NASCONDONO LO SMARTWATCH IN CELLA, MA I COLLEGHI LO TROVANO.

Il carcere di Valle Armea (Sanremo)

Carcere di Sanremo, sempre gli stessi problemi. Cella “abitata” da diversamente liberi romeni, delizioso optional per contatti con l’esterno, naturalmente illecito, dato che sono proibiti nelle sezioni detentive. Uno smartwatch all’ultimo grido, che un detenuto italiano faceva girare tra i galeotti, individuato dai nostri che ormai hanno occhi e orecchie più aperti che mai.

Ora il possessore dell’oggettino verrà punito severamente? Mah, ragazzi siamo in Italia, che vi aspettate?

RAPPORTI BILATERALI TRA ITALIA E MAROCCO NEL SETTORE DELLA GIUSTIZIA?

L’interrogativo, quando si tratta di Bonafede è d’obbligo. Stavolta il sorridente ha fatto la cosa giusta, almeno come approccio. Poi gli effetti si vedranno, semmai si vedranno. Ha incontrato in via Arenula il suo omologo del Marocco Mohamed Aujjar. Per ora soltanto un’occasione per uno scambio di riflessioni e proposte su come rendere ancor più efficace la cooperazione giudiziaria tra l’Italia e i Paesi della sponda Sud del Mediterraneo, a partire proprio dal Marocco, condividendo in particolar modo il cruciale impegno per il contrasto al radicalismo violento e all’estremismo, per la gestione ordinata (ordinata? Non devono proprio esserci flussi, e questo dimostra il buonismo del sorridente) dei flussi migratori e per la lotta al terrorismo e al traffico di droga e di esseri umani.

Il ministro Bonafede, introducendo i temi della discussione, ha manifestato apprezzamento per la riforma costituzionale realizzata in Marocco, “che ha sancito la piena separazione dei poteri e ha permesso alla giustizia di diventare un potere indipendente e autonomo rispetto alla politica e agli altri poteri, facilitando ulteriormente i rapporti bilaterali e rafforzando il ruolo strategico del Marocco.” Altri due temi al centro del dialogo sono stati la collaborazione per il trasferimento dei detenuti marocchini presenti nelle strutture carcerarie italiane e la gestione dei casi dei minori sottratti. Per entrambe le questioni, il ministro Aujjar ha assicurato “massima disponibilità a lavorare insieme in modo da trovare le soluzioni più adatte e condivise”. Dunque ancora siamo nel terreno della propaganda e del bla bla istituzionale.

Le due delegazioni hanno, a questo proposito, rinnovato l’intenzione di convocare un tavolo tecnico entro la fine dell’anno in modo da superare le disomogeneità tra gli ordinamenti, rendendo così più efficiente la cooperazione. Il ministro Bonafede ha anche annunciato l’individuazione e la nomina del magistrato di collegamento a Rabat, “figura che faciliterà lo scambio di informazioni e consentirà una conclusione più rapida delle varie procedure.” Un cammino tutto in salita, il cui esito non è affatto scontato.

Un carcere del Marocco

Bonafede e Aujjar hanno, inoltre, convenuto sull’importanza di investire sull’amministrazione penitenziaria, anche attraverso il progetto di gemellaggio amministrativo con le autorità marocchine, per “potenziare il monitoraggio dei rischi di radicalizzazione in carcere, ampliando anche i progetti di rieducazione dei detenuti basati sul lavoro e la cultura che entrambi i Paesi stanno già portando avanti.”

In conclusione dell’incontro, il ministro Aujjar ha invitato il ministro Bonafede ad una visita in Marocco così da “potersi rendere conto direttamente degli sforzi che il Marocco sta compiendo per consolidare lo Stato democratico di diritto e fungere così da modello virtuoso per tanti altri Paesi africani.”

L’ISPETTORE UCCISO DA UN COLLEGA A TORINO NEL 2013. LO STATO DOVRÀ RISARCIRE I FAMILIARI

Costretti a lavorare in un ambiente intossicato da veleni e rancori professionali. Per molti anni gli agenti della polizia penitenziaria del carcere Lorusso e Cutugno sono stati costretti a lavorare in una situazione di grave malessere, spesso sottoposti a provvedimenti disciplinari ingiustificati, vittima talvolta anche dei detenuti, utilizzati per colpirli.

In questo clima di malessere, colposamente sottovalutato «da chi aveva il potere e dovere di intervenire per assicurare un ambiente lavorativo il più possibile sereno», è germogliata la collera omicida dell’assistente capo Giuseppe Capitano nei confronti dell’ispettore capo Giampaolo Melis. La mattina del 17 dicembre 2013, Capitano sparò due colpi di pistola al collega e poi si suicidò. Per questa tragedia il ministero della Giustizia dovrà risarcire complessivamente circa un milione di euro alla moglie, al figlio e ai familiari dell’ispettore Melis.

STAZIONE DI VENTIMIGLIA. UN COLLEGA DELLA POLIZIA DI STATO ALLONTANA UN IMMIGRATO DALLA STAZIONE. IL BALUBA LO AVEVA MINACCIATO E SI RIFIUTAVA DI USCIRE DALLA STAZIONE.

E al baluba è andata bene. Negli USA – tanto per fare un esempio – lo avrebbero arrestato. In Italia invece al massimo ti puoi incazzare, come bene ha fatto il collega della Polfer. Non possiamo che complimentarci con il collega che ha fatto egregiamente il proprio dovere, con quel minimo di discrezionalità che gli offre la legge.

CITTADINO AGGREDITO DA TRE ZINGARI DI ETNIA ROM NEL SOTTOPASSAGGIO DI UNA STAZIONE FERROVIARIA

Aggredito da tre bastardi, due uomini e una donna, tre ROM. All’interno di un sottopassaggio, in pieno giorno. Uno degli uomini lo ha immobilizzato sbattendolo al muro, mentre il secondo gli avrebbe puntato al collo la lama di un coltello estratto dalla tasca dei pantaloni, intimandogli poi di consegnare denaro e preziosi che aveva indosso. Nel frattempo la donna si stava occupando di sottrargli la fede, un orecchino ed un borsello, tentativo non riuscito a causa della decisa reazione della vittima.

Temendo però per la sua incolumità, alla fine l’uomo avrebbe consegnato del denaro ai suoi tre aggressori, con la promessa di esser lasciato in pace. Impossessatisi dei soldi, all’incirca 60 euro, i tre rom si sono allontanati di corsa dal sottopassaggio, permettendo così all’aggredito di contattare la polizia ferroviaria.

Gli agenti, dopo aver ascoltato la testimonianza dell’uomo e la descrizione fisica dei rapinatori, si sono messi immediatamente sulle loro tracce. La donna, riconosciuta anche dalla vittima, è stata individuata sulla banchina del binario da cui sarebbe dovuto partire un treno diretto a Foggia.

Condotta negli uffici della Polfer, la donna è stata infine identificata. Si tratta di una rumena di 35 anni, residente in uno dei tanti campi rom presenti nell’agro di Foggia, già condannata per reati contro la persona ed il patrimonio. Addosso la rapinatrice aveva 22 euro ed uno smartphone, subito sottoposti a sequestro dagli agenti.

Dopo le operazioni preliminari, la rumena è stata arrestata con l’accusa di rapina aggravata, in concorso con altri due individui ancora da identificare. Mentre proseguono le indagini da parte della Polfer di Barletta alla ricerca dei complici, per la 35enne si sono aperte le porte della casa circondariale di Trani.

SICUREZZA NELLE CITTÀ. UN BALUBA DEL GHANA AGGREDISCE I CONTROLLORI DELL’AZIENDA DEI TRASPORTI.

Roma, metropolitana. Ha tentato di entrare senza biglietto, e una volta scoperto dal controllore dell’Atac, il 19enne ghanese, lo ha preso a calci e pugni. Non contento, il giovane ha aggredito anche una guardia giurata intervenuta per bloccarlo, alla quale il malintenzionato ha tentato di sottrarre la pistola. È accaduto nella mattinata di domenica 14 ottobre, davanti ai tornelli della metro nella stazione Termini. Sul posto sono poi intervenuti i carabinieri della compagnia Roma Centro, che hanno proceduto all’arresto del ghanese per violenza e resistenza a incaricato di pubblico servizio. Il giovane era senza fissa dimora e alle spalle aveva diversi precedenti.  

MENTRE LA POLITICA NON FA ALTRO CHE DICHIARAZIONI E PROCLAMI, LA POLIZIA PENITENZIARIA FATICA A TENERE IL CONFRONTO CON LA VIOLENZA DEI DETENUTI

Bla bla, bla bla, bla bla. Basta con i proclami, interveniamo concretamente. La polizia penitenziaria ha bisogno di ossigeno, di seri provvedimenti che tutelino il lavoro dei colleghi della prima linea. Bonafede chiacchera ma poi si gira dall’altra parte, Basentini non è da meno, anche lui si riempe la bocca di proclami e promesse. Questa politica, fatta di propaganda e ciance, lascia demolire lo Stato all’interno delle carceri, il buonismo impera anche nei pressi del governo a maggioranza pentastellata, c’è il timore che davvero non cambi nulla neppure questa volta. Intanto a Forlì uno dei criminali rinchiusi nel carcere locale, si esibisce nel solito spettacolino dell’autolesionismo. Due dei nostri provano a fermarlo, ma il verme dall’autolesionismo passa all’aggressione verso due dei nostri. Il copione sempre quello. Ospedale per i due colleghi, con prognosi dai 15 ai trenta giorni.

Di recente al carcere di Forlì sono state aperte altre 2 sezioni, senza prevedere l’incremento del personale di Polizia Penitenziaria. Paradossalmente sono state assegnate 9 neo agenti femminile, che non possono avere contato con detenuti uomini, come previsto dalla normativa.

Le aperture delle 2 sezioni, di fatto hanno incrementato la mole di lavoro, prevedendo turni di servizio di 8 ore giornaliere anziché 6 come previsto dal contratto, ricorrendo a prestazioni di lavoro straordinario spesso pagate con estremo ritardo. E, naturalmente senza tutele e mezzi di difesa.