POLIZIA PENITENZIARIA, IL MODELLO BRASILIANO. RISCHIO PSICOFISICO DA STRESS LAVORATIVO

L’agente di polizia criminale o penitenziaria è un lavoratore che svolge un servizio pubblico ad alto rischio, rilevante per la salvaguardia della società civile.

Le sue attività includono scorta, disciplina e sicurezza dei prigionieri; ricerca e controllo dell’entrata e dell’uscita di persone e veicoli negli UP (l’acronimo usato per identificare i penitenziari, ndr); controllo e revisione del detenuto, controllo quotidiano dei detenuti in tutte le aree della prigione; supervisione e ispezione del lavoro carcerario e della condotta dei detenuti, osservando i regolamenti e le regole dell’istituzione carceraria in tutte le fasi dell’esecuzione penale; compiere atti e procedure di infrazioni disciplinari. Tali attività causano malcontento tra i detenuti e le loro famiglie e possono mettere a rischio l’integrità fisica e mentale del lavoratore. L’esposizione costante a pericolo, vigilanza, pressione, tensione, pericolosità e condizioni malsane sono condizioni rilevanti per lo sviluppo dello stress. Studi hanno osservato che i problemi di salute che hanno determinato il congedo appartenevano a gruppi con alti livelli di domanda psicologica, suggerendo l’esistenza di un’associazione tra congedo ed esigenze psicologiche e fisiche sul lavoro.

La ricerca sulla sindrome metabolica ha trovato una possibile associazione con lo stress professionale. L’ambiente di lavoro sfavorevole può anche giustificare il rischio cardiovascolare in questo gruppo. Questi lavoratori mantengono un contatto diretto con i detenuti e sono responsabili del mantenimento della reclusione in carcere e sono ripetutamente esposti a intimidazioni, aggressioni, minacce, possibilità di ribellione, che configura l’esposizione a rischi psicosociali. Uno studio condotto con i poliziotti penitenziari ha rivelato che le minacce di morte da loro subite nello spazio intramurale erano le più frequenti. Si è anche riscontrato che la paura era ciò che più tormentava la Polizia Penale fuori dalle mura del carcere: 42,7 di loro evitavano di uscire di casa, il 70,4% aveva difficoltà a dormire pensando alla violenza; Il 62,7% si era svegliato nel cuore della notte pensando a situazioni violente.

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