CITTÀ NELLE MANI DEL CRIMINE, CITTÀ POCO SICURE E GARANTISMO VERSO I CRIMINALI, SPECIE SE STRANIERI

Non basta schierare l’esercito, come a Torino si pensa di fare per contrastare la delinquenza nei quartieri più a rischio, come Barriera di Milano, a nord del capoluogo sabaudo. Occorre una maggiore severità, dunque servono leggi che facciano da deterrente, che scoraggino chi intende delinquere, pene esemplari. La questione è che quando qualcuno compie un reato, anche se piccolo, va punito. Oggi invece si rischia che i colpevoli rimangano in cella poche ore.

Ecco dunque che a Barriera Milano, nord di Torino, arrivano più telecamere, torna l’esercito, com’era già avvenuto durante il lockdown nella scorsa primavera. E’ la decisione presa dal tavolo interistituzionale, che si è svolto in Prefettura a Torino e a cui hanno partecipato la sindaca Chiara Appendino, l’assessore regionale alla sicurezza Fabrizio Ricca, il questore Giuseppe De Matteis e i comandanti provinciali dei carabinieri e della Guardia di Finanza.

Il tavolo ha esaminato la situazione di Barriera, dopo gli ultimi episodi che hanno visto le forze dell’ordine aggredite durante dei controlli. E’ stato quindi deciso di intensificare i “servizi di prevenzione e controllo, con il supporto di unità delle Forze Armate, nelle ore serali e notturne” e l’implementazione dei “sistemi di videosorveglianza”. Ma, lo ribadiamo, oltre a questo bisogna mutare mentalità e codice penale. E assumere atteggiamenti più duri verso gli immigrati clandestini. Per esempio in Ungheria, il 20 giugno del 2018 in Parlamento è stata votata una modifica costituzionale che sanciva ancora una volta la posizione assunta dal governo ungherese. Il governo è contrario a qualsiasi ipotesi di redistribuzione dei richiedenti asilo (le quote europee), vuole negare qualsiasi diritto per la richiesta di status di rifugiato a chi arriva da paesi considerati “sicuri” e vuole punire chiunque persone o associazioni aiutino i “migranti” ad arrivare sul suolo ungherese. A Torino gli episodi più recenti di criminalità e aggressioni alla polizia vengono proprio dagli immigrati. Ma se Torino piange, Milano non se la gode certo. Lo straniero che gira armato di coltello e aggredisce i passanti, è l’ultimo fattaccio avvenuto nel capoluogo meneghino.

Tutto è avvenuto la notte tra lunedì 22 e martedì 23 febbraio poco dopo la mezzanotte in via Sulmona, in zona Corvetto a Milano, tra piazzale Bologna e via Varsavia. Secondo quanto ricostruito, la polizia sarebbe giunta sul luogo dell’aggressione verso le 00.17, in seguito ad alcune segnalazioni fatte dai residenti nella zona. I primi ad arrivare sul posto sarebbero stati gli agenti della volante Forlanini che, grazie alle indicazioni da parte di alcuni cittadini affacciati alle finestre dei loro appartamenti, sono riusciti a individuare l’uomo che si stava nascondendo dietro a una siepe. Uno straniero, 45enne, di origini filippine, che si sarebbe scagliato contro le forze dell’ordine brandendo un grosso coltello da cucina e cercando di colpire la polizia.

Gli agenti hanno quindi cercato di bloccarlo e disarmarlo, anche ricorrendo all’utilizzo dello sfollagente. Indietreggiando però il capo pattuglia sarebbe caduto battendo la testa e rimanendo a terra. A quel punto l’uomo ne avrebbe approfittato per scagliarsi contro l’autista della volante Monforte intervenuta per aiutare i colleghi. L’agente ha quindi sparato alcuni proiettili riuscendo a colpire l’aggressore che, poco dopo, è morto. Il personale del 118 ha potuto solo constatarne il decesso. L’agente caduto a terra è stato trasportato in codice giallo all’ospedale Policlinico di Milano. L’assalitore è un 45enne di origini filippine con alcuni precedenti per reati contro la persona e detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. Le indagini per ricostruire quanto avvenuto sono state affidate agli uomini della Squadra Mobile, diretti da Marco Calì e, come da procedura, sarà compito della magistratura fare luce sul tragico episodio che ha svegliato la notte milanese. Nella speranza che il collega che ha legittimamente sparato al delinquente ora non finisca nel tritacarne giudiziario.

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