LA POLIZIA PENITENZIARIA POLACCA MAESTRA DI LEGALITÀ E SENSO CIVICO

La campagna educativa della Wiezienna Sluzba è un programma ad ampio raggio che vuole arrivare in tutte le scuole di ordine e grado della Polonia per la formazione di bambini e ragazzi sui temi della sicurezza e della legalità. Non solo, è anche l’occasione per far conoscere ai giovani nelle scuole il delicato mestiere del poliziotto dell’esecuzione penale o penitenziario. Invece da noi? Silenzio di tomba…..

POLIZIA PENITENZIARIA A PEZZI, MA NON SOLO A CAUSA DELL’AMMINISTRAZIONE O DEI SINDACALISTI DISONESTI…..

Dobbiamo farla finita di pensare che i mali della penitenziaria siano legati esclusivamente alle categorie del titolo. Purtroppo no. Ci spieghiamo: all’interno di questo sciagurato corpo di polizia, dalla smilitarizzazione ai giorni nostri, è cresciuto a dismisura un morbo terribile. Quello della PARACULAGGINE. Che ci divide, ci rende squallidi e cattivi, menefreghisti, approfittatori e pupazzi nelle mani di sindacalisti in cerca di tessere e potere, oppure dei superiori. Sono i colleghi, una buona parte di loro, come ci dimostrano i fatti di Augusta (vedere articoli precedenti). Paraculo è colui che ottiene quello che vuole, senza muovere un dito. Punta esclusivamente all’interesse proprio, agisce con scaltrezza e senza dare nell’occhio. Nel nostro caso invece sono assai visibili. Sappiamo chi sono, cerchiamo di combatterli, ma perdiamo la battaglia. Perchè sono ben appoggiati e sanno ingannare il prossimo. Tu li combatti? Ti tolgono di mezzo, ti isolano. In punta di lingua arriva paraculo, un neologismo per definire quelle persone che, con estrema disinvoltura, perseguono uno scopo solo: fare volgere fatti e situazioni a proprio vantaggio. Compiacente di facciata, trama alle spalle. Dite la verità. Quanti ne avete conosciuti durante il servizio, specie quello in prima linea? Voltagabbana di professione, cambiano pensiero ed opinione in base alle situazioni, anche con estrema leggerezza, per mettere a segno il proprio colpo. Ne abbiamo visti di “colleghi” che ti sorridono sempre, inducendo le persone a credere “questa sì che è una brava persona”.. o .. “è proprio un vero amico”. Ma bisogna fare attenzione: il collega paraculo sa come abbattere le diffidenze, usa anche la malizia per entrare nelle grazie altrui, per ottenere sempre e solo un qualcosa. Campione imbattibile di dispensatore di complimenti (spesso falsi), fa ruotare il tutto attorno alla propria convenienza. E, come dicevamo, non sono solo sindacalisti.

Essere paraculi non è da tutti. Serve notevole faccia da bronzo, mostrandosi come ‘ i perfetti’ pubblicamente, passeggiando e sorridendo. Salvo poi commettere il peggio del peggio, a discapito altrui. A discapito di chi svolge con onore e dignità i propri compiti, quelli previsti dalla “mission” di chi porta la nostra uniforme.

TORNIAMO SUBITO NEI MEANDRI NEBBIOSI DEL PENITENZIARIO DI AUGUSTA. P.I.L. PRIMA APPROVATO E POI DISATTESO, ORGANIZZAZIONE DEL LAVORO AFFIDATA AL CASO, PRIMA LINEA CHE FA I BOTTI PER L’INFINGARDAGGINE DI POCHI. E LA LANTIERI STA A GUARDARE…..

C’è poco da fare. I furbi (sempre una minoranza ma “eletta” e protetta da sindacati disonesti) ci prendono per il culo — per appoggiarci alla nota congiunta di SAPPE, UIL e CGIL messa in campo da sindacalisti seri — pensando che sia l’unica strada percorribile. Che sia l’unica soluzione. “Farsi furbi” rappresenta la felice via d’uscita, la rivalsa, la rivincita. Parte dell’autobiografia della polizia penitenziaria sta in questa convinzione e in questa frase: se non hai ragione, te la prendi come puoi; se non hai ciò che pretendi, lo agguanti con l’astuzia. Si potrebbe riscrivere una storia della polizia penitenziaria giocata su tale principio, senza nemmeno insistere sul grottesco e sul caricaturale, sul presunto “carattere” del poliziotto penitenziario. Basterebbe attenersi, diciamo pure così, ai fatti. O, ancora una volta, alle parole. Le parole di questa lunga e articolata nota dove ritroviamo, tra i firmatari, due sindacalisti che riteniamo essere uomini e colleghi di grande valore e schiettezza, Salvatore Gagliani e Antonino Butera. Sono gli unici a combattere le nebbie che da tempo – specie dopo il cambio di manico che ha portato allo scranno di direttore Angela Lantieri – avvolgono l’istituto alle porte della cittadina siciliana di Augusta.

VOLETE SAPERE UNA COSA? LA PRIMA LINEA È INCAZZATA, ANZI INCAZZATISSIMA

Da oggi parte la SANATORIA dei migranti irregolari e con permesso scaduto, voluta da questo governo e ottenuta in meno di trenta giorni. E però, l’inerzia di questo governicchio a marcia pentasinistrata che in tempi brevissimi, senza proteste di piazza o di salotti tv riempiti dai soliti buonisti sinistrorsi del cazzo, sanano clandestini, emettono circolari svuota carceri, legiferano su figure pro detenuti, tipo garanti e affini ma, di contro non riescono a: ripristinare i normali circuiti di detenzione all’interno delle carceri per garantire ordine e sicurezza;

non vi è alcuna sanzione/restrizione sui responsabili dei vili atti dell 8 marzo, anzi… ;

nessuna valutazione /volontà dell’abolizione del reato di tortura nei confronti di chi deve operare per la sicurezza della Nazione;

nessuna volontà di incremento del personale di Polizia Penitenziaria ma di contro da subito si obbligano aperture di nuovi padiglioni;

non si interessano per abrogare i furtivi canoni locativi degli alloggi di servizio;

si sanano clandestini con un colpo di spugna ma non si sana, a torto o a ragione, il personale di Polizia Penitenziaria in distacco nelle sedi extramoenia tra Uffici del Dipartimento, Scuole e intra moenia tra i vari istituti. Insomma un governo a due marce: veloce per atti di comodo, lentissimi per atti che riguardano il Personale di Polizia Penitenziaria. Lo specchio della Giustizia dell’oggi, un peso e 100 misure.

RECLUSIONE DI AUGUSTA, LA STORIA DI QUEL COLLEGA CHE NON SI PRESENTÒ IN SERVIZIO

Lo diciamo da sempre. I problemi della polizia penitenziaria sovente sono causati dagli stessi appartenenti. I giochetti sui turni, le furbizie per saltarli a piè pari e, nel caso che vi presentiamo – teatro il penitenziario di Augusta diretto da Angela Lantieri – le “segnalazioni da alcuni operatori di Polizia Penitenziaria che hanno svolto il turno notturno Sabato 23/05/2020, che una mancata presentazione in servizio, senza giustificato motivo, abbia messo a rischio il diritto a terminare il turno notturno alle ore 06,00 ad un dipendente e, tra l’altro, non è la prima volta che tale condotta sia posta in essere dallo stesso dipendente, come se non bastasse la Domenica 25/05/2020 è avvenuta una mancata presentazione in servizio nel turno mattinale già molto ridotto”. Questo squallido scenario è denunciato a pieni polmoni da SAPPE e UIL, le uniche due ad aver svelato questo “sistema” e il collega che ne approfitta. Bravi dunque Salvatore Gagliani e Antonino Butera, che si confermano sindacalisti corretti e onesti, sempre dalla parte dei colleghi della prima linea. Sono proprio i due a firmare la nota congiunta: “se la cosa risultasse veritiera – affermano Gagliani e Butera – riteniamo che quanto accaduto sia di una gravità inaudita, poiché tale condotta, oltre ad aver minato un diritto all’appartenente al Corpo che ha rischiato di non poter terminare il proprio servizio alle ore 06,00, ciò – sottolineano i due sindacalisti – ha anche riflessi negativi nel funzionamento della nuova organizzazione del lavoro avendo creato un evidente disservizio. Per il criterio di imparzialità ed equità – aggiungono Gagliani e Butera, rivolgendosi alla Lantieri – le scriventi OO.SS chiedono di sapere in AUTOTUTELA se autorizza chiunque a non presentarsi in servizio senza avvisare e senza giustificati motivi, senza assumere alcun provvedimento conseguenziale”. Infine i rappresentanti di SAPPE e UIL si domandano se la Lantieri, “metterà in atto delle sperequazioni nei confronti di chi non si presenterà in servizio avendo entrambi omesso altresì di telefonare in Istituto per sapere il turno di servizio. In conclusione, si rammenta alla S.V. che vige l’obbligo di una logica di equilibrio collettivo, senza scompensare il concetto di un equo trattamento tra il Personale da Lei diretto”. Un fatto grave, un comportamento indecente messo in atto da un collega a cui sono mancati onore e dignità. Bene hanno fatto Gagliani e Butera ha sottolineare un “modus vivendi” non ammissibile tra colleghi che condividono servizio, pene e dolore in prima linea.