NEL FRATTEMPO IN QUEL DI AUGUSTA UN CARTELLO SINDACALE CHIEDE LA CONVOCAZIONE URGENTE DI UN INCONTRO CON MADAME LANTIERI…..

Ovvero con la direttora della reclusione di Augusta, passata al trono di questo istituto dopo un periodo (maldestro) di gestione (fuori luogo) del Cavadonna di Siracusa. A quanto pare, dopo aver fatto come le pareva nel penitenziario siracusano, adesso – da par suo – si diletta nel gestire con l’assolutismo che le è proprio il suo nuovo “territorio”, come denunciano i sindacati nella nota che vi proponiamo.

SALVATORE GAGLIANI, DIRIGENTE DEL SAPPE, CI SCRIVE PER PRECISARE LE POSIZIONI DEL SUO SINDACATO RISPETTO A QUELLE DEL SIPPE DI NELLO BONGIOVANNI

Come sapete i due sindacalisti sono impegnati in una polemica sulla vicenda dei colloqui della reclusione di Augusta. Bongiovanni sostiene che “dilazionare i colloqui non significa togliere i diritti soggettivi ai colleghi anzi così diminuiscono i carichi di lavoro per tutti. Poi se qualcuno – precisa il dirigente SIPPE – vuole strumentalizzare tutto quello che propone Bongiovanni, l’unico che ha realmente 30 anni di esperienza sindacale in quasi tutti i settori è un essere spregevole. Basta dire bugie…Basta dire ed agire con cattiveria…” Chiaro il riferimento a Gagliani. Ma il dirigente del SAPPE – a nostro avviso senza alcuna cattiveria – risponde alle critiche mosse dall’avversario sindacale: “Storie di P.P non è la stessa cosa – avverte il sindacalista – se scrive un sindacato non rappresentativo per incrementare le giornate di colloqui, e se scrive il #Sappe il più Rappresentativo – sottolinea Gagliani – poi non faccio polemica più con chi non vive il territorio, costui è andato distaccato alla Procura di Siracusa e a differenza di lui, io gli auguro tante soddisfazioni e non faccio come fece lui, quando me ne andai per 9 mesi distaccato alla C.R. di Noto IO, lui fece nota chiedendo il mio rientro…..” Noi ovviamente non abbiamo vissuto queste vicende da vicino, ci limitiamo a riportare fatti e dichiarazioni, ma per chiudere possiamo dire che nelle parole di Gagliani non troviamo né cattiveria, tanto meno polemica pretestuosa. Che siano ora i colleghi di Augusta a giudicare……..

LAVORO COME RIEDUCAZIONE ANCHE NELLA REPUBBLICA CECA.

Anche in questo caso siamo di fronte ad un’organizzazione capillare e diffusa in tutto il territorio nazionale. Non solo. Come in Russia, lo stato si impegna concretamente ad indirizzare verso le imprese nazionali gli ex detenuti che hanno davvero rinunciato al crimine e hanno deciso di ricominciare con una nuova vita. Sempre che si comportino bene durante la detenzione. Ricordiamo che – per fare un esempio – l’aggressione ad un agente in servizio (che ovviamente può reagire e ha strumenti e formazione idonea all’uopo) costa molto caro, ma molto molto caro. Ci siamo capiti.

E NATURALMENTE SIAMO INDIETRO ANCHE AL SERVIZIO PENITENZIARIO RUSSO, CHE CONTINUA AD INVESTIRE MILIONI DI RUBLI SUL MIGLIORAMENTO DELLE COLONIE PENALI.

E non lo fa soltanto per il benessere del personale, di cui vi abbiamo scritto più volte, ma anche sul lavoro per i condannati, con la costruzione di vere e proprie aziende e fabbriche all’interno delle aree delle colonie penali. Aziende che, oltre al mantenimento delle strutture carcerarie, vendono i propri prodotti all’esterno, i cui proventi vengono reinvestiti all’interno degli stabilimenti penali. I detenuti non percepiscono alcuna retribuzione – in pratica l’espiazione della pena avviene attraverso il lavoro – ma moltissimi di loro grazie a questa formazione sono stati assunti da aziende locali e nazionali, e dunque allontanati dalla possibilità di delinquere nuovamente. Infatti il Servizio penitenziario federale ha stipulato accordi diffusi in tutte le regioni del paese, che assumono ex detenuti pienamente riabilitati.

La Russia, nonostante le bugie che si raccontano, specie da parte dei media e dalle istituzioni dell’UE, è un paese all’avanguardia anche nel settore penale. Il carcere è rigoroso, i detenuti devono rigare dritti, pena sanzioni durissime, come il passaggio nelle sezioni punitive (e lì sono davvero punitive) e la perdita dei benefici guadagnati con la buona condotta, ma è un sistema che tende alla rieducazione, con l’unica eccezione per i terroristi, quelli legati alla mafia russa o ad altre famigerate organizzazioni del genere, e i criminali seriali. Attraverso le foto che vi mostriamo e che ci ha inviato il servizio penitenziario federale raccontiamo in breve quanto abbiamo scritto.

VEZENSKA SLUZBA ANNI LUCE AVANTI A NOI……

Siamo dei fans accaniti dei colleghi della Repubblica Ceka, ai quali invidiamo un’amministrazione seria che li tutela e pensa al loro benessere, ANCHE PERCHÈ I VERTICI DELLA VS SONO APPARTENENTI AL CORPO IN UNIFORME, e quindi più sensibili di quella congerie di burosauri civili che (male) amministrano il sistema italiano e ai quali dobbiamo pure dire “signorsì”. Ma tornando alle persone serie, la VSCR ha attivato nuovi e moderni background per le unità cinofile, a partire – in via sperimentale – dalla prigione di Brno.

“Quest’anno abbiamo completato la costruzione di un nuovo edificio per il personale di polizia penitenziaria che ha migliorato significativamente l’ambiente di lavoro e le strutture sociali sia per il servizio che per il relax degli agenti. La costruzione è progettata per corrispondere completamente agli edifici circostanti e non ha alcun effetto sull’aspetto e l’integrazione. Rispetta l’area corrente con la sua massa e la forma del tetto. Naturalmente, continueremo la ricostruzione e quest’anno rifaremo l’alloggio per i nostri cani e altre strutture compresi i recinti addestrativi per i cani “, ha affermato Dušan Gáč, direttore (in uniforme) della prigione di Brno.

La VS – unico caso in Europa insieme alla Russia – ha cani versatili e di difesa che vengono utilizzati anche nei servizi di guardia, in supporto al lavoro degli agenti e delle pattuglie di emergenza e pronto intervento (presenti in ogni istituto), durante la notte e il giorno, per garantire la sicurezza durante la scorta di massa dei prigionieri ai tribunali con misure di sicurezza straordinarie, o per l’allontanamento di persone dall’area proibita all’interno delle prigioni. Altri cani sono utilizzati nel rilevare la produzione, il possesso e la distribuzione di stupefacenti e sostanze psicotrope, in particolare al momento del check dei pacchetti, la posta, e sui prigionieri dopo il ritorno da siti esterni e nel controllo delle altre aree del carcere, dove i detenuti hanno accesso.

Nella prigione di Brno attualmente fanno servizio ben 12 unità cinofile (presidio fisso, come del resto anche negli altri istituti), che forniscono la formazione e le prestazioni di servizi con cani da difesa, per il rilevamento speciali sostanze stupefacenti e psicotrope, e – pensate – un cane di servizio è appositamente preparato per la ricerca di telefoni cellulari. La VS impegna cospicui fondi governativi per la gestione del servizio penitenziario. Noi invece impegniamo la fame da bravi fanalini di coda quali siamo in Europa.

SIAMO INCAZZATI, SIAMO DAVVERO MOLTO INCAZZATI…..MA ABBIAMO POCO CORAGGIO

Intanto, cianciare così di morale e di etica senza riempirle di casi e di nomi, di questioni specifiche induce all’empireo della teoria, come una mongolfiera senza zavorra. E’ sulla terra che ci è stato dato di stare, è lì che si deve intervenire, è su basi concrete che bisogna come al solito rispondere al classico “che fare?” Qual’è dunque la questione storicamente più seria che si pone la polizia penitenziaria in questo angusto terzo millennio? Battere il degrado orrendo che riscontriamo su quei piani (dell’amministrazione) che ci premono e che non dovrebbero essere così scollegati dalla polizia penitenziaria. Un corpo di polizia, di donne e uomini in uniforme, che aspetta esempi e comportamenti migliori da una classe dirigente di sepolcri imbiancati di modesto livello, il cui cavallo di battaglia è ben lontano dalle reali esigenze del corpo. Quindi questa sorta di come siamo e come eravamo è indispensabile per mettere a fuoco come siamo, così da non farci ottundere dalle false prospettive dell’amministrazione e dalle chiacchere dei sindacati e soprattutto oggi che la polizia penitenziaria è avvolta in una fase morale infima e regredisce culturalmente e strutturalmente a vista d’occhio. Dunque una polizia penitenziaria migliore, meglio formata, più tutelata, perché governata da gente migliore. Un’utopia? Sempre meglio di chi fa finta di niente, e preferisce affondare nella polizia penitenziaria sempre più sperequata tra colleghi ignavi e altri il cui egoismo rischia di farci affondare ancora di più. Un caso di alienazione globale, ma attenzione: se invece del coraggio sceglieremo di continuare per la china di questa amoralità diffusa che frantuma le regole e non ne prevede di interiori, se non ci sarà un’inversione di tendenza, vorrà dire che allora non stiamo abbastanza male, che tutto sommato possiamo tirare a campare con la stessa tentennate marcia di sempre, senza mai ingranare quella che invece ci farebbe andare più spediti. E, non dimentichiamocelo, le responsabilità di questo massacro non solo soltanto in capo all’amministrazione. Ci sono anche nostre responsabilità, prima fra tutte la mancanza di coraggio, salvo pochi colleghi…….

UN ALTRO “COLPO” DELLA MAGISTRATURA. NIENTE ESPULSIONE PER UNO STRANIERO CONDANNATO PER VARI REATI

Omar Jallow è libero per decisione del tribunale. Sarebbe stato il primo per effetto del decreto Salvini

Ma il giudice del tribunale di Melfi che ha esaminato il caso non ha convalidato il rimpatrio di Omar Jallow trattenuto nel centro di permanenza di Palazzo San Gervasio, un Comune in provincia di Potenza. Niente espulsione quindi per il cittadino originario del Gambia.

“Omar è libero” annuncia in una nota il comitato “Campagne in lotta” che diffonde notizia. “Ancora una volta – viene specificato nella nota – le accuse contro Omar si rivelano infondate. Il giudice ha riconosciuto la persecuzione giudiziaria e l’infondatezza delle accuse, al netto delle strumentalizzazioni fatte su questa vicenda.”

Stando alle dichiarazioni del comitato foggiano pro-migranti, la magistratura parla di “persecuzione giudiziaria” e di “infondatezza delle accuse”.

Jallow fu arrestato ad ottobre dello scorso anno. La decisione destò non poche polemiche poichè fu ammanettato ad una ruota dell’auto di servizio della polizia.

Era il 9 ottobre 2018 e la polizia era impegnata nei controlli anticaporalato nelle campagne di Borgo Mezzanone quando fermò l’uomo che tentò di investire due agenti e riuscì a fuggire. Si rifugiò nei pressi della baraccopoli abusiva di Borgo Mezzanone. Lì trovò riparo e fu “aiutato” da altri immigrati: i due agenti vennero aggrediti e colpiti con calci e pugni da numerosi cittadini stranieri riportando ferite giudicate guaribili in 15 e 30 giorni.

Omar Jallow è stato scarcerato il 27 febbraio scorso dopo aver scontato la pena per oltraggio, resistenza e violenza a pubblico ufficiale nonchè lesioni personali gravi per i fatti accaduti nell’ottobre scorso. Inoltre nel 2016 era stato arrestato per ricettazione e nell’agosto dello scorso anno era stato denunciato per resistenza a pubblico ufficiale. Ad ottobre del 2018 la commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale ha espresso parere contrario al rinnovo del permesso di soggiorno per motivi umanitari decidendo, dunque, la sua espulsione dal territorio italiano.

IL POSTINO SUONA SEMPRE DUE VOLTE, MA SOLO SE NON LO BECCA LA POLIZIA PENITENZIARIA….

……altrimenti suona ma i nostri gli fanno cambiare idea. Il postino questa volta ha suonato a UTA, penitenziario ad una ventina di chilometri dal centro di Cagliari, dove c’è sempre qualcosa che non va. Stavolta il porta pacchi si è materializzato sotto forma di donna di un detenuto, al quale ha cercato di consegnare una decina di grammi di cocaina. Ma i colleghi di UTA hanno sviluppato – in assenza di strumenti seri di controllo – un certo “olfatto” e anche una buona vista, tanto da “sgamare” la fanciulla mentre consegnava l’involucro al diversamente libero cocainomane. Domanda: ma non si potrebbe tornare all’antico con i vetri divisori tra detenuto e visitatore, magari con tanto di interfono per comunicare? Comunque la “postina” è stata tanata, arrestata e messa a disposizione del magistrato. Ovviamente agli arresti domiciliari. E probabilmente a breve tornerà libera e gioconda. In Russia invece l’introduzione di droga in carcere costa almeno una quindicina di anni di galera. In Russia appunto……….

UN NOSTRO COLLEGA CONTRIBUTOR INTERCETTA E ANALIZZA UNA TRASMISSIONE DI RADIO VATICANA DOVE SI PARLA DI POLIZIA PENITENZIARIA

Volevo condividerVi questa interessante intervista dove certamente si parla di NOI con i giusti termini, con il giusto “approccio”, con interlocutori APPARTENENTI al Corpo e che conoscono sia la materia, nella sua forma, sia la sua sostanza… ma, c’è un ma, ovvero, l’esposizione non evidenzia (volutamente?) le quotidiane criticità che si affrontano e che oltre ad essere “anche psicologi” si è “avventurieri delle patrie galere” dove un sistema “radicale” vincola il Corpo a lavorare ancora con “dinamica” approssimazione. Buon ascolto, restando in attesa dei vostri commenti.