C’È SOLLICCIANO, MA C’È PURE IL FRATELLINO MINORE…..DROGA E TELEFONI A GO GO. COSCIENZA DELLA COLPA E RIEDUCAZIONE FALLITA

Il giglione di Sollicciano ha un fratellino: per chi non lo sapesse a poca distanza dal maggiore c’è un istituto, il Gozzini, noto come “Solliccianino”. Fu la prima Casa circondariale a custodia attenuata per tossicodipendenti d’Italia. Oggi ospita anche altre tipologie di detenuti, compresi i semiliberi, ma resta un istituto a custodia attenuata nel quale si cerca di tenere tutti i detenuti impegnati. Ha una capienza di 90 posti, ma si arriva anche a 100-110. Ma a quanto pare la custodia “attenuata” per i tossici rimane molto ma molto attenuata, dato che droga (e telefoni) passano i controlli. Con tanto di listino prezzi. Ad esempio una pasticca di Subutex, un oppioide capace di stordire come una droga, al mercato clandestino del Solliccianino costava non meno di 80 euro, anche 120 sotto le feste. E tutto dipendeva dalle possibilità di recupero dello stupefacente fuori dal carcere. Non solo. Ovviamente la custodia “attenuata” nelle celle del Gozzini circolavano anche hashish e cocaina. Tutto questo facilitato dalla presenza di quattro detenuti che avevano la possibilità di comunicare direttamente con l’esterno tramite un telefono cellulare anch’esso sfuggito ai controlli.

L’inchiesta sulla droga al Solliccianino prende corpo dopo l’arresto avvenuto sabato scorso della madre di un detenuto che stava portando al colloquio un discreto carico di stupefacenti. Sono complessivamente nove gli indagati, al momento. Tra gli iscritti nel fascicolo ci sono un 24enne di Montelupo recluso al Gozzini dopo la condanna per il tentato omicidio di una 17enne avvenuto nell’ottobre del 2017 al parco dell’Ambrogiana, e sua madre, arrestata sabato scorso in flagranza, assieme ad un 31enne marocchino, mentre stava per introdurre nel penitenziario all’acqua di rose cinque grammi di cocaina, un po’ di hashish e le famigerate pasticche del farmaco usate per curare dolori e dipendenze. Gli altri indagati, sono detenuti o parenti di detenuti che nel corso dell’ultimo anno sono transitati dal Mario Gozzini. Una breve riflessione come chiosa: se qualcuno obietta che il carcere è un luogo di rieducazione, vero, non va però trascurato come l’origine di una seconda possibilità debba nascere in primis dalla coscienza della colpa, e dunque dall’accettazione piena e convinta della meritata punizione.

L’Italia a volte è un Paese strano, dove sembra darsi più riverbero alle pretese urlate dei “ladri” piuttosto che al lavoro e al sacrificio silenziosi delle “guardie”. A ogni cosa venga dato il proprio nome, chiamando colpa o crimine ciò che è colpa o crimine, senza scuse o attenuanti. E che lo capiscano anche i cosiddetti buonisti, se non vogliono che lo stravolgimento dei valori travolga per primi proprio i buoni.

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