LA POLIZIA PENITENZIARIA ARRANCA SOTTO GLI ATTACCHI DEI MALEDETTI DETENUTI, CHE POI VANNO PERSINO IN TELEVISIONE

Scusate, ma che cazzo di Paese è mai questo? Dove si mai visto che quattro detenuti, tra cui anche un omicida, vadano in televisione per partecipare ad un talent? Un senegalese condannato per un omicidio preterintenzionale avvenuto nei vicoli del centro di Genova, un narcotrafficante e due truffatori seriali. Questa è la “squadra” di delinquenti che parteciperanno – ammesso che, speriamo, non salti tutto – a Italia’s Got Talent, dagli studi di Cinecittà in Roma. E, dunque, via al trasferimento di questi quattro camosci, da Genova Marassi a Roma Rebibbia. Ma il ministero e i vertici del DAP sapevano? C’è chi afferma di no, almeno il ministero. I vertici del DAP probabilmente si. Allora è la solita idea della badante di Marassi, Madame Direttora Maria Milano, già nota per la grande apprensione di rieducazione dei poveri agnellini a lei affidati?

Ma chi sono questi aspiranti e “talentuosi” criminali che vanno ospiti di canale 5? I quattro sono Moustapha Jarju, senegalese che nel 2015 fu arrestato per un omicidio fra spacciatori nel centro storico della movida di vico Biscotti, fra via San Donato e piazza delle Erbe. Santo Virginio, dietro le sbarre per spaccio di droga, Aldo De Marco, un uomo con il vizio delle truffe, e Giorgio Giretti, altro truffatore e pare accusato anche di bancarotta. Questi quattro delinquenti facevano già teatro. D’accordo ma ora è un’altra cosa. Certo dal teatro alla tv qualcosa cambia: perché le vittime dei detenuti potrebbero trovarseli davanti mentre sono seduti sul divano di casa. Forse siamo il più buffo paese del mondo, abbiamo insegnato la civiltà a tutti, esportato il diritto (con le legioni romane che andavano a piedi fino in Scozia) e il cristianesimo. Ma sembra che non abbiamo tenuto niente per noi. La scena è interamente occupata da gente ridicola che fa finta di fare il ministro, ma che non ha nemmeno imparato a vestirsi decentemente. Non dico Aldo Moro, che andava in spiaggia vestito perfettamente e che al nipotino spiegava: io rappresento gli italiani, mica posso stare in mutande. Insomma, non siamo un paese di scemi. Siamo bravi e intelligenti, forse fra i migliori. Ma, chissà perché, abbiamo scelto di farci governare dai peggiori fra di noi. Da quelli con cui non andremmo mai a prendere nemmeno un caffè. E questo vale anche per l’amministrazione penitenziaria.

LE VOCI DI DENTRO…..DA SOLLY’S JAIL, FIRENZE, CENTRO ITALIA…..

Allora….ci giunge voce che nel giglione fiorentino di Sollicciano, il maledetto avamposto della trincea della polizia penitenziaria, si dia spazio ai giovani. Bene, direte voi. Bene una sega, diciamo noi. State a sentire: servizio di perimetrale senza patente ministeriale, viva la gioventù, viva quelli che sono in servizio da sole tre settimane, scelti – data la prestanza tipica dei giovani d’età – per i servizi meno impegnativi, grazie alle facezie del solito sindacalista che se li compra in vista del mese di ottobre. Intanto gli anziani, specie quelli che non hanno gli sponsor dei colleghi giovani appena arruolati, finiscono a turno in sezione. Intanto da Solly ci segnalano anche l’inesistenza della segreteria Ci viene riferito che siano rimasti solo due colleghi, entrambi senza la necessaria esperienza per mandare avanti la baracca. E c’è naturalmente chi viene spostato tra i vari comodi uffici in regime di imboscamento in base alla tessera sindacale di turno. Ma, scusate, i sindacati che dicono? I sindacati?

ANCHE OGGI, 30 SETTEMBRE 2020, IL BOLLETTINO DI GUERRA SI ARRICCHISCE CON LE AGGRESSIONI AI DANNI DEL PERSONALE. NATURALMENTE I VERTICI DELL’INDECENTE AMMINISTRAZIONE FANNO ORECCHIE DA MERCANTE

Si può dire: FATE TUTTI SCHIFO? Fare schifo: suscitare ripugnanza; ebbene questi sono i sentimenti che ormai proviamo verso gli oligarchi del DAP e i loro “protetti”, in entrambi i casi gentaglia che non ha alcun rispetto per i destini della polizia penitenziaria. E allora si, ci fanno schifo, ma tutti, proprio tutti. E mentre la prima linea annega in un mare di melma vischiosa, quei bastardi che abbiamo il compito di gestire, aggrediscono. Sempre. Primo episodio, Ascoli Piceno. Un collega è rimasto contuso in seguito ad un’aggressione. Finito in ospedale.

Scendiamo in Sicilia, “Pietro Cerulli”di Trapani. Tre colleghi sono stati aggrediti da un detenuto italiano 23enne. Per i nostri solo medicazioni e dolore, nonché un barile di umiliazioni. L’episodio è avvenuto mentre i detenuti si recavano ai passeggi. Il detenuto si trovava nella sezione “blu”, sottoposto al 14 bis, perchè proveniente da altro istituto per ragioni di ordine e sicurezza. E allora tu lo ne consenti l’uscita? Ai passeggi? Negli USA questo soggetto sarebbe finito in un carcere di massima sicurezza, cella singola, nessuna visita, solo le facce degli agenti. Per qualche anno. Poi se ne riparlerà. Invece no, solo il solito idiota trasferimento da un carcere all’altro. Che non serve a un cazzo. Resta poi il problema della formazione del personale. E’ possibile che un solo cammello possa atterrare tre dei nostri? A quanto pare si.

SERVIZIO PENITENZIARIO RUSSO, PROGRAMMA DIPARTIMENTALE DI LAVORO SOCIALE E PSICOLOGICO PER DETENUTI TOSSICODIPENDENTI

Gli ufficiali psicologi (in Russia sono del ruolo sanitario-tecnico ma in UNIFORME) in relazione a persone con dipendenza da alcol e droghe detenute negli istituti penitenziari del sistema penale, hanno avviato una partnership con alcune strutture civili del territorio della Federazione Russa.

Nell’ambito di questa collaborazione, i dipendenti dei vari laboratori psicologici hanno visitato il Centro di riabilitazione ortodossa di Ostrov (Essentuki). Durante l’incontro, il capo del centro, Vadim Beglyarov, ha mostrato la struttura, ha introdotto le attività e ha raccontato il concetto principale dell’istituzione. Attualmente, 13 detenuti con varie forme di dipendenza sono in fase di riabilitazione nel centro. La psicologa del centro ha condotto una lezione e ha introdotto i principali metodi di arteterapia, incentrati sui principali problemi delle persone dipendenti.

Alla fine della riunione, è stato raggiunto un accordo sull’espansione della cooperazione e una più stretta interazione. Gli ufficiali psicologi del Servizio penitenziario federale della Russia hanno ricevuto raccomandazioni pratiche per lavorare con questa categoria di detenuti.

BOLLETTINO DI GUERRA DALLA SARDEGNA, VIOLENZA NELLE CARCERI E POLIZIA PENITENZIARIA IN AFFANNO

La guerra dei morti viventi, una sporca guerra alimentata dalle schiere dei carcerati e sostenuta o quantomeno tollerata dalla CRICCA dei civili che INDECENTEMENTE E SENZA VERGOGNA ALCUNA governano i destini del poliziotto penitenziario. Tanto a questa gentaglia, oligarchi del DAP, provveditori burosauri civili del nulla, direttori di istituto dichiaratamente nemici della polizia penitenziaria, non importa, e giocano con il destino dei poliziotti della prima linea, favorendo in tutti i modi i detenuti perché è così che si fa carriera. Carceri della Sardegna, nelle ultime ore diversi colleghi sono dovuti ricorrere alle cure dei sanitari a seguito di violente aggressioni dei detenuti con problemi psichiatrici. Purtroppo sta accadendo con notevole frequenza che il comportamento di questi detenuti con patologie psichiatriche sfoci in atti di violenza contro il personale di Polizia penitenziaria, come accaduto proprio in questi giorni nelle carceri di Oristano e Cagliari. La scorsa settimana, nel penitenziario di UTA, un detenuto ha aggredito un poliziotto e gli ha sputato sugli occhi, rendendo necessario immediati controlli per escludere possibili contagi da Hiv ed epatite, mentre qualche giorno fa, l’irruenza improvvisa di un giovane detenuto, con un passato nel carcere minorile, ha spaccato il labbro di un agente in servizio nel carcere di Oristano. Vanno subito rivisti i protocolli di intervento in questi casi. Noi di Storie, oltre ad aver avviato alcuni progetti riguardo alla difesa personale, abbiamo di recente interloquito con alcuni esponenti politici allo scopo di riflettere sulla revisione dell’ordimento penitenziario e soprattutto l’inasprimento delle sanzioni punitive nei confronti di questi vermi rinchiusi nelle carceri.

PIOVE DENTRO I LOCALI DEL PENITENZIARIO DI PESARO…..E ORA CHE SIAMO VICINI A OTTOBRE, PIOVE ANCORA DI PIÙ

I colleghi in servizio a Villa Fastiggi sono stati piuttosto chiari. Il problema delle infiltrazioni della pioggia negli insalubri anfratti dell’istituto non è cosa d’oggi. Piove dunque all’interno del carcere di Pesaro, una sezione allagata e detenuti costretti in alloggi di fortuna. Eccoli allora che spuntano insieme ai rivoli dell’acqua, eccoli i vari sindacalisti (tutti, con l’eccezione del SAPPE) che fanno la scoperta, già nota, a stagione delle piogge in corso. Dunque l’autunno porta tanta acqua, ma anche tanti delegati che come carta moschicida vanno a destra e manca in cerca di disgraziati da spennare.

Nella giornata di venerdì scorso, in concomitanza dei lavori di rifacimento dei solai dell’Istituto, tuttora in corso, per i quali sono state rimosse le vecchie e deteriorate coperture dei tetti ed a causa delle copiose piogge di questi giorni, un’intera sezione detentiva si è completamente allagata. Il corridoio e quasi tutte le camere detentive nel giro di poche ore si sono trasformate in delle vere e proprie piscine. L’impianto elettrico, già di per sé obsoleto e fatiscente, è andato in tilt in quanto compromesso dall’abbondante acqua che cadeva dal soffitto. Pur di farsi notare a Pesaro i sindacati si preoccupano anche della sorte dei detenuti. Squallidi.

MOVIDA VIOLENTA, RISSE, PESTAGGI, DEGRADO….

Sono volati sedie, tavolini, bottiglie, bicchieri. E alla fine anche le mani. Come ormai capita sempre più frequentemente nelle serate di movida nel centro storico di Novara, la scorsa notte è dovuta intervenire la polizia per sedare gli animi, questa volta nella zona dei dehors di piazza Martiri.

A fronteggiarsi due gruppi di giovani. Ben presto dalle parole si è passati ai fatti ed è volato di tutto, con qualche danno per i bar. Sul posto si è ben presto creato un assembramento di curiosi. Nessuno, fortunatamente, è dovuto ricorrere alle cure mediche. Il personale della Questura è al lavoro per identificare i responsabili di quanto accaduto. Non esiste una regione, una sola, che sfugge a questo ciclone di violenza senza senso, e senza una specifica motivazione. Ecco un repertorio solo degli ultimi episodi. Maxi rissa a Trastevere, nel cuore di Roma. Due ricoverati a Milano per la movida violenta nei Navigli. Baby gang all’opera con le mazze da baseball al Vomero, a Napoli, il quartiere dove risiede anche il sindaco Luigi De Magistris. Quattro ragazzi accoltellati a Genova, uno ridotto in fin di vita. E la morte di Willy Monteiro a Colleferro, a sud della Capitale. Dunque la violenza. Specie se consideriamo che ad alimentarla ci pensa, ogni giorno, il linguaggio che usiamo nei rapporti personali, nella discussione pubblica. In un programma televisivo come in una serata tra amici. La violenza è diventata un insostenibile stile di vita quotidiano e il muro che separa quella verbale da quella fisica è di cartapesta. Così come sono in eclissi le autorità chiamate a proteggere i giovani dalla deriva verso la violenza. Nelle scuole, solo per fare un esempio, gli insegnanti non vengono più rispettati, prima che dai ragazzi, dai loro genitori, pronti anche ad aggredirli se i figli hanno risultati scadenti. Già, i genitori. Prima ancora delle amministrazioni, dei sindaci, delle autorità politiche, vorremmo sapere dove sono finiti i genitori di questi ragazzi. Sono informati della movida violenta? Sanno quando e come i loro figli vi partecipano?

MA CAZZO, SINDACATI, SOLTANTO ORA VE NE ACCORGETE? IL “MISTERO” DELLE NOTE E DEI COMUNICATI SINDACALI CHE DI QUESTI TEMPI ALL’IMPROVVISO SPUNTANO COME FUNGHI

Due esempi assai lampanti: la situazione nell’istituto di Rovigo:

Certo, molti sindacati e alcuni più di altri, hanno responsabilità non da poco su scelte negative che ci riguardano, ma non siamo sempre noi che gli forniamo la rappresentatività?? Quando sottoscriviamo un’adesione in cambio di meri favori personali (quanto c’entra questo con la tutela degli interessi collettivi?) siamo noi i primi complici di scelte impopolari e ingiuste. I sindacalisti della polizia penitenziaria hanno fatto la fine dei comici. Si sono estinti tutti tranne due: Crozza e Saviano. E se sono finiti i sindacati vuol dire che è finita la polizia penitenziaria. Bisogna invertire la rotta, quanto prima. Altro esempio (foto in basso) è la “scoperta”della grave carenza di personale femminile al Cavadonna di Siracusa. Ma tutti questi problemi, com’è che vengono fuori soltanto ora? Ah certo, le carenze di personale sono sempre più visibili in questi giorni e a seguire tutto il mese di ottobre….ma andate a cagare, buffoni!

COMBATTIAMO IL MARCIO CHE C’È NELLA POLIZIA PENITENZIARIA, A COMINCIARE DAI SINDACATI. ECCO LO SCENARIO

Sfogo di una collega sui sindacati: “Dovete sapere che, contrariamente al resto dei lavoratori italiani, un poliziotto penitenziario iscritto ad uno qualsiasi dei sindacati, può recedere solo ed esclusivamente nel mese di ottobre. Quindi se ti iscrivi ad un sindacato, e puoi iscriverti a più di un sindacato (altra stranezza), poi sei costretto a pagare per un anno intero. Detto questo, sto assistendo su Facebook al mese dei morti viventi: la resurrezione dei sindacalisti che girano come trottole impazzite negli istituti per non perdere le tessere. Proclami eclatanti, promesse non mantenute da 24 anni, un Corpo in declino per colpa loro e via discorrendo. Ultima, bellissima, lo stupore per i turni che vanno da un minimo di 8 ore, contro le 6 da contratto, a 16 ore continuative. Voi che avete accettato turni da 12 ore, ora fate gli stupiti? Gridate allo scandalo? Un esame di coscienza, se ne avete una… 😒😒😒”. Queste le parole inequivocabili della collega. Per essere chiari: Settembre Ottobre periodo di semina: seminare a spaglio e annaffiare ogni settimana circa con prosecco e panetti con la bondola, dopo circa un mese sperare nel fessacchiotto di turno che conceda il tesseramento..