LA CITTÀ DI VIBIO VALENTIA TAPPEZZATA DI MANIFESTI DEGLI ANARCO-IDIOTI

Stronzate, puttanate, degne di menti malate quanto sovversive. Sono manifesti che inneggiano alla lotta, alla rivolta, alla libertà da raggiungere attraverso la violenza, che invitano la gente a scegliere da che parte stare. Durante la notte, agevolati dalla notte, più soggetti anarco-imbecilli hanno affisso in diverse parti della città questi deliranti messaggi, tanto che ora si è mossa la Digos di Vibo che ha proceduto a verificare e farli immediatamente rimuovere.

Ma in questi autentici parti di menti obnubilate dalla carenza di materia grigia, cosa c’è scritto? In uno ad esempio si fa riferimento alla carcerazione di Leonardo Landi, noto militante anarco-insurrezionalista, detenuto da quest’anno nell’istituto penitenziario vibonese dopo essere stato arrestato, una volta terminata la sua latitanza, con le pesanti accuse di associazione con finalità di terrorismo che facevano riferimento ad una rapina in un ufficio postale a Lucca. Nel volantino in questione si parla di “trasferimento punitivo” (che dal carcere di Lucca lo ha portato a Vibo), e del fatto che Landi “è stato ingiustamente accusato (povero cocco) di trovarsi in possesso di istruzioni per confezionare esplosivi rudimentali”. In un altro si trovano istruzioni su come prepararsi a una rivolta popolare con tanto di accorgimenti per non essere riconosciuti dalle forze dell’ordine: quindi la copertura del volto, non portare telecamere, e le modalità da utilizzare per reagire agli attacchi. Perché, è il pensiero degli autori del gesto, “Chi aspira alla libertà non si misura“. In un alto volantino ancora si ricorda che dal 9 al 24 scorsi vi sono state due settimane di mobilitazione in solidarietà alle anarchici e agli anarchici sotto processo e contro la differenziazione e l’isolamento carcerario per ricordare i morti nei penitenziari e per rispondere ai nuovi confinamenti e al coprifuoco: “Contro il carcere per la liberazione di tutti e tutte i prigionieri”, con a fianco il disegno di due mani, ammanettate, che si stringono (come nella posa del braccio di ferro). Insomma, l’imbecillità (pericolosa) all’ennesima potenza. Questa gentaglia andrebbe chiusa in qualche carcere sperduto in un isola, gettando via la chiave……

QUELLA MERDA DI DETENUTO CHE AGGREDISCE 4 NOSTRI COLLEGHI, TEATRO (DELL’ASSURDO) IL BESTIARIO DI PONTEDECIMO (GENOVA)

Piano terra, reparto maschile. Scatto d’ira di un verme della sezione sex offenders, verme tra i vermi. Il figlio di puttana, che meriterebbe di finire all’isolamento perenne, almeno fino al termine della pena, già protagonista di resistenza e violenza, aveva appena lasciato l’ospedale dove i sanitari erano intervenuti a causa dell’ingerimento di detersivo da parte del verme. Il bastardo durante l’ora del “passeggio” ha aggredito brutalmente i quattro colleghi che erano impegnati nella sorveglianza e ha usato una penna nel tentativo di colpire lo zigomo di uno di loro. Il verme è stato bloccato, disarmato e riportato a più miti consigli da altri colleghi intervenuti dopo l’aggressione.

Carcere Genova Pontedecimo

Secondo voi in Russia o negli USA, ma anche in Francia o in Polonia e altrove, che fine avrebbe fatto un soggetto del genere? Provate a indovinare……guardate la foto.

LE CONFESSIONI DEI COLLEGHI IN SERVIZIO A SULMONA

da EKUONEWS.it

SULMONA – Quello che sta accadendo in questi giorni nel carcere di massima sicurezza di Sulmona non avrei mai voluto raccontarlo. I turni massacranti ai quali da moltissimi anni a questa parte a Sulmona sono sottoposti i poliziotti penitenziari, che da sempre decanto e per i quali vanamente ho auspicato, a parte rarissimi casi, un atteggiamento più disponibile dell’amministrazione penitenziaria a far si che venissero leniti, hanno lasciato il posto in questi ultimi tempi a giornate di vera tortura.

Ho raccontato del mio vissuto in quel dell’ospedale di Sulmona ma non potevo non evidenziare quello che con molta più sofferenza stanno passando nelle improvvisate sezioni covid del carcere i miei colleghi senza escludere il comandante di Reparto e il Direttore. Per farlo, in rappresentanza dei tantissimi che stanno vivendo questo bruttissimo momento, riporto le agognanti testimonianze di Claudio e Roberto, due splendide persone ancor prima che due integerrimi compagni di lavoro.

.. Dopo una giornata di lavoro di 12 ore con la tuta bianca addosso, in mezzo ai positivi, finalmente a casa. Sono sfinito ma soddisfatto di aver reso la vita meno difficile agli altri colleghi.Ora provo a rientrare a casa preoccupato del fatto che debbo necessariamente e mestamente mettere in guardia invitandoli a stare lontano da me….”

Poche parole quelle di Claudio ma testimonianti un senso del dovere che va oltre il giuramento prestato. Claudio è uno dei responsabili del reparto colloqui. Un reparto nevralgico e strategico visto che, assicurando i contatti tra i detenuti ed i familiari, permette a tutti di vivere in maniera relativamente più serena il momento drammatico nel quale siamo piombati.

Roberto, invece, è uno dei tanti che insieme a Claudio sta vivendo il suo “dramma” all’interno dei reparti detentivi “aggrediti” dal coronavirus.

Ieri sera ha voluto raccontarmi la sua giornata che integralmente vi riporto:….

Mauro ciao….vorrei raccontarti quello che ho vissuto oggi durante il mio turno di servizio in sezione…Quello che mi ha subito fatto più impressione è che già dal primo giorno, mettendoti quel tipo di vestiario, si suda…la sotto, credimi, si suda in maniera impressionante!Dopo il primo giorno passato con la tuta che copriva l’uniforme intera,ho dovuto, nel turno successivo, togliermi necessariamente la giacca perché ho capito che per otto ore non ci puoi stare sotto un velo di plastica del genere e che ti annienta la dignità …In sezione vai avanti e indietro come un automa. Qui diventa quasi impossibile andare a mangiare…figurarsi fare i bisogni!!!…Quella si che diventa un’impresa!!!Sono tornato a casa stasera che erano le cinque e mezza…Ora, dopo essermi fatto un’oretta e mezza di sonno,mi sto accingendo a ripartire per andare a fare la notte… Sai.. Non sopporto più la puzza di gomma dei guanti sulle mie mani…Eh si perchè per otto ore, portare 2 paia di guanti dei quali uno sotto e l’altro, dopo aver fatto scorrere la manica della tuta, metterlo sopra stando molto attento a farlo adagiare sulla manica della tuta perché altrimenti si rischia che il virus penetri utilizzando lo spazio che si apre in prossimità del polso.L’infermiera, poi, mi ha dovuto mettere del nastro isolante intorno ai polsi perché la tuta se ne usciva fuori. Questa ahimè è un’operazione che devi ripetere spesso.Ogni tanto, infatti, i guanti li dovevo cambiare portandoti a ripetere l’operazione col nastro isolante…Certe volte, con il fatto che devi necessariamente fare uso della mascherina, ti senti davvero soffocare…Mauro, credimi, ( e gli credo ovviamente perché so cosa si prova) portare per otto ore la mascherina è davvero una tortura.Poi, come ti dicevo, quando devi andare al bagno diventa un’impresa…Ti devi sanificare; poi ti devi togliere la tuta…Se consideri poi che oltre alla cerniera davanti hai anche la parte adesiva da dover disincollare, capisci che ti diventa tutto molto più complicato ( quasi a dire che portare i pannoloni forse sarebbe meglio).Un’altra cosa brutta che ti capita è che sotto una tuta del genere perdi l’identità.I colleghi non ti riconoscono…non sai chi sei!Comunque la cosa più odiosa è il sudore che ti cola addosso e che trasforma i panni che porti in spugne inzuppate!Non ti dico poi quando torni a casa… I figli, la moglie e i parenti…tutti ti guardano con apprensione e preoccupazione…Tolgo i vestiti che porto addosso e li metto subito a lavare…Per fortuna ho due o tre divise( raro che ciò rappresenti una politica generalizzata visto che l’amministrazione ti lascia solo con un capo e spesso, seppur usurato, neanche te lo cambia) che ovviamente cambio e sanifico continuamente.Penso a mia moglie costretta anch’essa a fare gli straordinari e mi preoccupo per lei perché per quanto accurato io possa essere nel fare le cose ho sempre paura che qualcosa possa sfuggire. Portare la divisa in lavanderia infatti è impossibile. Vuoi perché non ti consentono di averla subito, vuoi perché può essere pericoloso perché rischi di portare il virus anche la e vuoi soprattutto perché mi costerebbe un patrimonio.Sai cosa significherebbe per noi se ogni giorno dovessimo spendere 20 euro per pagare il servizio prestato dalla lavanderia?….Mauro non è assolutamente facile gestirsi…. la situazione è davvero complicata.Non è facile per noi, non è facile per chi comanda ( il mio pensiero torna a Sarah Brunetti il dirigente penitenziario che oltre ad essere comandante è mamma premurosa oltre che coraggiosa).Dall’esterno uno chissà cosa vede ma quando ti ci trovi dentro diventa tutto maledettamente più complicato. Hai paura….hai timore….ti giri attorno per vedere se la tuta è integra o se è strappata…Mauro… credimi…ho davvero molta paura!”

Dopo questa testimonianza mi chiedo dove sono i nostri dirigenti regionali e nazionali dove sono?

Perché non hanno ancora accolto le nostre richieste?

Staremmo a raccontare altro se la conversione della sezione collaboratori fosse stata fatta.

L’augurio che tutti ci facciamo è che il DAP si ravveda, faccia subito qualcosa e non ci lasci più soli in questa battaglia.Gli uomini della polizia penitenziaria di Sulmona, il comandante e il direttore non meritano questo.Ora scusate devo andare…mi devo preparare anche io alla “tortura quotidiana”…un altro turno in ospedale, ovvero un’altra “battaglia” di questa guerra che sembra non avere mai fine, mi aspetta!

REPUBBLICA CECA, PENITENZIARIO DI PLZEN

Plzen è una città della Repubblica Ceca nella Boemia occidentale, capoluogo della regione di Plzeň e quarta per popolazione dopo Praga, Brno ed Ostrava. Amministrativamente la città è anche capoluogo dei distretti di Plzeň-město, Plzeň-jih e Plzeň-sever.

I nostri colleghi della VS oggi

Scelta come Capitale europea della cultura per il 2015 insieme a Mons, la città è famosa per la sua birra pilsener, la Pilsner Urquell e per gli stabilimenti della Škoda, fondata da Emil Škoda nel 1859.

Il penitenziario

Qui troviamo anche uno dei penitenziari più grandi della Repubblica Ceca. Ecco alcuni scatti “ieri e oggi” del carcere. Ringraziamo i colleghi della Vezenska Sluzba per l’invio delle fotografie.

L’ENNESIMA SETTIMANA DI PASSIONE PER LA POLIZIA PENITENZIARIA INCOMINCIA MALINO. A FAVIGNANA LITIGANO I CAMMELLI E A FARNE LE SPESE È UNO DEI NOSTRI

Che questo sia diventato un lavoro sempre più complicato ci appare chiaro in tutta la sua tragica evidenza. La prima di queste difficoltà risiede nell’impunibilità dei detenuti aggressivi. O meglio, le sanzioni ci sarebbero, ma appaiono piuttosto lievi rispetto all’enormità del problema. Chi aggredisce un agente di polizia penitenziaria la deve pagare, scontando un aggravio consistente della pena e punizione esemplare, ad esempio una detenzione in reparti punitivi (che andrebbero istituiti, seguendo l’esempio di altri paesi, come Polonia, Francia o USA), a regime di isolamento e senza la possibilità di usufruire delle “aperture” concesse oggi alla popolazione detenuta. Non solo. La prima linea va “armata” e deve poter agire in assoluta libertà in caso di risse, rivolte, aggressioni al personale. Armarla significa dotare ogni agente delle sezioni di “supporti” a tutela della propria incolumità, dal bastone telescopico allo spray urticante balistico, guanti antitaglio e da ordine pubblico, radiotrasmittente portatile con cui comunicare con altre aree del penitenziario, una bodycam, e last but not least una formazione alla difesa personale. Insomma un vero agente di polizia che opera all’interno delle carceri. Altro che partecipazione al trattamento, alla rieducazione dei detenuti. Polizia penitenziaria uguale corpo di polizia o polizia penitenziaria uguale corpo di assistenti sociali e maggiordomi? Intanto a Favignana un altro dei nostri si è fatto male per riportare la pace tra alcuni gaglioffi litiganti.

QUANDO “LA MANO DE DIOS” SCACCIA OGNI MALE – EDITORIALE

E si, in questi giorni abbiamo assistito ad uno dei “miracoli”, di estrazione pagana, che supera di gran lunga quella religiosa della liquefazione del sangue di San Gennaro. Eppure è da Febbraio 2020 che ormai l’intera popolazione Europea, come quella Italiana, vive e sta vivendo la propria vita quotidiana con tempi scanditi da oligarchi DPCM che impongono e stravolgono stili di vita che, per una giusta causa, tutti abbiamo ossequiato per la salvaguardia della nostra salute, dei nostri congiunti che, colpiti dal maledetto covid-19 hanno lasciato questa terra dipartendo da soli, senza un minimo conforto affettivo/familiare, senza un ultimo saluto prima del trapasso. Detenuti che mettono a soqquadro una nazione in piena pandemia causando morti e devastazioni. Operatori sanitari che perdono la vita per garantire il diritto alla vita stessa. Inermi cittadini rincorsi dalle FFOO su isolate spiagge della riviera romagnola , con le dirette della D’Urso, Barbarella a noi tanto cara. E però, in una baluarda Regione, quella campana, ormai contea Deluchiana per ergersi a sceriffo anticovid, il virus è debellato. Per mano “divina”, nel regno del “dio pallone”, il miracolo è avvenuto per “mano di dios”. Prova ne è delle centinaia di migliaia di adoratori “maradoniani” che sono scesi tra le vie del centro, in mezzo le piazze, per osannare, in tempo di covid-19, l’avvenuto miracolo del ” #noncenecoviddi”.

Riflessione: come mai lo Stato, l’amministrazione regionale (De Luca lo sceriffo), l’amministrazione provinciale come quella comunale (del De Magistris), non hanno mandato tra la gente le FFOO (come fatto per i singoli sulle deserte spiagge), con le dirette di Barbarella (D’Urso), per far rispettare le misura di lockdown che impone il DPCM e che il resto della popolazione italiana sta osservando da nove mesi? Forse perché hanno avuto paura che gli stessi che osannano al “miracolo” potevano ritorcersi contro rischiando tumulti sociali? Eppure, il Personale di Polizia Penitenziaria, ha fatto osservare i DPCM all’interno delle Carceri, ai detenuti ed ai suoi familiari, pur fronteggiando gravi criticità dovute alle reazioni scaturite che hanno portato a devastazioni, sommosse, aggressioni, morti. Noi, nella “società” del mondo parallelo, quali sono le carceri, operiamo per come le leggi dello stato impongono, consapevoli che miracoli “de dios” non ne riceviamo… anzi, noi riceviamo le scomuniche “de palmas”, il leader dei delinquenti (Mauro Palma). E ci fa un emerito baffo. Come mai, invece fuori, non si è fatto lo stesso? Per paura, per conveniente linea politica di parte, per opportuna necessità? Perché se così fosse, allora, tutta Italia è autorizzata a scendere in piazza per rendere grazie al miracolo “de dios”.

IN CARCERE LE “PIPPE” SONO CONSENTITE, TRAMITE LETTURA DI GIORNALI PORNO

La sessualità è un diritto soggettivo assoluto. Si legge nella motivazione di un’ordinanza con la quale il tribunale di sorveglianza di Roma ha accolto il reclamo di un detenuto al 41 bis teso ad ottenere il diritto ad acquistare riviste pornografiche. Diritto all’informazione? No. Ricezione della corrispondenza e conseguenti regole? No. Ma, secondo il tribunale di sorveglianza di Roma, è un problema di dignità del detenuto, della sessualità e del rispetto della propria vita privata e familiare di cui all’art. 8 della Commissione europea diritti dell’uomo. Insomma, sarebbe per il magistrato uno degli essenziali modi di espressione della persona umana. La magistratura di sorveglianza dunque elegge la pornografia mezzo stampa elemento ineludibile della quotidianità del soggetto carcerato. Cari detenuti, fatevi tranquillamente le seghe con vista su pornografia cartacea. Pensate, secondo il magistrato il porno in cella e quindi l’attività sessuale derivante (appunto, le seghe) “va ricompreso tra le posizioni soggettive direttamente tutelate dalla Costituzione e inquadrato «tra i diritti inviolabili della persona che l’art. 2 Cost. impone di garantire”.

Nessun limite è previsto rispetto alle riviste pornografiche e allora non c’è ragione per negarle tanto più che qualunque scritto pervenga a un ristretto in regime di rigore viene sottoposto a censura prima di essere consegnato. Ma nel provvedimento di favore – che peraltro è stato impugnato dall’autorità amministrativa in attesa del vaglio della Cassazione – si legge nell’ordinanza che la tutela di quel diritto fa sì che debba essere concesso al reclamante di acquistare le riviste a luci rosse perché possa vivere la sessualità sia pur astratta (le pippe sono astratte?); la possibilità di visionare fotografie erotiche consentirebbe, secondo il tribunale, di migliorare la vita privata del “detenuto sottoposto al regime differenziato per il quale l’orizzonte espressivo della sfera sessuale si riduce ad una dimensione effimera e sublimata”.

A questo seguiranno, vedrete, le aperture delle camere sessuali, all’interno delle quali tra un amplesso e l’altro con congiunti o conviventi, la polizia penitenziaria rischia di aggiungere una nuova mansione d’uffico: manutengoli o maitresse in uniforme e mostreggiature con l’acronimo RI.

I REATI DEI MINORI VANNO COMUNQUE PUNITI, SPECIE SE ESECRABILI. IN RUSSIA I MINORI NON HANNO TRATTAMENTI DI FAVORE, SE NON DISCIPLINA E REGOLE, RISPETTO PER IL PAESE IN CUI VIVI

L’Italia: a Lucca studente intima al professore di mettersi in ginocchio, a Velletri un docente viene minacciato di essere sciolto nell’acido. In Russia per molto meno finisci 2 anni in riformatorio. E’ il messaggio diffuso da un singolare spot che sui social è diventato virale, anche in Italia proprio a seguito delle aggressioni di alcuni studenti nei confronti dei loro insegnanti italiani. Il messaggio è chiaro: in Russia se fai il “bullo” le autorità ti prelevano da casa e ti spediscono in riformatorio obbligandoti ad ubbidire alle dure regole paramilitari. Un paese serio la Russia, un paese di sepolcri imbiancati e radical chic il nostro.

CARCERE MINORILE DI TORINO, TRA PIZZA, TEATRO E FEROCI AGGRESSIONI NEI CONFRONTI DEL PERSONALE DI POLIZIA PENITENZIARIA. IL MODELLO INGLESE

Queste sono le notizie che più ci fanno incazzare. Il Ferrante Aporti è un istituto per gentaglia di minore età, salvo i famigerati “giovani adulti”, che comunque vengono alloggiati in questi riformatori del nostro tempo. E, come si dice nel titolo, invece di riportare la legge all’interno di un penitenziario in cui essa da tempo, insieme all’ordine, è andata a farsi benedire, al Ferrante Aporti i criminali costruiranno un bel teatro in un salone dell’istituto penitenziario, ampio 150 metri quadrati, con ingresso dedicato, che sarà ristrutturato e riadattato. E saranno loro a gestirlo, quando tutto – palco, quinte, muri insonorizzati – sarà pronto. Oltre a ciò arriverà anche una pizzeria, stesse modalità di gestione, mentre la prima linea viene costantemente umiliata da aggressioni e intemperanze dei “piccoli” criminali. Dunque i reati dei minori. Ci viene in aiuto un interessante modello di giustizia minorile: in particolare, il sistema penale minorile in vigore in Inghilterra e Galles, omogeneo per quanto riguarda amministrazione e normative, è molto diverso da quello italiano. Dall’inizio degli anni Novanta si verifica in Gran Bretagna una trasformazione nel modo in cui il crimine minorile viene percepito dall’opinione pubblica. Sotto la crescente preoccupazione per il fenomeno delle bande giovanili urbane e l’uso di armi da taglio da parte di minori, e l’effetto dirompente di alcuni episodi di cronaca (tra cui l’omicidio di un bambino di due anni, James Bulger, avvenuto a Liverpool nel 1993, rapito in un centro commerciale e poi torturato fino alla morte da due bambini di dieci anni), vengono varate una serie di riforme del sistema giudiziario minorile. Il Crime and Disorder Act del 1998 abbassa la soglia di responsabilità penale per un minore da 13 anni, com’era fino a quel momento, a 10 anni in Inghilterra e Galles, e ad 8 anni in Scozia (tenuto conto che l’età per la responsabilità penale nei Paesi Europei è in media 16 anni).

Il crimine è tale ovunque e non ha età. Un minore che uccide è uguale all’adulto che uccide. Lasciamo agli altri le seghe mentali sui minori.

IL GOVERNO FRANCESE DIFENDE CON UNA LEGGE LE FORZE DI POLIZIA, GRUPPETTARI, SINISTRA ESTREMA, BLACK BLOC E IDIOTI DI OGNI GENERE SCENDONO IN PIAZZA DEVASTANDO LE CITTÀ. A PARIGI I DISORDINI PIÙ GRAVI

A Parigi, gruppi di giovani hanno dato vita a tafferugli con la polizia bloccando di tanto in tanto il corteo. Danneggiati alcuni negozi, in fiamme cassonetti, sassi e bottiglie contro i poliziotti che hanno risposto con un fitto lancio di lacrimogeni. Negli scontri scoppiati durante la manifestazione contro la legge per la sicurezza globale sono state danneggiate e date alle fiamme anche alcune auto. Lo riporta il sito de Le Parisien pubblicando le foto che, sui social media, mostrano almeno due auto date alle fiamme ed una Mercedes attaccata da dimostranti vestiti di nero, dal volto coperto, che hanno distrutto i finestrini e sono saltati sul parabrezza frantumandolo. Sono rimasti feriti negli scontri registrati in diverse città francesi 37 agenti di polizia, ha reso noto il ministro degli Interni, Gerard Darmarin sottolineando che il bilancio delle vittime è ancora provvisorio. Manifestazioni si sono svolte in 70 città in tutto. Cosa sta succedendo in Francia? Decine di cortei si sono organizzati oggi in tutto il Paese, non solo a Parigi ma a anche a Strasburgo, Marsiglia, Lione, Bordeaux e Rennes. I manifestanti stanno protestando contro la legge in discussione in Parlamento sulla “sicurezza globale” che gli organizzatori della guerriglia giudicano liberticida. Al centro della protesta c’è l’articolo 24 della legge che vieta foto e video a poliziotti in azione.

A esarcerbare gli animi anche gli episodi di violenza di questi giorni, lo sgombero di migranti da place de la Republique con l’uso di manganelli e, sabato scorso, il pestaggio di Michel Zecler, un produttore musicale nero, ad opera di 4 agenti, entrati a forza nel suo studio di registrazione a Parigi. Da ieri i quattro poliziotti sono in stato di fermo. E il provvedimento cautelare è stato esteso di 24 ore. Per gli organizzatori della Marcia delle libertà, la legge viola la libertà di stampa, la libertà di informare e di essere informati, la libertà d’espressione, insomma le libertà pubbliche fondamentali. L’intento, per il governo, è di proteggere i poliziotti vittime di inviti all’odio e di minacce di morte sui social network. Mentre la pressione aumenta sul governo, nelle strade sta scoppiando la tensione: un incendio è stato appiccato alla Banque de France in piazza della Bastiglia. Le strade adiacenti al percorso della Marcia delle libertà, fra République e Bastiglia, sono state chiuse dai blindati della polizia fin dal primo mattino. Fonti del sindacato di polizia Alliance lamentano che siano stati chiamati in servizio soltanto 2.000 agenti per far fronte a una manifestazione ad alto rischio in cui si prevedono 40.000 dimostranti e si temono infiltrazioni di elementi radicali dei gilet gialli e dei black-bloc.