BOLLETTINO DI GUERRA DEL 2 AGOSTO 2020

Reparto detentivo donne, penitenziario di Bologna, la famigerata Dozza. Una detenuta appicca il fuoco all’interno della propria cella, soliti danni a spese del contribuente e quello che è peggio una nostra collega rimane intossicata. Ma non è finita qui. La figlia di puttana ha poi aggredito un’altra collega che era intervenuta per spegnere l’incendio. Risultato: per l’agente intossicata 3 giorni di prognosi, per quella picchiata 5 giorni. Come al solito c’è chi fa demagogia e chiede il Taser. In altri sistemi penitenziari, come la Repubblica Ceca o la Polonia, la Francia o la Gran Bretagna, negli USA come in Brasile o in Russia, in scenari ostili come questo di Bologna, si applica una particolare “cura” o “terapia”. Si parte con l’intervento duro di un nucleo apposito di pronto impiego, a cui fa seguito un protocollo di repressione e contenzione del detenuto “birichino”. Che viene preso, impacchettato e spedito all’isolamento, quello vero. Se necessario il detenuto può essere sedato e legato in una sedia di contenzione fino a quando non avrà abbassato le penne. Il taser semmai verrebbe utilizzato da questi agenti “speciali” attraverso apposita formazione.

La “cura” per detenuti agitati (Reparto speciale VS Repubblica Ceca)