FUOCO, FUMO E VIOLENZA ANCHE NELLA CIRCONDARIALE DI GENOVA MARASSI

Altra storia di violenza dei detenuti. Perché sono loro quel terribile cancro che sta destabilizzando con più metastasi, senza trovare alcuna resistenza, salvo quella degli acciaccati della prima linea, si proprio quelli che si fanno il segno della croce o, se non credenti, si massaggiano gli zibidei in segno di scaramanzia. Questa volta la storia racconta di un delinquente che appiccato il fuoco in cella, ha assaltato i nostri con una lama. Perché costui si è comportato così? Sostiene di non essere adeguatamente curato e seguito dal personale sanitario del carcere.

Non abbiamo elementi per sostenere la veridicità di queste affermazioni, a noi interessa soltanto la salute di chi opera in uniforme blu all’interno dei reparti. Salute messa continuamente a repentaglio dalle scorribande dei detenuti, dall’inerzia dei vertici delle istituzioni e del sistema carcere e dall’ignobile complicità di ampi settori dell’opinione pubblica, la stessa che predica l’accoglienza degli invasori dall’Africa. Ora siamo in standby. Di cosa? Di chi? Cosa, cioè di auspicate misure per colpire con durezza chi provoca disordini e aggressioni in carcere, chi è invece Marta Cartabia, l’attuale guardasigilli dalla quale ci aspettiamo interventi definitivi, volti alla tutela di chi ha scelto di servire lo Stato, e lo fa con la quotidianità di un servizio massacrante e spesso fonte di iniquità e ansia. Un vuoto quasi perfetto. Questo è l’universo carcere che conosciamo e nel quale “abitiamo”. Uno spazio gelido e buio, composto di energia oscura, materia oscura. È da questo vuoto che è venuto il disastro che tracima sulle nostre vite, e da questo vuoto verrà la distruzione se non si prenderanno adeguate misure di prevenzione e contenimento della violenza dei detenuti nei penitenziari.

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