MISTER DJ MALAFEDE CIANCIA DI TUTTO, FUORCHÈ DI POLIZIA PENITENZIARIA

Ieri il minuto di silenzio con le bandiere a mezz’asta. Dunque il Malafede ci dice che “sono un modo per ricordare e onorare chi ha perso la vita a causa dell’emergenza coronavirus. Oggi ci stringiamo, come un’unica grande comunità, alle famiglie che hanno perso un proprio caro. L’Italia unita ce la farà!”

“L’Italia unita ce la farà”…. Totò disse : ma mi faccia il piacere… Cerchi di unire il suo ministero, il dipartimento ed il pianeta carcere, che è più disgregato di quanto il termine stesso possa significare.

E troviamo anche questo, nel profilo FB dello pseudo-guardasigilli: “Tra i fronti aperti dall’emergenza che stiamo vivendo occorre prestare grande attenzione alla protezione delle donne e dei minori esposti al rischio di subire violenze, come ha giustamente sottolineato la Commissione parlamentare d’inchiesta sul femminicidio”. E poi ci dice del numero verde istituito per fronteggiare i femminicidi. Ancora silenzio su carcere e polizia penitenziaria. Quasi che non siano argomenti di sua (in)competenza. Domanda: ed il personale di polizia penitenziaria che è vittima delle incompetenze dei civili superiori uffici, viste le continue AGGRESSIONI e i quotidiani contagi da Covid-19 per palesi negligenze dipartimentali, a quale numero devono chiamare, a quale numero si devono rivolgere?

LE CIFRE DEL DAP SUI DETENUTI E SUI NOSTRI COLLEGHI CONTAGIATI DAL COVID-19. MA SARANNO REALISTICHE?

Vi proponiamo in toto il comunicato ufficiale del DAP:

“A più di un mese dalle prime direttive emanate dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, lo scorso 22 febbraio, sono 19 i detenuti positivi su una popolazione, ad oggi, di 58.035 unità. Di questi, due sono ricoverati in strutture ospedaliere, gli altri si trovano in isolamento sanitario in camere singole dotate di bagno autonomo all’interno di apposite sezioni detentive, dove vengono effettuati tutti i controlli disposti dalle autorità sanitarie. Fra il personale di Polizia Penitenziaria sono 116, su quasi 38mila unità, i positivi al tampone: 17 sono ricoverati in ospedale, mentre la maggior parte si trova in isolamento fiduciario domiciliare o nel proprio alloggio in caserma. Proprio per prevenire al massimo la possibilità di contagi dall’esterno, sono state predisposte 145 tensostrutture davanti agli ingressi degli istituti penitenziari per il triage. Negli istituti dove non è presente la tensostruttura sono stati individuati appositi locali isolati”.

CHE CAZZO DI PAESE E CHE CAZZO DI AMMINISTRAZIONE…SQUILLI DI RIVOLTA MEZZO SOCIAL….MA NESSUNO FA NIENTE PER BLOCCARE QUESTE VOCI EVERSIVE

Siamo al grottesco, degno di un’opera teatrale di Samuel Beckett, o al grandguignol in stile “grand macabre”, a cui dovremmo essere abituati, ma a cui non ci abitueremo mai. C’è su Facebook una paginetta dedicata (e gestita) dai familiari dei detenuti del penitenziario napoletano di Secondigliano, Napoli. Oggi è il primo di aprile, e questi “familiari” (ma davvero familiari o voci manovrate dal crimine organizzato?) annunciano una “battitura” per protestare contro le carcerazioni in tempi di Covid-19. Ma è un pretesto. Un teatro del grottesco, appunto. “Oggi, 1 Aprile 2020, ore 18.00 Battitura dai nostri balconi per chiedere #Amnistia e #Indulto!! Facciamo sentire alle persone detenute che non sono sole!!”

I “NICchisti” avranno informato chi di dovere per prevenire, contenere, a garanzia di ordine e sicurezza? Opsss ah già, loro (ministro, capo DAP ed entourage) collaborano con i GARANTI non con la Polizia Penitenziaria.

CHI SBAGLIA PAGA, MA NON PARLIAMO DI AMMINISTRAZIONE PENITENZIARIA

Chi è a capo di un’amministrazione, quando sbaglia, dovrebbe dimettersi. Domenico Pallaria l’ha fatto. Chi è costui? Domenico Pallaria, dirigente della regione Calabria sommerso dalle critiche dopo l’intervento alla trasmissione Report di Rai 3. “I ventilatori? Non so cosa siano…”, aveva affermato il capo della Prociv alla Rai scatenando una ridda di polemiche infinita. Da ogni parte erano giunte infatti le richieste di dimissioni del dirigente. Da qui la scelta di gettare la spugna. Subito. Non sembra essere attinente…. eppure se ci soffermiamo sul gesto, sull’azione che è stata fatta per alcune dichiarazioni…. beh…. pensiamo a chi direttamente competono ordine e sicurezza delle carceri, sulla cui testa ad oggi gravitano morti, devastazioni, rivolte ed evasioni con danno per lo Stato di milioni e milioni di euro. Ma ancor sono in auge ministeriale e non solo…….

L’AMMINISTRAZIONE NON SI FILA I SINDACATI. E LORO, POVERI, SI LAMENTANO. MA DI PIÙ NON FANNO. ISCRITTI, COSTRINGETELI A FARE MEGLIO

Al massimo diffidano, ma niente di più. Incapaci di trovare alternative efficaci di lotta, i sindacalisti sbraitano, come quel Gianluca Giberti, segretario regionale di un Sinappe che, al pari delle altre sigle, è finito in naftalina pur gridando a pieni polmoni. Il buon Giberti lamenta il fatto che il provveditorato dell’Emilia Romagna ha deciso il distacco del personale del carcere di Modena verso Parma per garantire l’apertura di un nuovo padiglione detentivo, a cui però è seguita una temporanea sospensione dei provvedimenti. Voci, sussulti, rumours, il sindacato che rincorre a destra e manca informazioni, che non riceve più direttamente dall’amministrazione. Insomma, dice il povero Giberti, non ci cagano più. Anche nei singoli istituti, dove vengono attivati nuovi posti di servizio (Reggio Emilia), nessuno si fa vivo con i sindacati e “senza neppure premurarsi di organizzare il servizio in maniera funzionale, considerato l’elevato carico lavorativo, e dignitosa, vista l’assenza di un bagno per il personale”. Ma il Giberti addirittura spedisce ben sette richieste, sollecitando l’adozione di misure urgenti. Certo, i problemi ci sono, ma dato che resta tutto sulla carta e i sindacati ormai non fanno più paura al “padrone”, l’amministrazione tira dritto e fa vedere i sorci verdi al personale. Resta il fatto che i Sindacati hanno accettato negli anni la perdita di fondamentali diritti dei lavoratori facendo passare ogni compressione degli stessi per una vittoria. Il meccanismo è stato semplice, l’amministrazione di volta in volta ha messo tre o quattro temi sul piatto. Il Sindacato salvava un diritto perdendone due, così poteva poi raccontarvi di avervi tutelato. In poco tempo ci siamo trovati a spazzare via le tutele previste da ogni accordo nazionale e locale. Senza vedere la reazione di forti iniziative, solo urla dal deserto e ad oltranza trasformando l’agone sindacale in un qualcosa di surreale. Tuttavia il potere delle sigle sindacali ormai collaborazioniste, perché così possono essere definite a prescindere dalla loro buona o cattiva fede, dipende unicamente dai lavoratori. Siete Voi – colleghi iscritti al sindacato – che avete la possibilità di toglierglielo. Finché avranno iscritti ovviamente potranno firmare accordi collettivi e singoli contro l’interesse dei poliziotti, proseguiranno a braccetto con l’oscena dittatura del DAP. I Sindacati maggiormente rappresentativi firmano accordi vincolanti per tutti, questa è la legge. Costringeteli a cambiare musica, altrimenti sarà la fine, se già non lo è ora.