I GUAI DELL’ACCOGLIENZA, UN MALE CHE INVESTE IL NOSTRO PAESE IN TEMPO DI COVID

Chiara Giannini, classe 1974, giornalista e inviata di guerra, scrive per Il Giornale. Negli anni ha lavorato per i quotidiani Libero, Il Tempo, Il Tirreno, per il settimanale Oggi e ha scritto per molte riviste specializzate in Forze armate e Difesa. Esperta in terrorismo e migrazioni, ha curato servizi e reportage da Afghanistan, dove è stata numerose volte, Libano, Tunisia, confine libico. Si è occupata di casi internazionali, come quello della nave Enrica Lexie e dei fucilieri di Marina, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. Vi presentiamo due articoli della brava giornalista, pubblicati sul sito il Giornale.it, che noi abbiamo unito, visto che si tratta dello stesso argomento: l’immigrazione e i mali ad essa collegati. Buona lettura.

Chiara Giannini in Afghanistan

La giornalista Nancy Porsia lancia il suo sfogo: “Anziché essere protetta perché in pericolo venivo intercettata”. E tutti giù dietro a darle ragione e a parlare di «attacco alla democrazia». Con il ministro della Giustizia Marta Cartabia che dispone accertamenti sulle intercettazioni legate all’inchiesta su nave Iuventa, portata avanti da Sco della Polizia di Stato, Squadra mobile di Trapani e Nucleo speciale di intervento del Comando generale delle Capitanerie di Porto -Guardia Costiera, su indicazione della Procura della città siciliana. La verità è che tutta questa confusione non sta facendo altro che distogliere l’attenzione sul vero focus dell’intera indagine, ovvero il fatto che grazie a un duro lavoro sui cui gli inquirenti si sono concentrati dal 2016, si è riusciti a dimostrare, per la prima volta, un collegamento tra le Ong e gli scafisti, tanto che ora gli indagati rischiano fino a 20 anni di carcere per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e falso. Nelle 200mila intercettazioni sono riportati sms, e-mail, messaggi Whatsapp e Facebook scambiati tra i membri degli equipaggi di Iuventa, Vos Hestia e Vos Prudence e i trafficanti di esseri umani. È su questo che gli italiani dovrebbero realmente indignarsi. Perché la Procura è stata chiara: le intercettazioni di Nancy Porsia, unica giornalista per cui fu emesso un decreto, non sono altro che materiale utile alle indagini. Tutti gli altri cronisti di cui si parla nei vari articoli sono citati perché venuti in contatto con la Porsia o con coloro che appaiono nel fascicolo. Insomma, lei non è e non sarà indagata, quelle sue conversazioni non saranno utilizzate in tribunale, sono solo materiale di indagine, ma soprattutto sono la risultanza di dialoghi tra lei e il personale di bordo delle navi del soccorso o di chiacchiere tra i volontari dell’accoglienza che parlavano tra loro di lei. Visto che era intercettata era, semmai, ancor più al sicuro di quanto credesse, poiché in caso di pericolo qualcuno avrebbe potuto intervenire. Da chiedersi, però, perché la Porsia, che sicuramente in quel periodo da posizione privilegiata quale ospite delle organizzazioni «taxi del mare» non abbia eventualmente denunciato agli inquirenti irregolarità che possa aver visto. Della questione si stanno approfittando gli indagati, 24 in tutto, comprese le due Ong Save the children e Medici senza frontiere, che vedono distogliere l’attenzione mediatica sul fatto che abbiano letteralmente raggirato le istituzioni italiane raccontando il falso, andando a prendere i migranti, tutt’altro che in pericolo di vita, nei punti esatti forniti dai trafficanti di esseri umani e tentando di avere più notorietà in questo modo al fine di trovare più fondi. A questo si aggiunge che i viaggi da Libia a Tunisia fruttano ai criminali un sacco di soldi, spesso usati per finanziare il terrorismo internazionale.

Migrants inside a refugee camp watch the visit of EU Commissioner Ylva Johansson in the port of Vathy on the eastern Aegean island of Samos, Greece, Monday, March 29, 2021. The European Union’s home affairs commissioner is visiting asylum seeker facilities on the eastern Greek islands of Samos and Lebos along with Greece’s migration minister, amid continuing accusations against Greek authorities of illegal summary deportations. (AP Photo/Michael Svarnias)

Intanto, a Lampedusa i problemi si moltiplicano. Le due navi quarantena di fronte all’isola non possono attraccare per caricare i migranti a causa del vento. Così i 700 migranti ospiti dell’hotspot di Contrada Imbriacola dovranno essere portati a Porto Empedocle a bordo dei traghetti di linea. «Questo – spiegano il coordinatore di Forza Italia Rosario Costanza e quello della Lega, Attilio Lucia – comporterà che viaggino insieme ai lampedusani. Con tutti i rischi connessi con eventuale contagio. Due pesi e due misure per migranti e italiani. I secondi chiusi in casa, i primi addirittura in giro per l’isola. L’altro giorno un paio di loro, tranquilli, erano sotto al Comune e alle finestre del sindaco Totò Martello, che continua a negare l’evidenza. Qui sta tornando l’invasione». Il tutto mentre da Contrada Imbriacola escono immagini di tunisini scontenti dell’accoglienza. Qualche poliziotto ha pensato bene di girare video a qualche blogger, rischiando una sanzione disciplinare. «Ma non ne possiamo più – raccontano alcuni agenti – perché anche noi potenzialmente potremmo prendere il Covid da questi soggetti che vivono in totale promiscuità». Che la sinistra avesse una posizione pro accoglienza era ormai chiaro a tutti, ma che arrivasse addirittura a strigliare il premier in pochi se lo aspettavano. Ieri, durante il suo viaggio in Libia, il presidente del Consiglio Mario Draghi, al termine dell’incontro con il primo ministro libico Abdel Hamid Dabaiba ha sottolineato il forte impegno del Paese nel contrasto all’immigrazione clandestina.

L’Italia esprime «soddisfazione – ha detto – per quel che la Libia fa per i salvataggi» in mare, confermando poi «l’aiuto e il sostegno» da parte della nostra Nazione. Per proseguire: «Il problema non è solo geopolitico, ma anche umanitario. E da questo punto di vista l’Italia è uno dei pochi, forse l’unico Paese, che continua a tenere attivi i corridoi umanitari». Draghi ha ricordato «che il problema dell’immigrazione per la Libia non nasce solo sulle coste, ma si sviluppa anche sui confini meridionali. L’Unione europea – ha chiarito – è stata investita del compito di aiutare il governo libico anche in quella sede». Le polemiche non hanno tardato ad arrivare, con l’armata Brancaleone al completo indignata per la posizione del premier. Il segretario nazionale della Sinistra italiana, Nicola Fratoianni, ha commentato: «Draghi esprime soddisfazione per il lavoro della Libia sui salvataggi? Evidentemente gli sfugge la differenza tra salvataggio e cattura. In Libia i migranti vivono in condizioni inumane e atroci, come confermato da tutte le organizzazioni internazionali. Esprimere soddisfazione per il lavoro della Libia su questo fronte – conclude – mi pare francamente inaccettabile». A fargli eco l’eurodeputato Pd Pierfrancesco Maiorino. «Il fatto che pure la persona più prestigiosa e autorevole di cui disponga il nostro Paese – ha detto – ignori il disastro compiuto negli anni dalla Guardia costiera libica e il dramma dei campi di concentramento mi delude molto».

Un altro esponente della sinistra, il deputato Pd Matteo Orfini, tiene a dire: «Draghi ha espresso soddisfazione per quello che la Libia fa sul salvataggio dei migranti. Significa dirsi soddisfatti della sistematica violazione dei diritti umani. Era inaccettabile quando lo dicevano i suoi predecessori. È inaccettabile anche oggi che a dirlo è lui». E non poteva mancare il commento di Laura Boldrini (Pd): «L’Italia deve contribuire alla stabilizzazione e alla pace della Libia, dopo la terribile guerra civile fomentata anche da potenze straniere. Grave che Draghi abbia ignorato le violenze e le torture, subite dai migranti nei campi di detenzione, denunciate dall’Onu». Elena Grandi e Luana Zanella dei Verdi, in una nota chiariscono: «Siamo amaramente sorpresi dalle parole del Presidente Draghi in visita in Libia. Dichiararsi soddisfatti del lavoro del governo libico in tema di salvataggi vuol dire ignorare i crimini compiuti in questi anni dalla guardia costiera libica e il dramma dei campi di concentramento». Marco Furfaro della Direzione nazionale del Pd scrive sui social: «Rinchiudere migliaia di persone in campi di concentramento, torturarle, violentarle e usarle come oggetto di riscatto lo definirei violazione dei diritti umani più che salvataggio. Fuori da ogni ipocrisia: di soddisfacente ci sono soltanto i canali umanitari». Da chiedersi se qualcuno dei rappresentanti della sinistra si sia mai recato in Libia a vedere con i propri occhi come stanno le cose, anziché affidarsi ai luoghi comuni per affossare i tentativi del premier di portare avanti un dialogo costruttivo con quel Paese.

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