IL GHANESE CHE IMBRATTA LE PARETI DELLA CELLA CON IL PROPRIO STERCO

Dall’Africa con la follia, da noi sbarcano tutti, ma proprio tutti. Uno di questi è un malato di mente, prima “ospitato” a Rebibbia, poi trasferito nel carcere di Sassari. E qui ha continuato a dare di matto, sputa ai nostri colleghi, insomma ogni giorno ne combina una, ultimo il coupe de theatre della propria merda con la quale “intonaca” le pareti della cella.

Ora il garante locale ci viene a dire che andrebbe curato. In strutture idonee. Domandiamo allora a questo signor garante delle cosiddette persone private (per loro stessa responsabilità) della libertà perché nel 2008 si chiusero i manicomi criminali. Una “riforma” operata solo dall’Italia, con la solita iconoclastica demagogia e senza previsioni concrete di alternativa agli OPG. Quando poi sarebbe bastato ammodernare e gestire con criteri più avanzati la follia in regime detentivo. Gli OPG vennero dunque chiusi, poi riaperti all’interno dei penitenziari come “centri di articolazione mentale”, dato che le REMS poche e con pochi posti non bastavano ad accoglierli tutti, peraltro in sicurezza. Quindi il signor Antonello Unida, appunto garante locale, facesse meno demagogia e provasse a tirare le somme di uno scenario che non abbiamo creato noi della polizia penitenziaria, ma che subiamo ancor più degli stessi soggetti reclusi e magari con il cervello in brodo come il suddetto ghanese imbrattamerda.