LE SMENTITE “AD HOC” DEL MINISTERO, MA NOI NON CI CREDIAMO

Ieri abbiamo scritto di tablet ed altre apparecchiature per le video chiamate ad uso dei piccoli criminali del bestiario di Airola, per utilizzi “indebiti” e non consentiti. C’è l’emergenza pandemia, i colloqui sono stati sospesi, i detenuti incontrano i familiari solo da schermo a schermo. Ecco che qualcuno ci giobba, e utilizza la concessione della video chiamata per altri scopi. Nel caso dei detenuti del minorile campano, chiamate a numeri non autorizzati, chat erotiche, e via discorrendo. Ma il ministero smentisce. “Dalle verifiche sin qui compiute – sottolinea il ministero, ricostruendo la vicenda – è emerso che lo scorso 16 maggio un’emittente televisiva regionale ha pubblicato alcune foto di tre giovani ristretti nell’istituto nel corso di video-colloqui con i rispettivi familiari. Le foto sono state scattate da questi ultimi, all’insaputa dei ragazzi”. Difficile a credersi, dopo aver visto le fotografie. Ma è chiaro, il ministero tira l’acqua al proprio mulino. La verità è una sola. Il carcere di Airola da tempo sfugge al controllo, da troppo tempo i piccoli delinquenti che lo abitano fanno il comodo loro, protetti a oltranza dai soliti noti in nome di “garanzie” e trattamenti di recupero di criminali che, seppur piccoli anagraficamente, sono già abbondantemente cresciuti per la violenza e il malaffare.