LE ORCHESTRAZIONI DEL PD E DELLA MAGISTRATURA PER ANNIENTARE SALVINI

di Federico Giuliani (il Giornale)

Una sorta di campagna stampa orchestrata alla perfezione per colpire Matteo Salvini, all’epoca dei fatti ministro dell’Interno. Scorrendo le varie chat di Luca Palamara, sembrerebbe proprio che l’obiettivo principale di alcune toghe e di una parte della politica fosse quello di togliere dalla scena il segretario del Carroccio.

Secondo quanto ricostruito dal quotidiano La Verità, il tema dello sbarco della nave Diciotti a Catania sarebbe stato utilizzato come grimaldello per far barcollare Salvini, il quale aveva “ragione” ma, in quel delicatissimo momento, andava attaccato a spada tratta. A orchestrare la campagna contro il ministro sarebbe stato il vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura Giovanni Legnini, tra l’altro sottosegretario di due governi guidati dal Pd.

La conversazione tra Palamara e Legnini

Riavvolgiamo il nastro e cerchiamo di ricostruire la vicenda. Il 24 agosto 2018, scrive ancora La Verità, Legnini contatta il consigliere Palamara: “Luca, domani dobbiamo dire qualcosa sulla nota vicenda della nave. So che non ti sei sentito con Valerio (il consigliere del Csm in quota Area, Valerio Fracassi, ndr). Ai (Autonomia e indipendenza, ndr) ha già fatto un comunicato, Area (la corrente di sinistra delle toghe, ndr) è d’ accordo a prendere un’ iniziativa Galoppi idem (il consigliere del Csm Claudio Galoppi, ndr). Senti loro e fammi sapere domattina”. È il preambolo a una conversazione che, come vedremo, ha uno scopo ben preciso.

Giovanni Legnini

La risposta di Palamara non si fa attendere: “Ok, anche io sono pronto. Ti chiamo più tardi e ti aggiorno”. A quel punto, sottolinea sempre nella sua ricostruzione dei fatti La Verità, Legnini insiste: “Sì, ma domattina dovete produrre una nota, qualcosa insomma”. A quel punto Palamara scrive a Fracassi: i due si incontrano il giorno successivo. Il pm riceve quindi un messaggio: “Dobbiamo sbrigarci! Ho già preparato una bozza di richiesta. Prima di parlarne agli altri concordiamola noi”. La bozza deve essere approvata al più presto. Le firme, decidono Palamara e Fracassi, saranno inserire “in ordine alfabetico”. Arriviamo al 25 agosto, quando le agenzie battono una notizia che non può passare inosservata: quattro consiglieri di Palazzo dei Marescialli, fra cui Palamara, chiedono di inserire il caso migranti all’ordine del giorno del primo plenum del Csm. Nel documento si legge che “la verifica del rispetto delle norme è doverosa nell’interesse delle istituzioni”.

Consiglio Superiore della Magistratura

“Gli interventi a cui abbiamo assistito, per provenienza, toni e contenuti rischiano di incidere negativamente sul regolare esercizio degli accertamenti in corso. Riteniamo che sia necessario un intervento del Csm per tutelare l’ indipendenza della magistratura e il sereno svolgimento delle attività di indagine”, prosegue il documento. Legnigni, in un altro comunicato, scrive che l’istanza sarà trattata nel primo comitato di presidenza. “Il nostro obiettivo è esclusivamente quello di garantire l’ indipendenza della magistratura”, aggiunge. L’accerchiamento di Salvini è completato. Ma, anche tra le stesse toghe, qualcuno alza un sopracciglio. Emblematico il messaggio del procuratore di Viterbo, Paolo Auriemma, a Palamara: “Non vedo veramente dove Salvini stia sbagliando. Illegittimamente si cerca di entrare in Italia e il ministro dell’ Interno interviene perché questo non avvenga”. Palamara tira dritto: il segretario del Carroccio va “attaccato”. “Indagato per non aver permesso l’ingresso a soggetti invasori. Siamo indifendibili. Indifendibili”, conclude Auriemma.

Salvini: “Situazione gravissima”

L’oggetto delle chat tra giudici, Matteo Salvini, esce allo scoperto e commenta così quanto è avvenuto: “Dopo gli insulti e l’ammissione “Salvini ha ragione ma va attaccato”, oggi La Verità pubblica altre incredibili intercettazioni, che svelano la natura di alcune iniziative dei magistrati contro il sottoscritto”. “Emergono le trame di Giovanni Legnini, vicepresidente del Csm e sottosegretario di due governi a guida Pd, per far intervenire il Consiglio Superiore della Magistratura a supporto delle indagini sullo sbarco degli immigrati dalla nave Diciotti – rincara la dose Salvini -.In quell’occasione, da quanto ricostruisce La Verità, quattro consiglieri del Csm (tra cui Luca Palamara che mi definiva “m…”) invocavano l’intervento del Csm – così come ordinato da Legnini – per difendere “l’indipendenza della magistratura” che io avrei messo in pericolo”.

“Un attimo dopo, Legnini rispondeva pubblicamente che l’unico obiettivo era assicurare “l’indipendenza della magistratura”, confezionando il messaggio (immediatamente rilanciato dal sito di Repubblica) di una magistratura al di sopra delle parti e preoccupata perché il ministro Salvini osava difendere l’Italia e pretendeva di bloccare gli sbarchi rifiutando l’accusa di essere un sequestratore”, conclude l’ex ministro dell’Interno. Salvini lancia quindi un appello al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella: “Sono sicuro che il Capo dello Stato non resterà indifferente: ne va della credibilità dell’intera Magistratura italiana, la situazione è ormai intollerabile e occorrono interventi drastici, rapidi e risolutivi, per il bene del Paese”.

TESTIMONIANZA DALLA PRIMA LINEA DI UN PENITENZIARIO DELLA LOMBARDIA

“Buongiorno, sulle analisi del carcere di Reggio Emilia devo dire che non è lontano da altri istituti. In questo carcere della Lombardia per esempio ci sono tante attività per i camosci, ma senza personale. Un agente addetto alla sala regia, lascia il suo posto di servizio per smistare i detenuti in palestra, alla sala PC, quando c’è anche la messa, immissione passeggi da solo e senza preposto. Quando va bene ci sono altri colleghi che naturalmente lasciano scoperto il box passeggi per dare una mano al collega. I passeggi vengono mandati per via telefonata: ” colle’ manda”, e i detenuti senza essere perquisiti scendono giù, ma prima si salutano, si prendono il caffè in altre celle e si fanno i cazzi loro, mentre tu aspetti come un coglione. I detenuti che vanno ai colloqui o nei vari uffici vagano per il carcere da soli, come fossero in piazza e a volte si incontrano con altri, anche con quelli per i quali vige il divieto d’incontro giudiziario. Direttore e educatori promuovono attività per i camosci senza sapere se c’è il personale per farle, e alla fine viene meno la sicurezza del carcere”.

POLONIA, PENITENZIARIO DI PLOTZ, IMPOSSIBILE INTRODURRE OGGETTI MA QUALCHE CRETINO CI PROVA LO STESSO

Nelle prigioni polacche è praticamente impossibile introdurre oggetti o droga. Gli agenti in servizio agli ingressi esterni del carcere sono dotati di tecnologie come gli scanner a raggi x e unità cinofile sempre presenti in ogni istituto. Ogni centro di correzione ha in pianta stabile l’unità cinofila, compresa un’area nella quale l’unità può addestrarsi aggiornandosi costantemente. Per noi roba da sogno, vera utopia. La notizia che ci inviano i colleghi polacchi riguarda un tentativo di contrabbandare oggetti che avrebbero minacciato la sicurezza del penitenziario. Durante l’ispezione per mezzo di uno scanner a raggi X di un pacchetto con un bollitore diretto ad un condannato, l’agente addetto ai controlli ha notato un oggetto elettronico. Dopo aver verificato, si è scoperto che un mini telefono cellulare era nascosto all’interno del bollitore.

IL DEE JAY DELLA GIUSTIZIA PERDE PEZZI E DIGNITÀ. EPPURE RESTA BEN SALDO ALLA POLTRONA. L’ESIGENZA CHE TUTTI RIENTRINO NEI PROPRI RANGHI

Molti dei più stretti collaboratori del Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede si sono dimessi. Andrea Nocera, capo dell’Ispettorato – ufficio che svolge inchieste e accertamenti disciplinari sui magistrati – si dimette perchè indagato per corruzione. Il direttore del dipartimento amministrazione penitenziaria Francesco Basentini – scelto dal Ministro inopinatamente al posto dell’eccellente magistrato Nino Di Matteo, PM della trattativa Stato-Mafia – si dimette dopo lo scandalo di oltre 400 criminali, di cui alcuni al 41 bis, beneficiari degli arresti domiciliari a seguito di circolare del DAP emessa in piena pandemia da coronavirus. Il capo di gabinetto Fulvio Baldi si dimette dopo il coinvolgimento nelle intercettazioni sul caso Palamara, magistrato indagato per corruzione dalla Procura di Perugia. Si dimette il direttore generale detenuti Giulio Romano, autore della circolare in base alla quale pericolosissimi detenuti sono usciti dal carcere. Uno spettacolo penoso, l’ennesimo, prima di tutto per le istituzioni, e poi per i cittadini. Che dimostra come, se fai l’integerrimo, troverai sempre sulla tua strada uno che dice che in un caso non lo sei stato abbastanza. Sono da anni che gli italiani assistono a questo processo a spirale, che ha finito per delegittimare tutti: i politici, i magistrati, le istituzioni, l’esercizio della legge. Sarebbe opportuno che tutti ritornassero finalmente nei ranghi, e che si ristabilissero i principi base di separazione fra i poteri dello Stato, e di riservatezza nell’esercizio delle proprie funzioni, che sono un cardine della civiltà liberale. Cosa ci ricorda il caso Di Matteo-Bonafede e perché è opportuno che lo “scandalo” sia venuto fuori proprio in questo momento? Se come tutti dicono bisogna ridisegnare il Paese, per farlo ripartire dopo la più drammatica delle sue crisi, sarebbe assolutamente necessario che anche la giustizia rientrasse nell’agenda riformatrice. Anche perché i suoi problemi finiscono per riversarsi su tutto, anche su quella economia reale e produttiva che, per adempiere al massimo al suo compito, deve essere certa di lavorare in un sistema di regole certe e rispettate da tutti gli attori in campo.

NOI DOBBIAMO GARANTIRE LA SPERANZA, LORO INVECE…SE LI FAI INCAZZARE….

Il nostro motto è di uno squallore pazzesco. Mai piaciuto, specie se si viene dalle “stellette”, quando insomma si diceva “vigilando redimere”…..Non c’è dubbio che l’attuale sia un mixage di buonismo pecoreccio da educatori o assistenti sociali che la dice lunga sulla smilitarizzazione di un corpo di polizia e probabile sua futura trasformazione in qualcosa d’altro. A volte ci diciamo se sia stato un vantaggio o meno la perdita delle stellette. Tutto ciò che siamo oggi (GOM, il NIC, NTP, eccetera) poteva tranquillamente essere gestito da personale con le stellette (allora i Carabinieri o le Fiamme Gialle?), e forse la militarità avrebbe garantito una maggiore indipendenza dai civili che invece, con la smilitarizzazione, hanno “livellato” tutto ponendosi ancor di più ai vertici dell’intera amministrazione, gentaglia a cui noi siamo stati costretti – da dettato di legge – a subordinarci. Questi problemi invece non li hanno incontrati i colleghi della Policia Penal del Brasile, che possono tranquillamente mettere in mostra armi, reparti speciali e tutto l’orgoglio di essere poliziotti della giustizia penale. Il loro motto non ha a che fare con la redenzione dei detenuti. Sono poliziotti, sono guerrieri e basta: “VOCE PODERA ME VER CANSADO, MÀS NUNCA ME VERÀ DESISTIR” (puoi vedermi stanco ma non mi vedrai mai mollare). Chiaro no?

LA COMMISSIONE PARLAMENTARE ANTIMAFIA VUOLE APPROFONDIRE LA MANCATA NOMINA DI NINO DI MATTEO AL DAP, “SOSTITUITO” POI DA BASENTINI

Nino Di Matteo sarà ascoltato dalla commissione parlamentare Antimafia sul caso della mancata nomina al Dipartimento amministrazione penitenziaria nel giugno del 2018. Lo ha deciso il consiglio di presidenza di Palazzo San Macuto. Non c’è ancora una data ufficiale ma l’ex pm di Palermo – attualmente consigliere togato del Consiglio superiore della magistratura – dovrebbe essere sentito questo pomeriggio alle ore 14. La commissione presieduta da Nicola Morra ascolterà anche l’ex capo del DAP Francesco Basentini, nominato nel 2018 al posto dello stesso Di Matteo e che è stato nel frattempo sostituito da Dino Petralia. Basentini verrà sentito sulle caso delle scarcerazioni di boss mafiosi durante l’emergenza coronavirus. Ancora da decidere, invece, la nuova audizione di Alfonso Bonafede. Il ministro della giustizia è stato sentito dall’organo parlamentare il 21 maggio scorso, ma si è limitato ad ascoltare per circa un’ora le domande dei commissari. Come noto, il magistrato Nino Di Matteo rivelò che Bonafede gli chiese la disponibilità per il ruolo di capo dipartimento dell’amministrazione penitenziaria ma che dopo 48 ore, quando aveva deciso di accettare la nomina a capo del Dap, il ministro gli disse di averci ripensato. Secondo quanto affermato da Di Matteo nelle ore intercorse tra la proposta del ministro della Giustizia e la sua decisione, il Gom della polizia penitenziaria aveva informato la procura nazionale antimafia e la direzione del Dap, della reazione di importantissimi capimafia che dicevano “se nominano di Matteo è la fine”. Ai disastri si aggiungono ombre sul comportamento del guardasigilli. Alfonso Bonafede, avrebbe dovuto rassegnare le proprie dimissioni. Ma su tutto prevalse l’amor di poltrona, sentimento che supera ogni circostanza e dignità dell’individuo, in questo caso del Dee Jay della giustizia.

L’ULTIMA GENIALE IDEA DEL GOVERNO DEI POLTRONARI: GLI ASSISTENTI CIVICI PER CONTROLLARE LE MOVIDE E GLI ASSEMBRAMENTI IN BARBA ALLE LIMITAZIONI

Gli assistenti civici, perché no… mandiamoli come ASSISTENTI AL CARCERATO, nelle galere di Mauro Palma il Garante e di Antigone, saranno felici. Così la Polizia Penitenziaria si occupa di ciò che le compete…. 🤔e magari ce li chiude dentro definitivamente!!! Ma tornando ai fatti, il Governo vorrebbe assumere ben 60.000 assistenti civici, figura “innovativa” e classico palliativo all’italiana. A nostro avviso, e in questo ci ritroviamo con i sindacati della PS che hanno stigmatizzato le decisioni del governo, la questione dei volontari civici pone “una serie di interrogativi che puntualmente sono senza risposta e fanno capire quanto sia approssimativa la gestione di questa situazione. Noi di Storie, quale movimento di poliziotti penitenziari, troviamo fuori da ogni logica affidare delle funzioni tipicamente preposte alle forze di polizia, come quella di controllare gli altri cittadini, di verificare l’applicazione delle regole di contrasto a questo maledetto virus, a persone senza alcuna formazione e senza alcun accertamento su chi sono, cosa sono e perché vogliono svolgere questo tipo di attività.

Siamo in sintonia con chi afferma che vi sia il rischio concreto di infiltrazioni del crimine organizzato, fatto questo molto più grande di quello che si immagina, perché in alcune aree potrebbe essere un ulteriore strumento per affermare il controllo del territorio da parte di queste organizzazioni. Le organizzazioni criminali darebbero un ulteriore messaggio di essere padrone di un determinato territorio. Un’organizzazione mafiosa che riesce ad infiltrare i suoi uomini all’interno di un gruppo preposto al controllo della vita sociale in un paese, potrebbe ad esempio favorire determinati esercizi commerciali e sfavorirne altri.

Ma non c’è solo il problema legato alle infiltrazioni criminali, ma anche quello di mandare persone allo sbaraglio. Corriamo il rischio di schierare del personale non preparato che, quantunque animato da spirito volontaristico, si troverebbe gestire delle situazioni che non è assolutamente in grado di affrontare, in cui non saprebbe né cosa fare né a chi rivolgersi. Nel caso di un assembramento di ubriachi, ad esempio un volontario che si avvicina per far rispettare le distanze, per sollecitare l’uso della mascherina, rischia di essere preso a schiaffi. La nostra Costituzione assegna alle forze di polizia il compito di gestire l’ordine e la sicurezza pubblica e non ci possono essere altri soggetti incaricati di attività simili. I poteri di vigilanza e di controllo dell’ordine e della sicurezza pubblica sono in capo alle forze di polizia. Quando qualcuno pensò di inventarsi le ronde, finì con le ronde che giravano di sera e la polizia che doveva vigilare a sua volta le ronde perché nessuno li aggredisse. Per l’esperienza che abbiamo avuto da anni di servizio, sono sicuro che se mettiamo un volontario davanti a un parco a limitare gli ingressi, prima o poi arriverà qualcuno che lo prenderà a schiaffi. E poi dal giorno dopo ci dovrà essere una pattuglia di polizia o dei carabinieri o della guardia di finanza a vigilare il volontario che vigila il parco. Assurdo.

ANCHE NELLE PRIGIONI POLACCHE IL COVID-19 HA CAMBIATO LE CARTE IN TAVOLA

In Polonia – in questo periodo di sospensione dei colloqui visivi – i detenuti hanno il diritto di contattare le loro famiglie telefonicamente ogni giorno, utilizzando telefoni o video-chiamate attrezzate nei corridoi dei reparti detentivi. La sospensione dei colloqui non ha cagionato alcuna protesta. Chissà perché……..facile da immaginare in un sistema che non tollera la benchè minima protesta del detenuto, altrimenti……

IL SISTEMA È MARCIO, I COLLEGHI NON NE POSSONO PIÙ, MA NESSUNO SI RIBELLA, E LE MANIFESTAZIONI SINDACALI SONO SOLTANTO UNA FARSA

Dunque alla manifestazione di Reggio Emilia è parsa evidente da subito la scarsa presenza di personale, sia iscritto (cazzarola, vedendo le bandiere, c’erano le maggiori sigle sindacali tra autonomi e confederali), che asindacale, ma avrebbero subito la scusante: presenze contenute in tempo di Covid-19. È vero che i colleghi si sono rotti il cazzo, ok, assodato. Ma gli stessi colleghi, se alle 9 mi chiamano per mandare i passeggi, pur essendo con i posti di sevizio scoperti, perché manca il Box smistamento o altro che faranno? a) faranno gruppo e bloccano i passeggi? b) collé lascia stare, manda che che me la vedo io?

Oppure chiamano i colloqui: collé preparami i 15 detenuti che appena tolgo la saletta, li perquisisco, tolgo i familiari, li accompagno fuori, ritorno e poi tolgo i camosci, li porto e mi prendo gli altri. Il collega ha garantito il servizio coprendo da solo almeno tre posti di sevizio. Il collega si impunterebbe con l’ufficio servizi puntando sul pedissequo rispetto del regolamento? O continuerà a mantenere questo sistema (marcio)? Tranquilli……..continuerà a mantenere questo sistema perché sennò da domani si ritroverebbe a turno. Ecco il sistema marcio, del “lo so ma sto zitto” perché mi conviene………..è il “sistema” fatto da noi dove le piccole eccezioni hanno “sindacalizzato” la regola. Perché i sindacati lo sanno e ne sono corresponsabili, a garanzia di quei posti di servizio “radicalizzati”. E quindi le manifestazioni, questo tipo di manifestazioni sono solo una farsa…. consapevoli di mentire a loro stessi.