IL MONDO ALLA ROVESCIA. ROSSO E UBRIACO OFFENDE LA CECCARDI. LA BOLDRINI SUSSURRA SCIOCCHEZZE SU TWITTER

di Francesco Storace

Se in Toscana il candidato rosso alla regione ha bisogno come un ubriaco di insultare la donna che guida la coalizione di Centrodestra evidentemente da quelle parti i numeretti dei sondaggi girano male. Non si spiega altrimenti come abbia fatto Eugenio Giani – quello che ha preso il posto del governatore Rossi gettato via come si fa con lo straccio vecchio – a scaraventarsi contro Susanna Ceccardi in malo modo, piuttosto greve per la verità. Nel firmamento politicante di solito la parte degli omaccioni spettava a quelli di destra, dipinti come i duri e cattivi della compagnia. Finché si è affacciato “il compagno Giani” che ha sibilato alla Ceccardi che è una cagna al guinzaglio di Salvini.

Ubriaco e rosso da’ della cagna alla Ceccardi

Proprio così. Il capo della Lega ha candidato una che tiene al guinzaglio sennò morde. Il gentilissimo aspirante governatore della sinistra ha dimenticato di avere di fronte una persona. Che è una donna. Non le ha detto sei affettuosa come un cane. No, le ha urlato che deve stare proprio al guinzaglio. Se non è ubriaco, deve essere gravemente malato e codardo il signor Eugenio, come lo ha elegantemente chiamato Susanna. Che certo non si è lasciata impressionare dal cafone. Quel che più infastidisce è il silenzio dei grandi elettori di Giani, gli esponenti della sinistra che insorgono se qualcuno osa chiedere come fa a fare il ministro una con la terza media come Teresa Bellanova. Nel suo caso, giù valanghe di accuse di sessismo. Eppure è una domanda-verità. Nel caso della candidata del Centrodestra alla regione Toscana, menzogne e offese che non trovano spiegazione. Persino la pasionaria delle cause perse, Laura Boldrini, si è dispersa nei meandri di Twitter senza osare replicare sulle agenzie di stampa una sciocca nota sulla questione. Ha scritto: “Infelice la frase di #Giani nei confronti di #Ceccardi. La polemica politica non deve mai trascendere in espressioni offensive o sessiste. Però mettiamoci d’accordo, questo deve valere per tutti, esponenti della #Lega inclusi”. Ecco, se si fosse fermata una frase prima, probabilmente sarebbe stata una presa di posizione accettabile. Ma non poteva, la Boldrini, non salire sul ring senza prendere parte di fronte a insulti inarrivabili. E ha aggiunto quel “deve valere per tutti” a giustificazione dell’offesa del candidato della sua parte politica.

La Boldrini si rifugia nelle solite sciocchezze

Poi, silenzio generale. È toscana la Boschi, ma non ha ritenuto di pronunciare una parola tutta presa a difendersi dalle rampogne di Renzi per essersi fatta parapazzare come una tronista. Non solo è donna la Ceccardi ma è anche leghista. E questo non va bene. Se poi ci aggiungi che è l’alfiere del Centrodestra tutto questo diventa insopportabile e per questo merita il linciaggio nel silenzio della sinistra e peggio ancora intriso di giustificazionismo in salsa boldriniana. È robaccia da haters, nota giustamente Giovanni Donzelli sul candidato della sinistra. E questo accade perché i compagni dell’osteria improvvisamente hanno il terrore di perdere la Toscana rossa che sembrava conquistata a vita. Ma questo non può autorizzare nessuno a cominciare la campagna elettorale a suon di offese inspiegabili. Ci vuole poco a scatenare odio: e non è proprio il caso di farlo. Soprattutto da parte di chi si credeva imbattibile perché sta al potere da decenni. La ruota gira.