I SINDACATI PROTESTANO, COME SEMPRE QUATTRO GATTI E MOLTE PAROLE AL VENTO. EPPURE, VOLENDO, UN SISTEMA PER PROTESTARE C’È. ATTENERSI SCRUPOLOSAMENTE AI REGOLAMENTI FACENDO SALTARE TUTTE LE INIZIATIVE DESTINATE AI SIGNORI DETENUTI

Apriamo con le parole di un collega della prima linea: “I colleghi si sono rotti il cazzo di piccole manifestazioni, che non servono ad un cazzo perché in passato non hanno risolto un cazzo quindi tirano a campare, con allegata malattia e se ne fottono un cazzo da anni che va così…..” E noi aggiungiamo: perché allora acquistare tessere sindacali (c’è chi ne tre o quattro di sigle diverse), se poi non partecipare alle proteste diventa la regola? Chi si iscrive ad un sindacato non dovrebbe avere l’obbligo morale di partecipare alle manifestazioni? Ieri mattina a Reggio Emilia, davanti al penitenziario, ben otto sigle hanno inscenato la solita piccola protesta in pillole per denunciare le carenze dell’organico all’interno dell’istituto. Le chiacchiere stanno a zero. Queste manifestazioni non servono a nulla. I sindacati non sanno offrire di meglio. Intanto siamo sempre più convinti che la miglior protesta, quella che insomma possa raggiungere i piani alti della nostra amministrazione sia l’osservanza scrupolosa degli Ordini di Servizio, dalla movimentazione dei detenuti all’interno dei reparti, all’osservanza dell’ordine e della sicurezza durante l’esecuzione dei progetti pedagogici, senza darne esecuzione se non ci sono i requisiti minimi di sicurezza e tanto altro. Oggi, e ancora oggi, il disastroso sistema carcere funziona solo perché il collega nell’espletamento del suo turno di servizio, a garanzia di realizzazione per un quieto vivere, copre più posti di servizio… l’importante è garantire fluidità al servizio, al camoscio, ed accontentare Educatori e Direttori. Mentre nessuno si chiede quanti posti di servizio è stato necessario scoprire, quanti colleghi sono stati costretti a prolungarsi oltre l’orario di servizio e quanti non fruiscono del Riposo. Solo perché c’è d garantire il progetto teatrale, il corso di falegnameria, il corso di pittura, il corso di giardinaggio e tanto altro. Alle 14 i civili vanno via, e a garantire la prosecuzione dei loro fallimentari progetti rimane sempre l’ultimo dei Colleghi, trattenuto, o con un riposo soppresso o con un giorno di congedo 2018 non concesso per esigenze di servizio… Le esigenze sono per Ordine e Sicurezza prima di tutto, i progetti a fini statistici e numerici si fanno nel turno di servizio, e se c’è personale… diversamente si sospendono. Con relativi attacchi ipertensivi di garanti, Antigone e buonisti del cazzo, sulla pelle della stanca Polizia Penitenziaria. Lo stesso deve valere per i servizi essenziali: per l’immissione ai cortili passeggi, per esempio, è prevista la presenza fisica del Preposto al Reparto? Si, ma è dall’altra parte del Reparto perché copre due Reparti per mancanza di personale: bene, si sospende l’immissione ai cortili passeggi finchè non vi sia la presenza del Preposto al Reparto. Direte, ma i camosci chi li mantiene, sai le proteste…. e proprio qui aspetteremo al varco i superiori uffici.

LE MANOVRE DI LUCA PALAMARA, CHE VOLEVA CANDIDARSI PER IL PD

di Federico Giuliani (il Giornale)

Scavando tra le varie chat di Luca Palamara emerge che il pm, indagato per una presunta corruzione, era pronto a scendere in campo con il Pd, sia alle elezioni legislative del 2018 che alle Europee del 2019. Secondo quanto riferisce il quotidiano La Verità tutto partirebbe da una conversazione datata 7 novembre 2018, quando Cosimo Ferri, allora deputato Dem nel partito di Renzi, scrive a Palamara il seguente messaggio: “Prossima settimana incontro con Luca. E Matteo”. Dopo una settimana altra conversazione degna di nota, partita sempre da Ferri e indirizzata a Palamara: “Ho avuto lungo chiarimento con Luca. Organizza lui caffè. Con M”. La discussione si fa più intensa: “Ho ribadito – prosegue Ferri – anche due obiettivi. Aperto su entrambi: sul primo non dà, però, garanzie perché non ne parlo (parli, ndr) con Zingaretti?”. Possibile che Lotti non potesse garantire un posto sicuro alle europee del 2019. Per quanto riguarda Zingaretti, puntualizza sempre La Verità, pare che l’attuale segretario Dem fosse in stretti rapporti con Palamara, visto che quest’ultimo si congratulava con “Nicola” per la “grande vittoria” ottenuta alle regionali del 2018, ribadendo la necessità di ripartire “da qui tutti insieme”.

“Peccato che non scendi più in campo”

Appurato che all’interno della rete di Palamara vi fossero diversi politici di sinistra, oltre a vip, giudici e magistrati vari, per capire dove è nata l’idea di una possibile candidatura del pm nel Pd è necessario tornare alla fine dell’ottobre 2018. In quel periodo Lotti stava per essere rinviato a giudizio ed eravamo alle porte delle primarie tra Renzi e Zingaretti. Ma già nel 2017 Palamara accarezzava l’ipotesi di una discesa in campo, almeno a giudicare da una conversazione con l’allora procuratore di Roma, Giuseppe Pignatone. “Ho visto l’inizio del tuo intervento. Grazie per la citazione, ma è un peccato seriamente che tu abbia deciso a ragione di non andare ora in politica”, gli scriveva quest’ultimo. Nel maggio 2019 Palamara si infuria per le decisioni della Procura e l’idillo tra i due sembra finire. “Mi acquieterò solo quando Pignatone mi chiamerà e mi dirà che cosa è successo con Consip, perché lui si è voluto sedere a tavola con te, ha voluto parlare con Matteo, ha creato l’affidamento e poi mi lascia con il cerino in mano. Io mi brucio e loro si divertono”, comunica a Lotti.

Gli incontri con Boschi

Dalle chat del pm, aggiunge La Verità, emerge anche che Palamara, tra gli altri esponenti Dem, era un frequentatore di Maria Elena Boschi. La prova? Una chat con Giovanna Boda, all’epoca dei fatti collaboratrice della stessa Boschi. Nel novembre 2017 Palamara doveva organizzare una partita evento in provincia di Reggio Calbria. Boda informa così il pm: “Ho appena parlato con lei. Lei ha solo un dubbio NON sulla partita, ma sulla sua presenza. Se mi chiami quando puoi ti spiego tutto e procediamo. Intanto la partita la possiamo fare comunque e poi lei decide all’ultimo momento se venire o meno”. A febbraio Boda è ancora più esplicita: “Per vostro incontro lei propone domani alle 13 al Majestic saletta Chopin riservata per voi due. Ok per te? Vuole parlarti”. E ancora: “Siamo una squadra!”, con tanto di punto esclamativo. Passano 24 ore e Palamara chiede a Boda se la sua interlocutrice fosse rimasta contenta. Risposta di Boda: “Lei sì! Mi ha detto: ci voleva questo incontro! Tu sei contento? È andata bene?”.

Csm e incarichi da distribuire

Il Corriere della Sera si concentra invece su altre conversazioni tra Ferri e Palamara. Da quanto scrive il quotidiano, entrambi cercano di scegliere il procuratore di Roma. Il 29 aprile 2019 il deputato scrive al pm di essersi informato per sincersari sulla documentazione mancante per far andare avanti la pratica. “Deve farlo il consiglio direttivo della Cassazione, da noi non passa proprio”, spiega al suo interlocutore. Altre chat mostrano come Palamara fosse entrato in agitazione per alcuni emendamenti che proponevano di spostare l’età del pensionamento dei magistrati a 72 anni. Un’eventualità del genere avrebbe fatto slittare gli avvicendamenti che gli interessavano. “Se fosse vero saltano Procure Roma e Perugia … ne sai qualcosa??.Ma è concreta? Speriamo di no. Sarebbe una sciagura”, scrive il pm a Ferri. In merito ai movimenti sulle nomine è interessante leggere una conversazione datata maggio 2018. A parlare con Palamara è il procuratore di Firenze, Giuseppe Creazzo: “Oggi ho incontrato Cosimo Ferri che mi ha espressamente chiesto chi preferisco per il terzo aggiunto fra i due di Magistratura indipendente. Questo è il mio pensiero, per quel che vale, nell’ovvio rispetto di ogni decisione che verrete a prendere”. Il magistrato emiliano, Gianluigi Morlini, si rivolgeva invece così a Palamara sugli incarichi da distribuire nella sua regione. Accanto a un elenco di sette posti, spiega sempre Il Corriere della Sera, c’erano nomi da piazzare e la rilevanza di ogni nomina. Si andava dal “molto importante” al “dobbiamo parlarne, è importante che sia nostra” al “fai tu”. Il 17 dicembre Palamara chiede a Morlini: “Presidente sezione lavoro Bologna, che dici?”. La risposta non si fa attendere: “Caro Luca, come ti dicevo te lo lascerei come “scambio”: S. è Magistratura democratica storico, la V. è un’ altra talebana di Md, il terzo non lo conosco”.

LE MULTE PER CHI MOLESTA IL PERSONALE SANITARIO. BENISSIMO, MA COME FUNZIONERÀ NELLE CARCERI?

Una multa da 500 a 5 mila euro per chi adotta “condotte offensive o moleste” verso medici e personale sanitario. È quanto prevede la norma votata alla Camera ieri mattina, nella proposta di legge che alza le pene per le aggressioni ai camici bianchi.

“Salvo che il fatto costituisca reato – recita la nuova formulazione approvata dall’Aula – chiunque tenga condotte violente, ingiuriose, offensive o moleste nei confronti di personale esercente una professione sanitaria o socio-sanitaria o di chiunque svolga attività ausiliarie di cura, assistenza sanitaria o soccorso, funzionali allo svolgimento di dette professioni, presso strutture sanitarie e socio-sanitarie pubbliche o private è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 500 a euro 5.000”.

Quindi, se durante una visita medica o la somministrazione della terapia in sezione, il Personale sanitario viene “maltrattato” è prevista sanzione. Mentre il Personale di Polizia Penitenziaria che si deve immolare a loro tutela continua a prenderle…senza inasprimenti di pene? si è pur dato un segnale… segnale non pervenuto nel sistema penitenziario.

QUANDO IL BUE DICE ALL’ASINO: SEI UN CORNUTO!

In questo caso il “bue” (senza offesa) è una nostra vecchia conoscenza: Santi Consolo, uno dei tanti magistrati che hanno assunto la direzione (illogica e immeritata) del DAP. Lo scempio di Consolo è noto e non serve riparlarne. L’asino è invece il sempre sorridente Dee Jay della giustizia Alfonsetto Malafede sul quale, come avverte il Consolo della situazione, “è planata un’ombra pesantissima”, all’indomani dello scontro con Nino Di Matteo. L’ex capo del DAP dice anche che “il decreto di Bonafede per rimediare alle scarcerazioni è stato varato per tutelare se stesso e ottenere la fiducia in Parlamento”, e che lo stesso Guardasigilli sia “inadeguato e privo dell’autorevolezza necessaria per la riforma del Csm”; sulla cui vicenda, poi, evidenzia che “le degenerazioni delle correnti non sono una novità”, e che, dunque, punterebbe “l’attenzione sull’invasività del trojan”. Certo, queste sono affermazioni rilasciate da uno che al DAP fece sconquassi e massacri ovviamente ai danni della polizia penitenziaria, l’autore del famoso “lessico carcerario” (carcerati = utenti, celle = camere di pernottamento, ecc.), ma stavolta non gli si può dare torto. Malafede tiene le “corna”, ben lo sappiamo. Chi come lui gridava alla rivoluzione e all’onestà, oggi si ritrova con un imputato per corruzione internazionale (Descalzi) confermato alla guida di Eni e un magistrato integerrimo scantonato in un ruolo scomodo quale il DAP per fare posto a chi non è stato in grado di gestire nemmeno la malattia di un noto boss. E ci domandiamo di chi abbia avuto paura Alfonso Bonafede? Che fine ha fatto il grido intransigente ‘onestà onestà’? Salvi almeno la faccia, Bonafede rassegni le dimissioni.

E UNO, DUE E TRE…..ALLA FINE IN GALERA LA SIGNORA FINÌ

Per costei era normale allontanarsi dall’abitazione di Correzzola dove scontava gli arresti domiciliari, tanto che per tre volte in un anno è stata scoperta fuori casa dai carabinieri. Comportamenti recidivi che dopo due arresti e una denuncia hanno portato in carcere la 52enne cinese Ying Zhang Jin. La furbacchiona era stata sottoposta alla detenzione domiciliare dopo una condanna per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina risalente a un paio d’anni fa. “Domiciliata” nella sua abitazione di Correzzola, se ne è allontanata senza autorizzazione in almeno tre occasioni, due delle quali risalenti al mese di maggio 2020. Usciva a piedi compiendo brevi tragitti e per due volte è stata rintracciata nella frazione di Civè, adducendo motivazioni NON compatibili con il suo status di detenuta. Ecco che, dopo l’ultima denuncia risalente al 12 maggio, i carabinieri di Codevigo hanno richiesto all’autorità giudiziaria l’aggravio della detenzione e la sostituzione dei domiciliari con la carcerazione. L’istanza è stata accolta e Zhang Jin martedì mattina è stata arrestata e trasferita al penitenziario femminile di Verona.

A PROPOSITO DI DEMAGOGIA…..ORA IL SISTEMA SI SVEGLIA, I CARCERATI PRODURRANNO MASCHERINE, MENTRE IL POLIZIOTTO PENITENZIARIO VESTE DI STRACCI

Ecco, ci siamo. A scoppio ritardato, dopo decine di migliaia di morti tra la gente perbene, e le violenti rivolte di una masnada di bastardi che mise a ferro e fuoco alcuni penitenziari con l’alibi del Covid. Nelle carceri si arrivò con colpevole ritardo, come a Verona Montorio, solo per fare un esempio tangibile. Mentre dall’inizio dell’emergenza altri paesi, Polonia, Repubblica Ceca, o Russia si sono subito messi all’opera, inviando i prigionieri al lavoro, e avviando così una produzione in massa di mascherine e altri DPI poi donati alle altre forze dell’ordine, alle scuole e agli ospedali. Dunque ora si parla di 400.000 mascherine al giorno prodotte dai detenuti. E’ quanto prevede il protocollo sottoscritto ieri dal Ministro della giustizia Alfonso Bonafede e dal Commissario straordinario per l’attuazione e il coordinamento delle misure di contenimento e contrasto dell’emergenza epidemiologica #Covid19, Domenico Arcuri.

Quando volere è potere. Quando il volere detta tempi e modi, tutto è possibile. Quando il potere decide di porre in essere azioni subdole per sfinirti usando strategie che agli occhi dei “profani” sembrano brillanti, e che invece mortificano chi non supplica e non piange, ma recrimina ciò che istituzionalmente, per decoro ed immagine è il biglietto da visita di un Corpo di Polizia dello Stato: la DIVISA. Quella divisa che dovrebbe uniformare tutti gli uomini e le donne del Corpo per trasmettere fierezza, condivisione e appartenenza, anziché disorientamento, trasandatezza e rassegnazione per capi di vestiario che non arrivano, calzature decennali che non vengono sostituite se non solo con avanzi (sempre decennali) di magazzino e che “autorizzano” il Personale svestito ad investire di tasca propria per dare dignità almeno all’Uomo che indossa ciò che Divisa era e che non lo è più. Non lo è per colpa dei soliti civili che comandano e dirigono in via anomala un Corpo di Polizia, che indossando solo abiti civili tra maglie, camicie, giacche e cravatte senza alcuna linea di uniformità in quanto civili, si disinteressano di chi, invece, una DIVISA la deve indossare per Decreto e Fedeltà alla Patria. Ma i politicanti si riempiono la bocca con il lavoro di ben 320 detenuti che producono mascherine. Che bello… perché le mascherine “carcerarie” servono a nascondere le incapacità e le ipocrisie della politica che, quando c’è da investire sul vestiario in tempi rapidi e concreti, non si può ma, quando si tratta di enfatizzare ciò che è secondariamente irrisorio, si impegnano risorse, tempo, immagine, comunicati stampa… ma anche questo sempre sulle spalle dell’ultimo: il Poliziotto Penitenziario.

Che mentre osserva e scandisce i tempi della produttività dei detenuti che produrranno mascherine, presta servizio con divise rattoppate, con le pezze al culo e i tappi sotto le suole degli anfibi. Complimenti!!!

IL FICO CHE FA DEMAGOGIA SUI DETENUTI DELLE CARCERI MINORILI

Quel gran fi………Fico grillino poltronaro, solidamente incollato alla poltrona di presidente della Camera, da barricadero a uomo di potere (come tutti i suoi compagnucci di partito), ogni tanto ne spara una, in perfetto stil novo da politico e demagogo di professione. Ora ciancia in occasione dell’inaugurazione di una mostra nel minorile di Pontremoli. E i progetti che contribuiscono alla vita dei giovani, valorizzazione dei percorsi, rientrare nella società, bla bla……

Penoso per le cose che biascica. Irriguardoso per le poltrona che occupa. Fastidioso per la voglia infantile di protagonismo. Roberto Fico, presidente della Camera, continua nelle sue spericolate acrobazie verso sinistra. Ogni giorno ha la sua pena e lui non intende dare tregua al calendario che scorre inesorabilmente i giorni che mancano alla fine della sua avventura personalissima. Vi ricordate quando, nello stupore generale dedicò la festa della Repubblica ai rom? E in effetti è un nomade della politica. È uno di loro. Sta da una parte e occhieggia a quella opposta. No, a Fico non gliene frega nulla, il demagogo di Montecitorio ha bisogno continuo di visibilità. È la terza caricatura dello Stato. No, lui calpesta la bandiera, si traveste da Rom e punta al bersaglio grosso per stare al centro dell’attenzione. Per dirla con Woody Allen, vorrebbe fare il morto al funerale e la sposa al matrimonio. Ma le istituzioni sono altra roba. Uno così andrebbe buttato fuori senza troppe storie………di polizia penitenziaria.

MALASPINA, CARCERE MINORILE, ASSENZA DI LEGGE E TUTELE PER IL PERSONALE CHE VI OPERA

Siamo incazzati, delusi, sconfortati e rabbiosi. Perchè siamo nelle mani di una cricca di maledetti civili che ci isola, ci manca di rispetto, ci considera meno della merda di un cavallo imbizzarrito. Al Malaspina di Palermo va di nuovo in scena la violenza feroce di giovani adulti (che ancora ci si ostina a voler rinchiudere negli istituti per minori) che meriterebbero solo legnate, sedativi e contenzione. Questa è la storia di un figlio di puttana che ha aggredito e ferito due dei nostri. Non c’è altro da aggiungere, salvo il fatto che simili soggetti debbano subire punizioni esemplari come l’isolamento duro e un aumento consistente della pena. E’ proprio la mancanza di seri provvedimenti che li fa sentire invincibili. Cambiamo registro. Facciamogli capire che NON si può aggredire un agente. Bisogna mutare profondamente il sistema carcere “minorile”. Che sia luogo di riabilitazione per chi rispetta le regole, ma luogo di pene e dolore per chi ha deciso di non farlo.

LAPIDARIO, MOLTO INCAZZATO, IL NOSTRO FRANCESCO LAURA NON LE MANDA A DIRE

Come vi abbiamo detto più volte, Storie ha grande stima di Laura, perchè sappiamo chi è e cosa sia stato prima che rivestisse i panni del sindacalista. E noi plaudiamo all’immediatezza, quella senza fronzoli, di un poliziotto e di un uomo che ha indossato l’uniforme con onore e dignità, da autentico servitore dello Stato. E non ci interessa che oggi vesta la casacca dell’USPP, uno dei tanti, troppi sindacati in circolazione. Tuttavia ci sentiamo di chiedergli il perchè non procede – attraverso il proprio sindacato – a denunciare l’amministrazione penitenziaria? A portarla in tribunale per le responsabilità verso il personale che viene aggredito giorno dopo giorno? Qualcuno l’ha già fatto. Indovinate chi.