REDDITO DI CITTADINANZA? SI, MA LO PERCEPISCONO ANCHE I DETENUTI

La legge prevede l’esclusione delle persone in regime di detenzione o sottoposte a misure cautelari dal reddito, ma….a Pescara non è andata così. Per questo, 14 soggetti sono stati denunciati dalla guardia di finanza di Pescara, per un danno alle casse pubbliche pari a 95 mila euro. In parole povere i camosci hanno semplicemente omesso di essere in detenzione. Anche se un componente del nucleo familiare ha a carico una misura cautelare vi sono restrizioni: in quel caso la cifra percepita mensilmente viene ridotta. I finanzieri di Pescara hanno avviato un monitoraggio di numerosi soggetti che, al momento dell’attivazione della misura, erano in carcere o destinatari di misure restrittive. Tra i detenuti scoperti, i cui nuclei familiari hanno percepito il reddito di cittadinanza, figurano soggetti sottoposti a misura restrittiva per i reati di traffico di sostanze stupefacenti soprattutto ma anche per reati contro il patrimonio, quali l’usura, l’estorsione ed il furto. A quasi cinque mesi dal suo avvio, il grande buco nero del reddito di cittadinanza resta il sistema dei controlli. Di fatto, non è ancora entrata a regime la macchina che dovrebbe coinvolgere l’Inail, le fiamme gialle, l’Inps, le motorizzazioni e i Comuni non è partita. E non poteva essere diversamente: soltanto a giugno l’istituto di previdenza ha stilato un primo accordo con la Gdf sullo scambio dei dati, mentre si è dovuto aspettare fine luglio per definire le modalità delle attività di verifica, alle quali si devono attenere l’Ispettorato nazionale del lavoro. Con un’apposita circolare l’organismo ha annunciato che per i controlli il personale ispettivo potrà utilizzare le banche dati dell’Inps, attraverso una nuova piattaforma informatica predisposta dall’istituto che accoglie i dati di tutti i percettori di Rdc. Peccato che la banca dati non sia stata ancora implementata.

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