BOLOGNA, NON FU LA DESTRA AD ORGANIZZARE LA STRAGE

di Federico Mollicone, Fondatore Intergruppo parlamentare “La verità oltre il segreto”

Ogni 2 agosto mi prende una fitta al cuore. Penso alle vittime, ai loro familiari e, in particolare, quest’anno a quelli di Maria Fresu che dopo 40 anni hanno denunciato la scomparsa della loro cara. Sono stati costretti a farlo perché le ultime perizie sono state esplicite: il lembo facciale ascritto a quel nome non corrisponde a Maria Fresu, ma a un’altra donna e, non solo, i resti assemblati nella sua bara appartengono a due persone diverse. Dopo 40 anni non hanno più certezze, neanche dove sia finito il corpo della loro figlia. Nemmeno noi abbiamo più certezze. Non crediamo più in alcuni magistrati, in quelli che a Bologna hanno omesso il proprio dovere.

02 AGOSTO 1980 – LE MACERIE DELLA STRAGE DI BOLOGNA, EDIFICIO DISTRUTTO, STAZIONE, ATTENTATO, TETTO, LEGNO, MACERIE, DISTRUZIONE, OROLOGIO, B/N, ITALIA, ANNI 80,

Non hanno indagato sulla presenza certa a Bologna quel maledetto 2 Agosto di Thomas Kram, terrorista della rete “Separat” di Carlos. Lo hanno sentito solo a dichiarazioni spontanee molti anni dopo e lasciato andare seppure lo stesso pm Ceri ammette che sono contraddittorie. Pazzesco. Non hanno indagato nemmeno su Christa Margot Frohlich, nota per fare abitualmente il corriere con valigette di esplosivo esattamente come quella esplosa a Bologna, anch’essa presente a Bologna quel 2 agosto. Addirittura, il primo agosto manda dal suo Hotel, il Jolly, una valigetta alla stazione con un facchino. E, subito dopo l’esplosione, si precipita alla concierge chiedendo se ci sono vittime e dove sia esplosa esattamente. Nel 1982 verrà arrestata a Fiumicino con una valigetta analoga piena di esplosivo e di meccanismi di innesco. Il portiere dell’albergo la riconosce in tv e si precipita a denunciare il riconoscimento. Quel giorno sarebbero stati a Bologna anche il Br Francesco Marra (riconosciuto dal Br Franceschini e autodichiaratosi a verbale agente infiltrato), due presunte terroriste con passaporti cileni falsi usati abitualmente dal gruppo Carlos. C’era Salvatore Muggironi esponente di Barbargia Rossa e fidanzato con una del gruppo Barbagia Rossa il cui fratello fu arrestato due anni prima in Olanda mentre trasportava armi ed esplosivi dei palestinesi. Erano lì per incredibile coincidenza? Tutto può essere, ma sono tutte presenze da verificare in un’unica indagine e invece quando sono state analizzate furono frettolosamente archiviate. Un uomo, poi, aveva riconosciuto Maurizio Folini per tutti “Corto Maltese” uomo al servizio dei palestinesi che portava armi e esplosivi in Europa per conto loro come da lui stesso confessato. Incredibilmente, però, nessuno indaga. Incredibile, inaccettabile. Intanto, in questi anni continua una sorta di fiction a puntate fatta di processi con esiti inverosimili. Francesca Mambro e Valerio Fioravanti condannati per una strage per cui si sono sempre dichiarati innocenti, accusati su dati certi inappuntabili? No, da due pentiti: Massimo Sparti smentito dai familiari che riferiscono il suo pentimento in punto di morte. Sarebbe dovuto morire di cancro al pancreas nonostante la perizia medica fu contestata dal dott. Cerauso in poche settimane e, per questo fu rilasciato dopo la deposizione. Visse per altri 23 anni. L’altro è lo spietato serial killer, Angelo Izzo, il mostro del Circeo, dichiarato insano di mente. Non altre prove o riscontri. Poi Luigi Ciavardini, poco più che un bambino all’epoca e Cavallini, anche loro sempre dichiaratisi innocenti, e proprio durante il loro dibattimento sono emerse le perizie che hanno svelato l’86° vittima, probabilmente la trasportatrice, come raccontato dal documentatissimo libro di Valerio Cutonilli.

Federico Mollicone

Ricapitoliamo. Il 2 Agosto a Bologna erano presenti terroristi internazionali e italiani legati al gruppo di Carlos lo Sciacallo, esperti in trasferimenti di esplosivi, spesso per il Fronte per la Liberazione della Palestina, frangia marxista dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina e in connessione con il KGB, e i libici, simili a quello esploso a Bologna o di attentati ai treni come quelli ad una stazione francese. Lo stesso Carlos ha confermato, grazie anche alla rogatoria con il giudice Bruguière, e ai documenti fatti acquisire dall’infaticabile e coraggioso lavoro di Gian Paolo Pellizzaro e Lorenzo Matassa in Commissione Impedian (“Mithrokin”) di cui mi onoro di essere stato consulente e di aver letto e lavorato con il compianto e indimenticato capogruppo di Alleanza Nazionale Vincenzo Fragalà, con Alfredo Mantica e con Enzo Raisi. I magistrati bolognesi hanno omesso di indagare su questa pista di scenario internazionale legato alle dinamiche della Guerra Fredda: il patto segreto e allora inconfessabile, dalla stretta attualità, per cui l’Italia era sì alleata inserita nel contesto delle alleanze politico-militari occidentali ma si teneva al riparo da attentati da parte del mondo arabo grazie al “Lodo Moro” stipulato con i palestinesi dal Colonnello Stefano Giovannone, capo centro di Beirut dei servizi esteri italiani, soprannominato “Il Maestro” per la sua bravura nella tessitura di accordi, di diretta connessione con Aldo Moro. I “partigiani” delle “trame nere” continuano, invece, a latrare contro il depistaggio rappresentato dalla pista palestinese mentre ad oggi gli unici dati certi sono la presenza di terroristi internazionali legati alla sinistra internazionale terrorista, a Carlos e ai servizi dell’Est, a Bologna. La strage segue di pochi giorni quella di Ustica e anche lì i cablogrammi di Giovannone pubblicati da la Stampa con Francesco Grignetti e dall’Adnkronos, sempre in prima linea nella ricerca della verità con il direttore Gian Marco Chiocci, e da un’analitica ed esplosiva ricostruzione comparata dal 1979/1981 di Pelizzaro e Paradisi su Reggio Report, ci raccontano di minacce esplicite per la rottura del Lodo Moro in seguito all’arresto di Abu Saleh – la vera figura chiave che lega Ustica a Bologna, città dove abitava e da dove partì l’aereo Itavia – e degli autonomi con due lancia missili di fabbricazione sovietica arrestati e processati.

Noi qui non difendiamo solo la storia della Destra che questa nuova indagine grottesca tenta di infangare coinvolgendo anche il Senatore missino Tedeschi e il Movimento Sociale Italiano, noi difendiamo la sovranità nazionale e il diritto dei parenti delle vittime di conoscere la verità. Siamo, invece, alla minestra rancida riscaldata. Un vecchio plot trito e ritrito riproposto da un ex parlamentare della sinistra, un fantasy giudiziario, smentito dall’Avvocato di Gelli, dal processo a Cavallini, in particolare sui soldi che i Nar avrebbero ricevuto dalla P2 come denunciato da Massimiliano Mazzanti, giornalista de Il Secolo d’Italia, già tempo addietro. Tutte favole già smontate nei diversi dibattimenti. Come ricostruito da Romoli su “Il Riformista”, il dossier dell’associazione delle vittime, rifiutato inizialmente dalla procura di Bologna, si basa su un prospetto contabile di Gelli e la destinazione di finanziamenti a un misterioso “Zafferano”, finanziamenti che, però, essendo in contanti non sono tracciabili, un dossier – inoltre – già smentito in dibattimento. Abu Saleh diventa una figura chiave anche di Bologna quando incrocia sulla sua strada il giudice Gentile, istruttore proprio nel processo per strage che lo frequenta come lui stesso ammette e riceve anche regali dal palestinese. Non solo, ma viene mandato a Roma proprio su autorizzazione di Gentile. Un rilievo, svelato da Pelizzaro e Paradisi su Reggioreport e riportato anche da Boni nel suo libro “La strage del 2 agosto”, emerso anche durante il convegno organizzato al Senato con il vicepresidente del Copasir Adolfo Urso, il senatore M5S Gianni Marilotti e numerosi analisti e giornalisti come Silvio Leoni, a cui va la nostra solidarietà, ora indagato per aver cercato un’intervista su questi temi col giudice omonimo Leoni.

Presenteremo un’interpellanza urgente in aula al ministro Bonafede per chiedere l’invio di ispettori alla Procura generale di Bologna affinché chiariscano e facciano luce su tutto. Su Paolo Bellini ci sono ancora punti opachi sulla sua presenza a Bologna e sulla sua eventuale connessione con apparati statali. La moglie, ad esempio, non lo aveva riconosciuto e viene minacciata dai magistrati di falsa testimonianza e poi, magicamente, lo riconosce. Interrogativi che minano la credibilità dell’impianto accusatorio. Fermo restando che come ha dichiarato Adriano Tilgher all’Adnkronos: “Bellini? Non sappiamo assolutamente chi sia. Non è mai stato di Avanguardia Nazionale, non sappiamo proprio da dove venga fuori”. Sono passati 40 anni e la memoria delle vittime ci unisce certamente, ma dobbiamo ritrovare l’unità nazionale non su verità processuali strumentali e non dimostrate ma sulla verità oggettiva. E questa parla e urla dai documenti delle Commissioni d’inchiesta ancora classificati e per cui abbiamo chiesto la desecretazione su cui una parte della magistratura si è rifiutata di indagare o quando lo ha dovuto fare è stato per archiviare. Come Intergruppo parlamentare, fondato con la collega Paola Frassinetti, con la presenza di forze sia di maggioranza che d’opposizione, abbiamo anche presentato una proposta di legge per costituire una commissione d’inchiesta sui fatti dal dopoguerra ad oggi connessi al terrorismo internazionale, così da chiudere una ferita tragica della Nazione. Non ci faremo intimidire. In Italia è stata giocata una partita a scacchi tra Ovest ed Est che ha fatto molte vittime collaterali civili e innocenti. Lo dobbiamo a loro la ricerca della Verità, e non di una verità di comodo per chiudere questo interminabile dopoguerra italiano.