UN VERME DEL GAMBIA STUPRA E MASSACRA UNA DONNA….

Il verme straniero, un mediatore culturale originario del Gambia è finito in carcere con l’accusa di aver prima stuprato e poi massacrato di botte una donna ospite del centro di accoglienza di Ragusa. Dopo la violenza sessuale, le botte. Talmente forti che il viso della donna è ridotto ad una poltiglia di carne e sangue, mascella fratturata, naso e zigomi spaccati. Infine la minaccia: se parli ti uccido. Lui, il bastardo africano, è un mediatore culturale. Già, piuttosto uno stupratore culturale, uno schifoso individuo che merita solo il peggio.

Secondo il racconto della vittima, il giovane l’avrebbe avvicinata mentre stava cucinando e avrebbe abusato sessualmente di lei minacciandola di non dire nulla perché l’avrebbe uccisa. La donna spaventata non ha denunciato quanto accaduto, ma il giorno successivo il 26enne si è riavvicinato a lei accusandola di aver violato una regola del centro. A quel punto la vittima ha detto di essere pronta a raccontare tutto alla Polizia se l’avesse toccata ancora una volta. Il mediatore culturale, invece di allontanarsi, l’ha picchiata selvaggiamente rompendole il naso, la mascella e lo zigomo. Portata d’urgenza all’ospedale, la donna ha raccontato di essere stata colpita durante una lite ma non ha raccontato nulla della violenza sessuale. Gli investigatori della Squadra mobile, diretta dal vice questore aggiunto Antonino Ciavola, hanno ascoltato la donna insieme a una psicologa e, dopo averla rassicurata a lungo sono riusciti a farsi raccontare quanto accaduto. Nel frattempo il 26enne del Gambia si era allontanato da Ragusa, facendo perdere le proprie tracce. Ieri, in collaborazione con l’ufficio Immigrazione della Questura di Ragusa, gli uomini della Squadra mobile lo hanno rintracciato ed arrestato.

L’arresto del verme gambiano

IL SERVIZIO PENITENZIARIO FEDERALE RUSSO SPERIMENTA L’UTILIZZO DEI DRONI….

Sempre all’avanguardia i russi. Ora stanno studiando il modo di implementare la sorveglianza delle carceri e delle colonie penali con l’ausilio di droni gestiti da pilota SAPR (ovvero a controllo remoto). La sperimentazione è già iniziata dalla metà di ottobre. Alle dimostrazioni anche operatori dei servizi penitenziari di diversi paesi limitrofi alla Federazione Russa.

IL GOM HA BISOGNO DI ALLOGGI DIGNITOSI? NON C’È PROBLEMA, SBATTIAMO FUORI GLI “ALTRI”.

Siamo nel carcere dell’Aquila, una struttura adibita quasi interamente alla custodia di detenuti sottoposti a particolari regimi di sicurezza che alloggiano in celle singole. Dunque un istituto dove il GOM la fa da padrone. In effetti il gruppo operativo fino a qualche anno fa ha gestito una media di 70-80 detenuti al 41 bis, oggi ne sorveglia e gestisce circa 160. In generale nel penitenziario abruzzese gli organici hanno subito nel tempo sforbiciate che hanno ridotto il personale a circa 163 unità. Ora i colleghi del GOM, contrariamente al personale del quadro permanente (ovvero gli sfigati), dovrebbero essere sottoposti ad un miglior trattamento alloggiativo in conseguenza del loro status di personale inviato in servizio di missione.

Dunque a gennaio partiranno i lavori di adeguamento degli alloggi del GOM che dovranno rispondere a particolari requisiti di comodità proprio in virtù del servizio in missione sopra citato.

Ma tutto questo rischia di innescare la solita lotta tra poveri e disgraziati. Mentre c’è chi si scapicolla per dare (giustamente) al GOM tutte le comodità alloggiative possibili, agli “ALTRI” che poi fanno lo stesso identico lavoro (guai a pensare che il GOM sia meglio della normale prima linea, anzi….), rischieranno di rimanere senza un tetto sopra la testa per mancanza di spazio o magari ammucchiati in dormitori che neanche in Burundi…..

Già, il GOM è l’elite della polizia penitenziaria, un reparto specialeche di speciale non ha proprio nulla, se pensiamo ai veri repartispeciali come gli ERIS francesi o gli SPECNAZ del servizio penitenziario russo. Il personale della prima linea non è di certo meno impegnato e a rischio. E molti colleghi del quadro permanente  aquilano “pendola” da città distanti anche centinaia di chilometri. Perchè trattarli come bestie da soma? Parità di trattamento. Di penitenziaria ne deve esistere una sola, non tante con altrettanti orticelli di comodo.

SEMPRE DI PIÙ NUDI ALLA META. IL VESTIARIO SCARSEGGIA ANCHE ALLA DOZZA DI BOLOGNA.

Normale equazione, non sostituisci il vestiario, alla fine l’unico risultato possibile: montare in servizio con uniformi logore degne di una mandria di smandrappati ultimo modello. Ma cosa volete che gliene freghi a questi indecenti “managers” dell’amministrazione penitenziaria? Cosa volete che facciano questi soloni buoni soltanto a chiacchere e adusi ad altro? I (pochi) colleghi che hanno ancora un minimo di orgoglio comprano, acquistano di tasca propria. Ma vi pare giusto? Ora arriverà il generale inverno. Un nemico assai insidioso, se si considera che mancano quasi del tutto i capi di abbigliamento invernali. E non solo a Bologna.

LA “BADANTE” DEL CARCERE DI TERNI SE NE VA, E LASCIA IL POSTO AD UN ALTRO DIRETTORE COCCOLA DETENUTI.

I colleghi di Terni ci riferiscono che Chiara PELLEGRINI finalmente se ne va, lasciando il posto a Luca SARDELLA, attuale reggente del penitenziario di Orvieto. Non ci pare un grande passo in avanti. A Terni ci vorrebbe uno con il polso duro (ma chi, ma dove?), invece di un Sardella qualsiasi, che fino ad oggi ha governato Orvieto, un carcerino con appena sessanta diversamente liberi a custodia attenuata. Terni è un’altra storia, Terni è un bestiale contenitore di ben oltre 400 detenuti, tra i quali ci sono i 25 in regime di 41bis. Sarà il Sardella capace di riportare l’ordine e la disciplina in un carcere dove il quotidiano è scandito da aggressioni improvvise al personale, tentativi di suicidio dei diversamente liberi, violenza e incidenti? A Terni ci vuole fermezza e pugno duro. Staremo a vedere, anche in virtù dei proclami e delle promesse del governo e della politica a proposito di polizia penitenziaria.

NORDAFRICANI CON LA VOGLIA DI RUBARE. UN GRUPPO DI QUESTI DELINQUENTI AGGREDISCE ALCUNI TURISTI A FIRENZE

Quattro giovani turisti, due americani e due ragazze messicane in visita a Firenze. Un gruppo di mascalzoni nordafricani, forse tunisini, forse marocchini. Comunque dei vermi stranieri. Che rubano e aggrediscono, approfittando della presenza massiccia di turisti. Una borsa e un giacchetto, il bottino della rapina. Siamo in pieno centro a Firenze, una città oramai in mano agli stranieri “accolti”, le risorse tanto proclamate da quella Boldrini che per fortuna ora non può più fare danni. Anche il comune fiorentino in mano al delfino di Renzi, il demagogo Nardella, nulla fa per drenare il flusso dell’equazione immigrazione uguale crimine.

Tornando alla scorsa notte, i giovani turisti hanno seguito i ladri ed hanno recuperato parte della refurtiva, non senza però delle conseguenze:è scattata infatti una reazione da parte dei nordafricani che addirittura hanno ferito uno dei ragazzi.Sul posto è intervenuta la polizia che attualmente sta indagando sull’accaduto, mentre il ragazzo americano ferito è stato portato in ospedale per le dovute medicazioni.

Una brutta avventura per questo gruppo di ragazzi in una zona del centro storico fiorentino che dovrebbe essere resa ancora più sicura dall’amministrazione comunale proprio per il noto via vai di turisti anche notturno, ma che invece si rivela da diverso tempo luogo di aggressioni come lo dimostra anche l’ultima avvenuta poco più di un mese fa sempre per mano di alcuni malviventi extracomunitari ai danni di un ragazzo diciassettenne.

Street in Florence, Italy