I ROM BRAVA GENTE? ABBIAMO QUALCHE DUBBIO. INTANTO IL POLITICALLY CORRECT SI INVENTA IL PARTITO DEGLI ZINGARI, ROM E SINTI

Ecco ci mancava anche questa: un partito nazionale che rappresenterà il popolo Rom e Sinti. Questa specie di aborto politico è fondato da donne attiviste abruzzesi e molisane e che ha radici a Lanciano. Mirano a un seggio in Parlamento, ma che in Abruzzo ha già esperienza amministrativa con consiglieri comunali eletti a Sulmona, Franco Di Rocco, ingegnere, e ad Avezzano con Pasqualina Morelli. Per le imminenti comunali a Lanciano si vedrà se la lista verrà fuori.

Rom, categoria disprezzata, si dice. Vittime di razzismo, si dice. Chissà come mai. Ecco un recente episodio ad opera di questi soggetti. Siamo all’interno di un ospedale di Padova. Tensione, scenario il pronto soccorso. Domenica pomeriggio, per le intemperanze di una famiglia di nomadi: marito, moglie e i due figli di 19 e 17 anni. Nel pomeriggio, avendo appreso del decesso di un loro parente, avevano tutti assunto bevande alcoliche e il 17enne si era addormentato senza più rispondere agli stimoli esterni. I suoi familiari hanno quindi deciso di accompagnarlo al pronto soccorso e sono entrati in area verde dopo aver aperto con una spallata la porta scorrevole, sganciandola dai blocchi di sicurezza per non aspettare il loro turno. Con toni accesi il capofamiglia assieme all’altro figlio si è rivolto al medico di turno che ha preso in carico il minore, constatando al momento una forte assuefazione da bevande alcoliche. I quattro zingari sono stati tutti identificati e denunciati per interruzione di pubblico servizio.

Si è verificato insomma l’ennesimo caso di delinquenza da parte di una certa frangia etnica e culturale non nuova a simili azioni. Ma per le istituzioni, la politica e la stampa è meglio far finta di non vedere, discutere di singoli casi legali (come questo o altri più gravi) per poi ignorare un mondo che, nonostante i numeri statistici modesti, genera disagi ovunque. Però, per carità, non li chiamate zingari, che poi qualcuno s’offende.

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