POLIZIA PENITENZIARIA, PERCHÈ GLI ATTUALI SINDACATI SONO INUTILI

Il nostro Corpo ha un’infinità di problemi, primo fra tutti il fatto che ad oggi alla Polizia Penitenziaria non sia consentito di avere un autentico Comando Generale o Ispettorato Generale da cui dipendere per le decisioni relative alla sicurezza delle carceri, all’esecuzione penale esterna, i servizi e le specialità, nonché la gestione delle scuole di formazione. Ebbene, ad oggi, quei settori sono in mano ai dirigenti penitenziari, che con il riordino delle carriere (che non avrebbe dovuto permetterlo) hanno “scippato” e usurpato funzioni che dovrebbero essere limitate ai soli membri delle forze di polizia. Una vergogna “civile” che va sanata. Ci sembra però che chi se ne è dimenticato, tradendo una grande storia di lotta, di conflitto con il DAP dei civili e le sue derivazioni politiche, siano stati proprio i sindacati in auge.

Storie di Polizia Penitenziaria è un’organizzazione di movimento che intende praticare il conflitto come mezzo per la risoluzione delle controversie, delle vertenze, e per il miglioramento delle condizioni di lavoro, ma sempre condividendo obiettivi e metodi di lotta con i diretti interessati, i i poliziotti della prima linea. Per ora solo con attività di controinformazione e analisi, più avanti con la costituzione di un organismo di lotta e di conflitto contro i padroni del vapore. Ci stiamo lavorando, attraverso lo studio e l’analisi di altri movimenti analoghi e formazioni sindacali come la “Force Ouvriere”, il massimo sindacato dei colleghi penitenziari francesi che, nel 2018, scatenarono un vero e proprio inferno a suon di penitenziari bloccati, barricate, proteste nelle città, rischiando in prima persona scontrandosi con la polizia, per ottenere infine una larga vittoria su tutti i fronti, compreso quello della tutela dalle aggressioni al personale, in passato molto frequenti anche Oltralpe. Per questo abbiamo avviato una serie di contatti con i sindacalisti francesi per capire quali strategie sia possibile adottare in Italia.

Una precisazione: il populismo è un’altra cosa, come ben sanno i dirigenti delle attuali organizzazioni; il populismo è interclassista, rappresenta indistintamente interessi diversi, mette insieme padroni e lavoratori come se non vi fossero interessi distinti e contrapposti tra sfruttati e sfruttatori. Già, tra poliziotti e “padroni” civili. Occorre un sindacato che non abbia altri interessi se non quelli dei lavoratori. Dunque la coerenza di un’organizzazione indipendente che proponga un modello sindacale diverso da quello neo concertativo praticato oggi.

Liancourt, Francia, ingresso penitenziario. Surveillantes penitentiaire si scontrano con la Gendarmerie Nationale

Noi non siamo equidistanti, noi riteniamo che il confronto, la lotta, siano necessari per arrestare la deriva filo dappiana che oggi va tanto in voga nei sindacati storici.E’ populismo lottare per superare questi elementi? È populismo lottare contro le angherie dei civili penitenziari, le aggressioni impunite al personale e si potrebbe continuare, o contrastare lo sviluppo della logica dei tesseramenti sindacali, all’interno dei quali entra, ogni anno, una mole di danaro probabilmente assai cospicua, la cui gestione viene effettuata dai sindacati accumulatori senza che nessuno conosca la verità sui bilanci per niente trasparenti e secretati dalle segreterie nazionali?

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