LA POLIZIA PENITENZIARIA C’È E COMBATTE CONTRO IL CRIMINE

Mentre il vertice politico e quello più semplicemente poltronaro della nostra amministrazione ci sommergono per non farci risalire la china, noi e la squadra mobile della PS abbiamo sistemato in gattabuia una coppia di spacciatori di Cagliari per detenzione ai fini di spaccio di stupefacenti. I due soggetti sono ora alloggiati a UTA, il penitenziario a venti chilometri dal capoluogo regionale della Sardegna. Il Corpo da tempo ha saputo adempiere al compito affidatogli di combattere il prima linea la criminalità organizzata e il terrorismo grazie al controllo e alla repressione costante di ogni tentativo di continuare a impartire ordini dall’interno delle carceri da parte dei boss mafiosi e di ricevere comunicazioni dall’esterno, ma anche diventando strumento e impulso, alla magistratura e alle altre Forze dell’Ordine, per la creazione di nuovi filoni di indagine e per ricostruire la mappa delle nuove alleanze e ramificazioni delle mafie. Per contrastarli, lo Stato ha dotato la Polizia Penitenziaria del Nucleo Investigativo Centrale (NIC) e, più di recente, ha predisposto la presenza di un gruppo di Poliziotti penitenziari nella Direzione Investigativa Antimafia con il compito di analisi delle informazioni, alle dipendenze del Procuratore nazionale antimafia. A questo punto perché non confluire nella Polizia di Stato e mollare gli istituti agli educatori e ai civili che tanto si preoccupano dei poveri galeotti?

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