C’È TUTTAVIA CHI, NELLA POLIZIA DI STATO, HA IL CORAGGIO DI DIRE LA VERITÀ, IL CONFRONTO CON LA POLIZIA PENITENZIARIA

Ecco le affermazioni del Questore di Torino Giuseppe De Matteis e che tiene a precisare “non è razzismo, temo per i miei agenti”. La denuncia sulle pagine della Stampa di Torino. “A Torino arrestiamo quattro volte più che nel 2015”. Sono dati sconcertanti quelli comunicati dal Questore in un’intervista alla Stampa. Una media di 220 persone al mese, per la maggior parte, si legge sul quotidiano, per reati legati agli stupefacenti. La violenza della strada e la difficoltà nel controllare l’immigrazione, se non fossero così aggressivi e violenti la nostra attività si ridurrebbe del 45%. Il problema non è il razzismo o sembrare razzisti” dice il questore incalzato dal giornalista“bisogna affrontare il tema dell’immigrazione in modo intelligente, senza cadere in strumentalizzazioni”. L’ultimo episodio – Appena qualche giorno fa – il 6 Agosto per la precisione – un poliziotto fuori servizio è stato preso a pugni al momento di intervenire a difesa di alcuni cittadini intenti a fare la spesa, molestati, ed uno rapinato del portafogli. Arrestato e liberato dopo appena 48 ore. E’ uno dei tanti casi portati come esempio anche dallo stesso dirigente. La mancanza di deterrente – “il caso avvenuto pochi giorni fa è emblematico, il senso dello Stato è ignorato”. E ancora numeri – “Dal Luglio 2019 all’Agosto 2020, le volanti della Questura hanno fatto 6409 interventi” di cui, spiega il Questore “2887 stranieri”. Sullo spaccio, la modica quantità ed il sovraffollamento delle carceri – “il problema non è di facile soluzione”, spiega, che si dovrebbero adottare “sanzioni” economiche. Gli spacciatori le temono di più. Il procedimento penale non porta da nessuna parte. Sono definite pesanti le parole del Questore? E che dire, invece, per lo stesso “peso” delle grida che da anni è sulla bocca di ogni Poliziotto Penitenziario anziché dei propri Dirigenti (civili)? Ah vero… cambia il “peso specifico” ed il concepimento… essendo NOI figli da marciapiede alla mercé di tutti: malavita e della buonista politica del cazzo.

QUANDO LA POLIZIA CONTA, L’EPILOGO È BEN DIFFERENTE….

Siamo in Brasile, dove una parte seppur minima della popolazione decide di mettere in atto una sommossa, al contrario del Bel Paese dove in 7 agenti si è molto faticosamente riusciti a neutralizzare un cammello armato di coltello (l’egiziano di Milano), in quel del Brasile, cinque e ripeto CINQUE AGENTI della polizia militare, ben addestrati, ben armati e con regole d’ingaggio molto chiare, hanno sedato sul nascere i tentativi di rivolta dei malviventi.

D’altronde in Brasile non ci sono garanti di qualsivoglia tipo, non ci sono media contro le forze di polizia, non ci sono ragazzini che con sfrontatezza sfidano, insultano e aggrediscono gli agenti.

ECCO, CE LO ASPETTAVAMO. IL COLLEGA DELLA PS CHE HA FERMATO LO STRANIERO FACINOROSO A VICENZA ORA RISCHIA LA DISCIPLINARE

Il Capo della Polizia Gabrielli, all’indomani dell’arresto del giovane straniero a Vicenza, spara sul “suo” agente. Secondo questo signore l’agente non doveva bloccare il facinoroso con quella modalità. Non solo, questo soggetto, cioè il Gabrielli ci fa sapere che ordinerà alle scuole e ai reparti di non utilizzare quella “stretta” adoperata dal collega di Vicenza. Quindi cari poliziotti, fatevi pestare e cercate il dialogo. E’ evidente che Gabrielli stia parlando a vanvera. Tanto che Edmondo Cirielli di Fratelli d’Italia ha subito bacchettato il capo della PS, e noi ovviamente plaudiamo. Il Questore della Camera e presidente della direzione nazionale di Fratelli d’Italia, Edmondo Cirielli, dichiara: “Franco Gabrielli sia più prudente nell’annunciare punizioni contro il poliziotto di Vicenza, reo di aver preso per il collo un giovane cubano che ha opposto resistenza durante un controllo per non farsi identificare. Non c’è bisogno di un ulteriore accanimento, soprattutto da parte del Capo della Polizia di Stato, il quale dovrebbe sapere che esiste già una storica normativa (Dpr 737 del 25 ottobre 1981) che prevede, prima di qualunque sanzione disciplinare per gli appartenenti ai ruoli della Polizia di Stato, un adeguato procedimento: o lui può anticipare le decisioni degli organi preposti per legge ad irrogare sanzioni? Infatti, come dichiarato dal Questore di Vicenza Antonino Messineo – prosegue Cirielli – è in corso un’indagine interna per accertare realmente la dinamica dei fatti, al di là del video diffuso prontamente sui social da chi non vede l’ora di scagliarsi contro le nostre Forze dell’Ordine. Se l’agente in questione ha sbagliato, è giusto che subisca le conseguenze previste dalla legge, tuttavia mi sembra doveroso che abbia diritto ad un giusto procedimento per accertare i fatti e dove lui possa anche difendersi. Si eviti di danneggiare ulteriormente i nostri uomini e le nostre donne in divisa che, ogni giorno, con grandi sacrifici e nonostante le difficoltà, rischiano la vita per difendere la legalità e la sicurezza degli italiani. E, dunque, meritano di essere ringraziati e soprattutto rispettati da tutti a cominciare dai loro vertici”. Caro Capo della PS prenda e porti a casa, capo politicizzato e forcaiolo con i “suoi” peggio dei civili della Penitenziaria con noi…… Quanto al bravo collega che ha fermato il delinquente cubano, vorrà dire che la prossima volta agirà con la trattativa-dialogo sventolando una bandiera arcobaleno, mentre si continua ad esser “sputtanati” da tutto e da tutti…. avesse avuto lo spray e perché il taser, il Capo della Polizia “politicizzata” avrebbe avuto l’ordine di agire contro il Poliziotto per la modalità in cui ha operato?

SCUSATE UN MOMENTO, MA CI VOLETE SPIEGARE COME DIAVOLO DOBBIAMO INTERVENIRE E CON QUALI STRUMENTI?

La vignetta che vi mostriamo è emblematica della inadeguatezza degli strumenti, delle procedure operative, regole d’ingaggio, articolati di legge, una melassa vischiosa in cui gli operatori di polizia si trovano ad agire. Piuttosto che sparare ad un sequestratore rischio la mia vita, perché la peggiore cosa che può succedere in questa occasione non è che qualcuno si faccia male, ma la caccia alle streghe che potrebbe nascere dal comportarsi in un determinato modo.

RIVOLTE DI MARZO, È UN’OVERDOSE LA CAUSA DELLE MORTI DEI DETENUTI

Modena, carcere di Sant’Anna. Rivolta e saccheggio dell’infermeria del carcere. La causa esclusiva del decesso è collegabile all’abuso di stupefacenti, verosimilmente quelli sottratti dalla farmacia interna del carcere – spiega la procura – che poi sottolinea che non sono stati riscontrati segni di violenza sui corpi.

😱😱😱😱 Ora chi glielo dice al garante dei detenuti e a quelli di Antigone!? 🤔 Che disastro… non potranno più scagliarsi contro i cattivoni della Penitenziaria…. #andatelaapiglianelculosenzavaselina

SECONDO BOLLETTINO DI GUERRA DEL 14 AGOSTO 2020, FRONTE CALDO PER I NOSTRI COLLEGHI DI AOSTA

In Australia, quando scoppia una rissa tra indomiti cammelloni non si bada a spese. Gli agenti dei nuclei di pronto impiego vestono le dotazioni confacenti alla bisogna e sistemano le cose a suon di gas stordente e fumogeni. Poi, se la cammellaggine non trova pace, ci si avvicina con scudi e manganelli e giù legnate. In Italia? Beh, sappiate che in Italia l’ipotesi anti-sommossa al massimo prevede scudi e manganelli, e non è detta che il civile di turno, cioè il badante (direttore) dell’istituto, ti autorizzi ad intervenire “apparecchiato”. Allora si va a mani nude, magari rimediando pure qualche ceffone non richiesto. Stavolta i ceffoni i colleghi di Aosta non l’hanno presi, ma domani…… Rissa, tra maghrebini e resto delle etnie. Motivo? Regolamento di conti? Ipotesi razziale? Si vedrà. Diversi bastardi sono rimasti feriti e, fortunatamente, nessun collega ha riportato danni malgrado tutto. Pensate solo che i colleghi – a mani nude – lavorano da tempo in un clima di guerriglia con immobili e suppellettili distrutti ed usati come armi. Fate un po’ voi…..

BOLLETTINO DI GUERRA DEL 14 AGOSTO 2020, LA MATTANZA DI GENOVA MARASSI

Lasciatecelo scrivere: ci siamo rotti i coglioni, vorremmo reagire ma abbiamo le mani legate. Legate dai civili che indecentemente governano i nostri destini di donne e uomini in uniforme, legate dai lacciuoli di garanti e fiancheggiatori dei criminali che ci aggrediscono, pronti a ribaltare i piani inventando di sana pianta pestaggi e vessazioni che noi mai ci sogneremmo di fare. Vero è il contrario: ci aggrediscono e noi, senza adeguati protocolli di intervento e reazione, le prendiamo. Il viaggio è breve quanto doloroso al pronto soccorso. E ce ne fottiamo delle telefonate del Petralia ai colleghi feriti. Pura ipocrisia. Diverso sarebbe se il Capo del DAP, oltre a telefonare e mandare baci e abbracci, improntasse linee guida serie sulla reazione alle aggressioni. Ma non lo fa, evidentemente i “ghost writers del DAP”, cioè Palma e Gonnella, gli dicono che no, la fauna protetta non s’ha da toccare. Che questi infami lacciuoli che ci tengono serrati i polsi vengano spezzati. Altrimenti – e lo diciamo al Capo in persona – sicurezza, stabilità e ordine non rientreranno tra i corridoi e le rotonde delle sezioni detentive. Ma tant’è. Questo è un paese dove con estrema facilità si mettono in croce onesti e leali servitori della Stato se, aggrediti o insultati, reagiscono riportando sul piedistallo la legge (vedi il caso di Vicenza di cui parliamo più su). Tornando a bomba, e in quel della circondariale di Genova, un detenuto venticinquenne, pare in attesa di primo giudizio per reati di droga, all’atto di cambiare la cella ha aggredito violentemente tre appartenenti al Corpo di polizia penitenziaria procurando loro varie tumefazioni, contusioni, tagli con necessità di sutura e, persino, un’infrazione dentale. Allora Petralia, a che gioco vogliamo giocare?

CAMOSCIO SEMPRE PIÙ CAMOSCIO, SEMPRE LUI CRISTOFORO AGHILAR…

Una nuova ordinanza di custodia cautelare in carcere per evasione aggravata dall’effrazione e dalla riunione di più persone è stata emessa dal gip di Foggia nei confronti di Cristoforo Aghilar, l’uomo di 37 anni che che il 9 marzo scorso evase dalla casa circondariale della città pugliese insieme ad altri 71 detenuti. L’uomo era in carcere perché accusato di aver ucciso l’ex suocera Filomena Bruno, ad ottobre dello scorso anno ad Orta Nova (Foggia). Aghilar è stato catturato, dopo una latitanza di quattro mesi, lo scorso 29 luglio a Minervino Murge (BAT). Il Tribunale di Trani, competente per territorio, aveva convalidato il provvedimento. Successivamente, per competenza, il fascicolo processuale è stato trasferito nuovamente alla Procura di Foggia che ha avanzato la nuova ordinanza di custodia cautelare in carcere, accolta dal gip ed eseguita dai carabinieri.