SICUREZZA E COVID. LA RUSSIA CONTINUA A FARE PROGRESSI NELLA LOTTA AL COVID, MA NESSUNO LO DICE

di Andrea WALTON (Insideover)

Il vaccino EpiVacCorona, sviluppato dall’istituto siberiano Vector e testato dalle autorità russe a partire da novembre, è efficace al 100 per cento nel prevenire il Covid-19. Questo, almeno, è quanto dichiarato dalla Rospotrebnadzor, l’agenzia della Federazione Russa che si occupa della tutela dei diritti dei consumatori, che ha diffuso i dati relativi alle Fasi I e II della sperimentazione del farmaco. I dati sono stati resi pubblici, come segnalato dalla Reuters, prima dell’inizio della cruciale Fase III, che vedrà la partecipazione di migliaia di volontari suddivisi in un gruppo a cui verrà somministrato il vaccino ed un gruppo che riceverà un placebo. Le Fasi I e II hanno invece coinvolto 100 persone tra i 18 ed i 60 anni ed hanno esaminato eventuali effetti collaterali del preparato oltre a testarne l’immunogenicità. L’EpiVacCorona, come dichiarato dal vice primo ministro Tatiana Golikova, potrà essere utilizzato nelle vaccinazioni di massa a partire dal mese di marzo. Il preparato andrà ad affiancare lo Sputnik V, il primo vaccino sviluppato nella Federazione Russa, che risulta efficace al 92 per cento nel prevenire il Covid-19 e che è già stato somministrato ad oltre un milione di russi.

Le caratteristiche tecniche

Il vaccino EpiVacCorona, come segnalato da TrialSiteNews che cita come fonte Sciendirect.com, “è composto da minuscoli antigeni peptidici che hanno lo scopo di indurre la risposta immunitaria desiderata” e che non includono agenti di tipo biologico. Si tratta di una formulazione che consente di generare meno effetti collaterali nei riceventi rispetto a quelli provocati dai vaccini che utilizzano virus attenuati. L’Istituto Vector, che ha sviluppato il vaccino, è operativo dal 1974 e durante la Guerra Fredda si è occupato di ricerca sulle armi batteriologiche. Nei laboratori Vector, che godono di alti standard di biosicurezza, sono depositati campioni dell’ormai estinto virus del vaiolo. Nel 2019 si è verificata al loro interno un’esplosione e questo evento ha generato un certo timore proprio per la contigua presenza dei campioni. Non è ancora chiaro se l’EpiCoronaVac necessiti di una doppia somministrazione, proprio come molti altri vaccini contro il Covid-19 tra cui quelli prodotti dalla Pfizer-Biontech e da AstraZeneca, per offrire il massimo della protezione possibile o se invece basti una singola dose per tutelare chi lo riceve. Bisognerà inoltre verificare quale è la temperatura di conservazione ideale del farmaco per comprendere quanto è facile conservarlo ed anche distribuirlo.

Una torta da spartire

Il Cremlino non ha mai fatto mistero di voler usare i vaccini contro il Covid-19 per espandere la propria influenza geopolitica nel mondo. I farmaci russi sono meno tecnologici di quelli sviluppati dalle aziende occidentali (da questo punto di vista la sfida è persa in partenza) ma possono essere più accessibili a livello economico per le nazioni più povere. Mosca ha già raggiunto accordi di distribuzione con il Venezuela, un’alleato chiave in America Latina ed anche con l’Argentina. Le due nazioni sono preda di una gravissima crisi economica e potranno così beneficiare dell’aiuto (interessato) da parte del Cremlino. Gli occhi di Mosca sono puntati anche sul Caucaso, un’area strategica per gli interessi della Russia e sull‘India, che necessiterà di numerosi vaccini per riuscire nel compito (titanico) di immunizzare buona parte della propria popolazione per raggiungere l’immunità di gregge. La competizione con la Cina, nelle aree extra-europee, appare evidente dato che anche Pechino sta provando ad insinuarsi dove può. In Medio Oriente, ad esempio, dove il vaccino sviluppato dalla Sinopharm viene già adoperato negli Emirati Arabi Uniti, la seconda nazione al mondo dopo Israele per copertura vaccinale della popolazione (oltre il 20 per cento degli abitanti ha già ricevuto la prima dose). Sullo sfondo ci sono anche gli Stati del continente africano, lasciati al loro destino dall’Occidente ma comunque interessati a porre fine nel più breve tempo possibile alla pandemia.

Cosa sta succedendo

Nel territorio della Federazione Russa la situazione continua a non essere ottimale anche se non mancano segnali moderatamente incoraggianti. La curva dei contagi, che aveva raggiunto un picco molto alto negli ultimi giorni di dicembre con un numero di infezioni giornaliere vicino alle 30mila, ha iniziato a flettere verso il basso e le infezioni giornaliere si sono abbassate fino a toccare quota 21-22mila. La disponibilità dei vaccini Sputnik V ed EpiVacCorona è però scarsa oppure assente in ben 42 regioni. Le prospettive di un ritorno alla normalità sono distanti ancora alcuni mesi, come recentemente dichiarato dal sindaco di Mosca Sergei Sobyanin che vede una certa normalizzazione non prima di maggio. Prima di allora, purtroppo, ci sarà da soffrire.

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