge direttamente anche i magistrati di sorveglianza. Che hanno preso queste decisioni nei confronti di esponenti della mafia e della camorra. E non prendiamoci in giro. Le condizioni di salute e altre ragioni sono solo un pretesto. Da una parte c’è chi muore con coraggio e spirito di Stato. E dall’altro c’è chi viene scarcerato dopo aver ucciso e commesso reati gravissimi. I magistrati che hanno preso queste decisioni dovrebbero essere radiati dalla magistratura. E il ministro Bonafede dovrebbe dimettersi. Perché non ha fatto nulla per impedire tutto ciò. I grillini parlavano di legalità, ma sono diventati i sacerdoti dell’illegalità. Questa è l’Italia dei grillini. Questa è l’Italia dove chi indossa una divisa ancora si sacrifica. E paga con la vita per un governo di incapaci.

NELLA REPUBBLICA CECA HANNO MESSO SOTTO PRESSIONE I DETENUTI PER LA PRODUZIONE DI PRESIDI ANTI COVID-19

Sorge spontaneo un dubbio: a parte il fatto che si è intervenuti in ritardo, causando caos e contagi (vedi Verona Montorio), ma poi, per quale motivo non sono stati costretti i detenuti a lavorare e produrre mascherine, visiere, tute e via discorrendo? Peraltro gratis, quale risarcimento per i danni subiti dagli istituti durante le rivolte di marzo? Perchè non sono stati presi e a calci in culo sbattuti a produrre DPI? Altrove invece, e naturalmente fuori dai nostri confini, le amministrazioni hanno avuto altri comportamenti. Nella Repubblica Ceca, esattamente a Praga, dove peraltro nessun detenuto si è azzardato ad inscenare rivolte, i prigionieri hanno prodotto di tutto: ultimo progetto, quello di versare 4mila litri di liquido per la disinfezione da inviare a cittadini, uffici, asili nido, case per anziani, ecc. Naturalmente con un occhio anche alle prigioni.

QUEL DRONE CHE VOLÒ NEL CIELO SOPRA IL PENITENZIARIO DI SECONDIGLIANO

Il drone diventa anche uno strumento per i criminali? A quanto pare si. E’ il caso di un drone intercettato dai colleghi in servizio nel centro penitenziario di Secondigliano. Il piccolo velivolo portava un pacco nel quale i colleghi hanno scoperto ben sei telefoni cellulari. Dal muro di cinta, un collega di sentinella si è accorto del volo dell’apparecchio che, improvvisamente, è precipitato prima di giungere al Reparto detentivo S2, nel cortile dei passeggi del carcere. Solo qualche giorno fa, sempre nel carcere di Secondigliano, sono stati trovati in alcune celle, durante una operazione di servizio, altri quattro apparecchi telefonici. E nello scorso fine settimana, restando a Napoli, nel penitenziario di Poggioreale altri telefonini sono stati rinvenuti e sequestrati. L’assalto allo Stato dunque non ha limiti e sembra irrefrenabile. Che aspetta il legislatore ad introdurre rigorose norme punitive verso i detenuti che fanno utilizzo dei cellulari all’interno delle celle? Scarcerano i boss, figuriamo se puniscono i detenuti per un cellulare….

VERTICI DEL DAP E MINISTRO DELLA GIUSTIZIA

Un nostro collega dalla prima linea: “Ma è mai possibile che danno incarichi così importanti a gente così? Il guardasigilli è una carica istituzionale importante, non si può dare in mano a un pivello che fa danni dappertutto. Il DJ fa parte di qualche famiglia? Devono andare via, non può essere che ogni volta la passino liscia. Che facce toste, a noi per una piccola infrazione disciplinare ci mettono in croce, i due fantocci ne hanno combinate di ogni, con danni permanenti ai familiari delle vittime di mafia e ancora sono li, incompetenti…..”