UN NOME, SOLTANTO UN NOME: ENNIO RIGATO, EX MEMBRO DELLA MALA DEL BRENTA, ESCE DAL CARCERE PER BUONA CONDOTTA. GIUSTIZIA ITALIANA COME SEMPRE DALLA PARTE DEI CARNEFICI

Vergogna giustizia, vergogna Italia. Chi è Ennio Rigato? Ennio Rigato è un gran figlio di puttana. Un assassino, uccise e ferì gravemente due agenti delle Volanti, intervenuti in seguito alla segnalazione di una rapina. Il verme, che negli USA avrebbero condannato all’ergastolo o addirittura a morte con l’iniezione letale, in Italia esce per buona condotta. Ebbe una condanna a soli 30 anni per l’omicidio di un agente di polizia, Loris Giazzon, freddato da una raffica di kalashnikov il 20 aprile del 1993 nel corso di una rapina alla Popolare di Vicenza di Olmo di Creazzo. È uscito dopo aver scontato 23 anni. Su una sedia a rotelle per tutta la vita invece rimane Maurizio Cesarotto, che da quella sventagliata di Ak47 prese un colpo che gli ha impedito per sempre di camminare. Nel servizio delle Iene andato in onda martedì sera: https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=3796089013764980&id=936377403069503 si vede Ennio Rigato uscire dal Due Palazzi, il carcere di Padova dove era rinchiuso, accolto dalla moglie che in malo modo allontana telecamere e giornalisti. L’inviato delle Iene lo segue fino a casa. Il verme di nome Ennio Rigato è tornato ad abitare nell’abitazione di famiglia dove risiede anche Massimo Rigato, suo fratello, anche lui membro del commando che andò in azione a Olmo di Creazzo, anche lui condannato a 30 anni scontati in parte in carcere e in parte in semilibertà. Oggi costui lavora per una cooperativa. Ennio non si fa vedere ma ci pensa Massimo a cacciare la Iena scomoda: “Tua madre deve morire e anche tuo fratello” dice al giornalista, che insiste per ottenere delle scuse da porgere pubblicamente a Cesarotto. L’uscita dal carcere di Rigato accende ferite mai rimarginate, e tante paure. Questi soggetti non possono restare in vita e farsi beffe delle loro vittime. Vanno rinchiusi per sempre in prigioni di massima sicurezza, isolamento perpetuo, fino a quando non impazziranno perdendo per sempre dignità e personalità, trasformati in larve, pagando così il prezzo di vite, di vittime distrutte dal dolore.


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