LEI SI CHIAMA TERESA MERANTE, SEDICENTE CANTANTE FOLK DALLA PARTE DEI CRIMINALI INCALLITI

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La libertà artistica, ma certa roba andrebbe censurata configurandosi come istigazione all’odio e alla cultura contro ogni forma di legalità. Una cantante che, senza ritegno, canta in favore di latitanti, mafiosi, detenuti e boss e contro la polizia e lo Stato. E i suoi brani fanno anche più di 3 milioni di views l’uno. Signore e signori ecco a voi Teresa Merante, la cantante folk calabrese che riesce a “cantare” frasi di questo genere:

“Una luce fioca inizia a lampeggiare, fuggite giovanotti, questa è la polizia! Sparate a tutta forza verso quella brutta compagnia (…) si stanno avvicinando con i mitra in mano, ma non abbiate paura, sono solo quattro pezzenti. Noi siamo i latitanti, noi siamo i più potenti…”.

Oppure:

La signora Merante, facente parte di una piccola etichetta di Reggio Calabria, la Elca Sound, mette al centro delle sue canzoni la mafia. E non certo per parlarne male, tutt’altro. Ultima, in ordine di tempo, “Bon Capudannu” che fa degli auguri particolari: “buon capodanno ai carcerati, segregati in galera. Speriamo torniate in libertà, nelle vostre case gioia e serenità”. Nulla di strano, se non fosse che la sua musica popolare si basa sulla vita e la storia di latitanti e boss mafiosi, ne esalta le gesta, ponendoli al di sopra della legge e di chi la rappresenta. Infatti, in un passaggio di una delle sue canzoni “U latitanti”, ispirata alla storia del latitante Rocco Castiglione, dice chiaramente: “Una luce fioca inizia a lampeggiare, fuggite giovanotti questa è la polizia, sparate a tutta forza verso quella brutta compagnia. Si stanno avvicinando con il mitra in mano ma non abbiate paura, sono solo quattro pezzenti. Noi siamo i latitanti noi siamo i più potenti”. Nel suo ultimo videoclip pubblicato alla fine dell’anno, la Merante, che conta su Facebook 88 mila followers, inneggia alla liberazione di tutti i detenuti. Un fatto davvero allucinante. Questi video sono assolutamente da bandire, non è ammissibile che si inneggi alla liberazione di chi commette crimini. Ci sono dei cantastorie, anche lontani politicamente da quelle che sono le nostre idee, che però attraverso la musica raccontano la storia di donne che hanno pagato a caro prezzo il loro opporsi alla mafia, come ad esempio Lea Garofalo. Per diffondere la legalità, non bastano le forze dell’ordine e la parte buona della Magistratura, occorre soprattutto la cultura e le arti come la musica possono fare tanto. Questa donna dovrebbe solo fare ammenda e chiedere scusa alle famiglie delle vittime di mafia.


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