VE LA RICORDATE LA MALA DEL BRENTA? VI RICORDATE DI FELICE MANIERO, EX BOSS INDISCUSSO DI QUELLA ORGANIZZAZIONE CRIMINALE? INTANTO A SOLLICCIANO, SUA NUOVA “DIMORA”…..

Maniero poi si pentì, divenne collaboratore di giustizia con protezione, poi gli fu tolta, insomma è entrato e uscito da diversi penitenziari, l’ultimo quello di Voghera. Lì scontava una pena a quattro anni di carcere per maltrattamenti sulla compagna Marta Bisello, per intralcio alla giustizia e per avere tentato di far pressioni sui figli affinché facessero ritrattare la madre. Ora Maniero si trova, dopo il trasferimento, nel giglione di Sollicciano, alle porte di Firenze. In una lettera all’Ansa, Maniero afferma di essere stato fatto uscire dalla cella di isolamento e salire su un’auto senza sapere dove era diretta. Un “trattamento così anomalo”, “mai capitato e mai sentito da altri”, secondo Felice Maniero. Ma c’è di più: l’ex boss del Brenta lancia strali nei confronti della gestione dell’emergenza Covid nel carcere di Voghera. Critiche nei confronti dei vertici, i quali avrebbero minacciato “ritorsioni” nei confronti dei nostri colleghi affinché non portassero le mascherine, onde “non creare allarme sociale tra i detenuti in pieno Coronavirus”. Ma veniamo a Sollicciano, attuale “dimora” del criminale. A Sollicciano esiste un piccolo reparto, costruito come un vero reparto 41 che in passato ha ospitato pezzi “rari” come La torre e Riina. Dopo essere stato chiuso e abbandonato per anni, il direttore dell’istituto Fabio Prestopino lo ha fatto ripulire e tinteggiare per ospitare alcuni collaboratori di giustizia provenienti da Arezzo. I detenuti non svolgono nessun tipo di attività, ma sono in regime di sorveglianza dinamica per 10 ore al giorno, ci sono stati enormi problemi inizialmente e tutt’ora ce ne sono, sia strutturali che di gestione, ci riferiscono di uno scaricabarile tra direttore e comandante, ma nessun intervento. E chi deve subire e rattoppare i buchi lasciati da direttore e comandante di reparto? Gli agenti di sezione, gli ubiqui della prima linea, i quali possono godere di una vera “postazione all’avanguardia”, una scrivania al centro della sezione con i detenuti che ti girano continuamente intorno. Oltre alla sicurezza non esiste neanche la tutela personale visto che i registri con tanto di firma del personale sono posti su quella scrivania, se il collega si allontana per i suoi bisogni o per recarsi ad aprire l’ingresso, i detenuti sbirciano i registri, leggono nome e cognome di chi è in servizio, tanto che qualche collega non può più montare di servizio in quanto i detenuti avevano poi informazioni oltre il semplice nome e cognome. Senza dimenticare che a Sollicciano non esistono le sentinelle, e del muro di cinta è rimasto solo il camminamento senza la traverse, alcune crollate nel 2015 e dopo 5 anni e 4 milioni di euro stanziati nessun tipo di intervento è stato effettuato.