LA POLIZIA PENITENZIARIA SLOVACCA (E NON SOLO) SI SOTTOPONE AD ESERCITAZIONI CADENZATE. IN ITALIA INVECE LA POLIZIA PENITENZIARIA SI FA MASSACRARE DAI DETENUTI VIOLENTI.

In questi giorni presso la sede dell’Istituto per la reclusione Ruzomberok è stato inaugurato un protocollo tattico tra il personale della prigione, il dipartimento di polizia di emergenza KR PZ Žilina e la Direzione distrettuale dei Vigili del Fuoco.

Con l’occasione anche gli allievi agenti di polizia penitenziaria sono stati coinvolti in questa prima esercitazione relativa al nuovo protocollo. Lo scopo dell’esercitazione è stata la simulazione di una situazione di crisi durante la quali sono stati attivati i nuclei antisommossa e di pronto impiego della penitenziaria slovacca, oltre agli altri dispositivi partecipanti alle attività.

Solita storia: fuori dal nostro paese si lavora, si studiano protocolli per la sicurezza, perché al centro di tutto è la sicurezza negli istituti, non il detenuto come da noi. E gli agenti sono formati e addestrati di continuo, attraverso esercitazioni, nuovi protocolli e aggiornamenti. Proprio quello che NON avviene in questo nostro sistema da tragica barzelletta, oggi governato da due soggetti che amano proclamare e poco di concreto fare.

L’ASSOCIAZIONE DELLE DONNE DELLE FORZE DELL’ORDINE FRANCESI IN APPOGGIO AI COLLEGHI DEI PENITENZIARI

Le “Femmes des Forces de l’Ordre en Colère (FFOC)” si riuniranno sabato 3 novembre 2018 alle 13:00 nella prigione di Fresnes, a sostegno del personale di sorveglianza.

Di fronte ai numerosi attacchi che gli agenti subiscono ogni anno, l’FFOC invita tutti i cittadini a partecipare a questo incontro come supporto, rispetto e ringraziamento.

I francesi sono troppo avanti. Ci vorrebbe qualcosa del genere anche da noi. No, è solo un sogno ad occhi aperti. Qui solo egoismo e orticelli personali. Degli altri in fondo cosa ce ne fraga? Che tristezza.

CARCERE DI BERGAMO, PREMIATA ROSTICCERIA ALL’HASHISH

Paparino premuroso, vuole rifornire di hascisc il figliolo carcerato e ospitato nella circondariale bergamasca. Ben 107 grammi di roba. Ma come farla entrare e fregare quelli della penitenziaria? Il paparino, non migliore del figlio, dopo anni di crimine (furto, ricettazione e altre “cosucce”), sembrava avesse messo la testa a posto, lavorando in una ditta edile, ma come sappiamo la “redenzione” è solo una parola nella bocca di chi ancora ci crede, e quindi il paparino 58enne ha pensato bene di riempire due succulenti polli arrosto con la droga. L’involucro non ha però passato i controlli all’interno della casa circondariale e l’uomo, A.F., calabrese di 58 anni residente a Cesano Maderno (Monza Brianza), è stato arrestato dalla Polizia Penitenziaria dell’istituto di pena bergamasco con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Dunque il frescone intorno alle 13 si presenta ai cancelli del carcere di Bergamo per andare a trovare il figlio che sta scontando una condanna. Con sé ha alcuni sacchetti. Una volta nella sala controlli, i colleghi in servizio iniziano a controllare il contenuto degli involucri e scoprono che i due polli destinati al figlio non sono stati “farciti” con i tradizionali condimenti, quali origano, alloro e rosmarino, ma con l’hascisc, suddiviso in sei panetti avvolti con cellophane trasparente.

L’uomo viene immediatamente arrestato e perquisito, ma addosso non viene rinvenuta altra droga. Anche la perquisizione dell’auto con la quale è arrivato a Bergamo dà esito negativo. I colleghi decidono allora di perquisire la sua abitazione di Cesano Maderno. Anche in questo caso non viene trovata sostanza stupefacente. All’interno dell’appartamento, però, saltano fuori una pistola a salve, alcune cartucce di tipo militare, probabilmente anch’esse a salve, e un ordigno, una bomba a mano a salve. Ieri il calabrese è comparso in tribunale per l’udienza di convalida e il processo per direttissima solo per il reato relativo alla detenzione di droga (per le armi procede a parte la Procura di Monza).

“Non sapevo che nei due polli ci fosse l’hascisc”, si difende il furbacchione. “Mio figlio mi aveva chiesto di portargli del cibo, che poi lui avrebbe diviso con altri detenuti che non hanno parenti e non hanno quindi la possibilità di ricevere beni alimentari in carcere. Mi aveva detto di affidarmi ad alcuni marocchini (capirai, stiamo freschi), che non conosco, che di solito stazionano in bicicletta all’esterno della casa circondariale di Bergamo. Avevo già fatto così altre volte in passato e non era mai successo nulla”. Il giudice ha convalidato l’arresto e ha concesso al 58enne la misura degli arresti domiciliari, con la possibilità di uscire di casa, dal lunedì al venerdì, dalle 5.20 alle 18, per recarsi al lavoro. Il processo è stato rinviato al 22 novembre per la sentenza.

IL VIAGGIO IN ITALIA DI FRANCESCO BASENTINI

Viaggio in Italia è un’opera che Goethe scrisse tra il 1813 e il 1817e pubblicò in due volumi.

Ora avremo anche quello di un altro viaggiatore, Francesco Basentini, Capo del DAP.

Ora anche il Basentini, lider maximo e incontrastato del DAP, novello Goethe carcerario va in lungo e largo per sentieri penitenziari, naturalmente evitando accuratamente ogni contatto con i poliziotti della prima. 

Da oggi il Capo , partendo da quello della Toscana-Umbria, incomincia il tour negli undici Provveditorati Regionali. Nel corso delle sue visite, che si svolgeranno nel giro di un mese, Francesco Basentini incontrerà i Provveditori insieme ai Direttori e ai Comandanti di reparto degli istituti del territorio, per un momento di confronto e di raccolta di idee sulle criticità e le questioni più significative. Come andrà il viaggio? Secondo voi provveditori e direttori diranno la verità, la esporranno in modo chiaro? E Basentini recepirà? Vedremo.

La prima riunione si svolgerà oggi nella Casa di Reclusione di San Gimignano e riguarderà gli istituti penitenziari toscani di Arezzo, Firenze ‘Mario Gozzini’, Firenze ‘Sollicciano’, Grosseto, Livorno, Livorno Gorgona, Lucca, Massa, Massa Marittima, Pisa, Pistoia, Porto Azzurro, Prato, Siena, Volterra, nonché quelli umbri di Orvieto, Perugia, Spoleto e Terni. Bene,

MORÌ PER COMBATTERE COSA NOSTRA. BORIS GIULIANO, PRESENTE

Oggi, Boris Giuliano, avrebbe compiuto 88 anni e dopo 39 anni dal suo barbaro omicidio, la Polizia di Stato non dimentica un poliziotto che ha contribuito con la propria vita alla lotta alla mafia.

Anche in occasione del suo compleanno è stato ricordato con varie iniziative.

Palermo e Messina, le 2 città siciliane che hanno avuto un legame determinante per la sua formazione professionale e famigliare, hanno organizzato degli eventi per ricordare l’uomo e l’investigatore trucidato in un agguato di mafia, il 21 luglio del 1979.

La questura di Palermo, nell’ambito della XII edizione della “Via dei tesori”, la manifestazione culturale dedicata alla valorizzazione del patrimonio artistico, culturale e monumentale cittadino, ha deciso di fornire un contributo nel palazzo che ne ospita la sede.

Infatti, nello storico chiostro ottocentesco della Questura, in piazza Vittoria, nello scorso fine settimana è stata riprodotta “la stanza virtuale” in cui, attraverso un’apposita scenografia e con l’allestimento originale, è stata ricreato l’ufficio di Boris Giuliano.

La scrivania dove lavorava, i fascicoli e gli oggetti che gli sono appartenuti durante il suo lavoro di investigatore, hanno preso nuovamente vita insieme alla sua immortale immagine con in braccio il figlio Alessandro bambino, riprodotta in una sagoma di cartone a grandezza naturale che ha completato la suggestiva composizione.

Anche a Messina nell’ambito di una manifestazione chiamata “100 Messinesi per Messina” Boris Giuliano è stato ricordato nel giorno in cui avrebbe compiuto 88 anni. (Video)

Questa mattina, presso il Museo Interdisciplinare Regionale, in viale della Libertà 465 si è tenuta una conferenza per far conoscere, soprattutto agli studenti, alcuni episodi, anche divertenti, della vita professionale e privata dell’investigatore.

Con la città di Messina Giuliano aveva un forte legame perché è qui che ha conseguito la maturità classica, dove si è laureato in giurisprudenza ed è qui che ha conosciuto la moglie.

Nel corso della commemorazione si è avuta anche la testimonianza di Selima, figlia di Boris che, ha partecipato all’evento, con la madre Maria Leotta.

IL DIVERSAMENTE LIBERO SI IMPICCA, TENTANO DI SALVARLO, MA LUI MUORE. NONOSTANTE CIÒ UN COLLEGA FINISCE NEL TRITACARNE GIUDIZIARIO.

Assurdo, pazzesco, fuori luogo. Il suicidio di un diversamente libero con problemi di natura psichiatrica, viene fatto scontare a chi non ha alcuna responsabilità, anzi, tentò l’impossibile per salvarlo. Si tratta di un criminale morto il 19 giugno 2013 nel carcere di Secondigliano, nella struttura dell’ospedale psichiatrico giudiziario dov’era ricoverato. Prima era stato in cura a Villa Chiarugi a Nocera Inferiore e presso l’opg di Aversa. Era riuscito a soffocarsi tramite impiccagione, nonostante un tentativo di salvataggio avvenuto poco dopo. Insomma questo signore, che in carcere ne aveva combinate di cotte e di crude (aggressioni, danneggiamenti, resistenza e ferimenti ed episodi di eterolesionismo), “dalle indagini espletate è emerso che il decesso è stato causato da un atto volontario mediante impiccagione”. Ma no, i familiari del criminale non ci stanno, vogliono far scontare ad altri la morte del congiunto galeotto. Via con l’opposizione presentata dal legale dei familiari dell’uomo, Vincenzo Calabrese, che ha convinto il giudice per il processo. L’uomo era collocato nella quinta sezione detentiva. Quel giorno di 5 anni fa, fu notato mentre tentava di impiccarsi, durante il giro del vitto serale. L’assistente che si accorse dell’episodio avvertì la sorveglianza generale. Esposito stava tentanto di uccidersi con i pantaloni del pigiama usati come cappio. Fu liberato con l’aiuto di un secondo infermiere, che notò il battito lieve, un respiro affannoso, gli occhi semichiusi e uno stato privo di coscienza. Sul posto giunse anche il medico di guardia, che prese atto della situazione per poi tornare al piano terra, non avendo con se le attrezzature necessarie in quanto allertato con un “avviso generico” ricevuto telefonicamente. Ma vi pare che i nostri abbiano allertato il medico con un avviso generico? Il medico tenta di scaricare responsabilità ai nostri colleghi. Il processo dovrà chiarire le affermazioni del medico, a cui noi francamente non crediamo.

LA POLIZIA ARRESTA UNA BANDA DI RAPINATORI

Una banda di cinque persone colpevole di rapine in negozi, specialmente gioiellerie e farmacie, è stata arrestata dagli agenti della Polizia stradale di Bari e Foggia. Il gruppo aveva seminato allarme sociale soprattutto per la violenza esercitata sulle vittime.

In un caso in particolare, in una tabaccheria di Cerignola nel novembre di tre anni fa, i rapinatori usarono una mazza per colpire il titolare.

Gli indagati sono accusati di rapina aggravata, furto aggravato e ricettazione. Le telecamere di sorveglianza hanno permesso ai poliziotti di arrivare ai colpevoli e di mostrare la violenza gratuita che i malfattori compivano nei confronti delle vittime.

A ME LE GUARDIE…

DALLA STRADA ALL’ERGASTOLO: L’ARRESTO DI OSMAN MATAMMUD, DALLA PAGINA FACEBOOK “A ME LE GUARDIE”.

E’ stato riconosciuto e circondato da una dozzina di ragazzi e ragazze che lo hanno trattenuto fino al passaggio della Polizia Locale, consegnandolo agli agenti con la pesantissima accusa di essere un trafficante di uomini, un torturatore, assassino, stupratore. 

Nella puntata di oggi de “Le Iene” abbiamo ascoltato i racconti dei testimoni, ma come è stato dato corpo al loro coraggio? Come si è arrivati ad avere abbastanza testimonianze per condannare quell’uomo all’ergastolo? 

Tutto parte dai primi verbali al momento del fermo: i racconti dei ragazzi, verbalizzati dagli agenti operanti, che hanno dato abbastanza elementi per trattenere l’uomo in attesa di accertamenti. La perquisizione e l’ispezione di tutto ciò che aveva in tasca, cellulare compreso, dove sono state trovate delle foto raffiguranti corpi torturati. 

Poi le visite mediche alle vittime/testimoni, i referti che provano il collegamento tra le cicatrici ancora presenti nei loro corpi e le torture raccontate alla Polizia Locale, cui la Pm Boccassini ha dato la titolarità dell’indagine. La stessa Pm che al processo dirà “in 40 anni non ho mai visto altri casi di orrore simile”.

L’indagine si allarga, da Milano viene coinvolta la Polizia Locale di Palermo affinchè cerchi, tra i numerosi migranti presenti sul territorio, altri testimoni. Ci vorranno mesi tra le comunità di Palermo, Trapani ed Agrigento, l’incontro con centinaia di persone tra difficiltà linguistiche, diffidenza e paura di ritorsioni, ma le Guardie Cittadine non demordono e convincono qualche vittima a parlare e farsi visitare. Le testimonianze e di nuovo i referti medici vengono inviati a Milano. 

Dal capoluogo lombardo arriva il dott. Tatangelo accompagnato dai poliziotti locali titolari dell’indagine, ascoltano di nuovo i testimoni in Sicilia, decidendo di trasferirli a Milano e farli deporre al processo: le testimoniane, le foto, i referti medici, le altre prove raccolte mettono a nudo una mostruosità umanamente inconcepibile per la quale Matammud viene conddannato all’ergastolo per omicidio, sequestro di persona, violenza sessuale, estorsione e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. 

Le Iene ci hanno raccontato la storia di questi ragazzi, noi, orgogliosi come poche volte del nostro nome, abbiamo voluto ripercorrere il percorso delle Guardie Cittadine che hanno reso GIUSTIZIA a quelle vittime, raccogliendo le prove che hanno portato alla condanna.