AUMENTO DI AGGRESSIONI AGLI OPERATORI DI POLIZIA, TREND IN CRESCITA

di Eliseo Bertolasi (Sputnik Italia)

Le statistiche parlano chiaro, in base ai dati riportati dall’Osservatorio ASAPS (Associazione Sostenitori ed Amici della Polizia Stradale), che su base semestrale fa il computo delle aggressioni contro il personale delle Forze dell’Ordine, è emerso che nel primo semestre 2020, già in epoca Covid 19, nonostante il rigido lockdown in atto, le aggressioni agli uomini e alle donne in divisa sono addirittura aumentate: 1.414 attacchi fisici, +20,6% rispetto allo stesso periodo del 2019. Quasi il 40% gli attacchi portati da stranieri, il 28,6% da ubriachi, il 14,3% con armi proprie o improprie. Va notato, purtroppo, che frequentemente il personale in divisa, in Italia, viene fatto oggetto di scherno, un esempio di qualche giorno fa: il rapper “Fuma” in un suo video si è esaltato sotto il cadavere appeso di un poliziotto. Questi comportamenti tendono poi a sdoganare atteggiamenti offensivi verso le Forze dell’Ordine. Quali quindi le cause di tanta aggressività? Reazioni allo stress dovuto al lockdown? Aumento della presenza di stranieri sul territorio nazionale? Mancanza di mezzi adeguati nelle mani delle Forze dell’Ordine? Sputnik Italia ha approfondito la questione con Vittorio Costantini, segretario nazionale del sindacato di Polizia USIP (Unione Sindacale Italiana Poliziotti).

— Segretario come commenta i dati riportati dall’ASAP che indicano un aumento delle aggressioni fisiche contro le Forze dell’Ordine?

Che le aggressioni alle Forze dell’Ordine siano, purtroppo, in trend di crescita, è ormai una cosa più che evidente, e lo è ormai da qualche anno a questa parte, le statistiche poi riportano dettagli in ordine al fatto della nazionalità di chi compie l’aggressione, se sono ubriachi o quant’altro. Chi fa le statistiche fa il proprio mestiere, ma per rendere bene l’idea del problema, l’unica cosa importante da sottolineare è che sempre più si vede un atteggiamento aggressivo nei confronti delle Forze dell’Ordine, spesso da delinquenti, che rimangono delinquenti a prescindere dalla nazionalità, o se siano ubriachi o meno, ma il dato più sconfortante è che recentemente si assiste a comportamenti sopra le righe, per usare un eufemismo, anche da persone che di certo non possono definirsi delinquenti nel comune senso della parola.

Il ruolo delle scelte politiche

— Quali secondo Lei le cause?

Rispetto alle cause di questo aumento, se si vuol fare un’analisi più attenta, bisogna distinguere le variabili dettate dall’impatto operativo quando si sta su strada, e queste francamente possono essere tantissime, ma se vogliamo andare a monte, se vogliamo, in un certo qual senso, andare all’origine del problema, bisogna anche riflettere sull’accresciuto senso d’insofferenza di una parte di cittadini, che non fanno i delinquenti per mestiere, ma che vivono un profondo stato di incertezza.

E sì, perché al netto dell’atteggiamento delinquenziale dei soliti facinorosi, al netto del deprecabile atteggiamento di chi pensa che esprimersi con violenza verbale o materiale sia anche un modo per mettersi in mostra o per farsi pubblicità, bisogna riflettere su qualcosa di più profondo, bisogna capire le vere motivazioni che muovono cittadini normali (non delinquenti e né frustrati in cerca di visibilità) ad andare oltre, a sfociare nell’atteggiamento aggressivo nei confronti delle Forze dell’Ordine e per quale motivo accade ciò?

Ecco, è proprio su questo dato preoccupante che le Istituzioni politiche dovrebbero seriamente riflettere, probabilmente non ci si sta rendendo conto che demandare alle Forze dell’Ordine serie problematiche sociali, non risolte dalla politica, inevitabilmente crea riverberi negativi sull’umore della gente, crea tensioni sociali importanti, e chi ne paga le conseguenze sono le donne e gli uomini delle Forze dell’Ordine la cui incolumità viene messa a repentaglio per colpe politiche, per superficialità nell’affrontare problematiche di fondo, che se non risolte ineludibilmente minano la pace sociale. Purtroppo in questo contesto i Tutori dell’Ordine vengono percepiti come i nemici del popolo, come lo Stato arrogante che non comprende i bisogni della gente. L’indifferenza della politica porta inevitabilmente all’esasperazione e, francamente, non si può scaricare tutto sulle spalle delle Forze dell’Ordine. Le lavoratrici e i lavoratori di Polizia non possono diventare il bersaglio per colpe politiche, le donne e gli uomini delle Forze dell’Ordine non sono le persone sacrificabili, la politica si deve assumere le proprie responsabilità; non serve a nulla mandare messaggi di solidarietà quando un poliziotto, carabiniere, finanziere, viene selvaggiamente aggredito, o nei peggiori dei casi perde la vita, se le Istituzioni politiche non fanno tutto ciò che in loro potere per evitare che tutto ciò avvenga.

— I dati riportati sono del 2019, secondo la Sua percezione di questo fenomeno, i primi mesi del 2021 confermano questa tendenza?

Probabilmente si, ma un contesto di crisi economica come quella attuale, con in più la crisi dettata dall’emergenza della pandemia, rappresentano l’humus sul quale cresce sempre più il senso d’insofferenza e dal quale può scaturire anche l’atteggiamento aggressivo.

— Questa tendenza all’aumento del numero di aggressioni non potrebbe indicare, forse, un approccio troppo morbido da parte delle Forze dell’Ordine nell’espletamento dei servizi di controllo, tale da causare, come conseguenza, reazioni eccessive da parte dei facinorosi proprio perché consapevoli di conseguenze piuttosto lievi?

Dal punto di vista operativo, non c’entra nulla dire che le Forze dell’Ordine hanno “un approccio morbido”, le lavoratrici e i lavoratori di Polizia operano in un contesto normativo ben preciso e a quello si attengono; semmai tocca alla politica agire per fare in modo che le Forze dell’Ordine siano messe in condizioni di operare al meglio, di guisa che si possa tutelare non solo l’incolumità dei cittadini inermi, ma anche l’incolumità degli operatori di Polizia.

Taser, possibile dispositivo di supporto

— Nella notte tra lunedì 22 e martedì 23 febbraio uno straniero si sarebbe scagliato armato di coltello contro i passanti, l’aggressione è finita con la morte dell’uomo colpito dalla Polizia arrivata sul posto. Cosa ne pensa?

Che si tratta di un caso grave, che fa male, perché rende in pieno la percezione di insicurezza che spesso si vive nella nostra società, ma questi sono casi imprevedibili, di difficile risoluzione. L’unico mezzo è mettere le Forze dell’Ordine in condizione di poter operare al meglio, attraverso mezzi e risorse più adeguate, come altrettanto importante è garantire la certezza della pena, in un contesto in cui spesso chi delinque gravemente poco dopo si ritrova nuovamente a compiere gli stessi reati. Quindi come si può vedere sono tanti gli aspetti da tenere in considerazione.

— Secondo Lei l’uso del taser avrebbe evitato il drammatico epilogo della vicenda? E, in generale, il taser sarebbe conveniente alle Forze dell’Ordine per gestire al meglio queste situazioni di emergenza e di massimo rischio?

Certo che si, già altre volte abbiamo sottolineato l’importanza di dotare le Forze dell’Ordine del taser. Questo sarebbe uno strumento che garantirebbe una migliore gestione operativa di casi particolari, come quello a cui si accennava prima, perché in situazione di evidente emergenza, il tutto si potrebbe risolvere in modo più soft, evitando gravi conseguenze per la vita del cittadino, che delle lavoratrici e dei lavoratori di Polizia.

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