TI FERMO UN SOGGETTO AL POSTO DI CONTROLLO MA…..

C’erano una volta i Carabinieri, c’era una volta il rispetto che si deve al cittadino in uniforme che lavora per la sicurezza di tutti….appunto c’era una volta. La storia è questa, una storia che si ripete. Siamo a Mineo, nel catanese, ad un posto di controllo i Carabinieri fermano un’auto bleu, una Fiat Punto. A bordo della vettura un 47enne e un 39enne, quello alla guida dell’auto. Solita richiesta di documenti dell’auto da parte dei carabinieri. Il 39 risponde picche: non li ha. Chiesti anche al passeggero, il soggetto 47enne, che inaspettatamente prende fuoco e comincia ad insultare i carabinieri. “Lasciatemi stare, non vi do un cazzo”, dice. I militari non rispondono alle provocazioni, ma l’agitato soggetto scende dall’auto e li aggredisce. A quel punto tempesta di calci e pugni il capo pattuglia. Interviene anche l’altro carabiniere e alla fine il 47enne viene bloccato e arrestato, mentre il compare di 39 anni se la cava con una denuncia a piede libero. Viva l’Italia.

GENDARMERIA DEL CAMEROUN, SEQUESTRATO AMPIO QUANTITATIVO DI DROGA

Operatori dello Squadron Group ha condotto operazioni di ricerca e sequestro presso la diga di Nkometou che hanno portato alla scoperta di un’enorme partita di cannabis. Stimato a circa 100 kg, gli stupefacenti sono stati nascosti in un sacco di mais, a bordo di un autobus dell’agenzia di viaggi locale da Bamenda. I migliori detective dello Special Criminal Inquiries and Investigations Bureau del Reggimento della Gendarmeria Territoriale di Mfoundi hanno successivamente effettuato un’operazione di spazzamento che ha portato al sequestro di altre 6 borse riempite proprio come quest’ultima. Quattro persone sono state arrestate mentre è in corso un’indagine presso il Posto di Comando del Reggimento della Gendarmeria Territoriale di Mfoundi al fine di smantellare l’intera rete.

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO, LA GUERRA DEI SINDACATI DI AUGUSTA

Come noto il PIL firmato prima da Sappe, Uil. Cgil e Osapp, ha visto quest’ultima sigla uscire dalla maggioranza, sedendosi al tavolo negoziale di luglio, riaprendo la trattativa, annullando la maggioranza, tavolo negoziale a cui Sappe, Uil e Cgil non hanno partecipato. Vista la stasi nel mese di settembre tutti hanno partecipato alla convocazione per discutere alcune criticità emerse nel PIL non messo nemmeno in atto, se non in parte, comunque permetteva al personale di smontare dalla notte alle 06,00, adesso grazie all’ostruzionismo delle altre OO.SS., il PIL è in discussione nuovamente, non avendo più come Sappe la maggioranza, non per altro, abbiamo scelto di assecondare ove possibile la Parte pubblica nelle criticità, al fine di permettere ai colleghi di smontare dalla notte alle 0/6, almeno quello. Adesso qualsiasi PIL non avrà la LARGA CONDIVISIONE, visto che ci sarà un 40% di rappresentanza sindacale contraria, condivisione da loro ricercata nel nostro PIL. Il cespuglietto scrive sempre cazzate (vedi foto in basso), non si smentisce mai, del resto ne prendiamo sempre le distanze, arroganza e presunzione la fanno da padrone, peccato che alle parole non seguano i fatti.

Abbiamo solo realizzato che non c’è più la maggioranza, nonostante le fesserie che scrive, il P.I.L. con una maggioranza lo firmerei altre mille volte, alzati dalla poltrona ABUSIVA che occupi e poi ne parliamo, il PIL ne prevede la sua restituzione a turno a luglio cosa non avvenuta. Come era prevedibile, già stamani qualche venditore di fumo ha iniziato a dare notizie surreali al personale che mi ha prontamente riferito che questo individuo, simile ai suoi amici, diceva che #Sappe e #Uil non partecipando al tavolo tecnico faranno il loro gioco: ebbene te lo dico PUBBLICAMENTE, del resto non tutti sanno dire le cose in faccia, così già sai che state perdendo tempo e soprattutto lo state facendo perdere al personale che è stremato dalle notti di otto ore (fai lo screenshot e lo metti a verbale), qualsiasi tavolo tecnico è una PERDITA di TEMPO, che il personale di Augusta non meritava, la Parte Pubblica ti ha indicato le criticità, condividendo il resto del P.I.L., visto che è assodato che tutti voi non avete capito il danno che state facendo al personale, non c’è nessun margine per un turno misto, per cui solo FANTASIE, la Direzione ha TESO LA MANO con una proposta tra le tante di organizzare le notti di sei ore al personale, certo voi notti non ne fate e non avete fatto negli ultimi 10 anni, non potete capire il disagio che sta subendo il personale che smonta alle 08,00 dalla notte, VERGOGNATEVI, prendete nota, #Sappe e #Uil da soli sono il 40% della Rappresentatività Sindacale, per cui anche un ipotetico accordo che raggiungesse il 51%, SARA’ COME IL P.I.L. DA NOI FIRMATO E DA VOI CONTESTATO…….perché anche questo non avrebbe una LARGA CONDIVISIONE…. , ma non solo, c’è anche il personale da noi rappresentato il 40% che dice BASTA, a cui SOMMIAMO IL 15/20% DI PERSONALE NON SINDACALIZZATO CHE NON VUOLE le vostre idee senza fondamento e non applicabili, tipo un turno misto. Figuratevi se il personale non capisce che col terzo turno a stento ve ne è uno a piano, figuriamoci con un surreale turno misto, ma a tutto ciò se la Direzione lo proponesse, NOI saremmo i primi a firmarlo. Ci dispiace per il Personale di P.P. di Augusta che a causa decisioni senza senso di tavoli tecnici da parte di USPP, Cnpp, Sinappe/Sippe, Cisl, Cgil e Osapp che serve solo a perdere tempo, NOI del #Sappe ma non solo, siamo stati da subito contrari, abbiamo a cuore il personale che grazie alle OO.SS. richiedenti tavolo tecnico, inutile, oltre ad aver ostacolato il P.I.L. che faceva smontare TUTTI dalle notti alle 06,00 con il risultato di 0/8 per tutti, tanto in contrattazione non avranno una LARGA CONDIVISIONE, quella che reclamavano per loro, poiché un 40% di Rappresentanza sindacale non vuole modifiche, il Sappe pur di accelerare e raggiungere l’OBIETTIVO, cioè le NOTTI di 0/6, ha accettato le criticità emerse, elencate dalla Parte Pubblica e detto NO solamente alla messa in discussione delle ferie natalizie. Riflettete se è così che intendete essere rappresentati.

LA SIGNORA NADIA CERSOSIMO, DIRIGENTE DEL PENITENZIARIO DI VITERBO E LA POLIZIA PENITENZIARIA UMILIATA E MASSACRATA. MA I SINDACATI (TUTTI) NON CI CONVINCONO AFFATTO….

Ma davvero secondo voi un Dirigente Penitenziario a capo di un Istituto incorre in tutto questo? O forse questa denunciante parte sindacale (perché è solo una parte ovvero SINAPPE, FSA CNPP, CGIL, SIPPE) per vana gloria sputa sentenze sulle sentenza proprie….? Perchè scriviamo questo?

Nadia Cersosimo

Insomma sentiamo puzza di bruciato quando i sindacati agitano lo spettro della contrapposizione tra loro. Ora il cartellino sindacale di cui sopra accusa la Cersosimo di aver attuato “scellerate politiche di gestione del personale”, gettando così nella confusione l’organizzazione del lavoro all’interno del carcere di Viterbo. Sembra insomma che la direzione da qualche tempo abbia attuato l’applicazione dei turni di lunga (8-20) a discapito del personale di Polizia Penitenziaria addetto al servizio a turno.

Addirittura, sembrerebbe che, nella giornata di domenica 20 settembre almeno 3 unità che hanno iniziato il servizio alle ore 16, abbiano poi terminato il proprio turno alle 08 di mattina di lunedì 21 settembre, svolgendo ben 16 ore di lavoro continuative e senza tutela alcuna per lo stato psicofisico delle unità coinvolte. Già ora c’è qualcosa che non va. Possibile che un dirigente penitenziario, per quanto possa essere o meno attento a certe soluzioni, o abbia o no a cuore la salute del personale, decreti turni da massacro come quelli denunciati dal cartello sindacale di cui sopra? Esponendosi anche a possibili azioni giudiziarie (anche se solitamente i sindacati raramente si muovono attraverso i tribunali)? E perché i grandi sindacati, grandi nel senso dei plafond di tessere accumulate (SAPPE, UIL, OSAPP), non sono intervenuti per fermare le manovre della direzione, anche a causa di continui spostamenti del posto di servizio per coprire i posti mancanti, e addirittura, in qualche occasione, dover ricoprire contemporaneamente 4 posti di servizio?

Se è vero che la direzione non informa i sindacati delle decisioni che prende riguardanti l’organizzazione del lavoro, oltre che di Ordini di Servizio che addirittura il Comandante contesta, come quello nr. 124 del 25.08.2020, ovvero la nomina quale Responsabile tale Ispettore Luca FLORIS, già Coordinatore dell’Ufficio Matricola, nonchè responsabile emergenza Covid 19, come responsabile anche dell’ufficio Comando, cosa dicono gli altri sindacati? Il collega FLORIS a quale sindacato potrebbe appartenere? Nel frattempo il comandante di reparto ha impugnato l’ordine di servizio ritenendolo illegittimo e ha richiesto di conferire con il Provveditore.

Il cartello sindacale autore della denuncia afferma che in data 21.09.2020 con O.D.S. nr. 130, la Direzione, per ovviare alle assenze del personale di Polizia Penitenziaria che presta servizio presso il Reparto Lavorazioni abbia disposto categoricamente che in caso di assenza dell’addetto alla sorveglianza della serra, il posto di servizio venga ricoperto dal personale dell’Ufficio Servizi o in alternativa dell’Ufficio Comando, tralasciando di valutare quali sono i servizi sopprimibili nelle fasi di estrema emergenza. La Cersosimo, nel tentativo di coprire magagne nei servizi si è forse scontrata con le mafie sindacali legate ai posti di servizio più ambiti dai sindacalisti, come ad esempio ufficio comando o servizi? Insomma il sindacato in questo ambito (e non solo) è diventato un lerciume che non si può guardare, ma la funzione del sindacato è troppo importante per essere così malridotto: senza sindacato la prima linea è condannata al super sfruttamento (che è esattamente quello che sta accadendo con questi sindacati finti). I sindacati sono troppo importanti per la democrazia e si impone una energica opera di ripulitura a costo di radere al suolo anche le sedi di questa pagliacciata di sindacato. Ora occorre sviluppare una campagna di risanamento del sindacato: non sarebbe bene che tutti i dirigenti sindacali, dal livello di responsabilità provinciale in su, pubblicassero on line la propria dichiarazione dei redditi e che altrettanto si facesse per i bilanci di ogni struttura sindacale? Si potrebbe anche fare una proposta di legge di iniziativa popolare in questo senso. Non sarebbe bello che la magistratura avviasse qualche inchiesta a tutela del denaro pubblico che affluisce in quelle casse? E che partisse una campagna di controinformazione sul web? E che bella boccata d’ossigeno sarebbe tornare alle giornate dell’estate 1993, quando i dirigenti di Cgil, Cisl e Uil non potevano aprire bocca in piazza perché erano coperti di fischi e monetine (qualche volta bulloni)! Pensate la stessa cosa con Capece, Beneduci, De Fazio e gli altri leaders sindacali!

LA COMMISSIONE GIUSTIZIA DEL SENATO VUOLE VEDERCI CHIARO, CONVOCA PETRALIA E IL SUO MENTORE, IL DJ DI MAZARA DEL VALLO

La Commissione Giustizia del Senato, in merito all’indagine conoscitiva sul trattamento dei soggetti sottoposti a regime carcerario italiano, nella prossima settimana ha convocato in audizione il Ministro Bonafede e il Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria Bernardo Petralia. La Commissione Giustizia vuole indagare sui il rapporto tra il Dap, i magistrati di sorveglianza e l’emergenza carceraria della primavera.

Eccoli dunque, il gatto e la volpe del sistema penitenziario italiano, del ministro che non ne azzecca una e il palamariano capo del DAP, Bernanrdo Petralia. Già, Petralia. Logiche politico-palamariane delle correnti della magistratura che non risparmiano Petralia, magistrato antimafia che da procuratore generale di Reggio Calabria è stato chiamato dal ministro della Giustizia al posto del dimissionario Francesco Basentini. Quello stesso Petralia che si era rivolto al pm Luca Palamara per tentare di coprire la poltrona di capo della Procura di Torino lasciata da Armando Spataro. E quello stesso Petralia (della corrente di Area) che ritirò la domanda quando cominciarono a uscire le intercettazioni sul mercato delle toghe.

Palamara, emergeva dall’inchiesta, cercava di condizionare la nomina di capi di alcuni uffici delle Procure più importanti d’Italia. Ed era uno sponsor di Petralia. All’epoca, però, disse di non sapere nulla degli interventi di Palamara prendendo le distanze dagli intrighi del pm romano. Da quell’inchiesta, però, escono fuori delle chat molto imbarazzanti, che dimostrano l’esatto contrario.

Il primo messaggio è del 29 marzo 2018. L’ultimo è del 20 maggio 2019. In uno dei messaggi Petralia scrive: “Scusa Luca se mi permetto un piccolo sfogo. Molti colleghi spontaneamente mi fanno le ‘condoglianze’ chiedendomi stupefatti del prevedibile (a quanto pare) esito del concorso per Torino. Dunque devo dedurre che nonostante titoli oggettivi che nessun altro possiede e che, come tu sai, non sono medagliette ma frutto di fatica, passione e impegno, verrei serenamente pretermesso per logiche ‘antiche’ che pure questo Csm sosteneva di avere abbandonato. Preferisco davvero restare fuori da queste logiche! Scusa ancora e non preoccuparti di rispondermi. Dino”.

Petralia si ritira dandone comunicazione al suo sponsor. Lo fa, però, quando sa che non ce l’avrebbe fatta. Un mese dopo rende pubblica la scelta e si dice “sdegnato” per quello che sta emergendo dall’inchiesta sul mercato delle toghe. Il 12 aprile Petralia era ancora in corsa. Palamara gli fa sapere che ci sarà un incontro a cui parteciperà anche Giovanni Legnini, già vicepresidente del Csm. “Ti chiamerà anche Legnini per concordare una data che va bene per tutti”, scrive Palamara. L’11 maggio, poi, Petralia definisce il suo sponsor “infaticabile organizzatore”. E gli indica probabilmente le tappe per la settimana seguente: “Torino, Roma, Perugia e Brescia”. Al neo direttore del Dap interessava Torino e quindi la chat dimostra che fino maggio si sentiva in corsa. Cosimo Ferri, intercettato, aveva detto di aver saputo da David Ermini (vicepresidente del Csm) che Giuseppe Cascini (anche lui di Area) chiedeva voti per Petralia proprio a Torino. Il 22 maggio è la data dell’incontro con Legnini. Petralia fa sapere a Palamara che quel giorno sarà a Reggio. “Per me andrebbe benissimo”, afferma. Palamara risponde: “Parlo un attimo con Legnini per il 22 e ti dico”. Petralia incalza: “Luca, mi confermi Legnini per il 22?” Il nome di Petralia esce anche da un’altra pagina dell’inchiesta. Petralia raccomanda al pm romano un certo Vito Saladino alla presidenza del sezione del tribunale di Marsala. E scrive: “Ne approfitto per evidenziarti quanto ti ha già detto Ruvolo. Per Marsala è vitale… bravissimo, produttivo al vertice, disponibile, enorme esperienza. La sua incompatibilita è stata affrontata ed è archiviata in prima ed eventualmente Alessandra, mia moglie, è disponibile per un’audizione sul punto. Un abbraccio”. La risposta di Palamara è affermativa: “Perfetto. Un abbraccio!”. Il pm si attiva e in commissione fa il botto in favore di Saladino. Lo comunica subito a Petralia; “Quattro a uno”. Petralia ringrazia: “Grazie davvero a nome di Alessandra”. Ecco come siamo messi. Vergognatevi tutti.

LE SOLITE ROTTURE DI PALLE PER I NOSTRI COLLEGHI DI TORINO. I NO TAV FANNO CASINO DAVANTI AL CARCERE

Circa 300 No Tav si sono riuniti ieri davanti al carcere delle Vallette per protestare contro la condanna della loro portavoce, Dana Lauriola, condannata a due anni per aver partecipato a un blocco stradale. Eccoli dunque i militanti del centro sociale Askatasuna che, posizionatisi con amplificatori e musica ad alto volume hanno raggiunto il campo adiacente la sezione femminile del carcere. La manifestazione si è conclusa con un lancio di fuochi d’artificio. Ora una breve osservazione: quando il numero dei partecipanti a manifestazioni per chiedere scarcerazioni di delinquenti è almeno 10 volte tante di coloro che, pagati con i soldi delle deleghe, organizzano manifestazioni (flop) per garantire (a loro dire) i diritti di chi in carcere lavora: i Sindacalisti.

LE CARCERI IN MANO ALL’ISLAM RADICALE, ENNESIMA PORCATA DI UN INCAPACE E PERICOLOSO MINISTRO DELLA GIUSTIZIA

Bonafede non solo è il guardasigilli delle gaffes e dei proclami, non è soltanto un ministro senza arte né parte, no cari colleghi, il DJ di Mazara del Vallo è PERICOLOSO! Già le carceri bruciano, ora bruceranno ancora di più perché questo signore dal sorriso ipocrita ha rinnovato la possibilità all’UCOII, associazione islamica accusata da più parti di contiguità con un’organizzazione islamista radicale come i Fratelli Musulmani, di entrare con i propri imam nelle carceri italiane per assistere i detenuti musulmani. Un accordo che desta più di qualche perplessità perché l’UCOII non è un soggetto ufficialmente riconosciuto dallo Stato italiano, non rappresenta la composita comunità islamica nella sua totalità e non offre tutte le garanzie nella lotta alla radicalizzazione. Un progetto folle che si inserisce in un quadro devastante di sottomissione all’Islam dell’Europa, quando invece la tendenza dovrebbe andare in direzione opposta. Ora, con l’aiuto di Souad Sbai, giornalista, politica e saggista di origine marocchina, cerchiamo di capire – attraverso l’intervento che vi proponiamo – la realtà dei fatti.

Ecco l’intervento di Souad Sbai:

Souad Sbai

“Il Ministro della Giustizia Bonafede ha rinnovato la possibilità all’UCOII, associazione islamica accusata da più parti di contiguità con un’organizzazione islamista radicale come i Fratelli Musulmani, di entrare con i propri imam nelle carceri italiane per assistere i detenuti musulmani. Un accordo che desta più di qualche perplessità perché l’UCOII non è un soggetto ufficialmente riconosciuto dallo Stato italiano, non rappresenta la composita comunità islamica nella sua totalità e non offre tutte le garanzie nella lotta alla radicalizzazione. È altissimo il rischio indottrinamento della popolazione carceraria di fede islamica e preoccupa molto che anche questo Governo non se ne accorga, e anzi lo minimizzi. De-radicalizzare i radicalizzati con gli stessi radicalizzatori: è questa la logica alla base della collaborazione tra il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (DAP) del Ministero della Giustizia e l’UCOII (emanazione dei Fratelli Musulmani) in merito all’assistenza spirituale da fornire a detenuti di religione musulmana. Un’esperienza ventennale non ha insegnato nulla?

All’ideologia, allo spirito e agli obiettivi dei padri fondatori, l’UCOII è rimasta fedele fino ad oggi, attraversando in maniera del tutto impunita gravi scandali tra cui i cosiddetti Qatar Papers (decine di milioni di euro presi dal Qatar per promuovere dalla Lombardia alla Sicilia la visione fondamentalista dell’islam tipica dei Fratelli Musulmani, il tutto comprovato da documentazione inoppugnabile) e in ultimo, solo qualche settimana fa, le farneticazioni online del proprio segretario generale su cristianesimo e giudaismo “eresie da correggere”. Davvero i partner ideali per combattere la radicalizzazione nelle carceri, non è vero Signor Ministro Alfonso Bonafede? Evidentemente, l’esponente del Movimento Cinquestelle pensa di sì, non distinguendosi affatto dal suo predecessore in quota PD, Andrea Orlando, che aveva dato avvio alla collaborazione istituzionale con l’UCOII, conformemente alla tradizionale linea politica di una certa sinistra di derivazione marxista-comunista, consistente nel supportare le componenti estremiste in seno alla comunità musulmana in Italia.

Il Ministro Bonafede era già stato avvertito che in tutta evidenza non era certo una buona idea affidarsi al braccio italiano dei Fratelli Musulmani per la de-radicalizzazione e la prevenzione della radicalizzazione in carcere. Ma, in fondo, da chi ha fatto uscire decine di condannati per reati di stampo mafioso era possibile aspettarsi anche il benestare all’inserimento nelle delicate dinamiche della vita nei centri di detenzione di soggetti che il mondo arabo continua a combattere perché fautori di un estremismo che ha ispirato Al Qaeda e non è certo estraneo alle farneticazioni ideologiche e dottrinarie dell’ISIS.

Nell’Italia rosso-gialla, i Fratelli Musulmani vengono invece premiati (ogni riferimento non è assolutamente casuale) con alti riconoscimenti al merito della Repubblica, incarichi politici e appunto con l’onere di presiedere con i propri “ministri di Dio” alla cura di anime precedentemente traviate dal suo stesso fondamentalismo. Alla discontinuità, il Ministro Bonafede ha però preferito la recidività ed allora dubbi e domande sorgono spontaneamente sulle relazioni che il Ministero della Giustizia continua a intrattenere con l’UCOII, malgrado la consapevolezza della vera natura dell’organizzazione sia ormai comunemente diffusa tra gli addetti ai lavori e nell’opinione pubblica. Abile nel fingere di non sapere e di non capire, il Ministro Bonafede è già riuscito a sgusciare via senza fornire in sostanza risposta alcuna alle domande incalzanti poste durante un’interrogazione alla Camera dei Deputati, nella quale gli si chiedeva conto delle ragioni del rinnovo della collaborazione tra lo Stato e il braccio italiano dei Fratelli Musulmani (perché di questo si tratta).

Di fronte a un simile atteggiamento, invitare il governo a una “maggiore attenzione“ si è già visto che non basta. La questione imporrebbe di alzare le barricate perché la sinistra, al governo ormai da troppo tempo, sta condividendo le chiavi di un dossier cruciale come quello della radicalizzazione con gli esponenti odierni del gruppo che è ha concepito il radicalismo islamista contemporaneo a livello mondiale. Quando le chiavi gliele consegneranno del tutto? In aula, se davvero convinto della bontà dell’operato del ministero di cui è al comando (e del DAP), il Ministro Bonafede avrebbe dovuto sentirsi al sicuro anche nel rispondere a quesiti scomodi, guardando nel viso il proprio interlocutore e senza rifugiarsi nella lettura a occhi bassi di un testo notarile che elude sistematicamente le criticità che gli vengono contestate.

Queste criticità gliele ricordiamo qui di seguito, aggiungendone di altre. Dal momento che la collaborazione con gli imam dell’UCOII nelle carceri è iniziata nel 2015, quali sono stati i risultati conseguiti? Qual è la valutazione del DAP? Il rinnovo dell’accordo, che prevede anche il coordinamento da parte dell’UCOII di un corso di formazione per imam da poco avviato presso l’Università di Padova, si è basate su considerazioni di merito o di tipo “politico”? Quali sono, in ogni caso, queste considerazioni? Qual è la precisa opinione del Ministro Bonafede circa la natura dell’UCOII come espressione dei Fratelli Musulmani in Italia? Qual è valutazione del Ministro Bonafede sugli obiettivi dell’UCOII, sulla base delle seguenti dichiarazioni pronunciate dall’attuale leader mondiale dei Fratelli Musulmani, Sheikh Youssef Al Qaradawi, protetto non a caso dal Qatar? “La conquista di Roma, la conquista dell’Italia e dell’Europa, significa che l’Islam tornerà in Europa ancora una volta. […] La conquista si farà con la guerra? No, non è necessario. C’è una conquista pacifica [e] prevedo che l’Islam tornerà in Europa senza ricorrere alla spada. [La conquista] si farà attraverso la predicazione e le idee”. Il rinnovo dell’accordo è per caso uno dei prezzi da pagare per le “relazioni pericolose” che l’Italia ha instaurato con gli emiri di Doha?

Sa, il Ministro Bonafede, che per l’assistenza spirituale e le attività di culto il Regno del Marocco invia in Italia dei propri imam certificati, non fidandosi degli imam di origine marocchina basati in territorio italiano che portano il timbro dell’UCOII? Perché il Ministero dell’Interno dovrebbe allora autorizzare, come evidentemente ha già fatto, l’impiego di imam dell’UCOII nelle carceri? Quella dell’UCOII ai detenuti radicalizzati non è altro che un’infusione di pazienza, effettuata attraverso il pretesto di contrastare “il fenomeno della vittimizzazione”, dovuto alla percezione, reale o meno, di essere discriminati perché musulmani, sostituendo “il risentimento per la propria condizione” con un momento di riflessione morale e di speranza attraverso il perdono”, come spiega la stessa UCOII sul proprio sito Web (accesso effettuato il 24 settembre 2020). In sostanza, perdonare l’infedele, ovvero lo Stato e la società italiana che ancorano non abbracciano la fede musulmana, per far sì che la rabbia (legittima) del detenuto non sfoci nel terrorismo.Tale approccio è consapevolmente accettato dal DAP? L’attività degli imam e dei mediatori interculturali dell’UCOII si svolge in lingua araba: che provvedimenti sono stati presi per rispondere alle critiche mosse dall’Istituto Studi Penitenziari, che ha lamentato “l’impossibilità per gli operatori di comprendere che cosa effettivamente essi [i detenuti musulmani e gli inviati dell’UCOII] si dicano durante i momenti di preghiera collettiva”, quando vengono recitati i sermoni o si tengono colloqui? Il ministro Bonafede ha annunciato che accordi simili a quello firmato con l’UCOII verranno presto firmati con altre organizzazioni islamiche, non appartenenti ‒ fortunatamente ‒ ai Fratelli Musulmani e alla corrente del cosiddetto islam “politico”. Perché non concentrarsi esclusivamente sul consolidamento delle relazioni con queste organizzazioni, invece di continuare a dare spazio all’UCOII peraltro elevandolo nella posizione di partner privilegiato?

Yassine Lafram, Presidente UCOII

In Italia, ci sono tanti imam moderati e la comunità musulmana è per la maggioranza favorevole a una piena integrazione nel tessuto sociale e culturale del paese: perché puntare sul fondamentalismo che non riconosce la legittimità delle altre religioni ed alza barriere per impedire l’integrazione, soprattutto delle nuove generazioni? Oppure, il Ministro Bonafede concorda con l’affermazione per la quale cristianesimo e giudaismo sono “eresie da correggere”? Insomma, anche il Ministro Bonafede è caduto nella trappola di una certa sinistra e del suo debole per il fondamentalismo islamista. Ma almeno è in buona fede? Signor Ministro, trovi il coraggio di rispondere, offrendo chiarimenti che sono dovuti”.