UN COLLEGA DELLA REPUBBLICA CECA IN SERVIZIO INTERNO AL PENITENZIARIO

Sta verificando la tenuta del reticolato che divide le varie zone del penitenziario, prima che escano gli animali per l’ora d’aria o per la socialità. Vogliamo ora farvi notare il cinturone del collega ceco. Ecco, sappiate che all’interno dei reparti loro montano così. Guardate bene: bastone telescopico, radio, mentre alle spalle (che nella foto non si vedono) manette, spray urticante e buffetteria varia. Oltre ad un addestramento alla difesa personale di tutto rispetto.

Invece c’è “qualcuno” che lavora a mani nude. Petraliaaaaaaa, sveglia……

UN COLLEGA RUSSO, MEMBRO DEI REPARTI SPECIALI DELLA PENITENZIARIA (PERCHÈ LÌ LI HANNO) SALVA LA VITA AD UN CITTADINO

Un operatore delle forze speciali del servizio penitenziario federale della Russia per la regione di Kirov ha salvato la vita a una persona. Libero dal servizio Stanislav Kiselev, agente del dipartimento delle operazioni speciali della penitenziaria di Almaz, era nel cortile di casa sua con la moglie. Hanno sentito il suono forte di un vetro che si rompeva sul lato di un negozio di alimentari. “Dopo il crepitio del vetro, è seguito il silenzio, sostituito dal rumore di schizzi d’acqua. Siamo corsi sul portico del negozio e abbiamo visto un uomo sdraiato sull’asfalto, sanguinante. L’uomo aveva un’arteria femorale danneggiata. Perdeva molto sangue” ha raccontato il collega russo. Con rapidità Stanislav si è tolto la cintura dei pantaloni per applicare un laccio emostatico improvvisato. Nel frattempo sua moglie stava già chiamando un’ambulanza. L’uomo ferito ha perso conoscenza per lo shock ed è diventato pallido. Ha smesso di respirare e il suo polso non si sentiva più tanto. Al momento, l’uomo si trova nel reparto di terapia intensiva del Centro di Traumatologia, Ortopedia e Neurochirurgia. Secondo i medici, l’uomo sarebbe morto se non fosse stato per l’agente delle forze speciali. Va notato che Stanislav Kiselev è l’unico agente a indossare un berretto rosso nel sistema penale della regione. Ha superato i test di qualificazione per il diritto di indossare questo copricapo lo scorso anno. Il berretto rosso non è solo un copricapo da uniforme, ma un distintivo di alta distinzione per un appartenente alle forze speciali del servizio penitenziario russo. Solo i migliori combattenti lo capiscono.

MILANO CITTÀ DEL BUONISMO, MILANO APERTA……AL CRIMINE

A distanza di poche ore una guardia giurata aggredita al Duomo e due tassisti minacciati e rapinati da una banda di tre persone, probabilmente italiani. È chiaro a tutti, tranne a chi ci governa, che esiste un enorme problema sicurezza in Italia che va affrontato e debellato SUBITO. Le nostre città e chi vive e lavora onestamente non possono continuare a essere in balia dei criminali.

UN BRAVO FIGLIOLO ALBANESE È STATO ESTRADATO DALLA SVIZZERA IN ITALIA DOPO 17 ANNI DI LATITANZA….

Ora questo figlio di puttana sconterà quello che si merita: https://youtu.be/ok3eImh0KAQ

Già venti anni fa le preoccupazioni dei nostri apparati della sicurezza nei confronti della criminalità albanese presente sul territorio nazionale erano state esplicitate in un articolato rapporto della Direzione Investigativa Antimafia (DIA) intitolato “Il pericolo albanese”. A quei tempi si parlava di bande ma anche di “clan che hanno insito il carattere di mafiosità” e se si evidenziava un radicamento sul territorio in ambiti lasciati scoperti dalla criminalità italiana, si metteva pure in guardia sui “..segnali che inducono a ritenere che gli albanesi stiano iniziando ad erodere spazi anche nelle roccaforti della c.o. italiana”. Allo stesso modo, nello specifico comparto del narcotraffico, nel rapporto, in un passaggio delle “considerazioni conclusive”, si parlava di una “..evoluzione verso modelli propriamente mafiosi dei sodalizi criminali albanesi dediti al traffico di stupefacenti..” con la conseguenza di rendere ancor più difficile le attività di polizia in generale. Insomma, l’affievolimento del legame clanico, familiare, sempre molto forte in Albania, che caratterizza(va) le prime cellule criminali albanesi insediatesi in territorio pugliese, man mano che aumentava il volume degli “affari” era il segnale che nel prosieguo del tempo vi sarebbe stata una evoluzione verso strutture organizzative criminali più sviluppate. L’analisi era decisamente valida e oggi la criminalità albanese “..risulta ormai consolidata..” in varie regioni italiane, a partire appunto dalla Puglia, territorio che “..rappresenta ancora oggi un approdo obbligato per i traffici illeciti provenienti dall’Albania e dall’area balcanica in generale”.

IL CARCERE DI PESCARA, QUANDO L’INCOMPETENZA LA FA DA PADRONA…

A dire il vero il caso di Pescara, teatro recente di un’evasione alla spina, oppure cotta e mangiata (fate voi), è emblematico di come vengano gestiti gli istituti nel nostro paese: https://youtu.be/UFXtIbFtFJo

Gli studiosi lo chiamano effetto Dunning Kruger, dal nome dei due ricercatori della Cornell University che l’hanno descritto nel 1999, l’insidioso cortocircuito mentale che condanna chi è incompetente a non accorgersi della propria incompetenza. La sindrome è nota, ma il recente fatterello di Pescara ci suggerisce che non se ne è ancora parlato abbastanza. Eppure il fenomeno non è così nuovo, se già Socrate – e siamo nel quinto secolo avanti Cristo – avverte che è “sapiente solo chi sa di non sapere, non chi s’illude di sapere e ignora così perfino la sua stessa ignoranza”. E se il faraone Akhenaton (qui siamo nel quattordicesimo secolo avanti Cristo) afferma che “il folle è ostinato e non ha dubbi. Conosce tutto tranne la propria ignoranza”. I risultati sono inequivocabili. Gli incompetenti tendono a fare due cose in modo ricorrente: sovrastimare drammaticamente le proprie prestazioni, sottovalutare il livello medio di prestazione dell’intero gruppo. La propensione degli incompetenti all’errore è universale e tale da sfidare le leggi più elementari della matematica.

In sintesi: all’incompetenza spesso si accompagna la supponenza, e gli incompetenti nutrono un’incondizionata fiducia nelle proprie capacità. Non hanno percezione dei propri limiti e ignorano i propri errori. Infine, fanno fatica a riconoscere la competenza altrui, e possono arrivare a disprezzarla. Tutto questo spiega i rapporti viziati tra i dirigenti degli istituti e la polizia penitenziaria che ne subisce incompetenza e stupidità.

LE PAROLE DI UN NOSTRO COLLEGA SICILIANO

Si tratta di Gioacchino Veneziano, e fa pure il sindacalista (uno perbene, sempre al fianco dei colleghi) Allora, chi lo conosce sa a quale sindacato egli appartenga. Ma a noi non interessano le casacche sindacali quanto piuttosto gli uomini che le indossano…. Abbiamo “intercettato” su Facebook queste sue doloranti parole, testimonianza di quanto accade all’interno delle sezioni detentive: “da quasi 34 anni che vedo mangiare batterie, lamette, forchette, cucchiai, e altro… – scrive Veneziano – una volta ho visto uno che si beveva il proprio sangue mentre si mangiava i suoi escrementi… state tranquilli continuate a stare seduti su comodi divani con il condizionatore a palla e giudicare l’operato di chi è in trincea e da anni vede tutto questo buonismo con il fondoschiena proprio ed essere giudicato mentre vi salva il culo… scusate il francesismo…” In un altro contesto Veneziano punta il dito sui “civili” che regolano la gestione del sistema carcere: “…il Presidente del DAP Bernardo Petralia dimostra di essere vicino alla Polizia Penitenziaria e telefona ai colleghi vittime di aggressioni da parte dei detenuti (non siamo d’accordo, lo faceva anche Basentini, ma poi…. Veneziano dimentica le ridicole linee guida contro le aggressioni? ndr)…ora chiederemo di correggere decisioni di dirigenti generali ovvero di direttori di uffici del personale che dimostrano di essere lontani e solo dei burocrati nei confronti dei problemi seri dei colleghi della Polizia Penitenziaria…” Già, vedremo. E se invece portaste tutto in procura denunciando i responsabili di questo misfatto?

CI SCRIVE UN COLLEGA DALLA SICILIA….

È con profonda tristezza che apprendiamo la scomparsa della Dottoressa Favi Vice Direttore presso la CR Augusta, persona molto umile è sempre vicina alle problematiche del personale di Polizia Penitenziaria, ricca di grandi doti di umanità . R.I.P.😪

IL 20 SETTEMBRE VI SARANNO LE AMMINISTRATIVE PER ALCUNE REGIONI E CIRCA 1000 COMUNI. E ALLORA: ECCOLI ARRIVANO I COLLEGHI “CANDIDATI”…

Certo la legge lo consente, ma quanti di questi nostri colleghi hanno vera passione politica? Conoscendo bene i nostri, si tratta di una moltitudine che di politica non ha mai capito una sega, mentre sono più che informati su come partecipare saltando per un po’ il carcere con tutti gli annessi e connessi. Gente che magari si candida in qualche cittadina del nord, non avendola mai vista e sentita. Una sorta di moderni Antonio La Trippa: https://youtu.be/AZPkJcApVDA

E’ già accaduto, perché non dovrebbe succedere ancora? A proposito di zozzerie.. Sappiamo che stanno già preparandosi un po’ di colleghi per le famose candidature.. il 19 agosto spariranno per un mese grazie alle “candidature”…..amen. 🧐🧐