SAN PIETROBURGO, DISTRETTO DI POLIZIA

⚡️La polizia ha arrestato un vandalo seriale distruggendo lapidi in uno degli antichi cimiteri della grande metropoli russa.

Negli ultimi anni, presso il cimitero cittadino situato a sud-ovest di San Pietroburgo, si sono verificati più casi di danni alle sculture installate sulle tombe. La polizia ha ricevuto contemporaneamente diverse dichiarazioni simili. La polizia ha richiamato l’attenzione su questo scenario: in tutti i casi, le statue degli angeli sono state danneggiate. Sculture con facce spaccate, ali spezzate e talvolta ricoperte di vernice e con iscrizioni oscene, trovate al mattino dagli operai del cimitero. Anche i cittadini che venivano a visitare le tombe dei loro cari hanno notato lo stato dei reperti. Ad esempio, una donna di 56 anni ha subito le azioni di un vandalo, e ha dovuto più volte ripristinare la statua di un angelo del valore di un milione di rubli, installata sulla tomba del suo defunto figlio. Sulla base dei fatti rivelati, la polizia ha avviato diversi procedimenti penali contemporaneamente ai sensi dell’articolo 244 del codice penale della Federazione Russa (profanazione dei corpi dei morti e dei loro luoghi di sepoltura) e dell’articolo 214 del codice penale della Federazione Russa ( vandalismo). Il 29 marzo 2021, a seguito delle attività di ricerca operativa da parte degli agenti del dipartimento investigativo penale del Ministero degli affari interni della Russia nel distretto Kirovsky di San Pietroburgo, un residente di San Pietroburgo di 60 anni, residente nelle immediate vicinanze del cimitero cittadino, è stato arrestato con l’accusa di aver commesso questi reati.

Nell’appartamento del suddetto delinquente è stata effettuata una perquisizione: sono stati sequestrati un passamontagna, un barattolo di vernice e vestiti che erano stati utilizzati dal soggetto di Pietroburgo durante le sue visite al cimitero. Allo stesso tempo, durante la perquisizione, l’uomo non ha potuto spiegare chiaramente i motivi delle sue azioni. È stata scelta una misura preventiva di custodia cautelare per l’indagato sotto forma di obbligo di firma e comportamento corretto. La polizia sta lavorando su altri episodi delle attività illegali del soggetto.

LA PAURA, IL CORAGGIO, SCOPRIRE CHI SIAMO E DOVE VOGLIAMO ANDARE

Aggressioni, tensione all’estremo, reparti detentivi come l’inferno. In mezzo i corpi martoriati dei poliziotti penitenziari. E il coraggio. Il coraggio è l’antidoto della paura, ed è con il coraggio che riusciremo a essere migliori. La conoscenza di sé passa attraverso la conoscenza delle proprie paure. Scopri che paure hai e scoprirai chi sei. La paura è l’emozione che più di altre sta segnando in profondità questi giorni: ci toglie il respiro, ci costringe sulla difensiva e al contempo ci rende istintivamente più aggressivi. Riscoprendo la secolare saggezza che accomuna la grande spiritualità orientale, la filosofia classica e gli insegnamenti della tradizione cristiana, scopriamo che il contatto con il pericolo può farci comprendere chi siamo: una mente impaurita, senza dubbio, ma in potenza anche un cuore che supera il timore, ed è capace di conoscere e poi sconfiggere con il coraggio i pericoli della realtà. Noi siamo paura, ma possiamo diventare coraggio e riuscire così a essere migliori.

NEWS DAL MINISTERO DELLA DIFESA DELLA FEDERAZIONE RUSSA

Più di 150 unità di equipaggiamento militare, che prenderanno parte alla parata per il 76° anniversario della Vittoria nella Grande Guerra Patriottica a Mosca, sono state ricollocate nel campo di addestramento dell’Alabino, dove tra pochi giorni inizierà il primo addestramento.

▪️Il convoglio comprende carri armati T-34, T-72B3, T-90M, T-14, veicoli da combattimento di supporto per carri armati “Terminator”, TOS-1A “Solntsepek”, “Iskander” OTRK, sistema missilistico di difesa aerea “Pantsir”, ” Buk “sistemi missilistici di difesa aerea, veicoli blindati” Typhoon “, ecc.

▪️Tutti i militari delle unità da combattimento sono pre-vaccinati contro il COVID-19 e percorreranno fino a 1.000 chilometri durante l’intero periodo di addestramento.

MARE ARTICO, I SOTTOMARINI EMERGONO DALLE ACQUE GHIACCIATE

Filmati dell’ascesa di tre sottomarini nucleari nell’ambito della spedizione del complesso Umka-21, attualmente in corso nell’Artico.

NELLA REPUBBLICA CECA L’ADDESTRAMENTO DEGLI AGENTI PENITENZIARI È UNA ROBA SERIA….

Mentre da noi si batte la fiacca, e si pensa SOLO alla cosiddetta “rieducazione” dei detenuti, in altri paesi dell’UE si lavora per migliorare le prestazioni di ogni appartenente al Servizio Penitenziario. La prigione di Stráž pod Ralskem ha un nuovo poligono di tiro, il più moderno nel servizio carcerario della Repubblica ceca. Il nuovo poligono di tiro è costruito come un tunnel di tiro, è completamente coperto e non può accadere che il proiettile esca dall’area riservata, come può avvenire nei poligoni di tiro scoperti. È diviso in due sezioni di tiro, entrambe con una linea di tiro mobile. Nella prima sezione ci sono 6 postazioni di tiro ed è possibile sparare a una distanza di 25 m, nella seconda sezione ci sono 2 postazioni di tiro ed è possibile sparare fino a una distanza di 50 m. Il poligono può quindi essere utilizzato sia per l’istruzione di tiro standard che per il tiro avanzato di unità di intervento e gruppi di scorta. Un vantaggio significativo per il miglioramento della formazione è anche la possibilità di operare tutto l’anno con qualsiasi condizione meteo. Inoltre, ogni posizione di tiro viene ripresa da un sistema di telecamere, che consente una valutazione in retrospettiva del movimento del tiratore in postazione e il rilevamento di eventuali carenze nel tiro. Il nuovo poligono contribuirà così al miglioramento dell’addestramento per i membri della prigione e gli allievi dell’Accademia del servizio carcerario della Repubblica Ceca, ma allo stesso tempo aumenterà in modo significativo la sicurezza del tiro.

LORO SONO TROPPO PIÙ AVANTI DI NOI…..

I penitenziari federali del Brasile dispongono di veicoli blindati per pattugliare e proteggere il perimetro esterno e circondare le unità carcerarie.

Gli agenti della polizia penitenziaria federale lavorano con attrezzature all’avanguardia, sono addestrati e qualificati per utilizzare attrezzature e veicoli da guerra. Invece in Italia addestramento stile istituto alberghiero, formazione di ubiqui al piano con lo scopo di promuovere il benessere degli “utenti”.

#VAFFANCULO

CARCERI E CORONAVIRUS, LO “SCUDO” VACCINALE PASSA CON GRAVE LENTEZZA

Il nuovo commissario Figliuolo ha bloccato le somministrazioni delle carceri, che saranno effettuate solo in caso di focolai. La decisione si inserisce nel nuovo Piano di raccomandazioni per la campagna vaccinale. Nel frattempo la SIMSPe – Società Italiana di Medicina e Sanità nei Penitenziari individua anche una parte della popolazione carceraria come prioritaria nella somministrazione delle vaccinazioni per il Covid-19. In particolare, viene ritenuto opportuno eseguirla il prima possibile a tutti gli operatori che entrano per lavoro all’interno delle mura in quanto, essendo oramai il virus diffuso ovunque ed anche nelle famiglie, sono loro i più probabili portatori dell’infezione all’interno dell’ambiente penitenziario. Parallelamente, tra le oltre 50mila persone giornalmente detenute in Italia, nella maggior parte giovani che non corrono alcun rischio di evoluzione maligna dell’infezione qualora la dovessero contrarre, ci sono anche molti di età più avanzata e con diverse patologie che li rendono più “fragili” rispetto al resto della popolazione detenuta. Queste persone risultano maggiormente “a rischio”, in caso d’infezione, di sviluppare le patologie più gravi causate dal virus e, conseguentemente, potranno avere la necessità di ricovero ospedaliero.

Qualche dato: salgono a 51 i positivi in carcere ad Asti, da una decina di giorni in isolamento sanitario. Quasi tutti (tranne una parte che ha rifiutato) i detenuti sono stati vaccinati. La casa di reclusione ad alta sicurezza di Asti è stato il primo istituto in Piemonte dove nel 2021 è scoppiato un focolaio. Altri detenuti positivi sono stati registrati a Cuneo e Saluzzo. A metà marzo nel Lazio è iniziata la somministrazione del vaccino anti-Covid ai detenuti e al personale carcerario. A oggi, la Regione ha superato la soglia delle 295mila dosi somministrate, mentre sono oltre 116mila le persone che hanno già ricevuto i richiami. Un’accelerazione nella tabella di marcia dovuta al fatto che le vaccinazioni degli operatori sanitari sono state quasi completate. Tuttavia il piano vaccinale all’interno delle carceri procede troppo a rilento. A fronte di 927 detenuti vaccinati, ce ne sono altri 480 positivi al Covid, mentre tra i poliziotti ci sono 680 contagiati. Numeri che corrispondono ad un aumento del 20% in una settimana. La paura dunque che il virus cominci a correre anche nell’ultima “camera” del sistema penali italiano c’è. Per quanto riguarda i poliziotti penitenziari, ci sono 680 contagiati, con maglia nera per la Campania (77 positivi) seguita dalla Puglia; mentre gli istituti con più contagi sono quelli di Orvieto e Chieti con 18 infetti. Numeri che fanno riflettere perché gli unici che possono portare il Covid nelle carceri sono proprio gli agenti. Per questo bisogna fare presto e vaccinare subito tutta la Penitenziaria.

UNA VERGOGNA CHIAMATA GIUSTIZIA, ANCORA SCONTI DI PENA AL PLURIOMICIDA NERO ADAM KABOBO

Mentre in un paese come gli USA dove la legge c’è e va giù pesante sugli assassini, in Italia la nostra magistratura regala a piene mani sconti da discount della giustizia ad un pluriomicida come l’africano Adam Kabobo. Negli Stati Uniti d’America un soggetto simile avrebbe maturato in giudizio almeno tre o quattro ergastoli senza la possibilità di vedersi concessa la libertà vigilata dopo diversi anni di carcere. O addirittura può finire steso su un lettino con una serie di aghi conficcati nelle vene per crepare con una bella iniezione letale. E il problema si sarebbe chiuso lì. Da noi invece la questione non si chiuderà mai, alla faccia dei familiari delle vittime di questo nero bastardo.

Foto Piero Cruciatti / LaPresse

COME FUNZIONA L’INIEZIONE LETALE

Il condannato viene condotto in una stanza, quindi viene legato a un lettino con le braccia divaricate. Successivamente viene inserito nelle vene del condannato l’ago collegato con un tubo alla camera del boia (una stanza adiacente a quella del condannato); quest’ultimo inietterà con una siringa nel tubo tre differenti sostanze in sequenza, tra una sostanza e l’altra il boia inietta una soluzione a base di cloruro di sodio, in modo che le sostanze letali non si mischino tra loro e non formino particelle solide nei tubi, ostruendoli. La prima sostanza iniettata è una dose molto elevata di pentothal o pentobarbital (barbiturici molto potenti) che hanno lo scopo di sedare il condannato. La seconda sostanza iniettata è del Pavulon (nome commerciale del pancuronio) che ha lo scopo di rilassare i muscoli e di paralizzare il diaframma, impedendo quindi ogni movimento dei polmoni. La terza sostanza iniettata è del cloruro di potassio, che provoca l’arresto cardiaco.

STORIE DI SICUREZZA A RISCHIO. DA OASI PROTETTA A CAMPO ROM: “RISCHIAMO PURE AGGRESSIONI”

Le grandi città, scempio e degrado, fino alla criminalità. Campi ROM, abusivi o “legali”, scenario di crimine e scarsa osservanza di leggi e civiltà. Luoghi ai margini, da “rigenerare”, come da anni si fa in Europa. Secondo la Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di sicurezza e sullo stato di degrado delle città e delle loro periferie, serve un grande progetto nazionale. Si tratta di luoghi diversi per conformazione fisica e condizioni sociali, ma egualmente interessati da fenomeni di degrado, marginalità, disagio sociale, insicurezza, da una minore dotazione di servizi, la cui condizione desta particolare allarme sociale sul fronte della sicurezza, dell’ordine pubblico, dell’integrazione della popolazione straniera e nomade.

A Roma in particolare negli insediamenti dei ROM o dei SINTI, si concentrano diversi fenomeni di illegalità, a partire dall’insediamento di discariche abusive, roghi di materiali tossici fino allo smaltimento illegale di rifiuti. Ed è questo lo scenario che ci raccontano le coraggiose e brave reporter Elena Barlozzari e Alessandra Benignetti, che ritroviamo in questo loro interessante reportage:

Una delle oasi verdi più belle della Capitale, deturpata da decine di baracche popolate da disperati. Si presenta così il Pineto, parco regionale urbano incastonato tra via Trionfale e il quartiere di valle Aurelia. Dalla parte più alta della villa si scorge in lontananza anche il Cupolone. San Pietro in linea d’aria dista da qui meno di quattro chilometri, eppure basta voltare gli occhi per imbattersi in uno scenario infernale. Entrando da via Stampini si intravedono già i primi tetti in lamiera che spuntano da un canneto. Non una manciata di casupole, ma un vero e proprio villaggio rom, con tanto di cancelli, catene, lucchetti e barriere che delimitano i diversi settori. Per rendersi conto delle effettive dimensioni dell’insediamento bisogna addentrarsi nella vegetazione incolta. Le costruzioni abusive sono organizzate in terrazzamenti, come una vera e propria favela. Da uno dei cancelli fa capolino Giovanni, romeno di 51 anni. È arrivato nella Capitale da due lustri, ed ha sempre vissuto così, da accampato. “Mi sono trasferito qui un anno fa, dove stavo prima mi hanno sgomberato”, racconta. Giovanni è uno degli inquilini di questi monolocali ricavati con assi di legno e materiale di risulta. Come gli altri che abitano qui si guadagna da vivere rovistando nei cassonetti. “Selezioniamo la merce e poi la vendiamo nei mercatini”, ci spiega mostrandoci in proventi di una giornata di lavoro: fili da cui ricavare il rame, vecchie suppellettili e indumenti ammonticchiati in ogni angolo. Ciò che non serve più, invece, viene smaltito nella vegetazione. Il risultato è che in questo angolo del parco si incontrano diverse discariche abusive. “Qui prima ci venivamo a passeggio, a fare picnic, adesso invece chi ci passa più”, spiega Stefano, storico residente della zona. Nonostante Giovanni ci assicuri che nella favela non abitino teste calde, il sentimento predominante è quello della diffidenza, se non della paura. Insomma, ormai la gente preferisce girare alla larga. “C’è il timore di essere aggrediti o malmenati per pochi euro”, continua Stefano. “Se sono da sola con i bambini preferisco fare un’altra strada, chi vive in quelle condizioni mi fa prima di tutto pena, ma la verità è che non puoi mai sapere chi ti trovi davanti”, gli fa eco una mamma, scesa a prendere una boccata d’aria assieme ai figli piccoli. Il campo rom abusivo non è l’unico problema del parco. “Diciamo che questa è la ciliegina sulla torta – ironizza Angelo Belli, coordinatore territoriale della Lega – perché qui si va dalla prostituzione, maschile e femminile, alle incursioni dei cinghiali, passando per la scarsa manutenzione del verde”. Non è la prima volta che gli abusivi si stanziano all’interno dei confini della villa. “Negli anni – continua Belli – c’è stato più di uno sgombero, ma poi sono sempre tornati”. Ora, però, la situazione è diventata esplosiva. “Sono sempre di più, si parla di trenta o quaranta persone – testimonia Stefano – e per noi residenti l’area è diventata inaccessibile, non sai davvero cosa ti può capitare”. “Questo è un parco regionale in un’area comunale, e questa guerra di competenze tra Comune e Regione spesso finisce in un rimpallo di responsabilità”, denuncia Daniele Giannini, consigliere regionale della Lega. Abbandono e incuria, è il ragionamento del consigliere, sono alla base del problema: “Quando le istituzioni latitano, illegalità e abusivismo prendono il sopravvento”. “Non vogliamo criminalizzare nessuno – ci tiene a precisare – ma sicuramente una situazione del genere finisce per avvantaggiare persone violente o con precedenti penali, che qui possono vivere tranquillamente da invisibili”.

Uno scorcio del Parco del Pineto a Roma

NOMADI BRAVA GENTE? MACCHÈ NON LO SONO NEPPURE IN RUSSIA

La polizia di San Pietroburgo ha arrestato una gentile “signora” rappresentante del cosiddetto popolo nomade, che per 41mila rubli ha “aiutato” una studentessa a liberarsi dall’influenza di un presunto malocchio. Ieri 29 marzo, all’incrocio tra la via Narodnogo Opolcheniya e viale Marshal Zhukov, gli agenti del Dipartimento investigativo criminale del Ministero degli affari interni della Russia per il distretto Kirovsky di San Pietroburgo hanno arrestato una nomade di 45 anni giunta arrivata a San Pietroburgo dalla regione della Carelia. In precedenza, la donna era già stata perseguita per diversi reati contro il patrimonio. Secondo gli operatori, la truffatrice all’inizio di marzo, fingendo una gravidanza, ha conquistato la fiducia di una studentessa di 19 anni, che studia in una delle università della città. Dopo aver convinto la ragazza che le era stato inflitto un malocchio, ha offerto i suoi servizi “magici”. Come pagamento per l’assistenza, ha ricevuto gioielli e contanti per un importo di 41.900 rubli.

Una volta arrestata, è stato avviato un procedimento penale ai sensi della parte 2 dell’articolo 159 del codice penale della Federazione Russa (frode). La nomade è stato arrestata sulla base dell’articolo 91 del codice di procedura penale della Federazione russa. Gli investigatori hanno tutte le ragioni per credere che questo sia tutt’altro che l’unico crimine della gentile nomade. È del tutto possibile che la donna si sia guadagnata da vivere in questo modo con altre frodi.