MORIRE O SOCCOMBERE PER LA PATRIA…..ONORI E MESSAGGI….PURCHÈ LE VITTIME NON SIANO POLIZIOTTI PENITENZIARI

Sebbene siano passate più di 12 ore da quando nella Repubblica democratica del Congo si è registrato il drammatico agguato durante il quale l’ambasciatore italiano in Congo, Luca Attanasio, il carabiniere Vittorio Iacovacci e l’autista Mustapha Milambo hanno perso la vita, la dinamica dell’accaduto è ancora incerta e i nomi dei responsabili dell’omicidio non si conoscono.

Corre l’obbligo di riflettere: come “l’attentato contro chi rappresenta l’Italia nel mondo è un attentato contro tutti gli italiani”, così dovrebbe essere anche quando l’aggressione e i quotidiani ferimenti perpetrati ai danni di Uomini e Donne del Corpo di Polizia Penitenziaria. Anche in quel caso è un’aggressione, un ferimento di tutti gli Italiani. Ma la realtà, l’amara realtà è un’altra: quando muore un Comandante di Reparto del Corpo di Polizia Penitenziaria (Ettore Tomassi), i locali vertici girano la faccia dall’altra parte. Il Corpo lo creano gli Uomini che tutti i giorni vincono le battaglie nelle trincee delle carceri mentre, poi, la guerra viene persa nelle stanze dei bottoni tra Garanti, Antigoniani, Radicali e sinistra sovversiva, antagonista e antipolizia. Alla fine, sul campo, la scia dei “morti” per causa di una dignità perduta ed un senso patriottico svanito nel nulla, per una giustizia confusa tra un buono “dietro” le sbarre ed un cattivo “fuori” le sbarre nel consapevole sovvertimento della realtà.

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